L’ultima tappa di World Cup di nuoto in acque libere si disputerà tra il 10 e l’11 ottobre in Sardegna, nella splendida cornice di Golfo Aranci.

La folta rappresentativa azzurra convocata da Stefano Rubaudo, e capitanata da Ginevra Taddeucci e dal rientrante Domenico Acerenza, presenta tra le sue fila anche un nome importante del nuoto italiano, quello di Gabriele Detti. Per il campione livornese si tratta di un esordio assoluto nel mondo delle open water: ne abbiamo parlato con lui proprio alla vigilia delle gare.

Come è nata l’idea di provare le acque libere?

È nato tutto un po’ per caso, quando l’anno scorso è stata introdotta la Knockout Race (la nuova gara ad eliminazione che prevede tre prove ad eliminazione successiva, un 1500, un 1000 e un 500 NdR).

Ne ho parlato subito con il mio allenatore Stefano Franceschi, perchè ho pensato che le distanze potessero fare per me, visto che sono tutte simili alle gare che ho sempre nuotato in carriera. Stefano si è interessato e a breve ci sarebbe stata la prova di World Cup di Ibiza, ma mi sembrava ancora un pò presto. La seconda opportunità è capitata agli Assoluti di Piombino, ma in quel caso mi sono dovuto fermare per un paio di settimane per permettere alla mia spalla di recuperare dall’infortunio, quindi abbiamo rimandato la prova a questa stagione.

Hai sempre apprezzato il nuoto in mare o si tratta di una nuova passione?

Anche se ammetto che le gare in acque libere sono molto affascinanti, di base il mare mi fa un pò paura e non avevo mai preso in considerazione l’idea di gareggiarci. Ma nella vita mai dire mai, e quindi, in accordo anche con l’Esercito che mi supporta in questa scelta, ho deciso di provare una nuova esperienza. La mia preparazione non è cambiata ed è sempre incentrata sulla stagione in piscina, principalmente in vasca lunga.

Aggiungendo questa piccola prova voglio innanzitutto divertirmi, cercare nuove emozioni per una fase della mia carriera nella quale è importante ogni piccolo stimolo che riesco a trovare. A 31 anni, non è facile riprendere a macinare chilometri se non si ritorna a divertirsi in acqua.

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Hai già fatto qualche test in mare?

Ho provato qualche allenamento e devo dire che mi è piaciuto molto, non me lo aspettavo. Di base è sempre nuoto, ma si tratta di uno sport molto particolare, nel quale le traiettorie, i cambi alla boa e il nuoto in gruppo sono fattori determinanti. In gara, so che dovrò nuotare nel gruppo e sarà tutto molto fisico, ma anche questo fa parte dell’esperienza. Mi sento come un esordiente che scopre le gare per la prima volta, è questa la sensazione che cercavo dopo tanti anni di carriera.

Facciamo un passo indietro e parliamo di Rio 2016. Quali emozioni provi a quasi 10 anni di distanza?

Ripensarci mi fa sentire un pò vecchio! Scherzi a parte, tutte le medaglie che ho vinto, Mondiali e Olimpiche, le associo a delle sensazioni particolari, che rimangono irripetibili e che mi rendono molto orgoglioso. Ma non sono uno che si culla troppo nei ricordi, mi piace pensare a quello che ho fatto come spinta per pensare al futuro, giorno dopo giorno.

Sei stato uno dei primi in Italia a fare una scelta, da giovanissimo, ben precisa, allontanandoti da casa per dedicarti completamente al nuoto.

È stato un salto nel vuoto, sapevamo a chi ci affidavamo ma non avevamo assolutamente nessuna certezza. Sarebbe potuto andare tutto bene ma anche tutto male, era nel conto. Ora, a distanza di anni, posso dire che abbiamo fatto da apripista, io e Gregorio Paltrinieri, per le generazioni successive e anche questo è motivo di soddisfazione per me. Ora è molto più comune vedere ragazzi di 17 anni andare a fare esperienze anche all’estero, ma ai nostri tempi non era così comune. È stato veramente bello.

1500, 800, 400 e 200: quale di queste gare senti più tua? E in quale invece pensi che avresti potuto, cambiando qualcosa, dare di più?

I 400 sono la gara che sento tuttora più vicina alle mie caratteristiche, quella in cui credo di aver fatto, in generale, le prestazioni migliori. Qualche piccolo rimpianto, se ci penso bene, ce l’ho per gli 800. Se fossero stati introdotti prima in vasca corta e, soprattutto, se fossero stati gara Olimpica a Rio 2016, forse avrei ottenuto qualche soddisfazione in più. Anche Tokyo2020, disputata nell’anno giusto, avrebbe avuto un esito diverso, ma di certo non ho rimpianti per la mia carriera. Ora penso solo al presente, a riprovare emozioni forti e nuove in acqua.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4