Archiviate le quattro specialità del nuoto sui 100 metri chiudiamo le gare veloci con l’unica prova che si disputa sulla vasca singola.

Il quinto appuntamento dell’edizione speciale della nostra rubrica statistica che ci accompagnerà fino ai prossimi Giochi Olimpici si occuperà dei 50 stile libero una specialità relativamente giovane dal punto di vista olimpico ma già ricca di particolarità.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Andiamo…

Quella dei 50 stile libero alle Olimpiadi è una storia abbastanza breve, che ha inizio a Seul 1988, anno della prima apparizione della distanza più breve ed adrenalinica del nuoto tra le corsie nella rassegna a cinque cerchi.

Su 14 ori disponibili gli Stati Uniti ne hanno vinti 5, confermando lo status di nazione leader della velocità in vasca. Alle loro spalle l’Olanda, storica potenza del nuoto soprattutto al femminile, con tre ori, mentre la Germania è ferma a 2.

Essendo i 50 stile una gara dalle mille insidie e fortemente condizionata dai particolari, c’è un ampio ventaglio di atleti che sono riusciti a salire sul podio; le medaglie si distribuiscono tra ben 15 nazioni, anche se dobbiamo ricordare che Alexander Popov ha vinto due ori, uno rappresentando la Russia ed uno sotto la bandiera della Squadra Unificata (EUN).

Purtroppo per l’Italia non c’è nemmeno una medaglia in questa disciplina che in realtà ci ha visto tra i protagonisti solo raramente nella storia del nuoto mondiale. Il miglior risultato per gli azzurri è senza dubbio il quarto posto di Lorenzo Vismara, che a Atene 2014 si fermò a soli 8 centesimi dal bronzo di Pieter van den Hoogenband.

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I Campioni Olimpici

Il primo campione olimpico dei 50 stile fu Matt Biondi, americano leader della velocità anni ’80, che è anche l’unico uomo in grado, finora, di battere il record del mondo in finale. Una gara perfetta, quella di Seul ’88, nella quale Biondi riuscì a mettere la mano davanti all’eterno rivale e connazionale Tom Jager.

Quattro anni più tardi, però, i due si ritrovarono un gradino più in basso nel podio olimpico, battuti da quello che conosciamo come lo Zar del nuoto, Alexander Popov. Il bis del campione russo arrivò nell’Olimpiade successiva, ad Atlanta ’96, quando gareggiò sotto la bandiera della Russia e non più della Squadra Unificata.

A Sydney 2000 avvenne un evento più unico che raro: un giovanissimo (all’epoca diciannovenne) Anthony Ervin riuscì ad imporsi pari merito con il grande favorito della vigilia, l’altro americano Gary Hall Jr, in una gara tiratissima. Hall Jr si confermò 4 anni più tardi, ad Atene, questa volta in solitaria, raggiungendo Popov a quota 2 ori nella distanza.

A Pechino 2008, nell’epoca del costumone di gomma, fu il brasiliano Cesar Cielo a trionfare con quello che è l’attuale record olimpico, mentre il francese Florent Manaudou, vincitore a Londra 2012, si è fatto sfuggire il bis d’oro per un solo centesimo, battuto a Rio 2016 dal rientrante Ervin.

 

Nel 1988, in piena era DDR, Kristin Otto si è laureata prima campionessa olimpica dei 50 stile libero, mentre quattro anni più tardi, la cinese Yang Wanyi è stata l’unica finora in grado di battere il world record in finale.

L’unica vittoria a stelle&strisce è del 1996, firmata da Amy Van Dyken, che in quelle olimpiadi scalò il podio fino all’oro per ben 4 volte. L’unica donna ad aver vinto due ori in questa specialità è l’olandese Inge De Brujn, che negli anni 2000 era la regina indiscussa della velocità mondiale.

A Pechino 2008, invece, Britta Steffen fece valere la sua innegabile potenza trionfando in una finale nella quale tolse a Dara Torres il sogno di vincere di nuovo un oro olimpico all’età di 41 anni. A Rio 2016, la danese Pernille Blume negò per soli 2 centesimi la possibilità a Simone Manuel di portare a casa l’accoppiata 50-100.

La Curiosità

La storia dei 50 stile è particolarmente ricca ed ha al suo interno diversi atleti dalle storie interessanti e particolari, tanto da farli sembrare, in qualche modo, dei predestinati dello sport.

Tra questi c’è sicuramente Gary Hall Jr, rampollo di una famiglia americana di grandi nuotatori. Il nonno fu campione americano e lo zio olimpionico nel 1976; il padre, Gary Hall Sr, fu a sua volta olimpionico e medagliato in tre edizioni dei Giochi, argento a Città del Messico ’68 nei 400 misti, argento a Monaco ’72 nei 200 farfalla e bronzo a Montreal ’76 nei 100 farfalla. È onestamente difficile fare meglio di un padre così, ma Gary Hall Jr ci è riuscito.

Potendo contare su doti fisiche eccezionali, Gary si è specializzato nella velocità dello stile libero, ed è riuscito a raccogliere medaglie in tre edizioni olimpiche, proprio come suo padre: due ori e due argenti ad Atlanta ’96, due ori, un argento ed un bronzo a Sydney 2000, un oro ed un bronzo ad Atene 2004. Il suo carattere estroverso e la sua voglia di apparire lo hanno portato a gesti anche eccessivi ma diventati poi iconici, come l’ingresso nella finale dei 50 stile ad Atene vestito da Rocky Balboa, con calzoni ed accappatoio a stelle e strisce, poco prima di bissare l’oro ed entrare definitivamente nella storia del nuoto.

Ma parlando di predestinati, non possiamo non citare anche il campione in carica Anthony Ervin, che detiene il record assoluto di distanza tra due ori olimpici individuali.

Ervin, talento natatorio incredibile dotato di un galleggiamento e di un’efficacia poco comuni, era stato oro insieme a Hall Jr a Sydney 2000, quando aveva solo 19 anni. Pochi anni dopo aveva deciso di abbandonare il nuoto ed era finito in una spirale negativa, fatta di droghe ed alcool, durante la quale aveva vissuto in maniera sregolata e ben distante da quanto richiesto ad un atleta professionista.

Nel suo primo rientro olimpico, a Londra 2012, era già riuscito a stupire il mondo arrivando quinto all’età di 31 anni, dodici anni dopo il suo oro di Sydney. Ma è stato a Rio 2016 che Ervin ha compiuto l’impresa, riuscendo a battere il campione in carica Manaudou per un solo centesimo e riconquistando il primo posto dopo ben sedici anni ed all’età di 35.

Tokyo 2020

Se i 50 stile libero sono la gara nella quale i particolari – come partenza ed apnea – risultano spesso determinanti, allora sono anche la (ennesima) gara nella quale Caeleb Dressel partirà con i favori del pronostico. Nessuno al mondo, alla data attuale, è in grado di pareggiare l’esplosività in partenza e l’efficacia in subacquea del velocista americano, che in inverno – nella tappa finale della ISL – ha anche migliorato il world record della distanza in vasca da 25. L’unica chance per i rivali sta nella possibilità, alquanto improbabile, di un errore che possa in qualche modo rendere la prestazione di Dressel imperfetta. A sfruttare l’occasione potrebbe essere Florent Manaudou, che proprio per qualche piccolo sbaglio ha mancato il clamoroso bis a Rio 2016. Tutti gli altri, da Fratus a Morozov, da Proud a Goloméev, sembrano destinati a fare da contorno, con la romantica possibilità che Ervin ci regali un’ultima emozione olimpica.

Le speranze dell’Italia passano tutte da Andrea Vergani che, nuotando al momento giusto quel 21”5 fatto a Riccione, potrebbe ambire alla qualificazione per la finale, riscattando così il “passo falso” di Gwangju.

Tra le donne, la situazione della vigilia è decisamente più aperta e combattuta, con almeno quattro atlete che possono raggiungere l’oro a Tokyo 2020. Ai Mondiali 2019, Simone Manuel ha completato la doppietta 50-100 che le era sfuggita sia a Rio 2016 che a Budapest 2017, dimostrando di essere la donna da battere. Ma dietro di lei, distanziate di pochissimi centesimi, sono arrivate sia Sarah Sjöström, che Cate Campbell e Pernille Blume, tutte in grado di competere e vincere ad altissimi livelli. Potrebbero non mancare le sorprese, dalla russa Kamaneva alla cinese Liu Xiang, fino ad un possibile colpo di coda della campionissima Ranomi Kromowidjojo.

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4