La resistenza all’avanzamento è un fattore importante da valutare nel nuoto come abbiamo constatato tante altre volte. Tale fenomeno noto anche come “drag” è legato sostanzialmente alla superficie di attrito frontale formata dal corpo del nuotatore, ma anche dall’angolo (orizzontale) tra lo stesso e la superficie dell’acqua. Sono due le forze che agiscono su un corpo immerso in acqua: la forza peso e la forza di galleggiamento. A causa della minore densità dei polmoni, tali forze non cadono sullo stesso asse verticale, e tale disassamento crea una coppia di forze, nota in letteratura secondo il termine intraducibile “floating torque”.

Tale parametro non fa altro che misurare la tendenza delle gambe ad affondare.

Chiaramente questa forma di resistenza ha un effetto inibitorio sulla velocità finale e un compito importante per nuotatori è quello di creare una posizione di galleggiamento adeguata durante ciascuna forma di nuotata. Nei primi studi effettuati, tale aspetto è stato messo in relazione a diversi fattori antropometrici del nuotatore, basati su posizioni e orientamenti dei diversi segmenti corporei.

Tuttavia, i primi studi hanno parecchie limitazioni dal momento che non tengono in considerazione come questa coppia di forze cambia quando il corpo del nuotatore è in movimento, così come il ruolo della battuta delle gambe influisce anche sull’angolo formato con la superficie orizzontale e sulla superficie di attrito con l’acqua.

In altre parole, è bene riuscire ad analizzare la differenza tra la situazione attiva e quella passiva di tale coppia.

Uno studio di ricercatori norvegesi – che potete trovare al seguente link – ha proprio messo in luce questo aspetto valutando sia l’effetto delle dimensioni del corpo, che dell’angolo formato dallo stesso con la superficie dell’acqua. Le misurazioni sono state effettuate partendo dalle analisi video con inquadrature laterali che hanno registrato delle prove di nuoto a differenti velocità, comprese le massimali.

Una delle principali domande che si poneva questo studio era se l’angolo del corpo del nuotatore dipendeva da questa coppia di forze. I dati hanno mostrato che effettivamente c’è una correlazione tra angolo e coppia soprattutto per le velocità sub-massimali.

Appare invece ininfluente per la velocità massima di nuotata. Lo stesso scenario si presenta quando si considera la coppia normalizzata per la lunghezza del corpo del nuotatore. Ciò implica che nel caso di velocità più elevate e alla velocità massima in particolare, altre forze, provenienti da mani e piedi o dall’acqua in movimento che agiscono sul corpo, influenzano la coppia flottante e l’angolo stesso.

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L’azione delle mani che spingono all’indietro durante la bracciata crea una coppia che determina l’abbassamento delle gambe e usare gli arti inferiori in modo efficace potrebbe contrastare questo effetto per creare invece una coppia diretta al sollevamento delle gambe. Quindi la frequenza e la forza delle gambate influenzeranno la coppia attiva e l’angolo.

Come sottolineato in studi precedenti, il recupero del braccio sopra l’acqua sposta caudalmente il centro del volume corporeo immerso, mettendo in luce il fatto che mentre le parti del corpo si muovono dentro e fuori l’acqua, la coppia attiva cambia.

Inoltre, le azioni di respirazione modificano sempre il volume del corpo e la galleggiabilità e di conseguenza la coppia flottante. Quando si esamina la relazione tra angolo e portanza idrostatica, anche qui si presenta una correlazione significativa alle velocità di nuotata più basse. A velocità più elevate l’influenza della portanza idrostatica sulla coppia attiva espressa sempre come angolo formato dal corpo, sembra essere mascherato da altri fattori.

Tutto questo per dire che i nuotatori più esperti utilizzano una tecnica di gambata efficiente tale da ridurre l’angolo del corpo e quindi la resistenza, e questa è una prima conferma dell’importanza delle gambe a scopo propulsivo nel nuoto.

D’altro canto, avere già in partenza una distanza minore tra il centro di galleggiamento e il centro di massa è associato a una migliore prestazioni in sprint come dimostrato in altri studi. Per tale motivo questo è un aspetto che condiziona fortemente la tecnica di nuotata intesa come tutte quelle fasi legate alla miglior ricerca possibile di appoggio e presa della bracciata in modo tale da garantire una propulsione più efficiente possibile.

Inoltre, è stato sottolineato come influisca a quelle velocità non massimali, ma sufficientemente elevate, proprio quelle che caratterizzano la maggior parte delle andature di gara.

Quindi, al di là delle caratteristiche naturali di ciascun nuotatore, è un argomento sul quale vale proprio la pena insistere in allenamento, in acqua e a secco.

Su come farlo, ho deciso di avvalermi della visione dei due seguenti video.

Nuoto gambe a stile libero Y con snorkel

Arch Body Exstension

Foto: Fabio Cetti | Corsia4