Come mai i nuotatori si commuovono dopo una gara?
Cosa c’è di così romantico nella prestazione sportiva da non poter essere tenuto dentro? Parliamo di sport e sentimenti nel ritorno estivo di Fatti di nuoto Weekly!
È accaduto ben due volte, negli ultimi giorni, che un nuotatore si presentasse alle telecamere appena dopo aver gareggiato e, in maniera inaspettata, si mettesse a piangere. È capitato ai Giochi del Commonwealth, una manifestazione che molti media definiscono in declino, che nessuno voleva veramente organizzare ma nella quale il nuoto sembra, stoicamente, resistere.
È capitato a due campioni molto diversi tra loro, ma accomunati dal fatto di essere nella fase calante della carriera. È successo in modo naturale, un modo che ci fa pensare allo sport come amplificatore delle nostre emozioni, e infine come metafora della vita.
Chad le Clos
È capitato prima a Chad le Clos, appena dopo la staffetta 4×100 stile, e il bronzo ottenuto con il suo Sudafrica. La medaglia in sé, per uno che ha vinto le Olimpiadi battendo Michael Phelps nei 200 farfalla, non sembrava aver così tanta importanza. Nelle competizioni internazionali, le Clos ha in archivio la bellezza di più di 50 podi, tra i quali 26 Mondiali, 4 Olimpici e 18 ai Giochi del Commonwealth. Proprio questo ultimo dato, al nostro Chad, probabilmente non andava giù.
Nel 2022, aveva raccolto “solo” un argento nei 200 delfino, ed era rimasto a una sola medaglia da un record, quello di diventare l’atleta più medaglia della manifestazione. Passando attraverso quattro anni complicati, che lo hanno visto costantemente lottare con infortuni, condizioni non eccelse e avversari sempre più giovani e agguerriti, le Clos si è ritrovato a sperare in questo risultato, forse per dare un senso a tutto quello che ha passato di recente.
Le sue lacrime, che hanno un sapore agrodolce, possono voler dire molte cose: un momento di difficoltà personale, una felicità inaspettata come quella del ritrovarsi su un podio importante dopo molto tempo, il pensiero del ritiro sempre più vicino. Ma per noi che lo guardiamo, che lo ammiriamo da così tanto tempo con quei suoi occhialini al collo e quali sua aria da nuotatore di periferia, sono semplicemente il sentimento di chi ha dato tutto per lo sport e, in qualche modo, per noi.
Adam Peaty
È capitato poi ad Adam Peaty, o meglio Ramsey-Peaty, dopo l’argento ottenuto nei 100 rana. Anche nel suo caso, la medaglia in sé non è così importante, non per un atleta che ha, di fatto, rivoluzionato la rana come nessuno mai prima di lui.
Ma il Peaty di oggi è un atleta nella seconda parte della carriera, che sta cercando, in maniera difficoltosa e dispendiosa, non tanto di tornare quello di prima (del 2016-2020, per dire), ma di ritornare competitivo a livello internazionale. Lo sta facendo con scelte tecniche nette, con tentativi evidenti di ristabilire una nuotata che non trovava più, e con la voglia di misurarsi, anche lui, con avversari che sono sempre più giovani e agguerriti. Per questo, l’argento non lo soddisfa appieno, e per questo quelle lacrime, versate mentre dice che sa di meritare di più, sembrano il sentimento di chi sta dando tutto per un obiettivo complicato.
Non ci sono certezze sul fatto che possa tornare a vincere, o a stravincere, come faceva prima. Non possiamo sapere se questo argento sarà solo uno step verso altri traguardi o rimarrà uno dei suoi migliori risultati. Ma sappiamo che ci sta provando, e questo basta per immedesimarci nelle sue emozioni.
Di cosa ha bisogno il nuoto?
Chi di noi non ha pianto per un obiettivo non raggiunto? Chi non si è rammaricato per qualcosa che pensava di meritare e invece non è accaduto? Chi non si è commosso quando, invece, una buona notizia l’ha raggiunto proprio in fondo a un cammino tortuoso e complicato?
Il nuoto, per raccontarsi meglio, ha bisogno dei tempi, delle classifiche e di qualcosa che, ancora, fatica a far passare. Le emozioni.
See you later!
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Foto: Fabio Cetti | Corsia4
