Sono bastate un paio di semplici mosse, neanche troppo segrete, per rivitalizzare i Mondiali in vasca da 25, una delle manifestazioni più bistrattate del mondo del nuoto, e riportarli alla luce dei riflettori internazionali.

Quali? E sopratutto, basteranno per creare un trend?

I Mondiali di Budapest sono stati bellissimi. Un aggettivo banale ma calzante, se proviamo a definire ciò che rende universalmente bello un evento sportivo.

La location

Si è passati da Melbourne 2022 a Budapest 2024 e il miglioramento è stato netto.

In Australia si nuotava all’aperto e gli atleti erano costretti a coprirsi con giubbotti invernali prima e dopo le gara a causa delle temperature anomale per la stagione estiva australiana; la Duna Aréna è un impianto studiato per il nuoto.

Ne hanno giovato le prestazioni un pò a tutti i livelli, dai record del mondo alle singole prove degli atleti. E non è stato solo un discorso tecnico, perchè il miglioramento è stato anche visivo: dal cielo australe alla Duna Aréna il salto è lunghissimo, e se si vuole rendere il nuoto uno sport per tutte le stagioni gli impianti al coperto vanno sfruttati al massimo, come è stato fatto a Budapest.

I personaggi

La lista degli assenti annunciati alla vigilia era pesantissima.

Cosa poteva fare World Aquatics una volta appurato il fatto che Marchand, Ceccon, O’Callaghan e molti egli ori Olimpici sarebbero rimasti a casa?

Piangersi addosso oppure puntare su chi sarebbe stato presente e cercare di valorizzarne al meglio le qualità. Atleti come Noè Ponti e Gretchen Walsh, seconde linee Olimpiche, ne sono usciti da mattatori, mentre le star acclamate come Summer McIntosh e Kate Douglass hanno rinforzato la propria immagine, non solo attraverso i risultati ma anche per come questi risultati sono stati comunicati, a tutti i livelli.

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I premi

Senza girarci troppo attorno, il prize money faceva gola a molti: 25k$ per il record del mondo, 10k$ per la vittoria del titolo Mondiale più i premi aggiuntivi per la doppia corona, ovvero la combo World Cup + World Title.

A costo di sembrare ridondante, l’enfatizzazione della vincita in denaro è stata un ulteriore elemento di interesse, sia per (ovviamente) gli atleti, che hanno spinto sull’acceleratore quando si sono trovati in prossimità di un incasso, sia per il pubblico, che finalmente sta vedendo la federazione internazionale tentare di valorizzare anche economicamente i propri talenti.

Improvvisamente, la vasca corta è diventata cool

Per molti, sottoscritto compreso, lo era già, ma so di far parte di una minoranza. Ma forse la corta è tornata ad essere un campo di prova allo stesso tempo serio e divertente, televisivamente accattivante e fresco, perché ancora molto inesplorato. La pioggia di record e grandi prestazioni, la rapida successione di finali e gare interessanti, i volti dei protagonisti sorridenti e soddisfatti: per una settimana il nuoto ha ritrovato la sua anima, ha fatto vedere la parte migliore di sé. Quanti insegnamenti possiamo ricavare da questa magica settimana di Budapest?

Tanti. Il primo è come organizzare un evento che non abbia hype da solo (quindi tutti tranne Olimpiadi e Mondiali in anni dispari), e a cascata viene tutto il resto, a partire dall’impegno e partecipazione degli atleti, per finire con la copertura mediatica e l’interesse del pubblico.

Sì perchè è proprio il pubblico di appassionati che, per primo, tende a sminuire certi eventi, e la cosa più triste, e forse anche un pò patetica, del mondo del nuoto è tutta qui.

“I Mondiali in corta non sono interessanti” o “il nuoto in corta non conta niente” hanno continuato a ripetere quelli bravi. Gli stessi che poi si lamentano che il nuoto non ha abbastanza spazio, che i nuotatori non sono riconosciuti per quanto valgono, o peggio ancora che fanno fatica personalmente a mandare avanti un’attività legata al nuoto, che sia una piscina o semplicemente una carriera da tecnico.

Nonostante negli occhi abbia ancora Budapest, la sensazione di incompletezza di cui si parlava una settimana fa mi è rimasta, forse si è anche amplificata.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4