Il nostro viaggio attraverso la storia dei record del mondo continua con una delle gare simbolo del programma del nuoto, i 200 stile libero, distanza che al suo interno annovera alcuni dei nomi più importanti e storici della disciplina acquatica.

Da Schollander a Thorpe, da Spitz a Phelps, da Fraser a Federica Pellegrini, molti dei detentori del record del mondo nei 200 stile sono dei grandissimi delle piscine: buona lettura!

di Nuotofan

Partiamo dal 1963 e dai record di due icone: l’1.58.8 di Don Schollander, primo uomo a scendere sotto i 2′, e il 2.11.6 di Dawn Fraser, realizzato nel 1960 in vasca da 55 yards. La differenza percentuale è del 10,8%.

Nel 1968, ai primi Trials olimpici in cui si disputavano i 200 stile libero, Don Schollander stabilisce l’ultimo dei suoi 11 WR nuotando un grande 1.54.3, mentre la connazionale Debbie Meyer porta il WR femminile ad un altrettanto significativo 2.06.7, per cui la differenza percentuale rimane al 10,8%.

Nel quadriennio che porta a Monaco 1972 Mark Spitz è il protagonista anche dei 200 stile libero, fino all’1.52.78 con cui vince il titolo olimpico. In campo femminile è la giovanissima Shane Gould ad emergere prepotentemente e a vincere l’oro olimpico in un 2.03.56 che riduce il delta percentuale al 9,5%.

Ritiratasi Shane Gould, si danno battaglia Shirley Babashoff e Kornelia Ender, ed ancora una volta esprimo la mia ammirazione per i crono della Ender, che – solamente 13 anni dopo Schollander – a Montreal 1976 abbatte il muro dei 2′ nuotando 1.59.26. Anche in campo maschile sono stati anni dinamici, e Bruce Furniss vince l’oro a Montreal stabilendo, con 1.50.29, il nuovo WR. Il differenziale sceso all’8,1% dà l’idea del valore del record della Ender.

Ritiratasi la Ender, è la connazionale Krause a migliorare, nel 1978, il WR nuotando 1.59.04, ma è la 14enne statunitense Sippy Woohhead a vincere, nello stesso anno, il titolo mondiale a Berlino ovest con uno strepitoso 1.58.53 che riduce il differenziale con il WR maschile al minimo assoluto del 7,5%.

L’anno seguente la Woodhead lima ancora decimi, in due occasioni, fino ad 1.58.23, che si deve confrontare con il nuovo WR di 1.49.83 realizzato dal sovietico Sergej Kopljakov. La differenza percentuale è salita di pochissimo: 7,6%.

Nel 1980 Rowdy Gaines porta il WR maschile a 1.49.16, per poi scendere sotto l’1.49 (con 1.48.93) nel 1982.

Dal 1983 plana nelle piscine, prima europee e poi mondiali, l’Albatros Michael Gross, che migliora il WR tre volte fino all’1.47.44 con cui vince l’oro olimpico a Los Angeles 1984. In campo femminile è Kristin Otto (prima di specializzarsi su distanze più brevi) a riuscire a migliorare il fenomenale WR della Woodhead, nuotando 1.57.75: il differenziale salito al 9,6% dà l’idea dei progressi compiuti dall’Albatros tedesco.

Il quadriennio successivo che porta a Seul 1988 vede, nel 1986, il nuovo WR femminile di Heike Friedrich con 1.57.55, mentre all’Olimpiade coreana è Duncan Armstrong a scrivere una tipica storia olimpica condita dal nuovo WR maschile: 1.47.25. Restiamo al 9,6% di differenza.

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Il 1989, come sappiamo, è anno da sottolineare per la vera impresa di Giorgio Lamberti agli Europei di Bonn: 1.46.69 nei 200 stile libero e differenziale che si impenna al 10,2%. Torniamo oltre il 10% dopo i minimi di fine anni ’70 e la risalita negli anni ’80.

Il mitico WR di Lamberti resisterà quasi 10 anni, mentre in campo femminile è Franziska Van Almsick, ai Mondiali di Roma 1994, a nuotare un 1.56.78 che riporta il differenziale al 9,4%.

Il record della Van Almsick verrà migliorato, di soli 12 centesimi, dalla stessa nuotatrice ben 8 anni dopo, mentre in campo maschile si assiste ad una gragnuola di progressi dal 1999. È, quasi incidentalmente, Grant Hackett a migliorare di un centesimo il WR di Lamberti, ma poi la scena viene occupata dal connazionale Ian Thorpe, che nuota i suoi primi due WR in quello stesso 1999.
L’1.46.00 di fine 1999 viene ancora abbassato nel successivo anno olimpico, prima dallo stesso Thorpe con 1.45.51 poi da Pieter van den Hoogenband che, a Sydney 2000, si prende anche il titolo olimpico con 1.45.35.

Il 2001 ritorna ad essere solo di Thorpe che prima scende decisamente sotto l’1.45 (1.44.69) e poi nuota l’impressionante 1.44.06 ai Mondiali di Fukuoka 2001, forse l’apice del suo strapotere natatorio con quell’ultima vasca da autentica idrovora della piscina.

Il fenomeno Thorpe è testimoniato anche dal delta percentuale che, in quel 2001, è arrivato al 12,2%, cioè al valore nettamente più elevato tra tutti quelli visti.

Bisogna attendere il 2007 ed i Mondiali di Melbourne per vedere cambiamenti. Anche dopo i sei anni trascorsi, deve essere un altro fenomeno a superare il WR di Thorpe e non c’è dubbio che il Phelps 2007 lo sia a livelli difficilmente ripetibili, se si pensa che – oltre a superare quel WR – ne realizza di storici nei 200 delfino e 200 e 400 misti.
Oltre all’1.43.86 di Phelps, c’è parecchio movimento anche in campo femminile, prima con l’1.56.47 della 18enne Pellegrini e poi con quella finale condotta su ritmi mai visti da Manaudou e Lurz, e vinta dalla francese in 1.55.52.

A fine 2007, cioè prima del biennio gommato, il delta si attesta ad un ancora elevato 11,2%.

Alle Olimpiadi di Pechino Phelps si porta a 1.42.96, mentre la Pellegrini nuota prima 1.55.45 in batteria e poi 1.54.82 in una finale in cui Isakovic e Pang la incalzano fino alla fine. A fine 2008 siamo all’11,5%.

I Mondiali di Roma 2009 segnano la fine della nostra storia.

È Biedermann, in forma smagliante in quell’annata, a trovare nei gommati integrali l’arma letale per nuotare quell’1.42.00 che appare fantascientifico anche 13 anni dopo, se si pensa che nel 2021 l’oro olimpico si è vinto con un crono di oltre due secondi superiore.
In campo femminile è la Pellegrini la dominatrice incontrastata, migliorando il WR già in primavera (1.54.47) e poi due volte ai Mondiali, prima con 1.53.67 in semifinale e poi con 1.52.98 in finale.

A differenza del WR maschile, c’è da rilevare come nel 2021 l’australiana Titmus sia arrivata a soli 11 centesimi dal limite della Pellegrini.

L’attuale differenza percentuale tra i WR maschile e femminile è del 10,8%, esattamente la stessa del 1963.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4