Il nuoto italiano è forte, fortissimo, mai così continuo nei medaglieri e nella capillarità, per medaglie, finali e semifinali nei Mondiali e nelle Olimpiadi.

Si parla spesso della nascita del movimento, di come l’Italia sia diventata da semplice comprimaria a protagonista attesa, da Nazione che vinceva un bronzo ogni tanto col suo talento più grande a scuola apprezzata e anche esportata nel mondo, ma non è l’unica angolazione per un racconto che ha anche altre sfaccettature.

Il posto di Simona Quadarella nel nuoto italiano

Tutto è iniziato a Sydney 2000, con il boom delle medaglie di Fioravanti, Rosolino e Rummolo, generazione in cui c’erano anche Brembilla, Vismara e diversi altri nuotatori di alto livello. Da quella infornata di talenti sono arrivati Filippo Magnini e, soprattutto, Federica Pellegrini, che ha dato continuità al movimento allacciando idealmente la generazione d’oro a quella che, ancora oggi, ci accompagna nei risultati incredibilità che di Parigi.

In mezzo c’è Gregorio Paltrinieri, che ha rivoluzionato tutto e, nella scia di Pellegrini, ha insegnato al nuoto italiano la mentalità per rimanere al vertice negli anni, senza mai mollare ma accettando il cambiamento, reinventandosi, rimettendosi in gioco. Una lezione già imparata da molti dei nostri, come Martinenghi su tutti, e che servirà come metro di paragone anche a chi da ora in poi sarà chiamato al difficile compito di riconfermarsi, Ceccon per esempio. Sullo sfondo di tutto questo, silenziosa ma sempre presente, c’è Simona Quadarella.

I risultati di Simona Quadarella parlano per lei: 27 medaglie internazionali, 3 ori Mondiali, 12 ori europei, 1 bronzo Olimpico e due record nazionali, 800 e 1500 stile in vasca lunga. In realtà anche lei parla, ma il suo essere sempre educata e pacata non le fa cavalcare la ribalta come i suoi colleghi. Non ha, per esempio, il surrealismo di Ceccon, non è appariscente nelle parole e nei gesti come Federica Pellegrini, o super emozionale come Benedetta Pilato. Non esplode nella telecamera come Nicolò Maritnenghi e non ha quel pizzico di follia che spesso mette in campo Gregorio Paltrinieri.

Simona Quadarella analizza le sue gare in modo sempre lucido, sia quando è felice del risultato sia quando invece non lo è, apparendo calma e riflessiva, mai banale. A Parigi ha detto che era «felice per il record italiano negli 800, significa che sono in forma e che non devo avere rimpianti, ho fatti tutto come andava fatto», e lo intendeva veramente, nonostante in lei bruciasse ancora il quarto posto nei 1500. Ha anche detto che «niente le dispiace di più che non aver fatto la medaglia nei 1500, ma le altre sono andate più forte», non accampando scuse, non mettendo la fatica davanti alla prestazione, comunque ottima, che però l’aveva delusa. Ed era delusa per sé stessa ma anche per «la mia famiglia, che mi sostiene sempre, e il mio allenatore, che è con me da una vita e che c’è sempre stato».

Se è giusto parlare di esperienze positive anche quando non si ha un risultato apparentemente brillante, allora è giusto anche parlare senza mezzi termini di delusione, quando ci si sente non soddisfatti. Simona Quadarella non ha mai nascosto niente di questo, è stata prima delusa e poi serena nell’accettare due quarti posti Olimpici che, va detto, non spostano molto nella valutazione generale della sua carriera.

Un atteggiamento che rispecchia il suo essere anche in vasca.

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Non solo Veleno

La chiamano “veleno” perché non molla mai, ma la grinta non è la sua unica arma. Prima di quella ci sono lo studio, l’applicazione giornaliera, la programmazione.

Da giovanissima è una promessa del mezzofondo, nuota bene soprattutto i 1500, non ancora gara Olimpica, e poi gli 800. Dal 2014 al 2017 vince tutto a livello giovanile, comprese le Olimpiadi, e poi si sposta tra i grandi, con aspettative enormi. Su di lei grava subito il titolo di “nuova Pellegrini”, l’ombra lunga che qualsiasi nuotatrice italiana ha, con l’aggiunta, visto che ci siamo, de “la nuova Filippi”. Come Alessia, Simona è mezzofondista, romana e fortissima, ma a differenza di Alessia sembra sia limitata al mezzofondo.

Non è un limite per lei, che studia da subito il campo rivali e si adatta di conseguenza, mettendo in atto strategie diverse con risultati eccellenti. Agli Europei sa di poter fare incetta di medaglie, e allora si fionda anche sui 400: a conti fatti possiamo parlare di tripletta (400+800+1500) a Glasgow 2018, tripletta a Budapest 2021 e doppietta (più argento nei 400) a Roma 2022. Ai Mondiali lascia i 400, nei quali sarebbe “”solo” finalista e si butta sul mezzofondo, dominato però da Ledecky. Nessun problema, perché anche questo fa parte del piano, perché «misurarmi con lei per tutti questi anni, anche se era sempre lontana, è stato solo uno stimolo, non una penalizzazione».

All’esordio iridato, Budapest 2017, è bronzo nei 1500, ma poi sarà due volte oro, entrambe senza Ledecky ma entrambe agguantate con la maestria e la caparbietà di chi sa che ogni occasione va presa al volo. Nel 2019, a Gwangju, si prende anche entrambi i record nazionali, 8.14.99 e 15.40.89, tempi da élite, tempi da grandissima, che le fanno guadagnare il rispetto (e il timore) di tutte le avversarie. Chissà quante volte Isabel Gose si sarà allenata per batterla, chissà quante volte Anastasia Kirpichnikova avrà fatto i calcoli sui suoi passaggi. Come Paltrinieri tra i machi, Quadarella ha dettato degli standard di riferimento, quelli delle umane dietro Ledecky, che le rivali devono aver seguito giornalmente, con il solo scopo di esserlo più vicino possibile. A volte è riuscito a lei, a volte no, e il bronzo Olimpico di Tokyo né è testimonianza.

Poi c’è sempre stato il “veleno” quel mordente eccezionale che spesso lue ha permesso di azzannare le gare con un ritmo di bracciata esagerato, di macinare frequenze insostenibili, di essere la più brava a recuperare e guadagnare nel nuotato, soprattutto nei momenti di crisi delle altre. Quante volte abbiamo visto la “crisi dei 1000” affrontata da lei a viso aperto mentre le altre soccombevano sotto i colpi della fatica? Quante volte ci sembrava impossible che il suo ritmo rimanesse lo stesso nonostante il passare inesorabile dei metri? E il suo sorriso dopo la gara, con le guance rosse di fatica e gli occhi limpidi e felici?

Ora siamo qui a commentare due quarti posti, che a riguardarli possono sembrare amari ma che in realtà sono confortanti. Perché Simona Quadarella c’è sempre stata, nei risultati dell’Italia del nuoto, silenziosa e calma, intelligente e tenace, come pochissimi altri hanno saputo fare.

Foto: Simone Castrovillari per Corsia4