Tra esami di coscienza ed esami di interessi economici, Fatti di nuoto Weekly cerca di dare una risposta alla domanda che, ciclicamente viene a galla: perchè si parla così poco del nuoto paralimpico?
61 medaglie totali, 29 ori, 16 argenti e 16 bronzi. Secondo posto nel medagliere Europeo, dietro la Russia ma davanti a potenze come Ucraina e Spagna. 23 atleti su 24 convocati sono andati a medaglia. l’Italia agli Europei Paraswimming di Koaceli è stata semplicemente spettacolare.
Una spedizione che presentava, tra l’altro, diverse nuove figure, sia nello staff tecnico che nella squadra degli atleti, e che ha risposto bene anche da questo punto di vista. I veterani hanno fatto il loro, che spesso significa il dominio a cui ci hanno abituato, e i rookie si sono difesi egregiamente, dimostrando che l’Italia ha impostato un lavoro decisamente solido e “futuribile”. Con i russi di nuovo in gioco, e la concorrenza che diventa sempre più agguerrita e ben organizzata, il pericolo di rimanere indietro era dietro l’angolo, ma la squadra di Roberto Bonanni si è dimostrata all’altezza della sfida.
I nomi
Sono stati ben 13 i nuotatori che hanno vinto almeno un titolo, e su tutti spicca di nuovo Carlotta Gilli. La fenomenale atleta piemontese si è aggiudicata ben 5 ori, nei 100 farfalla e poi nei 50-100-200-400 stile, trainando a suon di risultati tutta la nazionale fin dal primo giorno di finali. Lo stesso vale anche per Monica Boggioni, che con 4 titoli individuali (50-100-200 stile e 50 rana) e 8 medaglie totali si è confermata grande protagonista del nuoto continentale.
Anche le altre punte non si sono certo nascoste, e tre ori a testa per Simone Barlaam (50-100 stile e 100 farfalla, 7 medaglie totali), Antonio Fantin (50-100-400 stile) e Stefano Raimondi (100 stile, 100 farfalla e 200 misti), e poi due ori per Xenia Palazzo e Giulia Terzi, e un titolo per Domiziana Mecenate, Letizia Milesi, Luca Da Prato (all’esordio), Angelo Procida, Federico Bicelli e Francesco Bettella.
Le medaglie in totale sono 2 in meno rispetto a Funchal 2024, ma gli ori sono 3 in più. È un dato significativo, la conferma di un livello che rimane alto e, se possibile, riesce a sublimare ancora di più i suoi talenti.
E allora perchè non se ne parla?
Bellissima domanda, difficilissima risposta. Ci sarebbero tutti gli elementi per mettere il nuoto paralimpico in prima serata sulla principale TV nazionale: la suddetta forza dell’Italia, la grande estensione del movimento internazionale, che fa numeri sempre più importanti, le prestazioni degli atleti, tutte ricchissime di elementi tecnici e agonistici (Barlaam 52.27 nei 100 stile, per dirne una su tutte).
Oltre ai nomi degli italiani, ci sono anche le star internazionali, come ad esempio la turca Defne Kurt, cinque ori a Koaceli, che in patria è una celebrità assoluta, e ci sarebbero decine di storie da raccontare nel modo giusto, con un taglio di qualità, mettendo al centro i risultati (incredibili) e poi spaziando nel conoscere gli atleti.
Quindi, perchè non se ne parla? Provo a dare tre motivi, scomodi ma veri.
1 ⇒ Perchè mancano le professionalità per farlo, o forse sono nascoste e schiacciate da altro, da un lavoro che spesso deve essere un hobby, per mancanza di fondi e fiducia.
2 ⇒ Perchè si preferisce andare sul sicuro, e tirare fuori il mondo sportivo “para” solo ogni tanto, quando possiamo metterci a posto la coscienza. In un Paese dove, nonostante ci siano i peggiori risultati sportivi degli ultimi 50 anni, il calcio continua a smuovere un indotto nettamente maggiore rispetto a qualunque altro sport, rischiare di mettere il nuoto, o il para-nuoto, in prima serata è considerata una pazzia.
3 ⇒ Perchè noi abbocchiamo all’amo come pesciolini attirati da una esca. Tradotto con un esempio: preferiamo pagare un abbonamento a un canale di streaming che produce un format idiota, dove dieci ex atleti sfidano 90 sconosciuti pseudo-sportivi in una gara senza senso (e pure brutta), piuttosto che cercare su YouTube il canale (gratuito) che trasmette gli Europei di Paraswimming., dove dei veri atleti fanno cose che nemmeno ci sogniamo.
See you later!
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Foto: Fabio Cetti | Corsia4
