Stesso posto, stesse date, ma nel 2021!

I Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo2020 – si esatto si continueranno a chiamare così! – si terranno un anno dopo quanto precedentemente schedulato cioè dal 23 luglio all’8 agosto 2021. L’edizione speciale della nostra rubrica statistica è arrivata nel frattempo alla undicesima puntata dove potremo analizzare la specialità dei 400 misti che vede l’Italia presente sia nel medagliere maschile che in quello femminile con ben tre bronzi.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Andiamo…

I 400 misti sono entrati nel programma olimpico nella prima olimpiade di Tokyo, quella del 1964, e da allora – a differenza dei 200 che hanno saltato due edizioni – non ne sono più usciti, rimanendo un punto fermo del programma natatorio sia per valori tecnici che per spettacolo tra le corsie.

A differenza della distanza più corta, il dominio USA nei 400 misti è totale: 13 ori su 28 disponibili sono americani, con 8 titoli maschili (contro i 2 dell’Ungheria prima inseguitrice) e 5 femminili (DDR e Ucraina ed Ungheria ferme a 2).

L’Italia, così come nei 200 e 400 stile, è presente in entrambi i medaglieri, con ben tre atleti diversi, tutti al bronzo: Stefano Battistelli (Seul 1988), Luca Sacchi (Barcellona 1992) e la prima medagliata azzurra in assoluto, Novella Calligaris (Monaco 1972). Per i nostri colori, i 400 misti sono anche una gara dal sapore amaro: Alessio Boggiatto campione del mondo a Fukuoka 2001, è stato quarto in tre olimpiadi consecutive, Sydney 2000 (per 70 centesimi), Atene 2004 (per 13 centesimi) e Pechino 2008, stavolta distanziato quasi quattro secondi da Ryan Lochte.

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Il primo campione olimpico è stato l’americano Richard Roth, che nel 1964 migliorò il record del mondo di più di tre secondi. L’albo d’oro di questa gara presenta ben sette miglioramenti di world record in finale e tre doppiette consecutive.

La prima è stata dell’ungherese Tamas Darnyi (‘88 e ‘92), poi gli americani Tom Dolan (‘96 e 2000) e Michael Phelps (2004 e 2008). L’egemonia USA è stata spezzata a Rio 2016 dalla vittoria del giapponese meno atteso nell’evento, Kosuke Hagino.

Anche al femminile, il primo oro dei 400 misti è di un’atleta a stelle&strisce, la californiana Donna De Varona.

Per ben sette volte, ed in quattro delle ultime cinque edizioni, la campionessa ha anche abbassato il record del mondo, portato a Rio 2016 da Katinka Hosszú fino al tempo stratosferico di 4’26”36. L’Iron Lady potrebbe diventare la seconda nella storia a bissare l’oro, dopo la doppietta di Yana Kločkova nel 2000-2004.

La Curiosità

I 400 misti sono di sicuro una delle gare più lunghe e faticose del programma natatorio tra le corsie, sia per la lunghezza, sia per il continuo cambio di stile che mette in crisi tecnica e fisica anche gli specialisti più affermati. È probabilmente anche per questo motivo, o forse solo per uno strano caso, che i 400 misti presentano nell’albo d’oro diverse atlete sospettate o addirittura condannate per doping. Nel 1976 e nel 1980 sono state due tedesche dell’est a vincere, Ulrike Tauber e Petra Schneider, entrambe accusate, come del resto l’intera selezione sportiva della DDR, di essere oggetto di doping imposto dal sistema.

C’è stato poi il caso di Michelle Smith, vincitrice di tre ori ad Atlanta 1996 – 400 stile, 200 e 400 misti – ma accusata dalla sua rivale, l’americana Janet Evans, di aver fatto uso di metodi non convenzionali. Sospetti che poi, in qualche modo, hanno avuto conferma due anni più tardi, quando la Smith, sposata con il lanciatore del disco Erik De Bruin (olandese, anch’egli squalificato per doping) fu colta in flagrante con tracce di alcool nelle urine al fine di coprire le sostanze dopanti assunte in precedenza. La sospensione di 4 anni ricevuta mise fine alla sua carriera ma non revocò le medaglie vinte in precedenza, lasciando comunque un velo di mistero sui risultati da lei ottenuti nel suo periodo migliore.

Venendo ai giorni nostri, anche la campionessa di Londra 2012, la cinese Ye Shiwen, non è esente da accuse, soprattutto da quando attirò gli sguardi di tutto il mondo chiudendo i 400 misti con un 100 stile sui livelli cronometrici dei colleghi maschi. L’occasione fu buona per rinnovare la storica rivalità che mette a confronto le delegazioni australiana ed americana con quella cinese, accusata ciclicamente di applicare ad i suoi atleti una procedura sistematica di integrazione illegale.

Tokyo 2020… nel 2020

I 400 misti hanno subito, forse ancor di più della distanza dei 200, la fine dell’era d’oro di Michael Phelps, Ryan Lochte e Laszló Cseh, che per un decennio hanno sostanzialmente fagocitato la specialità, raggiungendo livelli impensabili per chiunque altro al mondo. il dominatore della distanza nel post Londra 2012 – e favorito per Tokyo 2020 – è stato Daya Seto, vincitore dei mondiali 2013, 2015 e 2019, anche se nel 2016, a Rio de Janeiro, a trionfare fu il connazionale Kosuke Hagino, momentaneamente al palo a causa di problemi di depressione. L’involuzione di Chase Kalisz, campione del mondo nel 2017 ma poi in lento declino, ha lasciato spazio all’altro americano, Jay Litherand, che di sicuro ambisce alle posizioni da podio così come l’inglese Max Litchfield. Come outsider da tenere d’occhio, voglio citare il giovanissimo greco Apostolos Papastamos.

Al femminile, è difficile immaginare uno scenario nel quale Katinka Hosszú non sia di nuovo la favorita dei 400 misti. Il ritorno di Ye Shiwen, la possibile spinta casalinga per la giapponese Ohashi o l’esplosione dell’americana Madisyn Cox non sembrano, in realtà, poter impensierire più di tanto la Iron Lady, che tenterà a Tokyo la doppietta 200-400. Per l’Italia, ci auguriamo tutti di rivedere a Tokyo un’Ilaria Cusinato all’altezza del suo talento e di quanto già fatto vedere nel 2018: potrebbe esserci spazio per una buona figura in finale.