La nuotatrice della nazionale Costanza Cocconcelli si è laureata in Scienze Politiche, Sociali e Internazionali con una tesi dal titolo “Evoluzione del corpo e della prestazione nello sport contemporaneo. Dal doping agli Enhanced Games.”
L’abbiamo raggiunta telefonicamente per parlare con lei dell’argomento studiato, e dei risultati ai quali è giunta con il suo interessante lavoro.
Ti sei laureata in Scienze Politiche e Sociali. Quando e come ti è venuta l’idea di collegare il tuo percorso di studi con lo sport e con l’argomento della tua tesi?
È stata l’unione di due cose che fanno entrambe parte della mia vita. Il Professore del corso di Storia Contemporanea mi ha proposto la lettura di Giochi di Potere, un libro scritto da Nicola Sbetti che parla delle Olimpiadi dal 1896 al 2012, e che rivive la storia contemporanea attraverso le Olimpiadi. Durante l’estate del 2025, poi, ho avuto una conversazione con i miei genitori sugli Enhanced Games che mi ha illuminato.
Dal nostro scambio di opinioni, è nata la curiosità di indagare intorno alle scelte che portano alcuni atleti a scegliere un percorso così controverso come quello del doping dichiarato. La tesi è arrivata dall’unione delle idee: l’evoluzione del corpo e della prestazione nel corso del tempo, dal doping di stato fino alle manifestazioni più recenti.
Nella tua tesi hai studiato i cambiamenti del corpo dell’atleta in relazione al doping: che cos’è nella tua esperienza di atleta e studente, oggi, il “corpo dell’atleta“?
Io l’ho sempre vissuto in modo semplice, seguendo valori e sentimenti che si allineano con la concezione dello sport classica, quella in cui credo.
Lo sport è da sempre portatore di valori sani e puliti, e nella mia tesi ho cercato di capire anche quali sono i meccanismi che portano a prendere decisioni così lontane da questa ideologia. E quali sono le conseguenze anche nella percezione del corpo e della prestazione stessa, quando si fanno scelte che non si allineano con le regole generali.
Di doping se ne parla abbastanza e nel modo giusto?
C’è sempre un pò di zona d’ombra, una sorta di tabù intorno a questo argomento. È complicato capire le questioni di doping, perchè è nella sua natura evolversi e cambiare, insieme e a volte prima dell’antidoping. Per questo è molto difficile da trattare e da analizzare nel suo complesso, e forse per questo si tende a parlarne poco. Se ne parla quando ci sono situazioni singole, che magari fanno molto discutere per i nomi coinvolti, ma è sempre un discorso a posteriori, e spesso non obiettivo.
La nascita degli Enanched Games ha ribaltato questa prospettiva, perchè invece che nascondere il doping lo esalta, lo mette alla luce, esponendolo come una condizione accettata. In questo modo, porta a galla le tante contraddizioni che si celano in questo discorso. Nella mia analisi ho incluso tutte queste caratteristiche, senza dimenticare che, al centro del discorso, va comunque posizionato l’atleta. E la percezione e il significato del suo corpo, in questo, sono nel tempo cambiati.
Ora che ti sei laureata, come prosegue la tua carriera?
Dopo essermi laureata a Bologna, ho deciso di continuare gli studi magistrali a Firenze, la città dove vivo e mi alleno. Continuerò qui il mio percorso, e devo dire che il lavoro che ho svolto per questa tesi mi ha appassionato e soddisfatto molto. Credo che abbia grandi margini di interesse, e in futuro mi piacerebbe molto continuare ad approfondirlo.
Questo è l’abstract del lavoro di Costanza Cocconcelli, alla quale vanno i nostri complimenti per i risultati raggiunti.
La tesi ricostruisce l’evoluzione del rapporto tra corpo, prestazione e ricerca del potenziamento nello sport contemporaneo, dalle prime pratiche dopanti alla nascita del sistema internazionale antidoping, fino agli Enhanced Games, competizione che ammette sostanze e interventi volti a migliorare la prestazione.
Attraverso un approccio storico, integrato da contributi di sociologia e medicina sportiva, il primo capitolo esamina la progressiva misurazione e medicalizzazione del corpo atletico, il doping di Stato durante la Guerra fredda, gli scandali e l’affermazione della governance antidoping. Il secondo analizza gli Enhanced Games come esito e insieme rottura di questa storia, considerando le origini del progetto e le sue implicazioni scientifiche, politiche, economiche ed etiche. Il terzo propone un’analisi qualitativa e comparativa di 68 articoli pubblicati tra il 2023 e il 2026 dal «Corriere della Sera», «nuoto.com» e «SwimSwam Italia», per indagare linguaggi, argomenti e rappresentazioni del corpo e della prestazione.
L’analisi mostra come la competizione faccia emergere tensioni tra autodeterminazione e tutela della salute, libertà e condizionamenti economici, miglioramento e regole condivise. Il confronto tra le testate evidenzia inoltre che il dato cronometrico non coincide automaticamente con un record riconosciuto: il valore sportivo della prestazione dipende anche dalle condizioni della prova e dalla legittimità delle regole. La tesi conclude che gli Enhanced Games rendono visibili contraddizioni già presenti nello sport, ma la liberalizzazione del potenziamento non elimina i rapporti di potere né garantisce una scelta pienamente libera o sicura. La trasformazione del corpo conserva la specificità sportiva quando tutela l’atleta e mantiene condizioni di confronto eque e risultati credibili.