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Nuoto, intervista a Katinka Hosszu

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di Gianna De Santis

Se la vedi nuotare ti basta poco per renderti conto della potenza della sua bracciata, di come riesca a essere padrona della vasca e allo stesso tempo amica dell’acqua. A volte va così veloce che non solo domina le gare e le avversarie, ma anche le telecamere sono costrette ad inseguirla, c’è bisogno di aprire l’inquadratura perché tra lei e le altre c’è un distacco immenso, abissale. Un esempio? Basta rivedere i 200 misti che ha vinto a Eindhoven nel 2013 in una delle tappe della Coppa del Mondo dove ha realizzato il record mondiale.

Questo è il ritratto di Katinka Hosszu, classe 1989, ungherese, una laurea in psicologia, una che in acqua sembra davvero una “Iron Lady” (donna di ferro come è stata soprannominata, e da cui prende il nome anche il suo libro in uscita il 22 novembre in Ungheria e che presto avrà anche una versione inglese), ma che poi quando si leva la cuffia e gli occhialetti mostra sì due occhi di ghiaccio, ma con un volto che si apre al più dolce dei sorrisi.

Katinka è l’Iron Lady dai tre ori e tre bronzi Mondiali in vasca lunga; due ori, due argenti e un bronzo in vasca corta; nove ori, quattro argenti e due bronzi europei in vasca lunga; quattro ori, tre argenti e due bronzi nella stessa competizione ma in corta; e ben 103 ori, 23 argenti e 23 bronzi in Coppa del Mondo. Numeri da far venire i brividi, eppure lei è una abituata a verificare ogni giorno i suoi limiti e a superarli. Il prossimo ostacolo da battere riguarda i Giochi Olimpici, lì non ha mai vinto.

Abbiamo visto i suoi grandi successi in queste ultime quattro tappe della World Cup, si sente soddisfatta oppure ha ancora grinta per andare a vincere?

«Sono molto felice dei risultati che ho ottenuto fino ad oggi – racconta Katinka Hosszu –, ovviamente continuo ad essere anche tanto determinata nel raggiungere soprattutto nuovi traguardi importanti per me. Al momento sono molto concentrata sulle prossime tre tappe della World Cup e non vedo l’ora di poter gareggiare ancora».

In questa World Cup, gli atleti ungheresi e lei su tutti, state dando prova di un’ottima preparazione, qual è il vostro segreto? 

«Non posso dire che esista un vero e proprio segreto – spiega –, ma è solo il duro lavoro di ogni giorno a portarti alla fine ad avere certi risultati. Io mi sto allenando diversamente dagli altri miei connazionali e sto gareggiando molto di più rispetto a loro, ma sono contenta che sempre più ungheresi stiano partecipando alla World Cup. È molto incoraggiante tutto ciò, e spero che grazie a questo la qualità dei professionisti ungheresi si alzi ancora di più».

Si sente pronta per i Mondiali in vasca corta a Doha? 

«Mi sto preparando con attenzione, fino ad oggi ho avuto una buona stagione in vasca corta e sono molto curiosa di vedere come andranno le mie gare ai Campionati del Mondo. Sono contenta di ritornare a Doha dove a settembre ho battuto tre record mondiali. È piacevole tornare nella vasca che mi ha dato tanti bei ricordi, è stimolante».

Alle Olimpiadi non è mai riuscita a vincere, crede che a Rio sarà l’anno decisivo? È tra i suoi obbiettivi di questa stagione?

«È difficile prevedere chi vincerà a Rio. Certamente tra i miei obbiettivi c’è quello di salire sul podio e tornare a casa con una medaglia, ma non sono ossessionata dal dover vincere a tutti i costi. Sento di essere comunque già abbastanza felice per l’andamento della mia carriera anche se ancora non ho vinto la medaglia olimpica, ancora mi “diverto” a nuotare e mi impegno al massimo. Il resto poi si vedrà».

Non è stancante essere tutto l’anno in giro per il mondo fra trofei e appuntamenti internazionali?

«Certo non è facile, però al momento questa vita mi piace e mi diverte, viaggio molto e gareggio altrettanto, sicuramente è uno stile di vita impegnativo e stancante ma sto godendo a pieno l’essere una nuotatrice professionista. Ne vale la pena».

In Italia molto atleti stanno andando all’estero ad allenarsi, come vede questa scelta di provare esperienze fuori dal proprio paese?

«Io all’età di 19 anni mi sono trasferita a Los Angeles per studiare e sono tornata in Ungheria dopo quattro anni per le Olimpiadi di Londra (2012) quindi posso confermare in prima persona che questa esperienza mi ha aperto la mente. Mi ha dato nuove idee e molta sicurezza nel vedere come si allenavano le altre persone provenienti da tante altre nazioni, quindi è un’esperienza da fare e che consiglio. Però tornare a casa è molto bello. Sono consapevole che ho imparato tanto da questa esperienza, ma sono anche convinta che da qui posso rappresentare al meglio il mio Paese».

La rana è lo stile in cui forse mostra una maggiore debolezza, come cerca di sopperire a questa piccola difficoltà?

«Sinceramente oggi la rana per me non è più un problema come in passato, è lo stile dove sono più debole è vero, ma credo di aver sopperito in modo sufficiente a questa mancanza durante tutta la gara dei misti».

Parliamo del suo libro “The Hungarian Iron Lady”. Da cosa nasce questa voglia di raccontarsi e dire gli altri anche una parte dei segreti dei suoi successi?

«Sinceramente spero che questo libro ispirerà almeno una persona. Ho raccontato la mia storia, anche se non è una biografia, sperando di motivare gli altri. Sarà un libro orientato sulla psicologia, raccontando come sono diventata “l’Iron Lady” e del perché mi hanno dato questo soprannome. Parlerà delle esperienze che ho vissuto alle Olimpiadi di Londra, in cui ho ottenuto il 4° posto, e a Barcellona, quello che è successo in quell’anno, cosa è cambiato e come lo vedo oggi, perché c’è stata una trasformazione».

Il soprannome Iron Lady è “pesante” da portare o è uno stimolo in ogni gara?  

«Sono passati due anni da quando mi hanno dato questo soprannome. Oggi mi dà molta fiducia, anche se all’inizio avevo l’impressione che non ne fossi all’altezza, ma adesso credo che mi si adatti di più e spero di poterlo meritare anche in futuro. Ora stare sul blocco come Iron Lady mi dà un’impostazione diversa, motivandomi a gareggiare sempre al massimo e a dare sempre di più».

E non potrebbe essere diversamente per una che ogni volta che si tuffa in vasca si pone un ostacolo sempre più alto da saltare, un limite da superare, un nuovo record da frantumare. Iron Lady non a caso!

(special thanks to Anitha Iablonschi)
(Traslate by: Megan Kilbourn)
(photo credit: pentaphoto & LaPresse)

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