Si è appena conclusa l’ulteriore tappa di passaggio sulla la via che porterà verso oriente, prima di tutto a Gwangju nel prossimo mese di luglio, ma soprattutto a Tokyo 2020, che resta il vero obiettivo dell’ItalNuoto come ribadito in più occasioni dal CT Cesare Butini.

Se l’obiettivo è l’Olimpiade, la prima riflessione naturale riguarda la vitale necessità di imparare a gareggiare a livello internazionale, prima di tutto come condotta di gara. E il trend positivo di questi Campionati Assoluti è stato proprio di vedere in diverse situazioni delle gare con questo approccio moderno, sia come nuotata che come approccio alla gara.

Da tempo sostengo che nel nuoto sono tutti velocisti nel senso che l’obiettivo dell’allenamento è di far nuotare gli atleti sempre più veloci, non più a lungo. Se non vogliamo chiamarla velocità pura va bene, ma resta il fatto che le andature da rispettare per realizzare i tempi che servono per essere nell’élite mondiale sono ormai sotto gli occhi di tutti, altrimenti sarebbe da ipocriti affermare il contrario.

Il nuotatore deve arrivare a possedere certi passaggi, e per evitare che siano azzardati l’allenamento deve essere mirato devono essere basati sulla giusta biomeccanica di nuotata che sfrutti prima il telaio del motore. Per capirci meglio, il telaio fa riferimento alla morfologia e alla struttura fisica e muscolare dell’atleta, il suo utilizzo e allenamento determina la soluzione tecnica di nuotata. Il motore invece non è altro che l’insieme del sistema metabolico e neuromuscolare che devono essere allenati di conseguenza.

Solo con un lavoro sinergico su tutti questi aspetti è possibile costruire le prestazioni che abbiamo visto sulla scena mondiale e finalmente abbiamo assaporato anche la scorsa settimana a Riccione in diverse gare, a prescindere dal risultato finale.

Per fare ciò occorre non lasciare nulla al caso e trovare soluzioni tecniche di nuotata in modo da portarle allo stremo con l’allenamento. Solo così si può pensare di assimilarle e di riuscire a mantenerle in gara. Chi riesce in questo intento può pensare di competere nel nuoto mondiale di oggi, altrimenti il tutto rimarrà un semplice passaggio a fagiano!

L’esempio più facile che racchiude questi principi si è potuto osservare nella gara dei 200 delfino di Federico Burdisso. Presa a braccia larghe per permettere al dorsale di essere già pronto e subito una fase di trazione già molto propulsiva ancora prima di arrivare alla spinta finale. Per concludere contro movimento di gambe e schiena durante la fase di recupero delle braccia in modo da produrre la cosiddetta planata e una continuità della nuotata in tutte le sue fasi. Anche Giacomo Carini piano piano sta cercando di tornare ai suoi livelli e anche lui come già detto in passato ha una nuotata su questi principi, anche se con una trazione non così pronunciata.

Anche se parliamo di uno stile diverso Margherita Panziera deve i suoi grandi miglioramenti a un miglioramento tecnico che le permettono questo approccio alla gara, già dall’anno scorso nuota un dorso moderno con più rollio in modo da sfruttare i muscoli della schiena. Infatti negli ultimi due anni ha fatto passi avanti anche fisicamente, ora è molto più strutturata. Indice positivo è il suo miglioramento generale negli ultimi due anni di pari passo in entrambe le distanze. Questo dà maggiore consapevolezza, va bene parlare di specializzazione, ma se limitata a una sola gara come spesso accade, rischia di diventare una limitazione per non dire involuzione.

Lo stesso miglioramento l’hanno avuto sia Matteo Restivo che Filippo Megli nei 200 dorso e stile libero. Entrambi molto bravi ad affrontare la doppia distanza in modo coerente con un passaggio adeguato gli standard e per fare ciò sono migliorati già dall’anno scorso anche nei 100. Chiaro che il 200 ad alto livello è una gara complessa che per non avere cedimenti richiede certi volumi adeguati di lavoro, ma è altrettanto vero che con certi schemi vecchi purtroppo ancora presenti in Italia la prima parte di gara è fuori gioco. Loro, in quel di Firenze sanno bene cos’è il volume, ma viene praticato in chiave moderna, applicato sempre e solo alla competizione. La vera chiave è trovare la qualità nella quantità e loro, con il tecnico Paolo Palchetti ci stanno riuscendo bene. Tanta fatica si, ma funzionale, non un inutile massacro.

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La rana, anche se con prestazioni cronometriche non paragonabili a Burdisso e alla Panziera, ha fornito dei segnali molto interessanti. A livello femminile, Arianna Castiglioni seppur non al meglio fisicamente ha messo in campo una rana che in prospettiva futura sarà vincente. Infatti, ora sfrutta decisamente la trazione della bracciata mantenendo il corpo molto più orizzontale, una nuotata quasi maschile, e lo dimostra un crono non lontano dal personale e un passaggio più veloce a metà gara; le auguriamo di risolvere i problemi agli adduttori e tutte le altre dovranno fare i conti con lei in futuro.

Lo stesso vale per Martina Carraro, che è riuscita a rendere al meglio addirittura su tutte le distanze. C’era da aspettarselo, la scorsa estate aveva cambiato a maggio situazione di allenamento e aveva bisogno di assimilare molte novità, su tutte il metodo di preparazione a secco di Max Marchi e la sua applicazione in acqua successiva. Nella stagione invernale ha raccolto i primi frutti con la medaglia ai mondiali in vasca corta, ora la conferma in vasca lunga aspettando la Corea questa estate.

E con questa tipologia di lavoro è risorto negli ultimi tre anni anche Fabio Scozzoli, che in questi campionati ha dato un’ulteriore conferma di avere delle prestazioni stabili nel tempo, altro requisito fondamentale per andare all’Olimpiade per provare a essere protagonisti. Nicolò Martinenghi è anche lui sulla buona strada, anche tecnicamente è migliorato soprattutto nel movimento del corpo, più che mai fondamentale nella rana moderna; forse gli è mancato qualcosa nella finale dei 100, ma è ancora giovanissimo, è tutta esperienza.

Sempre nella rana si sono visti altri due giovani interessanti e completi tecnicamente come Federico Poggio e Alessandro Fusco. Quest’ultimo dopo i successo giovanili di questa estate con medaglia agli EuroJunior, ha messo un altro tassello con un miglioramento nei 100 e con il primo podio assoluto nei 200 rana, il primo a invadere un territorio da troppo tempo legato agli stessi nomi e fornire un segnale concreto di ricambio.

Doppia distanza dominata sempre da Luca Pizzini, seppur con problemi fisici dei mesi scorsi per 150 metri ha fatto vedere la sua rana da manuale modellata negli ultimi anni, in estate tornerà ai suoi livelli. Ci tengo a sottolineare questo aspetto perché se ci è riuscito lui in età già avanzata a migliorare in modo esponenziale stravolgendo il modo di nuotare, tutti possono migliorare sempre e su tutti gli aspetti, ed è questo il messaggio che i giovani emergenti devono apprendere e scolpire nella propria mente.

Tornando alla preparazione di Scozzoli e della Carraro, ne viene fuori uno spunto per mettere in evidenza un altro aspetto fondamentale dell’allenamento moderno degli sport di prestazione: la forza!

L’allenamento della forza è la chiave per il miglioramento prestativo come dimostrato dagli studi scientifici degli ultimi 15 anni, ulteriore chiave è la sua periodizzazione e l’applicazione sport-specifica.

In altre parole grazie a questo allenamento, sempre se ben periodizzato e svolto a ragion veduta, l’atleta utilizza meglio la cilindrata del suo motore, e sfrutta al massimo il suo telaio secondo i principi che ho illustrato in precedenza. E ciò vale in tutte le specialità, lunghe o corte che siano, nel caso del nuoto, dai 50 ai 1500.

Al momento vedo in Italia ancora troppa casualità sull’allenamento di questo aspetto, quando si parla di programmazione si vira inevitabilmente sugli aspetti metabolici, e solo in acqua, non è sufficiente.

Sempre sulla forza ha lavorato sin da giovane Federica Pellegrini, e ancora di più in questa fase di carriera che sembra quasi una seconda giovinezza. Anche qui per vedere il suo vero valore bisogna aspettare questa estate, ma tecnicamente ha già dato segnali importanti in entrambe le distanze dello stile libero.

Ha mostrato una nuotata più continua rispetto al passato, come ha dimostrato nei 100 stile. Non dimentichiamo che il suo record italiano di 53”18 risale al 2016, le possibilità di migliorarlo ci sono tutte. Probabilmente la gara che le darà nuove possibilità di ribalta internazionale saranno sempre i 200, ma anche nel suo caso la distanza più corta è sintomo di miglioramento generale. Del resto rimarranno sempre la gara che l’hanno rivelata, come me molti di voi si ricorderanno come se fosse ieri il 54”40 degli Assoluti di Livorno nel marzo 2004.

Da allora sono passati ben 15 anni, per lei vissuti sempre ai massimi livelli. Alti e bassi, ma affrontati sempre con professionalità e senso del dovere ponendosi come obiettivo principale l’allenamento svolto al massimo e oltre.

I veri campioni vivono di questo, non danno peso a risultati intermedi che sono solo dei finti traguardi. Questo dovrebbe essere l’approccio corretto per i giovani, al centro dei loro pensieri ci deve essere l’allenamento, il gusto per la fatica, la sfida quotidiana con se stessi prima di tutto. Solo così si può pensare di intraprendere un certo percorso, che porti al livello mondiale appena descritto o che si fermi a livelli intermedi.

L’importante è che alla fine della strada l’atleta abbia cancellato dal suo vocabolario la parola rimpianto, allora avrà espresso tutto il suo potenziale, qualunque esso sia.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4