L’attuale periodo storico che stiamo attraversando a livello mondiale è sicuramente uno dei più particolari degli ultimi decenni.

Anche il mondo dello sport è stato colpito duramente dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria, fino ad arrivare al posticipo dei giochi Olimpici di Tokyo.

La stagione sportiva è da poco iniziata e sembra che, seppur a livelli e velocità diverse, vi sia stata una ripresa delle attività e delle competizioni.

La normalità però è ancora lontana, ci sono ancora molti punti di domanda ed incertezze, e sono proprio questi ultimi che potrebbero andare ad intaccare la motivazione alla pratica sportiva di molti giovani atleti.

di Dott.ssa Gianna Pangos
Educatore Professionale
Master in psicologia dello sport e laureanda in psicologia sociale e dello sviluppo

Cos’è la motivazione?

Si sente spesso parlare del bisogno di saper motivare l’atleta, oppure dell’atleta che ha perso la motivazione per il suo sport.

Ma a che cosa ci si riferisce quando si parla di motivazione? E quali sono i consigli ed i suggerimenti per i tecnici ed allenatori di oggi?

Per iniziare a rispondere a queste domande, proviamo a definire che cos’è la motivazione.

La motivazione può essere definita come quella variabile psicologica che detiene la scelta, l’intensità e la durata nel tempo di un comportamento. Non è solo la causa ma è anche il nutrimento di tale comportamento.

Nello sport la motivazione è la benzina psicologica che precede tutte le altre variabili che entrano in gioco nella disciplina.
È importante pensare alla motivazione come una variabile fluida, come uno stato che cambia fisiologicamente nel tempo, per cui essa è impossibile da mantenere sempre allo stesso livello.

È normalmente soggetta ad alti e bassi.

Motivazione primaria e secondaria

La motivazione all’attività motoria può essere di tipo primario e secondario.

La motivazione motoria primaria si può osservare già nei bambini con pochi mesi di vita. Le motivazioni di tipo primario sono legate all’ autodeterminazione e al senso di competenza. L’autodeterminazione e la competenza permettono all’individuo di sentirsi capace di raggiungere una meta, di poter incidere sulla realtà per poterla modificare a suo piacimento: i bambini in questa fase di vita sono motivati al movimento perché questo permette loro di spostarsi, di manipolare gli oggetti e quindi di poter esplorare ed interagire con l’ambiente circostante.

Sempre all’interno dei motivi motori primari vi sono il gioco ed il piacere legato allo svolgimento di una determinata attività. L’individuo quindi ricerca il movimento perché tale attività gli procura piacere e divertimento.

Teniamo presente che, spontaneamente, l’uomo (in tutte le fasi della vita) è motivato a ricercare tutte quelle attività che apportano piacere, mentre tende ad evitare di quelle attività che procurano dolore o sensazioni spiacevoli.

La motivazione motoria secondaria poggia su elementi secondari al puro svolgimento dell’attività, essi riguardano gli aspetti che si possono ottenere in modo secondario, come ad esempio il riconoscimento sociale, l’approvazione od il potere.

Questo tipo di motivazione emerge con la prima adolescenza (verso gli 11-12 anni) ed accompagna l’individuo per tutta la vita.

È possibile di parlare di motivazione alla pratica sportiva dunque, secondo due principali sottocomponenti: la prima riguarda il piacere del fare, del ‘’sentirsi capaci di…’’, che prescinde dall’esterno e dai risultati e ottenibili, mentre la seconda possiede delle caratteristiche che dipendono maggiormente da fattori ambientali e secondari.

Queste due motivazioni, anche se molto diverse tra loro, si trovano sempre in copresenza: è importante che tra le due vi sia un equilibrio.

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Come favorire la motivazione

È difficile pensare di poter svolgere un’attività sportiva (soprattutto a livello agonistico) solo ed esclusivamente per il piacere di fare, senza avere degli obiettivi di risultato o delle ambizioni; ed allo stesso modo non è possibile cercare la miglior performance prescindendo totalmente dalla passione per il proprio sport.

Soprattutto in un momento particolare come questo i tecnici e gli allenatori dovrebbero essere abili nel saper nutrire in modo corretto entrambe le componenti. In che modo?

Favorire la motivazione primaria significa svolgere (anche per pochi minuti) durante le sessioni di allenamento delle attività piacevoli, aspecifiche ed afinalistiche rispetto la preparazione. Questo si traduce nell’aiutare l’atleta a ritrovare quella motivazione primaria, più antica, che lo ha fatto innamorare del suo sport.

Per favorire la motivazione secondaria sarà importante fare leva sul concetto di squadra, favorire il gruppo ed il senso di appartenenza. Inoltre, sarà importante porsi degli obiettivi.

L’obiettivo è uno degli strumenti più potenti per favorire la motivazione. Definire un obiettivo, significa renderlo più concreto e più chiaro. Definire degli obiettivi aumenta la produttività e migliora la performance dell’atleta.

I fattori che determinano la motivazione sono quindi molto eterogenei tra loro, aver cura di tali fattori permetterà agli atleti di lavorare meglio, nonostante le difficoltà ed incertezze.

Nel prossimo articolo approfondiremo gli aspetti legati alle caratteristiche degli obiettivi ed i suggerimenti per un goal setting efficace, a presto!

Foto: Fabio Cetti | Corsia4