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Tutto su Hangzhou 2018, il meglio di questi Mondiali di corta

Tutto su Hangzhou 2018, il meglio di questi Mondiali di corta

Si chiude il Mondiale in corta di Hangzhou 2018, con il testimone che passa a pochi chilometri di distanza in vista della rassegna iridata in vasca lunga di questa estate a Gwangju. Per rivedere uno spettacolo simile dovremo aspettare l’edizione post olimpica di Abu Dhabi 2020.

Ma torniamo a quello che è stato, ovvero un’edizione da record!

Le premesse erano buone, nonostante mancassero comunque diversi pezzi da novanta: su tutti Katie Ledecky, Lilly King e Simone Manuel per gli States, ma anche Sarah Sjöström, le sorelle Campbell, Adam Peaty e buona parte delle squadre britannica, francese e tedesca.

Chi c’era però non ha fatto rimpiangere gli assenti, tra nuove stelle nascenti, vecchie glorie ancora sul pezzo e favoriti che non hanno deluso le attese.

Se la FINA è nella bufera per la sua presa di posizione riguardo all’annullamento dell’evento dell’Energy di Torino e il lancio della nuova FINA Champions Swim Series, ci hanno pensato gli atleti, come sempre, a regalare spettacolo e a rendere indimenticabile questa rassegna intercontinentale made in Cina!

LE CERTEZZE

Ad un Mondiale di corta non sempre i grandi nomi vincono. O per condizioni non ottimali, o per poca attitudine con la vasca veloce, insomma, spesso i grandi campioni non confermano il loro predominio nella vasca da 25. Capita spesso, ma per qualcuno corta o lunga che sia, il risultato è uno solo. La vittoria.

Facile intuire di chi sto parlando: Katinka Hosszú ha passato un anno a dir poco concitato fuori dalla vasca, e chiunque si è accorto che la Lady di ferro non è più quella schiacciasassi vista a Rio 2016 e in precedenza. Ma le è bastato solo limare un po’ il programma gare (salutando il dorso, dove è stata letteralmente dominata) per concentrarsi sullo stile dove non ha rivali, ovvero i misti. Certo, sono lontani i tempi dove rifilava mezza vasca a tutte, ma 100-200-400 misti sono ancora affar suo, come a Windsor, così come il premio di migliore nuotatrice dei campionati.

Ma l’ungherese non è l’unica certezza. Se vedi la vasca corta, allora il nome su cui scommettere è Alia Atkinson: la primatista di 50 e 100 rana esce solo d’inverno, mentre quando la vasca raddoppia sparisce fra le tante. Ad Hangzhou sfrutta anche le assenze di King ed Efimova, che avrebbero comunque avuto vita difficile, confermandosi campionessa in carica della rana veloce mondiale.

Le Clos vs. Dressel

La Cina ci ha regalato duelli che ci hanno coinvolti anche al di fuori della vasca, dandoci la netta sensazione di quanta voglia di sfida ci fosse tra gli atleti presenti. Il caso più eclatante è sicuramente quello tra Chad Le Clos e Caeleb Dressel. Piccolo preambolo: l’americano non si vede a livello internazionale dai mondiali di Budapest, dove aveva spazzolato il sudafricano Le Clos mettendolo decisamente in ombra con il quasi WR dei 100 farfalla.

L’attesa per il colosso a stelle e strisce è alta, è uno specialista della vasca corta e tutti sognano primati che si infrangono a ripetizione. Il day 1 è un ulteriore colpo alla voglia di Chad: distrutto nei suoi 200 farfalla da Seto (avrà un paragrafo a parte) mentre Dressel si prende il primo oro con WR nella 4x100 stile. Nella seconda giornata ecco l’incrocio pericoloso: semifinali dei 100 farfalla con Dressel che piazza il primo crono e punta al mondiale del rivale, per poi fare bis di oro e WR con la 4x50 mistaffetta stile.

Il day 3 è il giorno del riscatto per Le Clos: finale dei 100 farfalla dominata dal primo all’ultimo metro, esultanza rabbiosa e oro in 48″50, rifilando due decimi a Dressel che nel finale infila la terza con il WR della 4x50 mistaffetta mista. La resa dei conti l’abbiamo nell’ultimo atto del Mondiale: finale dei 100 stile libero con Le Clos alla 4 e Dressel alla 3. Fino a 99 metri è però Morozov (già oro ne 50) a stare davanti, fino alla zampata decisiva di Dressel che si prende il primo e unico meritato oro (individuale) di questi campionati, con Le Clos terzo ma che si consola con il premio di atleta dei campionati.

Ma la storia non finisce qua….

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LA RINASCITA

Dall’appuntamento cinese torna forte più che mai l’olandese volante Ranomi Kromowidjojo. È un piacere poterla rivedere al top, dopo l’ultima stagione tutt’altro che positiva. Già in World Cup aveva dato segni di rinascita, mettendo la mano davanti alla Sjöström, ma ad Hangzhou chiude il cerchio perfetto vincendo 50-100 stile e 50 farfalla sempre con il record dei campionati. Chi deve invece arrendersi ancora è Femke Heemskerk, che porta a casa due argenti e un bronzo rimandando ancora l’appuntamento con l’oro.

NUOVI FENOMENI

Capitolo baby talenti: facile parlare delle ragazzine terribili Ariarne Titmus e Wang Jianjiahe, rispettivamente 18 e 16 anni. La prima si mette finalmente in mostra con le grandi, dopo aver fatto parlare di sé in Australia, vincendo 200 e 400 con piglio e autorevolezza, oltre che il WR di 3’53″92.

Non da meno la seconda, dominatrice assoluta degli 800 stile vinti in 8’04″35, oltre che argento proprio nei 400. Due ragazze dal grande talento, che potranno da qui a due anni mettere in serie difficoltà Katie Ledecky. Un futuro piuttosto roseo per il movimento femminile, considerando tra le altre, le assenze delle canadesi Oleksiak e Ruck!

VDB

Una sigla che mancherà a tutti. Cameron van der Burgh ha scritto la storia di questo sport. Ha vinto l’oro olimpico a Londra nel 2012 ed ha “incassato” da campione l’avvento del fenomeno Peaty, riconfermandosi primo degli umani con l’argento di Rio. Ha stampato record del mondo su 50 e 100 rana e si è regalato la doppietta mondiale chiudendo con l’oro e record dei campionati in questa doppia distanza. Chapeau, e grazie di tutto!

SETO

Se fosse americano, ne parleremmo per giorni: ma Daiya Seto, da buon giapponese, è tutt’altro che un personaggio anche se quantomeno si prende la copertina della prima giornata del Mondiale. È suo infatti il primo record del mondo dei campionati, spazzando via il primato dei 200 farfalla proprio in faccia a Chad Le Clos, nuotando nella finale 1’48″24. Ci riprova poi nei 400 misti, dove resta sotto al mondiale di Lotche per 350, mollando il colpo solo negli ultimi 50 metri, chiudendo comunque con in 3’56″43 a un passo dal suo record nipponico ed asiatico.

INGORDIGIA STAFFETTE

Una vera e propria abbuffata di cambi, formazioni e WR! Con l’inserimento delle miste, il campo staffette al via di questo mondiale era di ben dodici. La metà è arrivata al limite mondiale, grazie soprattutto agli Stati Uniti, che ne ha siglati 5, mentre il più bello, per qualità ed emozioni, è sicuramente quello della 4x200 stile brasiliana!

Partenza con il botto, tanto che nessuno credeva che dopo la sfuriata iniziale il quartetto brasiliano potesse tenere il passo di States e Russia, cosa che invece la new generation carioca, tenuta a stretta osservazione dal “nonno” Nicholas Santos, oro straordinario a 38 anni nei 50 delfino, è riuscita a fare fino all’ultimo metro, spazzando via il primato mondiale proprio dei russi. Merito di frazioni da urlo come quelle di Fernando Scheffer e Breno Correia, rispettivamente uno e due centesimi sotto al muro dell’1’41”, mentre Melo e Coelho Santos sono rimasti sotto l’1’43”. E in conclusione, lacrime a non finire.

ITALIA: BENE, MA NON BENISSIMO

Capitolo azzurri. Non si può dire che sia andata male, un occhio oggettivo sa riconoscere quanto di buono fatto dall’Italia. Un livello altissimo quello dei nostri, con più trenta primati personali abbattuti e soprattutto 12 record italiani migliorati, che hanno portato nelle casse azzurre 7 medaglie proprio come a Windsor, ma con l’unica pecca di non essere saliti sul gradino più alto del podio.

Peccato perché le occasioni ci sono state, a partire dalla splendida prova di Marco Orsi nei 100 misti chiusi con il record italiano di 51″03, davanti fino alla rana e beffato proprio nel suo stile libero da un mostruoso Kolesnikov (50″63, record manifestazione e WRJ).

Occasione sfuggita nel finale anche a Gregorio Paltrinieri che con una gara d’attacco prova a ritornare sul gradino più alto del podio dei suoi 1500: 7’30″31 è nuovo primato italiano degli 800 al passaggio, ma non gli basta per tenere dietro Mykhailo Romanchuk, che chiudendo l’ultimo 50 in 25″ e rotti sfugge a Greg con il nuovo primato dei campionati.

E di Martina Carraro vogliamo parlare? Quella vista ai Campionati Italiani era una “brutta copia”, perché la ligure ritocca tre volte il primato azzurro dei 50 rana chiudendo con uno splendido bronzo in 29″59, per poi ripetersi nei 100, dove vola a 1’04″73, trovando una meritato quarto posto!

Onore anche a Simona Quadarella, che senza 1500 risponde alla grande sugli 800, dietro solo all’inarrivabile (per il momento) Wang e con il nuovo personale oltre che migliore prestazione in tessuto. Risponde presente anche Gabriele Detti, prima medaglia della spedizione, che dopo un anno travagliato si prende a suo modo il bronzo nei 400 stile, mentre menzione d’onore per Ilaria Cusinato, due finali nei misti con un record storico nei 200 e un miglior tempo mai nuotato in tessuto nei 100, ed Elena Di Liddo, che ci illude nelle semi dei 100 farfalla con 56″06 per poi non riuscire a ripetersi nella finalissima.

Infine le staffette: le veloci maschili hanno fortune alterne. Bellissimo il bronzo della 4x50 stile con Condorelli, Vergani, Zazzeri e Miressi, mentre la 4x100 è quarta per 5 centesimi così come la 4x50 mista. Tra le ragazze il sorriso arriva nel finale, con la 4x100 mista che grazie alla squalifica dell’Australia sale sul terzo gradino del podio con Panziera, Di Liddo, Carraro e Pellegrini. Divina che riesce così a conquistare la sua 50ª medaglia internazionale, in un campionato dove l’abbiamo vista bene nei 200 stile (4ª con il miglior crono stagionale personale) ma lontana dalle migliori nei 100 stile.

Ora qualche settimana di riposo, poi testa alle qualificazioni per Gwangiu 2019. Il nuoto non si ferma mai!

 

About The Author

Alessandro Foglio

Istruttore e nuotatore, segue il mondo del nuoto assoluto e tutti i suoi appuntamenti!

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