Il coronavirus ha cambiato la vita di ognuno di noi.

Da più di un mese ci troviamo alle prese con piccoli e grandi problemi di riorganizzazione, di riadattamento, di ricalcolo delle nostre esistenze. Il lavoro, la scuola, lo sport, le relazioni, non sono – e probabilmente non saranno – più come prima e ritrovare l’equilibrio, innanzitutto personale, è il nostro obiettivo quotidiano.

Nello sport, la domanda di atleti, addetti ai lavori e appassionati è: come e quando si potrà tornare alla normalità?

Nella diretta Facebook organizzata da nuoto.com si è parlato di presente ma soprattutto di futuro, sia sportivo che sociale, del dopo COVID-19. Hanno partecipato Cesare Butini, Direttore Tecnico delle squadre nazionali di nuoto della FIN, ed Antonio La Torre, professore universitario e Direttore Tecnico della FIDAL (Federazione di Atletica Leggera).

L’aspetto sportivo ed agonistico ad altissimi livelli è quello che, in questo momento, ha probabilmente più certezze, nonostante gli effettivi problemi. Tokyo 2020 si farà, come noto, nel 2021, ed i calendari delle federazioni verranno rimodulati di conseguenza. I due DT sono d’accordo sul ripensare il futuro con elasticità e anche fantasia, per dare un senso alla programmazione.

Antonio La Torre

Il presidente della IAAF ha scelto di avere quattro anni di grandi eventi tra il 2022 ed il 2025, con un Mondiale ogni anno e le Olimpiadi a Parigi 2024. Quello che auspico è di ricreare le attività con fantasia e con motivazioni diverse. Ad esempio, vorremmo fare un campionato italiano senza i minimi obbligatori, come una grande festa dell’attività. Nell’atletica, uno stop così lungo rischia anche di farci incappare in infortuni. Non riesco poi a concepire due eventi vicini per i maratoneti, che escono devastati ogni volta che ne fanno una e devono allontanare necessariamente gli eventi.

Cesare Butini

Bisogna dare delle priorità e l’Olimpiade è l’evento principale; non si può fare un Mondiale prima ma al massimo dopo, per esempio ad ottobre. Gli Stati Uniti, ad esempio, faranno sicuramente i Trials prima dell’Olimpiade e non penso che gradiranno una sovrapposizione di eventi. Condivido la volontà di fare i Mondiali entro il 2021, così poi dal 2022 si potrà ripartire con il calendario già stabilito e con gli Europei a Roma, che per noi sono un’occasione imperdibile.

Curare il livello psicologico degli atleti e degli allenatori è stato il primo pensiero delle Federazioni, nel momento più duro della crisi, quello che corrisponde con lo stop totale delle attività e delle competizioni. In questo, gli atleti di alto livello hanno per la maggioranza aiutato a sdrammatizzare la situazione, riprendendosi in allenamenti casalinghi fantasiosi e divertenti, e facendo scoprire un po’ di quella quotidianità che ci accomuna tutti. Ma ogni persona ha il suo modo di affrontare e somatizzare le difficoltà e non va dimenticato che anche gli atleti più forti sono esseri umani.

Cesare Butini

L’incertezza era la cosa peggiore, era improponibile mantenere un’attività senza le condizioni di salute minime per garantire la sicurezza degli atleti. il rinvio delle Olimpiadi era una decisione doverosa. La rabbia ci sta, avevamo programmato le cose in modo perfetto con le scadenze condivise da tutti. Un grande atleta però sa tramutare la rabbia in qualcosa di positivo, per avere ancora più motivazioni e rientrare in acqua con più cattiveria. L’atleta più forte è quello che si adatta alle situazioni più complicate, come a Pechino 2008 quando le finali erano invertite rispetto alle batterie. La motivazione non mancherà.
Da domani anche i centri federali saranno fermi fino a Pasqua ed è una scelta che condivido. Spero di poter fare un’apertura successivamente, perché per le discipline acquatiche il contatto con l’acqua è qualcosa di insostituibile.

Antonio La Torre

Gli atleti non sono tutti uguali, c’è chi si rifocalizza in un giorno e chi ha bisogno di più tempo. Tutti hanno dovuto fare un bagno di realtà e la motivazione è fondamentale. C’è molto spazio ancora per le qualificazioni e per ottenere i ranking necessari. Ci sono alcuni atleti, come Federica Pellegrini, che hanno qualcosa dentro che non appartiene alla normalità, sanno adattarsi alle situazioni e ritrovare dentro sé stessi il modo di tornare ancora più forti. Dobbiamo focalizzarci anche sui tecnici e sul settore sportivo che affronterà un periodo di ripresa difficile.

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Nonostante il presidente del CIO abbia predicato sicurezza per chi ha già ottenuto il pass, sui criteri di qualificazione a Tokyo 2020ne ci sono ancora molti dubbi.

Cesare Butini

Credo che la certezza ci può essere solo per i tre qualificati dal nuoto di fondo, che hanno ottenuto il pass a Gwangju 2019. Verranno comunque tenuti sotto controllo tramite i collegiali ed il contatto con i tecnici della federazione di fondo. Per il resto, il nostro calendario originale, condiviso da tempo, è stato stravolto. Dobbiamo ricalcolare e riprogrammare tutto, anche se ora la priorità è superare la crisi e rientrare in acqua il prima possibile.

Antonio La Torre

È impossibile dare certezze in una fase come questa. Non siamo così sicuri che tutto torni alla normalità, ci vuole una dieta dimagrante dello sport perché con l’inverno ci potrebbe essere una seconda ondata di virus e tutto potrebbe essere rimodulato di nuovo. Per questo ci sforziamo di immaginare più scenari possibili.

L’attività giovanile vive però un momento di incertezza. Oggi sarebbero iniziati i Criteria, la vera festa del nuoto giovanile italiano, ma molti ragazzi non stanno entrando in acqua da un mese e non sanno ancora quando potranno ricominciare. Riprendere sarà faticoso e ritrovare la forma che, magari, c’era in precedenza sarà un lavoro lungo e complicato.

Cesare Butini

Le squadre giovanili, che sono il nostro motore ed il nostro futuro, sono in una situazione di non tranquillità. Dobbiamo far capire ai nostri ragazzi che un futuro c’è e che noi siamo qui di supporto, sia agli atleti che ai tecnici.
La nostra base è quella delle scuole nuoto e la realtà è che gli istruttori rischiano il posto così come le associazioni sportive rischiano di non aver la forza di riaprire. Come ha detto il Presidente Barelli, è lì il nostro focus. Da parte nostra, quando lo scenario ce lo permetterà daremo un obiettivo estivo intermedio per favorire la ripartenza.

Credo che, tuttavia, la parte fondamentale di questa chiacchierata sia stata sul fattore sociale ed etico che lo sport deve avere, in questo momento più che mai. La ripresa dovrà essere necessariamente lenta e graduale, ma l’emergenza sanitaria ci sta dando una grande possibilità, quella di ripensare alle priorità della nostra vita e della nostra società.

Perché lo sport, che a detta di tutti è un ingranaggio importantissimo del tessuto sociale, è anche il meno tutelato lavorativamente e legislativamente parlando? Perché le associazioni sportive, che sono le fondamenta dei nostri successi sportivi, sono nelle condizioni di non sapere se potranno o meno riaprire i battenti al termine di questo periodo? Perché i tecnici, ai quali si riconosce un livello di formazione e preparazione di valore assoluto, rischiano di dover cambiare settore lavorativo?

Antonio La Torre

Abbiamo un’eccezionale occasione per essere un’agenzia emozionale. Lo sport deve essere un veicolo per le emozioni, dobbiamo reinventarci. Tante aziende chiuderanno, tanti organizzatori non avranno più i fondi per gli eventi. Non ci possiamo permettere di fare gli snob, dobbiamo lavorare per reinventare.

Cesare Butini

La parola d’ordine deve essere investire nello sport per risparmiare nella sanità. Lo sport è una situazione sociale fondamentale della quale non possiamo fare a meno, fa parte della società anzi ne è un fondamento. Questa situazione porterà purtroppo molti giovani ad allontanarsi dallo sport, sia per motivi di disaffezione che per motivi economici. Noi dobbiamo farci promotori di situazioni sociali che portino miglioramenti, che siano veicolo di positività e benessere.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

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