Essere un grande atleta, o esserlo stato in passato, non ti da la garanzia di essere, o poter diventare, un grande allenatore.

Gli esempi nello sport sono molteplici, il più citato è Diego Armando Maradona che, nonostante sia stato un calciatore fenomenale, da allenatore ha spesso deluso le aspettative che solitamente, su atleti di quel calibro, sono elevatissime.

Nel nuoto vale lo stesso principio: Stefano Morini, Bob Bowman, Matteo Giunta sono alcuni di una lunga lista di grandi allenatori che non sono stati atleti di livello internazionale.

Perché per essere un coach bisogna avere la preparazione tecnica, che si acquisisce studiando ed applicando la teoria giornalmente, e il materiale umano su cui lavorare, che a volte capita ma che spesso bisogna saper trovare in mezzo a centinaia di atleti. Ma ci sono altre doti, come la sensibilità e la capacità di saper entrare in empatia e di comprendere gli atleti – nei loro punti di forza, ma anche nei loro limiti – che sono molto personali e spesso innate.

Se dovessi valutare quest’ultimo aspetto in due ragazzi come Luca Pizzini e Giacomo Carini, direi che, dopo aver concluso la loro carriera da nuotatori professionisti, potranno, se lo vorranno, intraprendere la strada da allenatori con successo.

L’occasione si è presentata in una mattina soleggiata di settembre, nella splendida cornice dell’Aspria Harbour Club di Milano, un complesso sportivo e di relax immerso nel verde a pochi passi dalla zona di San Siro. I fautori dell’evento sono gli amici della MP Michael Phelps Italia, il brand di abbigliamento tecnico da piscina che prende nome ed immagine dal più grande di tutti i tempi.

I nostri coach sono stati, per l’appunto, Luca Pizzini, due volte bronzo europeo nei 200 rana, e Giacomo Carini, già primatista italiano dei 200 farfalla. A loro il grande incarico di spiegare, ad un gruppo eterogeneo di appassionati e non della disciplina, i piccoli segreti dei loro rispettivi stili.

Insieme ai miei colleghi, abbiamo prima ricevuto le indicazioni di Luca, ranista tanto bello stilisticamente quanto efficace, che non a caso cita tra i suoi miti Domenico Fioravanti. La sua sensibilità nello spiegarci le fasi propulsive della rana tradisce l’amore che ha per il suo stile, che definisce giustamente il più tecnico tra i quattro e quindi il più complicato da assimilare. Con gli esercizi che ci ha proposto e le sue dimostrazioni pratiche, Luca ha avuto il grande merito di richiamare l’attenzione sia dei più abili che dei neofiti sul miglioramento dello scivolamento, chiave del successo di ogni ranista.

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Ci siamo poi spostati da Giacomo, che ci ha dimostrato, con un paio di esercizi semplici ed efficaci, l’importanza nel delfino della gambata e della corretta esecuzione del gesto tecnico, fondamentali per ottenere una nuotata propulsiva e fluida.

Il suo naturale carisma ed il modo di porsi amichevole hanno facilitato la digestione dell’argomento che, altrimenti, poteva sembrare troppo tecnico e risultare ai più incomprensibile. È sempre bello quando un atleta di livello utilizza, per spiegare meglio un concetto, esempi di ciò che fa quotidianamente durante i suoi allenamenti: non solo ci sta svelando parte del suo segreto, ma soprattutto ci sta comunicando che, con un po’ di applicazione e di buona volontà, anche noi possiamo migliorare il nostro livello togliendoci qualche piccola soddisfazione.

La ciliegina sulla torta era la presenza di Mike Maric, che è esempio perfetto di grande atleta – è stato campione del mondo di apnea – diventato poi un formidabile coach, oltre che dottore e docente universitario.

Nel suo libro La scienza del respiro, Mike ci dice come il gesto più importante della nostra esistenza, la respirazione, sia anche il più sottovalutato. Con pochi semplici esercizi, Mike riesce ad aprirti gli occhi e farti intravedere quanto ci sia da noi di inesplorato nel modo in cui respiriamo e nel potenziale che possiamo sviluppare nella vita di tutti i giorni. Anche in acqua, i suoi consigli sulla gestione del quinto stile sono di facile applicazione ma nascondono un’infinita possibilità di miglioramento ed il suo modo di proporli è naturale, proprio come la passione che dimostra per l’argomento.

Forse è proprio questa passione, il piacere di parlare e condividere qualcosa in cui crediamo veramente, il piccolo segreto per trasmettere la propria competenza e far sì che venga compresa ed apprezzata.

Pur essendo persone molto diverse, Mike Maric, Luca Pizzini e Giacomo Carini hanno questo tratto comune: chi, come me, ha potuto trascorrere del tempo con loro parlando di nuoto, è sicuramente tornato a casa arricchito.

Foto copertina: Riccardo Liporace  | MP Italia