Nella Fatti di nuoto weekly di oggi parliamo di un paio di argomenti sui quali la discussione è molto animata. Polemiche? No grazie.

Commenti costruttivi? Sì, quanti ne volete, qui sotto o sui nostri social. Pronti?

Enhanched Games

Tradotto significherebbe i Giochi Potenziati e quel “potenziati” si riferisce all’utilizzo da parte degli atleti di sostanze che sono ritenute dopanti.

La storia è questa: c’è un magnate australiano, Aron D’Souza, che si è inventato un’Olimpiade alternativa nella quale atleti di nuoto, atletica leggera, sport da combattimento, ginnastica e sollevamento pesi, potranno sfidarsi senza divieti sull’utilizzo di aiuti provenienti da, per esempio, testosterone o altri farmaci, con l’intento di dimostrare il vero limite che il corpo umano può raggiungere nello sport. Ad un primo impatto potrebbe sembrare un’idea scellerata (spoiler: lo è), ma nel sito ufficiale della manifestazione, che dovrebbe avvenire nel 2025, si possono trovare spiegazioni sul come questo sistema sia addirittura meglio di quello utilizzato dalla WADA, l’agenzia mondiale antidoping, e quindi migliore anche per la salute degli atleti.

Il dubbio rimane, così come resta la perplessità sul perché atleti ritirati, ma pluridecorati, abbiano deciso di abbracciare l’impresa. Soldi, direte voi. Forse, ma non solo.

D’Souza ha promesso premi milionari per chi si cimenterà nella sfida e batterà, ad esempio, dei record del mondo, e James Magnussen non ha esitato ad accettare la sfida. Poi, ai microfoni di Brett Hawke, ha anche aggiunto varie motivazioni più filosofiche, tipo la voglia di dimostrare che anche dopo essersi ritirato sia ancora competitivo o la curiosità scientifica, direi quasi morbosa, di scoprire fino a che età un uomo possa ancora essere un atleta professionista. Magnussen, ha anche aggiunto che, durante la sua carriera, è stato uno degli atleti più controllati al mondo e non ha mai sbagliato un test antidoping, argomentazione portata a favore della sua decisione di vedere cosa può fare utilizzando un’altra strategia.

Non mi ha convinto, né sulle motivazioni personali né sulla bontà dell’iniziativa, e non mi ha convinto nemmeno Brett Hawke, anzi mi ha dato fastidio che il podcast di nuoto più seguito al mondo abbia dato spazio a questa iniziativa senza mettere più di tanto in discussione l’idea che c’è alla sua base. Sinceramente, mi viene da sperare che sia solo una grandissima trollata, che qualcuno se ne esca prima o poi dicendo “scherzavamo”, che si nasconda dietro una campagna di sensibilizzazione sul doping, ma non succederà. Ci beccheremo quindi queste “olimpiadi”, che forse sono figlie di questo mondo in cui si mette tutto in discussione, in cui arriveremo a pensare che 1+1 non fa 2, che è vero tutto ma anche il contrario di tutto. E nel frattempo perderemo di vista le cose che andrebbero veramente valorizzate.

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Brent Hayden

Tipo le storie come quella di Brent Hayden, che a quarant’anni suonati ha nuotato 48.12 nei 100 stile, rilanciandosi in modo prepotente nel mondo agonistico, quello vero, dando un segnale nemmeno tanto velato a chi l’agonistica fa finta di farla in altri circuiti, diciamo così, alternativi.

Col massimo rispetto per lo sforzo e le scelte di vita di tutti, Hayden è molto più vicino all’idea di sportivo che mi piacerebbe venisse proposta, uno che si mette in gioco con i suoi pari per vedere se può dare ancora qualcosa a questo sport e per prendere tutto ciò che questo sport può ancora dargli. Poi magari fallirà, ma almeno lo avrà fatto sportivamente.

Matricole

Tipo la storia dei Criteria, la bella festa del nuoto giovanile italiano, un movimento che non smette di macinare numeri e sensazioni ultra positive, anno dopo anno. Le gare stanno per finire e saremo tempo di analizzare i numeri dell’edizione 2024, ma si può già spendere una parola sulle matricole, argomento che è tornato alla ribalta, come ogni anno, proprio nei giorni delle gare a Riccione. Posto che i tagli di capelli insensati non mi piacciono, esteticamente possiamo dire che fanno proprio ca***e, sono invece stupito di quanta negatività social ci sia intorno a questo fenomeno che ormai è consolidato.

Avete idea di quanta tensione ci sia intorno a quei tre giorni a Riccione per un ragazzo di, diciamo, 14 anni? Avete idea di quanto possa essere positivo stemperarla con un travestimento, una goliardia, una risata? Avete idea di quanto sia meglio un clima festoso piuttosto che un serio e cupo ambiente nel quale si attende solamente la prestazione o la medaglia e tutto il resto non ha senso?

Se non la pensate così le cose sono due: o non avete mai nuotato, e ci sta, ma quindi dovreste fidarvi di chi qualche gara in più l’ha fatta (tipo la FIN, che promuove positivamente il fenomeno matricole forse anche per evitare che si trascenda in altre iniziative meno educate) oppure avete delle reali preoccupazioni, o delle reali notizie, che riguardano maltrattamenti o addirittura abusi subiti dai ragazzi. In questo secondo caso non sono i social il posto adeguato per denunciare i fatti.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4