Siccome a Roma ci sono stato, ma solo per le gare di nuoto, innanzitutto un po’ di geografia.

Il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo si trova a due passi dall’Acqua Acetosa, lontano appena due curve del Tevere dal Foro Italico. In realtà ha anche una sede rappresentativa vicina a Piazza del Popolo, ed una velica, ad Anzio, ma è proprio qui, nel cuore di Roma accanto ed all’interno del galleggiante più grande d’Italia (dove sono ospitate tutte le imbarcazioni del canottaggio, oltre che parte degli spogliatoi e della palestra), che si svolgono tutte le attività sportive.

Per il nuoto c’è una bellissima vasca da 25, contornata da un muro di vetrate che danno proprio sul Tevere, dove da alcune stagioni lavora anche Alessandro Terrin.

Dopo una lunga carriera da atleta professionista, nella quale ha collezionato 31 titoli italiani ed una quindicina di medaglie internazionali (tra le quali spiccano l’oro europeo in lunga e l’argento mondiale in corta, entrambi nel 2006 ed entrambi nei 50 rana), si era momentaneamente allontanato dal nuoto. Ma, per sua stessa ammissione, il richiamo della vasca e di un progetto stimolante e ben strutturato è stato troppo forte per resistere.

Come è avvenuto il tuo approdo come collaboratore del Circolo Canottieri Tevere Remo?

Gradualmente. Ci siamo conosciuti circa quattro anni fa, quando preparavo alcuni amatori ad una traversata; tra di loro c’erano anche alcuni soci del Circolo e così il rapporto si è evoluto in una maniera che definirei naturale, fino alla decisione di collaborare per lanciare il settore agonistico del nuoto.

Un settore che fin dalla fonazione del Circolo, nel 1872, non c’era mai stato, in quanto le attività erano indirizzate inizialmente al nuoto individuale, poi alla scuola nuoto e gradualmente ai gruppi amatoriali come quello master. La spinta definitiva ce l’ha data l’elezione a Presidente, nel 2020, di Daniele Masala (oro Olimpico nel Penthatlon Moderno a Los Angeles 1984, NdR), che per storia e percorso personale ha un occhio di riguardo maggiore per lo sport a 360 gradi. Ora, accanto ai gruppi agonistici di canoa, canottaggio e tennis, c’è anche il nuoto.

Un ottimo inizio, direi.

Le condizioni di partenza sono state ideali: con Daniele Di Nizio, che è l’allenatore della squadra, c’è grande sintonia di intenti, così come con Riccardo Urbani (Olimpionico nel nuoto a Montreal 1976), che è il direttore del settore nuoto.

In generale, lavoriamo per avere un marchio di fabbrica che ci dia credibilità, che a nostro parere è il modo migliore per comunicare la solidità del nostro amato circolo. Personalmente, passo le mie giornate a bordo vasca ed il supporto che fornisco per gli allenamenti, soprattutto quando si tratta di velocisti, è molto stimolante.

In un nuoto come quello di oggi, altamente specializzato e dove fattori come la frequenza della bracciata o la potenza sono fondamentali, è giusto dare cura particolare a certi aspetti e la professionalità di noi tecnici deve essere in continua evoluzione. C’è stato un tempo in cui si poteva scrivere il lavoro e quasi dimenticarsi degli atleti in vasca, ora non è più possibile.

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Come avete vissuto questo periodo così complicato di restrizioni?

Fortunatamente non ci siamo mai fermati, siamo stati supportati dal Circolo durante tutti gli ultimi 12 mesi in un modo encomiabile. Nonostante tutte le difficoltà, siamo riusciti a dare continuità alle attività agonistiche, a testimonianza di quanto il progetto sia sentito.

Com’è strutturata ora la squadra agonistica?

Abbiamo 34 elementi di tutte le categorie, dai Ragazzi in su, mentre speriamo di poter arricchire al più presto il team con gli Esordienti, anche perché significherebbe la fine delle restrizioni e della pandemia in generale. Quando sarà finalmente possibile, la scuola nuoto ci darà il bacino per implementare la squadra automaticamente. Ma già da subito stiamo cercando di lavorare attraverso una precisa identità, che ci rende riconoscibili per ciò che mettiamo nel nostro quotidiano.

I valori quindi, hanno un’importanza fondamentale nel vostro progetto.

Con pazienza ed attraverso il lavoro vogliamo diventare in qualche anno una realtà riconosciuta ed iniziare a raccogliere i frutti. Non abbiamo fretta: nello sport il “tutto e subito” non esiste, la nostra convinzione è quella di lavorare per avere risultati da conseguire gradualmente ed al momento giusto. La cosa alla quale teniamo di più, indubbiamente, è dare ai nostri ragazzi una formazione sportiva non fine a sé stessa, ma che li aiuti in generale nella vita. Vogliamo avere successo sia come tecnici ma anche e soprattutto come educatori.

Una battuta sulla rana italiana attuale: c’è da divertirsi…

Sono molto invidioso (ride), perché nonostante abbia avuto la fortuna di poter nuotare con tre generazioni di ranisti – da Fioravanti a Scozzoli – per cercare un livello così elevato mi sono sempre dovuto spostare fuori dall’Italia. Ora invece la competizione interna è incredibile: ho grande stima per Fabio, che è un professionista esemplare, e per Nicolò, che mi sembra il ranista perfetto, tecnicamente fortissimo ma anche molto estroso. Poi sono curioso di vedere dove ci porterà Benedetta Pilato: visto l’età potrebbe regalarci un ventennio di soddisfazioni incredibili. In generale, credo chi il nuoto in Italia sta andando verso un’evoluzione naturale: se non saranno i tecnici a rendersene conto, saranno i ragazzi stessi a farcelo capire.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4