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Giorgio Scala, il nuoto raccontato dalle sue fotografie

di Elisa Bellardi

Giorgio Scala, fondatore dell’agenzia Deepbluemedia, è un nome che chiunque bazzichi il mondo del nuoto conosce. Fotografo specializzato nelle discipline acquatiche, da anni è la massima autorità italiana nel campo.

Perché proprio il nuoto? Che cosa c’è alla base della sua scelta delle discipline acquatiche?

Quella tra le corsie è una storia di famiglia: io stesso sono stato un atleta fino ai 13 anni circa. Mia mamma e mio zio sono stati nuotatori, lei ha collezionato anche qualche record italiano di categoria. Mio nonno, invece, è stato presidente di due o tre società e vicepresidente della Roma Nuoto. Insomma, l’ambiente lo conoscevo bene, e io sono anche stato istruttore.

A quando risalgono la passione per la fotografia e i suoi primi lavori?

Ho iniziato ad amare la fotografia al liceo, tra la seconda e la terza. La prima foto l’ho venduta qualche anno dopo, nell’82, è stato abbastanza casuale, ma nel giro di due anni è diventato una professione. Nel 1991 sono partito per la stagione estiva e ho poi passato dieci anni tra Kenia e Tanzania lavorando nel campo del turismo, proprio nel momento in cui si affermava la fotografia digitale.

A quando risale Deepbluemedia e quanti siete, ad oggi, a lavorarci?

Ho fondato l’agenzia nel 2006. Dopo nove anni, siamo in quattro persone fisse nei periodi di ordinaria amministrazione, nelle grandi occasioni, come per esempio i Mondiali, si arriva fino a dieci.

Lei organizza anche corsi di fotografia…

Sì, sono iniziative che vanno avanti da anni, anche se negli ultimi anni si sono un po’ ridotti. Organizziamo workshop durante eventi organizzati dalla Fin, come per esempio il Settecolli e spesso le persone che hanno partecipato ai corsi rimangono a collaborare con noi.

Il nuoto, negli ultimi dieci anni, ha acquistato una crescente attenzione mediatica. Quanto pensa che possa aver influito su questo la fotografia?

A rendere il nuoto più interessante mediaticamente sono stati prima di tutto i grandi campioni come Massimiliano Rosolino e Domenico Fioravanti prima, Federica Pellegrini soprattutto e ora Gregorio Paltrinieri.  Certo, il fatto che io e i miei colleghi fossimo lì, nel posto giusto e nel periodo giusto, ha contribuito a rendere il nuoto, sport non ancora da prima pagina, più visibile. Di strada ne abbiamo fatta, abbiamo avuto anche la fortuna di diventare un punto di riferimento a livello internazionale, anche se per raggiungere le grandi agenzie estere di strada dobbiamo ancora farne.

Pensa che nel futuro il nuoto possa diventare ancora più conosciuto?

Questo, come detto, dipenderà molto dai nostri campioni, primo tra tutti Gregorio, che per ora ha dimostrato di sapersi gestire benissimo anche dal punto di vista mediatico.

Come si rendono il nuoto e in generale le discipline acquatiche interessanti dal punto di vista mediatico?

Rispetto agli altri sport, noi abbiamo l’acqua. Questo può essere vissuto come un limite, ma secondo me è una ricchezza, un di più che cerchiamo in tutti i modi di far fruttare. Non è semplice, già solo per il fatto che la schiuma cambia i valori della luce. Stesso discorso nei tuffi: visto che durano due secondi e mezzo, è necessario conoscere bene le tecniche e anche i singoli atleti, così da cogliere il momento cruciale.

Come vede il futuro di Deepbluemedia e in generale della sua professione?

Con colleghi e amici siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo: tecnologia, foto subacquee, telecamera un remoto, droni e perfezionamento nell’utilizzo degli smartphone.

clicca qui per visitare il sito di deepbluemedia

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