In questi giorni di calma apparente fra Europei e Giochi del Mediterraneo, che per il nuoto si terranno dal 22 al 25 agosto presso lo Stadio del Nuoto Torre d’Ayala di Taranto, Fatti di nuoto weekly ci propone qualche curiosità da leggere sotto l’ombrellone.
Volete un altro record di Sara Curtis?
A Parigi ne ha fatti 2 del mondo nei 50 dorso e altri 2 italiani individuali, nei 50 stile e nei 100 dorso (2 volte), rendendo così ancora più speciale la sua settimana Europea. Ha parlato più volte ai giornalisti di chiunque altro, perlomeno nella squadra italiana e, altro record, quasi mai ha detto banalità. Si è dimostrata orgogliosa, di quanto fatto per sé stessa e per il nuoto italiano, ha spesso sottolineato l’importanza di valorizzare il movimento femminile, si è congratulata coi compagni e le compagne e ha mandato vagante di riconoscenza ai genitori e a chi la sta allenando e seguendo.
Ha anche ricevuto i complimenti da persone e personalità inaspettate, e si è sempre espressa con piacere, soprattutto quando a telefonarle è stato Jannik Sinner. Ha risposto, questo sì, con una pepata frecciatina a uno sport che, ultimamente, di soddisfazioni ne sta dando davvero poche (e che di figuracce ne sta facendo a iosa), ma anche questa sua uscita è sembrata coerente, per quanto sia sentita da gran parte di chi la segue e apprezza. Insomma, la settimana perfetta di Sara Curtis (la prima di molte, si spera) è volata via con piacere.
Ah dimenticavo: sapete chi è la prima nuotatrice di colore a detenere un record del mondo in vasca lunga? Sì che lo sapete.
La strana storia del world record dei 1500 maschi
La storia di come è cambiato, negli ultimi giorni, il record del mondo dei 1500 maschi è, in realtà, la storia di come il nuoto (e lo sport) si basa su equilibri sottili e a volte impalpabili.
Prima è arrivato Grant Hackett, 14.34.56 a Fukuoka 2001: un tempo che, ancora oggi e chissà per quanto, garantisce una medaglia (spesso d’oro) a qualsiasi evento internazionale. Sembrava imbattibili, fino all’arrivo di Sun Yang, che prima lo ha migliorato di poco, e poi, a Londra 2012, ha sparato 14.31.02: dite quel che volete, ma quella gara e quel tempo sembravano di pietra, imbattibili.
Ci hanno provato in tanti, da Mellouli a Paltrinieri, da Hafnaoui a Wellbrock, senza mai riuscirci. La dinamica era sempre la stessa: si arrivata ai 1400 in vantaggio, magari anche di parecchio, e poi, l’ultimo 100 si finiva sistematicamente dietro, battuti da quel 54 che sembrava alieno. Poi, a Parigi 2024, Bobby Finke è riuscito nell’impresa, titanica, di toccare 35 centesimi meglio di quel tempo, e portare così il record a 14.30.67: un nulla che però ha significato molto, forse anche simbolicamente.
Ci sono voluti 23 anni per migliorare 4 secondi nei 1500, da Hackett a Finke, e poi è arrivato Johannes Liebmann, 19 anni da Eckernförde, Germania, che 4 secondi li ha migliorati in un pomeriggio, agli Europei di Parigi: 14.26.79. Perchè nel nuoto, e nello sport, funziona proprio così: in un attimo, tutto può cambiare. Anche in Australia, dopo 34 anni, il record Hackett è finalmente stato migliorato: ci ha pensato Sam Short, che ha fatto il record australiano in 14.33.97. solamente una settimana fa, leggere questo tempo avrebbe fatto tutta un’altra impressione.
Rana d’oltremanica
Se dovessi scegliere un MVP degli Europei, e stare fuori dai nomi più gettonati (Curtis, Liebmann, Popovici, Steenbergen), io sceglierei il nome di Angharad Evans.
Fino a un paio di settimane fa era una nuotatrice sicuramente in crescita, che aveva fatto vedere buone cose in corta ma che in lunga sembrava subire le tensioni, tecniche e psicologiche, del nuoto tra i grandi. Coi Commonwealth Games prima, e con gli Europei poi, tutti i dubbi spazzati via: oro nei 100 rana in 1.04.87 (record dei campionati), buon argento nei 200 (2.20.96 in semi come miglior tempo) dietro alla Chikunova e vittoria della 4×100 mista finale, nella quale ha nuotato la frazione interna più veloce di sempre, 1.03.75.
Se la Gran Bretagna ha battuto l’Italia nella 4×100 mista di 10 centesimi, vincendo così anche il medagliere, buona parte del merito va a lei.
See you later!
Iscriviti alla newsletter
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
