Tutti noi “Proud to Swim” sappiamo come fosse schedulata la nostra agenda per questi e i prossimi mesi: Riccione con gli Assoluti e la Brema, a seguire i Criteria.

A maggio gli Europei e poco dopo saremmo scesi a Roma per la 57ª edizione del Settecolli e da lì avremmo cominciato a preparare i bagagli per Tokyo, ci aspettava l’Olimpiade: quel momento che atleti, allenatori, sportivi e giornalisti preparano e aspettano con indescrivibile cura e devozione.

di Chiara Damiani

Questo lockdown sanitario, economico, umanitario ci sta imponendo una prolungata attività di refocusing, che ci richiede una riorganizzazione su più piani: personale, professionale, sociale e non solo.

In alcuni momenti ci sentiamo profondamente confusi, disorientati, e uno sportivo che pianifica e studia ogni micro aspetto di tutte le sue attività, ad oggi probabilmente, accusa ancora di più questo momento di incertezza.

Per questo con la Dott.ssa Paola Contardi Massullo psicologa clinica specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale e psicologa dello sport, oltre che docente della sezione tecnica e professionale della Federnuoto, abbiamo deciso di trovare una chiave di lettura operativa a questo momento di profonda riorganizzazione.

Visto il momento di isolamento forzato ci siamo scambiate qualche idea telefonicamente, ma come sempre la Prof. si è mostrata agile e propositiva, lo sport e il mondo hanno bisogno di professionisti così.

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In due passaggi abbiamo provato a capire come uno sportivo potrebbe attraversare questo momento apparentemente passivo, e trasdurlo in un processo di crescita e sviluppo attivo.

Atleti e allenatori, ci spiega la Dott.ssa Contardi, sono abituati a pianificare e la programmazione è parte stessa della metodologia dell’allenamento; infatti sappiamo che la stagione di uno sportivo è la sommatoria di momenti di carico e scarico. Inoltre, atleti e allenatori agiscono mossi da motivazione che li spinge a raggiungere i propri obiettivi; così questa mancanza di progettualità si traduce in un apparente momento di impasse.

Ad ogni modo nonostante adesso ci manchi: lo scambio con l’acqua, la costruzione di una nuotata sempre più efficiente, possiamo comunque sfruttare questo periodo di tempo per allenarci a secco e con maggiore attenzione approcciando anche in maniera proattiva al processo di adattamento che ci viene richiesto da questo periodo di isolamento.

Obiettivo quindi miglioramento e resa funzionale della quarantena.

Un altro piccolo suggerimento è quello di lavorare sulla nostra memoria motoria, come? Guardando vecchi filmati, interviste di atleti che più ci arricchiscono oppure, perché no, rivedere competizioni passate. Perchè?

Perchè tutte queste attività hanno la capacità di stimolare i nostri neuroni specchio, strutture neurobiologiche del nostro corpo che si attivano quando compiamo una precisa azione e quando vediamo compierla. Quindi questi neuroni hanno la capacità di attivarsi sia per stimoli motori sia per stimoli sensoriali e noi andiamo così ad ottimizzare questo tempo apparentemente fermo e sospeso, sfruttandolo a vantaggio di un nostro migliore ritorno in vasca.

 

In conclusione, come diceva Pablo Neruda “Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”, così come avviene per il lavoro, lo studio le relazioni, tutto va costantemente rivalutato, evoluto e allineato a nuove condizioni.

Quindi come vogliamo immaginare la nostra rinascita acquatica, con quale intervista o gara memorabile ci terremo compagnia fino al nostro prossimo tuffo in acqua?

Io un paio di idee già le ho, e voi?

Foto: Fabio Cetti | Corsia4