Sono giorni difficili per gli amanti delle piscine e dello sport in generale, costretti a restare lontani dagli allenamenti e dagli amici ancora non si sa per quanto.

Giorni ancora più duri li passano però tutti i vostri maestri, allenatori, tecnici, ovvero tutti coloro che formano quel mondo “nascosto” dei COLLABORATORI SPORTIVI.

Per chi fosse poco pratico con il termine, detto in parole spicce, il collaboratore sportivo ha tutti gli obblighi di un normale dipendente, ma ZERO tutele: in pratica se lavora guadagna, altrimenti stop (da non confondere con le Partite Iva, sicuramente anche loro in sofferenza ma con ben altri diritti e riconoscimenti).

Sei malato e resti a casa tre giorni? Entrate uguali a ZERO. Vuoi due giorni di vacanza? Entrate ZERO. Ti nasce un figlio? Sognati pure la paternità. Senza dimenticare tredicesima e quattordicesima, mentre la pensione diventa vera e propria utopia. Sì sembra proprio che stia parlando di lavoro in nero legalizzato.

Una situazione che in Italia è diffusa più di quanto si pensi: al 2017 infatti, secondo dati ISTAT, i collaboratori sportivi (tra i quali oltre ai tecnici sono da ricordare anche gli amministratori gestionali, vedi receptionist) sono all’incirca 400.000, molti dei quali dell’insegnamento dello sport ne fanno un vero e proprio lavoro.

Insomma, facile capire come in questi giorni, dove le strutture sportive sono obbligatoriamente chiuse, quanti lavoratori siano rimasti senza una benché minima entrata economica.

Come sopravvivere dunque in questi mesi? Lo Stato ha finanziato 50 milioni, ma sia la formula di distribuzione che la cifra totale non risulta adeguata. Non resta che avere fortuna, come nel caso dei collaboratori del Gongaza Sport Club, una società che gestisce l’impianto sportivo dell’Istituto Gonzaga in una scuola privata di Milano. Abbiamo infatti parlato con Erich Persico, uno dei soci (assieme alla moglie) della società, che sta affrontando come può questa difficile situazione.

Noi cerchiamo di stare vicino ai nostri collaboratori, infatti per il mesi di marzo abbiamo garantito il 50% dello stipendio mentre stiamo valutando la possibilità anche per aprile e maggio(*), oltre ad aver comunque erogato tutto il mese di febbraio pur avendo lavorato una settimana in meno! Lo possiamo fare perché negli anni abbiamo fatto da “formichina”, ma non sarà possibile andare avanti troppo oltre. Purtroppo non in tutte le società è possibile questo scenario.

E qui torniamo a parlare del Decreto e dei famosi 600€. Si è creata molta confusione sulla base di chi avesse diritto a questo introito.

Sì, come per tutta questa situazione anche in questo caso c’è poca chiarezza: tutti possono accedere al fondo di 600€, (che attenzione vale solo per il mese di marzo) anche chi supera i 10.000€ annui, solo che, inspiegabilmente, questi ultimi andranno in coda alle richieste.

(*) aggiornato il 15/04

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In pratica chi di questo lavoro ci vive e magari ha la “fortuna” di incassare all’anno 11.000€ (sempre senza ferie, malattia, ecc..) deve aspettare e lasciar la precedenza a una sicuramente numerosa fetta di collaboratori che vivono questo lavoro come seconda occupazione, o per pagarsi gli studi o per arrotondare uno stipendio già fisso.

Tantissimi ahimè rimarranno fuori, è logico. E chi vedrà questi soldi, se va bene li avrà a metà maggio. Ovviamente a meno di ulteriori riforme!

E se aiutare i nostri collaboratori è un tema di fondamentale importanza, un altro tema altrettanto importante è quello degli aiuti alle società.

La cifra stanziata è veramente troppo bassa. Sembra che il Ministro Spadafora non sappia i numeri, cosa assolutamente impossibile dato il ruolo che ricopre. Quindi mi chiedo, ma ci sono o ci fanno? Anche perché oltre ai collaboratori, bisogna aiutare le società sportive: gli aiuti per le medie imprese sono di 100 milioni, che se divisi per le 69.000 società sportive italiane lascia le briciole di meno di 2000€ ad azienda. Cifre assolutamente insoddisfacenti se si pensa che un impianto sportivo di medie dimensioni può avere spese mensili intorno ai 20.000€”

E se soldi nelle casse delle società lo Stato non sembra poterne immettere, l’opzione arrivata da poco è quella di un finanziamento.

Esatto. Ma quale società avrebbe interesse a indebitarsi così tanto? Bene o male tutte chiudono i lori bilanci annui di poco sopra il positivo, come minimo tutte dovrebbero chiedere almeno un finanziamento di 100-110 mila euro. E poi? Se lo Stato vuole aiutarci non deve metterci nelle condizioni di indebitarci maggiormente.

Modalità che per esempio, viene data a negozi e botteghe, grazie al credito d’imposta.

Non capisco perché non possa essere fatta una scelta simile anche per le strutture sportive. Con il credito d’imposta, ci sarebbero degli sgravi importanti e un reale risparmio da parte delle società.

Sembra una soluzione logica per gli addetti al mestiere, meno per chi ci Governa. E purtroppo, anche da quello che si sente giorno dopo giorno nei notiziari, il nostro settore pare la famosa ULTIMA RUOTA DEL CARRO!

“È quello che pensiamo! Non dobbiamo dimenticare che lo sport è una parte fondamentale della società, grazie alla quale vengono ridotte tantissimo le spese sanitarie. Un paese senza sport è ovviamente più malato! Purtroppo rispetto ad altri paesi siamo ancora molto indietro. Basti pensare che la parola SPORT non viene menzionata nella nostra costituzione!”

Con Erich abbiamo anche affrontato il tema, molto delicato di eventuale apertura e soprattutto dei rimborsi richiesti dall’utenza.

Purtroppo è presto per capire quanto ripartire, ovvio. Di certo sarà difficile, si parla di settembre, ma come? La gente avrà paura, quindi di sicuro le entrate saranno minori. I rimborsi sono un argomento delicato. Se si restituisce tutto, non ci stiamo dentro. La legge dice che a mancata erogazione del servizio, all’utente spetti il rimborso. Vero, ma noi non abbiamo chiuso per demeriti o problemi nostri, siamo stati OBBLIGATI a chiudere dallo Stato! Insomma tecnicamente non saremmo obbligati a dare indietro nulla. Ma ovviamente, noi che di clienti e rapporti umani viviamo, non possiamo usare questa linea dura. Le opzioni sono due: o, alla ripresa, prolungare la durata delle lezioni recuperando quelle perse (ma con una spesa del personale che non sarebbe coperta) oppure offrendo un vaucher d’acquisto scontato delle parte già pagata, in modo che qualcosina comunque ci entri nelle tasche!”.

Una situazione che forse dovrebbe essere anche qui chiarita da chi ci ha imposto, GIUSTAMENTE, la chiusura. E se lo Stato sembra considerare il mondo del lavoro sportivo in secondo piano, di certo non lo fa la FIN, che con il suo presidente Barelli si è più volte esposto a tutela di società e lavoratori.

Qui al Gonzaga non abbiamo solo la parte di piscina, ma anche tante altre attività sportive come basket, pallavolo, ecc… Nessun altro ente sportivo si è mosso tanto quanto fatto dalla FIN in questi mesi. Barelli è stato l’unico presidente di sport a portare numeri e problemi a chi di dovere. Per questo dobbiamo ringraziarlo.

Nessuna soluzione concreta e definitiva dunque in vista. Solo il futuro ci potrà dire come si sarà risolta questa situazione. Di certo, quando si tocca il fondo si potrà solo che risalire. Tornado alla situazione dei collaboratori sportivi, che più di tutti adesso reclamano attenzione, una volta che tutto sarà finito, ci sarà la svolta per migliorare le loro condizioni?

Certo, me lo auguro. Le possibilità c’erano già state, grazie ai vaucher, che poi sono stati eliminati perché c’era chi se ne approfittava. Ma anche l’utilizzo della partita IVA a regime forfettario, potrebbe essere una soluzione, ammesso che ci siano maggiori tutele per le aziende.

Sicuramente questa crisi dovrà far capire qual’è la reale situazione nel mondo dei lavoratori sportivi!

Un mondo che non vede l’ora di ripartire, non solo per i logici bisogni economici, ma anche per il semplice amore che tutti i collaboratori mettono nel proprio lavoro. Un così grande amore che a occhi distratti, non lo fa sembrare un vero e proprio lavoro. E per questo oggi ci ritroviamo in queste condizioni.