Nell’articolo precedente – La motivazione alla pratica sportiva – ci eravamo lasciati con un’anticipazione circa l’argomento di novembre: avrei voluto parlarvi di obiettivi.

Nel frattempo, però, il mondo del nuoto (e non solo) è stato nuovamente scosso dall’aggravarsi dell’emergenza sanitaria. Sono numerose le piscine che ad oggi sono rimaste chiuse, e sono ancora di più gli atleti (agonisti e non) che si ri-trovano senza un luogo in cui potersi allenare.

Questi accadimenti hanno portato ad una riformulazione dell’argomento di questo articolo, che verterà sul concetto di resilienza e di antifragilità.

di Dott.ssa Gianna Pangos
Educatore Professionale
Master in psicologia dello sport e laureanda in psicologia sociale e dello sviluppo

Resilienza e antifragilità

La resilienza, probabilmente già nota a molti di voi, è quella capacità che permette all’individuo di resistere ad un momento difficile, e di superarlo senza farsi sopraffare da esso.

È anche molto probabile che, durante questa primavera, molti atleti abbiano sentito parlare di questa skill, e che l’abbiano anche messa in pratica, superando così la prima chiusura degli impianti ed annullamento delle competizioni, per rimettersi poi in gioco quest’estate.

In questo momento però, in cui tutto sembra ri-presentarsi, potrebbe risultare più utile cercare di andare oltre a questo concetto di resilienza: introduciamo quindi quello di antifragilità.

Difficoltà e come affrontarle

Per spiegare questo nuovo termine, che rappresenta un mindset, ovvero un modo di essere, un modo di pensare e vivere le esperienze di vita, partiamo con il descrivere tre possibili tipologie di atteggiamento di fronte la difficoltà.

Un primo modo è costituito dalla negazione della fragilità, nel tentativo di mostrarsi forti: in questo caso l’individuo è in grande difficoltà davanti alle incertezze, tende a difendersi in modo eccessivo, cerca di ‘’essere forte’’, va contro i propri limiti e nega la sua sofferenza. Questa modalità, nella maggior parte dei casi, si dimostra rigida e poco adattiva alle situazioni.

Un secondo modo è costituito dalla resilienza: l’individuo resiliente è colui che risorge, come l’araba fenice, dalle proprie ceneri, ma resta sempre uguale. Egli cade e si rialza, mantenendo le sue medesime caratteristiche.

Il terzo modo, invece, è costituito dall’essere antifragile: adottare questa posizione esistenziale significa evolvere nelle situazioni problematiche. Davanti ad un ostacolo vengono attivate delle risorse, che portano l’individuo a trasformare quei limiti in opportunità di crescita, ad usare quindi quel problema a proprio vantaggio, per la propria crescita.

La differenza sostanziale tra la resilienza e l’antifragilità consiste nel fatto che il resiliente resiste alla tempesta, mentre l’antifragile pianifica ed agisce all’interno di essa.

L’antifragilità, come già detto, è un mindset, e come tale, richiede tempo ed energie per poter essere adottato: sarà necessario abbandonare qualcosa di vecchio, per far spazio a qualcosa di nuovo.

Concretamente quindi: da dove partire per poter avviare ed adottare questo nuovo atteggiamento?

Descriviamo i quattro punti chiave.

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I 4 punti chiave per essere antifragili

Il primo: cercare di superare il comune significato attribuito alle cose, in altre parole sforzarsi di andare oltre, rinominare gli ostacoli che abbiamo incontrato, cercare in loro un nuovo significato, o nuovi significati.

Secondo: cercare di dare un senso, una spiegazione a ciò che sta accadendo. Comprendere i diversi meccanismi che sottostanno ad una situazione permette di coglierne anche le opportunità.

Terzo punto chiave, e nucleare rispetto agli altri, è quello di accettare la propria fragilità e vulnerabilità, soltanto nella difficoltà l’individuo potrà dimostrare la sua forza. Concedersi di poter star male è diverso dal rassegnarsi e dal subire passivamente la situazione.

Quarto ed ultimo punto: chiedersi che cosa si può fare o che cosa si può modificare per portare avanti il proprio progetto? Una domanda a cui tutti potrebbero provare a rispondere è la seguente: ‘’tra un anno, o quando questa situazione sarà finita, di che cosa vorrò essere fiero/a di aver portato avanti in questa circostanza così difficile?’’

In questo modo si adotta un atteggiamento proattivo, opposto a quello passivo, in cui la responsabilità del proprio stare è tolta al destino ed è riportata nelle proprie mani.

Per concludere: è bene ricordare che questo mindset è già, per natura, proprio dell’essere umano e degli esseri viventi in generale: fin da cuccioli si è spinti a cercare, con curiosità e sorpresa, situazioni nuove, nonostante le difficoltà ed avversità, inoltre nella storia di ogni specie vivente l’evoluzione – cioè il saper evolvere – è stata la chiave della sopravvivenza.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4