Il gesto tecnico dello stile libero, nella fattispecie del crawl, è stato da un punto di vista storico il primo fenomeno natatorio a essere stato preso in considerazione come oggetto di studio.

Forse proprio perché si tratta della forma di locomozione acquatica più veloce ed efficiente, ha suscitato sin dal principio l’attenzione degli scienziati del nuoto. Già dalla fine degli anni 60, con l’ausilio dei primi sistemi di visione, si è cercato di identificare nel modo più preciso possibile tutti quegli aspetti relativi alla meccanica di nuotata, in tutte le sue forme propulsive.

Partendo dalla pura osservazione visiva del movimento, si è intrapreso un percorso che ha portato allo studio della cinematica, per sfociare fino in campo fluidodinamico, con la scoperta dei vortici e del contributo delle varie forze propulsive all’avanzamento del corpo in acqua.

Tutto questo percorso, che ha visto una sempre migliore comprensione dei principi propulsivi e una loro netta differenziazione dalle altre forme di movimento, ha portato negli anni a un’evoluzione della tecnica di nuotata a crawl che ha visto modificare notevolmente il pattern di bracciata.

Da un punto di vista pratico le traiettorie si sono accorciate e hanno via via acquisito un andamento molto più lineare che curvilineo. In tal modo si è ridotto notevolmente il tempo di esecuzione del singolo ciclo di bracciata e di conseguenza le velocità in gara sono aumentate in senso assoluto, dai 50 ai 1500. Le prestazioni di alto livello dipendono sempre più dal rapporto ottimale frequenza-ampiezza di bracciata, e da una certa stabilità di questi parametri per l’intera durata della gara.

Abbiamo ripetuto più e più volte come l’ampiezza di bracciata è il vero marchio di fabbrica dei nuotatori di élite, nel senso che si tratta di tutto un altro ordine di grandezza rispetto ai nuotatori non evoluti. Questo è sicuramente un dato di fatto, ma purtroppo non ci permette di inquadrare al meglio e di mettere a fuoco la vera problematica:

da dove viene davvero l’efficienza e l’efficacia della tecnica di nuotata a stile libero?

Facendo un passo indietro, non dobbiamo dimenticarci che il nuoto è uno sport ad alta valenza coordinativa, e ne consegue che per ogni tecnica di nuotata le diverse forme di esecuzione che si possono osservare in giro nelle piscine sono numerose. L’importanza della coordinazione è risultata più evidente in stili come rana e delfino, che sono simmetrici e simultanei. Infatti questi stili presentano già intrinsecamente dei tempi morti, che sono stati caratterizzati con un indice di coordinazione.

Lo stile libero è sicuramente una forma di nuotata più continua, ma questo solo in linea teorica. Sempre dall’osservazione visiva della nuotate è emerso chiaramente come le diverse soluzioni adottate dai nuotatori differiscono dalla diversa coordinazione tra i movimenti delle braccia, che per l’appunto non sono simultanei.

Le tecniche principali sono state modellate nel modo seguente:

1. Modello di nuotata opposta: in questo tipo di nuotata si ha che una delle due braccia inizia la fase di trazione non appena l’altra ha terminato la fase di spinta.

2. Modello di nuotata sovrapposta: questa tecnica presenta invece una sovrapposizione delle due fasi propulsive. L’entità della sovrapposizione assume misure differenti a seconda della fase del ciclo di bracciata in cui avviene.

3. Modello di nuotata alternata: si tratta di una tecnica molto meno efficiente delle altre due; infatti questo modo di nuotare presenta una discontinuità propulsiva tra le due braccia. In altre parole, intercorre tra queste due fasi un intervallo di tempo significativo.

Una volta appurata questa classificazione delle nuotate, è incominciato anche su questo aspetto un lungo e acceso dibattito, così come quando si fronteggiavano in un duello piuttosto aspro la teoria del lift e quella del drag riguardo alla propulsione. Il motivo era dettato dal fatto che, fino a un certo momento, i fenomeni coordinativi erano stati in parte trascurati, nel senso che non era mai stato sviluppato un metodo che fosse in grado di quantificare con un certo grado di precisione.

E così che anche per lo stile libero è stato introdotto il concetto di indice di coordinazione. Grazie a questo nuovo parametro è possibile misurare meglio il grado di coordinazione tra le due braccia del nuotatore e quindi confrontare al meglio i diversi tipi di nuotata.

L’approccio che è stato intrapreso dagli studiosi per misurare la coordinazione nello stile libero ha origine apparentemente da quello tradizionale, anche in questo caso si parte dall’analisi delle fasi del ciclo di bracciata.

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Le quattro fasi del ciclo di bracciata sono le seguenti:

A. Appoggio e presa: si tratta del momento che inizia con l’entrata della mano in acqua e l’inizio del movimento verso dietro.

B. Trazione: identifica il percorso della mano dall’inizio del movimento all’indietro fino al suo arrivo all’altezza del piano verticale delle spalle. In questo momento ha inizio la propulsione effettiva.

C. Spinta: la fase più propulsiva che vede la mano spostarsi dal piano delle spalle fino alla sua fuoriuscita dall’acqua.

D. Recupero: la parte finale della bracciata, che vede il braccio totalmente fuori dall’acqua ritornare al punto di partenza.

Il grosso problema affrontato dagli studiosi è stato di misurare prima il tempo di esecuzione del ciclo di bracciata completo e, successivamente, stimare la durata delle singole fasi come delle percentuali dell’intero periodo.

Lo step successivo, una volta calcolati questi parametri per ciascun braccio, ha rappresentato la vera novità rispetto al passato, ed è stato così il punto chiave per valutare questi parametri coordinativi. In aggiunta ai tempi di esecuzione, si è andati a misurare il gap temporale tra le singole fasi propulsive delle due braccia secondo l’approccio descritto in precedenza. Il gap stimato, indicato con la sigla LTlag time – corrisponde alla differenza degli istanti di tempo tra la fine della fase propulsiva del braccio sinistro e l’inizio della fase propulsive del braccio destro. Esprimendo anche tali intervalli come percentuali della durata di un ciclo di bracciata, si ottiene per ogni braccio un indice (Idc1 e Idc2).

L’indice di coordinazione effettivo – Idc – è dato dalla media dei due valori calcolati per ciascun lato. Per ogni modello di nuotata è applicato questo procedimento e si ricava un valore diverso di indice di coordinazione.

Nel caso delle braccia in opposizione di fase come si vede nella prossima figura il ritardo propulsivo è nullo, c’è continuità tra le due braccia proprio perché la durata delle fasi propulsive coincide con quelle non propulsive. Quindi in questo caso il valore di Idc è pari allo 0%.

Nel caso del modello in sovrapposizione di fase (nella figura successiva) l’indice ricavato avrà un valore positivo.

Si ottiene questo risultato perché c’è un periodo temporale in cui si presenta una sovrapposizione delle fasi propulsive tra le due braccia. Soprattutto in questo tipo di nuotata, grazie a questo parametro è possibile fare un distinguo anche tra due atleti che nuotano apparentemente nello stesso modo, per quanto sono simili il grado di sovrapposizione sarà differente.

Infine il modello di nuotata alternata (figura sottostante) presenterà un valore di coordinazione negativo, questo aspetto è dovuto al fatto che è presente una discontinuità propulsiva, quindi un ritardo temporale significativo tra i due lati.

Coordinazione e Velocità

Un altro argomento importante che è venuto fuori grazie alla scoperta di questo nuovo parametro è quello di valutare come a seconda delle diverse velocità di nuotata esso subisca delle modificazioni.

L’effetto che è stato osservato è di un aumento del valore di indice di coordinazione in modo proporzionale alla velocità, e anche alla frequenza di bracciata. Queste modificazioni sono dovute a un incremento della durata delle fasi propulsive a discapito delle altre.

Il cambiamento può anche essere associato al cambio di un altro tipo di coordinazione, ossia tra le gambe e le braccia.

Infatti questo spiega come variando i colpi di gambe a ciclo di bracciata, da 2 colpi a 4 colpi fino a 6 colpi, anche gli arti inferiori contribuiscono in modo più significativo alla propulsione. Pertanto questo strumento ci permette di capire meglio qual è la tecnica migliore da adottare per un atleta per una certa gara a seconda delle sue caratteristiche. Solo in questo modo è possibile quantificare bene le capacità effettive di un nuotatore, e solo successivamente valutare la soluzione migliore da un punto di vista individuale.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4