Giorno uno subito ricco di protagonisti, con tanti giovani ma anche parecchie stelle già discretamente affermate. Una di queste è senza dubbio l’ucraino Mykhailo Romanchuk, che dopo l’argento mondiale e il testa a testa con Paltrinieri va a prendersi gloria in solitaria con la cavalcata vincente dei 400 stile, vinti in 3’45’’96, nuovo record delle Universiadi.

Per i colori azzurri restano fuori dalla finale sia Filippo Megli undicesimo che Fabio Lombini tredicesimo, ma una stretta al cuore mi arriva quando leggo il nome di Andrea Mitchell D’Arrigo chiudere in ultima posizione la finale (nuotando quasi dieci secondi in più della qualifica dove aveva chiuso quarto in 3’49’’84!), non tanto per la prestazione ma per la bandierina USA a fianco del suo nome!

Faccio un salto in avanti per andare a vedere invece quanto di bello c’è stato per l’Italia. I sogni di medaglia di questa prima giornata erano affidati ai velocisti della 4×100 stile maschile e i ragazzoni della next generation non hanno steccato. Solo gli Stati Uniti sono più forti di Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi che strappano l’argento in 3’15’’24.

Tornando indietro troviamo la buona finale conquistata da Elena Di Liddo nei 50 farfalla. La pugliese, vista in ottima forma all’Energy for Swim, trova un piazzamento tra le migliori otto con 26’’74, mentre l’altra azzurra in semi, Aglaia Pezzato, rinuncia a scendere in acqua in vista della finale della 4×100 stile.

Altra semi è quella dei 100 dorso uomini, priva di azzurri in acqua, tutti eliminati in mattinata con Matteo Milli 17° e Matteo Restivo 22° entrambi appena sotto al 56’’. Il primo tempo d’accesso lo ottiene l’americano Justin Ress con 53’’34 mentre tra i big spicca la qualifica di Kosuke Hagino, quinto al momento con 54’’57.

Tocca alla finale dei 400 misti donne, dove Carlotta Toni lotta ma chiude in ottava posizione con 4’47’’35 dopo il buon 4’43’’91 della mattina. Stravince la giapponese Yui Ohashi con il nuovo record Universitario di 4’34’’40.

Si torna alle semifinali con i ragazzi dei 100 rana. Un campione olimpico al via, è il kazako Dmitriy Balandin che si prende il primo posto parziale in 1’00’’27 di due decimi più veloce dell’australiano Wilson. Poca Italia, con Andrea Toniato ultimo e fuori in 1’01’’92, mentre Federico Poggio è rimasto il primo degli esclusi dopo le batterie con 1’01’’83.

China Open 2026 da record del mondo!

Come sono andati i China Open, i Campionati Cinesi che tante star internazionali hanno attratto quest’anno?

Vediamolo insieme.

World record

Per quei pochi che si fossero completamente disconnessi da qualsiasi piattaforma, il notizione che arriva dalla Cina è ovviamente il record del mondo di Cameron McEvoy, che nei 50 stile ha cancellato uno di quei crono che sembrava inarrivabile, il 20.91 di Cesar Cielo del 2009 (gommato).

L’australiano, che sta vivendo una seconda fase di carriera sorprendente, ha nuotato puntando (parole sue) al 21.5 e alla fine ha toccato in 20.88, scrivendo un pezzo di storia del nuoto.

Il suo record si iscrive nella lunga lista di grandi prestazioni di velocisti lontani dalle finali che contano, dimensione che probabilmente da la tranquillità necessaria per sprigionare tutta la potenza in acqua.

Chi è curioso, ora, di vedere se qualcuno dagli Enhanced Games si riuscirà a spingere oltre (lol)?

Thomas Ceccon

Si trattava per noi, ovviamente, del motivo di interesse numero 1, vista e considerata l’assenza in acqua – presente però tra gli spalti – di Niccolò Martinenghi. Il nostro campione olimpico non si è risparmiato, e il contesto di grande livello ha di sicuro contribuito alla sua voglia di non sfigurare.

Nella prima gara, i 50 dorso, Ceccon ha nuotato un ottimo 25.01, dietro solo a Coetze (24.83) ma davanti a Kolesnikov (25.02). C’è sempre anche il delfino nelle gare del veneto, che nel prosieguo della manifestazione ha nuotato 23.01 nei 50 farfalla e 51.43 nei 100 (entrambi vinti da Ponti in 22.97 e 51.01). Il piatto forte erano, naturalmente, i 100 dorso, nei quali però ha fornito una prova forse non così convincente: 53.38, secondo dietro ancora a Coetze, più pimpante in 52.73. Solito Ceccon, direi, che un pò gioca a nascondere le carte e un pò prova e riprova il programma che (forse) ha in mente.

Per il resto?

Intanto un bel pò di tempi interessanti dai cinesi: Tang Quianting record asiatico nei 50 rana, 29.44, Zhang Zhanshuo 1.44.53 nei 200 stile, Yu Zidi 2.05.71 nei 200 farfalla e 4.33.33 nei 400 misti.

Poi alcune belle gare, come i 100 stile femminili tra Siobhan Haughey e Mollie O’Callaghan, divise da un solo centesimo (52.79 contro 52.80), e maschili, con il parimerito a 47.70 tra Kyle Chalmers e Jack Alexy. Bene sempre la O’Callaghan nei 200 stile, vinti in un ottimo 1.53.52, e della sempre veloce Gretchen Walsh, che nei 100 farfalla ha vinto con un (per lei) normale 55.22.

Una gara su tutte, però, ha attirato la mia attenzione cioè i 400 stile uomini, che hanno visto il confronto tra Zhang Zhanshuo e Lukas Märtens, con il cinese vincitore in 3.41.55 contro il 3.43.04 del tedesco. In prospettiva, una sfida da rivedere in campo mondiale.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

2° Trofeo BPER Città di Livorno, ultimo test prima degli Assoluti

Il nuoto italiano scalda i motori in vista dei prossimi Campionati Italiani Assoluti e lo fa in Toscana, con il trofeo “BPER Città di Livorno”, organizzato dalla Federazione Italiana Nuoto alla piscina Camalich, ormai centro federale da un anno.

Tanti gli azzurri presenti in vasca, e qualche risposta positiva in ottica Assoluti c’è stata!

Tempi alla mano spicca sicuramente il 200 stile libero di Carlos D’Ambrosio, davanti a tutti con un ottimo 1’48’00.

Oltre ai crono, abbiam assistito a sfide entusiasmanti come quelle della gara regina: Lorenzo Zazzeri vince in 49’’29 davanti a Manuel Frigo con 49’’62 e Alessandro Miressi in 49’’82.

Anche i 200 farfalla regalano un tris niente male: vince chi meno ti aspetti, ovvero Andrea Camozzi in 1’58’’09, beffando Federico Burdisso secondo in 1’58’’34 (ma oro nei 100 in 52’’61) e Alberto Razzetti con 1’58’’60.

Arrivano poi due doppiette: quella di Francesco Lazzari nei 50 e 100 dorso rispettivamente in 25’13 e 54’’73, entrambe le volte davanti a Michele Lamberti e quella di Matteo Diodato che domina le distanze lunghe vincendo 800 e 1500 in 8’08’’55 e 15’22’’94.

Da segnalare anche gli squilli di Gabriele Detti nei 400 stile, vinti in 3’53’’46 e Leonardo Deplano, che vince i 50 stile in 22’’24.

Anche il settore femminile risponde presente!

Lisa Angiolini chiude il treble della rana vincendo i 50 in 30’’77, i 100 in 1’07’’49 e i 200 in 2’23’’87 davanti a Francesca Fangio.

Successi multipli anche per Costanza Cocconcelli, regina della velocità con i successi nei 50 farfalla in 26’’89, nei 100 in 59’’38 e nei 50 dorso chiusi in 28’’21. 

Doppiette poi per Federica Toma nei 100 e 200 dorso con 1’00’’90 e 2’11’’88 mentre Anna Chiara Mascolo si impone nei 200 stile in 2’00’’18 e negli 800 con 8’43’’06.

Squilli infine nei 50 stile per Agata Maria Ambler con 25’’50, Matilde Biagiotti nei 100 chiusi in 55’’82 e Emma Vittoria Giannelli nei 1500 vinti in 16’30’’79.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Fatti di nuoto Weekly: Nuotatori in fuga

Se il fine settimana scorso è partito male, con la notizia che Nicolò Martinenghi non sarà agli Assoluti di Riccione a causa di un problema alla spalla, c’è da dire che è continuato meglio, con diversi risultati interessanti degli italiani in giro per l’Europa.

Ma Fatti di nuoto si interroga: dopo i cervelli in fuga, è il caso di parlare di nuotatori in fuga?

A Sabadel…

In Spagna, per i Campionati Nazionali Open (dove segnaliamo Luka Hoek, 21.93 nei 50, 1.47.59 nei 200 e 48.20 nei 100 stile), gli italiani hanno dato spettacolo. Oltre alla solita, infinita, Silvia Di Pietro (26.04 nei 50 farfalla, 24.87 nei 50 stile, 54.50 lanciato nella 4×100 stile), ci sono almeno altre tre segnalazioni interessanti da fare.

A partire da Jacopo Barbotti, 2006 che già si era visto in crescita nella stagione invernale e che qui ha dato una netta scossa anche in lunga, con una serie di ottime prestazioni: 2.14.74 nei 200 rana, 4.19.92 nei 400 misti, 1.47.69 nei 200 stile (1.47.45 lanciato nella 4×200), 1.59.80 nei 200 misti. Bene anche Elena Capretta, che ha nuotato due ottime prove con 26.43 nei 50 farfalla e 59.04 nei 100. E infine, altro bel meeting per Benedetta Pilato, il cui recupero post squalifica sembra andare per il verso giusto: la ranista pugliese ha nuotato 1.07.11 nei 100 rana (1.06.60 in staffetta) e 30.38 nelle batterie dei 50 rana (30.65 in finale).

A Losanna…

C’era Ceccon, che fa sempre notizia, anche quando dice che nuotare con le signore dell’acquagym accanto non è il massimo della vita. Sarà il ritmo della Zumba, o più probabilmente il carico di lavoro che si è portato dietro dall’Australia, ma il nostro campione non è ancora brillantissimo. Nel weekend ha nuotato un sereno 1.59.61 nei 200 dorso, mentre è apparso nettamente meglio nella velocità, 23.37 nei 50 farfalla (a pari merito col suo amico-rivale Noè Ponti) e 24.95 nei 50 dorso.

Decisamente carico anche Alberto Razzetti, 4.19.49 nei 400 misti, 1.59.18 nei 200 farfalla e 2.00.47 nei 200 misti, mentre è sembrato più pimpante Federico Burdisso, autore di un 1.57.26 nei 200 farfalla (e 52.45 nei 100) che sa di ripresa e di vecchi tempi. Non male nemmeno Anita Gastaldi 2.09.94 nei 200 farfalla e 2.11.50 nei 200 misti, e Lisa Angiolini, 1.06.80 nei 100 rana e 2.23.90 nei 200.

Nel mondo…

Tra pochi giorni inizierà la march madness delle finali NCAA ma nel frattempo la conta degli atleti che scelgono esperienze estere è ormai lunghissima. A settembre si aggiungerà anche uno dei 2006 più interessanti in Italia, Davide Passafaro, che ha stretto l’accordo con Virginia University, lo stesso programma in cui nuota, già da questa stagione, Sara Curtis.

Tra chi sceglie di iscriversi al College, chi frequenta stage più o meno lunghi all’estero (sono appena rientrate dal’Australia Simona Quadarella e Sara Franceschi) e chi – come sopra – cerca stimoli in gara nei trofei internazionali, i nuotatori italiani sono sempre più in fuga, in cerca di stimoli ed esperienze che aggiungano qualcosa al proprio curriculum sportivo e non.

Nuotatori in fuga

Possiamo vedere il bicchiere mezzo vuoto, con la paura che le esperienze italiane non bastino ormai più, nemmeno agli atleti più giovani, e che questo sia anche un campanello di come il sistema attuale, basato su società sportive e gruppi militari, rimanga un gradino sotto a quello anglosassone, dove scuola e sport sono integrati in maniera molto più fluida.

Oppure possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno, sperando che i nostri talenti tornino arricchiti da queste esperienze e che contemporaneamente qualcuno, da queste parti, si accorga che il sistema italiano (per quanto stia dando risultati a volte sorprendenti) può essere messo in discussione e costantemente migliorato.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Fatti di nuoto Weekly: 5 nomi dalle Pro Swim Series di Westmont

Siamo a marzo, e il vento della primavera che arriva inizia a scaldare anche le corsie delle piscine. In attesa della prima parte veramente importante della stagione, facciamo un bel punto di quanto successo a Westmont, nella tappa delle Pro Swim Series.

Ecco una bella top 5 in stile Fatti di nuoto!

Katie Ledecky

Inossidabile e infinita, Ledecky non ha mollato nemmeno le briciole, neanche a queste gare. Per lei il solito filotto di vittorie: 4.00.54 nei 400 stile, 5.40,86 nei 1500 e 8.08.57 negli 800, gara in cui ha battuto Summer McIntosh (8.10.45) in quello che è stato il main event delle Series.

Se esistesse il Mount Rushmore del nuoto, un posto per lei io lo troverei di sicuro.

Gretchen Walsh

Fino a qualche tempo fa la consideravamo una nuotatrice da yards, al massimo da vasca corta, brava a mettere in cascina terreno in tuffi e virate ma non nella nuotata. A distanza di un paio di stagioni, la più giovane delle sorelle Walsh non solo ci ha smentito, ma si è anche accaparrato l’intera top 10 dei crono all-time nei 100 farfalla in lunga, escludendo così nientemeno che Sarah Sjöström.

A Westmont, 55.20 in finale, dopo aver nuotato 55.59 in batteria e 55.31 in semifinale. devastante.

Chris Guiliano

In un momento storico in cui gli Stati Uniti cercano velocisti come il pane, Guiliano è un forte indiziato per il posto, tuttora vacante, di nuovo Dressel.  A Westmont, nonostante l’evidente carico di lavoro nelle braccia, si è ben comportato su tutte e tre le distanze dello stile. Nei 100 è partito con 47.38 nelle batterie, si è consolidato con 47.54 nelle semifinali e ha chiuso con 47.84 in finale; nei 200, 1.45.53 in finale dopo 1.45.38 delle batterie; infine, vittoria e record ella manifestazione con 21.43 nei 50 stile.

Una tripletta che fa ben sperare USA Swimming, per un settore maschile da rilanciare in vista di LA2028.

Sam Short

Il migliore degli australiani in gara è stato il mezzofondista già campione del mondo a Fukuoka. Negli 800 e nei 1500 ha portato a casa due vittoria prestigiose, (8.40.98 e 14.52.33) davanti a nomi grossi come Bobby Finke e Daniel Wiffen, e ha poi chiuso con un sontuoso 3.43.49 nei 400, record della manifestazione e prova davvero convincente.

C’è spazio per una bella estate, per lui.

Isabelle Stadden

Un nome (relativamente) nuovo è quello della dorsista ventitreenne, in netto miglioramento nell’ultimo periodo tanto da saltare all’occhio nei risultati. Per lei 2.05.91 nei 200 (seconda dietro Regan Smith, 2.04.90), 27.29 nei 50 (seconda dietro Berkoff, 27.23) e infine prima nei 100 con il personale di 58.54. un bel dorso, una bella prospettiva.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Domani ci sarà bel tempo, il libro di Federico Vanelli

E allora bisogna risalire e, se serve, calarsi nuovamente in quell’acqua amica dalla quale si è stati lontani per troppo tempo.

È così che un campione torna a essere tale, stringendo al petto non una medaglia, bensì un’altra vita.

Domani ci sarà bel tempo è l’autobiografia dell’ex nuotatore azzurro di Federico Vanelli che ha saputo trasformare una diagnosi drammatica in un atto di puro altruismo e valore civile.

Più che una semplice biografia sportiva, il libro si presenta come un momento di riflessione profonda: un’opera che intreccia il racconto agonistico, la caduta psicologica e la rinascita etica, muovendosi tra la cronaca di una carriera spezzata e la tensione di chi, ogni giorno, deve reimparare a respirare fuori dall’acqua.

Il libro è disponibile dal 25 febbraio in libreria e negli store online, abbiamo fatto un chiaccherata con Federico per farci raccontare meglio questo progetto e la sua vita di oggi.

Partiamo dal titolo, “Domani ci sarà bel tempo”. Che cosa significa?

Un giorno, nell’estate del 2021, ero a passeggio con Bucky (il suo pitbull, NdR) e guardando il cielo ho scorto dei nuvoloni che promettevano pioggia. Mi sono detto: “guarda, domani ci sarà bel tempo”, e questa frase è diventata il mio mantra. Ho capito che il bello o il brutto tempo sono solo una nostra scelta, tutto dipende dalla prospettiva con cui guardiamo le cose che ci accadono.

Stai portando il tuo libro, e quindi la tua storia, in giro per le presentazioni. Come sta andando?

Direi che è un periodo positivamente stressante, perchè alla gioia accosto una certa insicurezza, l’agitazione del non sapere bene cosa aspettarmi da ogni presentazione. Parlare della mia storia davanti a persone che non conosco è sempre come mettermi a nudo, ma cerco di concentrarmi sul messaggio che voglio veicolare, quello della rinascita.

Parlaci del momento in cui hai purtroppo capito che non avresti potuto più gareggiare:

Tre mesi dopo la prima diagnosi ho realizzato che avevo un problema serio che, in qualche modo mi precludeva il futuro che stavo costruendo con tanta dedizione. Non si trattava solamente di non poter più gareggiare a nessun livello, e quindi mandare in fumo tutti gli sforzi di anni di allenamenti, ma anche di rinunciare alla carriera nei reparti speciali della Polizia, il mio grande sogno per il futuro post sportivo. È stata una discesa a picco verso la depressione. A 30 anni mi sono ritrovato con niente in mano e con il futuro distrutto. Avevo paura anche solo a respirare, e tutto è complicato descrivere cosa in quei momenti sia successo.

Il fattore di aiuto psicologico, di cui parli anche nel tuo libro, è stato determinante per la risalita.

Uno dei messaggi che mi sta più a cuore è che tutti, sportivi e non, non devono aver paura di chiedere aiuto in un momento di difficoltà. Spesso tendiamo a sentirci meno forti se ricorriamo all’aiuto di un professionista, ma non c’è niente di più falso. Nel mio caso è stato importantissimo, così come scrivere questo libro mi ha aiutato a vedere la mia storia in terza persona , con il distacco necessario per rielaborarla e capire finalmente cosa davvero mi era successo, come ho reagito e come mi sono ripreso.

Quanto ti ha lasciato il nuoto, come attività e disciplina, nella tua vita di oggi?

Sono riuscito, parole della mia psicoterapeuta, ad applicare tutto ciò che lo sport mi ha lasciato nella mio percorso di risalita dalla depressione. Quell’atteggiamento di tenacia, di resistenza alla fatica, che sei costretto ad avere se vuoi raggiungere risultati sportivi è lo stesso che, in certi periodi molto negativi, mi ha portato anche solo a tirarmi su dal letto. È una forza che mi è venuta in aiuto nel momento del bisogno, che ho saputo tirar fuori anche grazie all’ausilio di chi mi ha aiutato nel mio percorso.

Due anni fa hai salvato un bambino che stava per annegare nell’Adda. Un fatto eccezionale che sembra la metafora perfetta della risalita.

È successo il 20 luglio del 2024, mentre il 30 luglio del 2019 avevo ricevuto la diagnosi medica che metteva di fatto fine alla mia carriera sportiva. Niente accade per caso, e anche la coincidenza del periodo mi fa credere che sia stato in qualche modo la chiusura di un cerchio. In quell’episodio c’era tutto me stesso: l’Adda in condizioni agitate, proprio come le gare in acque libere, mi ha in qualche modo attratto, perchè sentivo che se non mi fossi tuffato, nonostante l’amico che era con me mi dicesse con forza di non farlo (conoscendo la mia situazione), l’avrei rimpianto per sempre, non me lo sarei perdonato.

In questo modo, oltre ad aver salvato una vita, hai potuto conoscere il Presidente Mattarella, persona da sempre molto attento allo sport e ai suoi valori. Com’è stato conoscerlo e ricever da lui l’onorificenza?

È stato proprio come lo vediamo sempre, delicato e gentile. C’è stato un momento, durante la premiazione, in cui mi si è avvicinato e mi ha detto: “Sono stato io a sceglierti”. Ero incredulo, emozionato: per me è stato semplicemente il coronamento della carriera, il momento in cui ho capito che tutto torna.

La tua vita lavorativa attuale è con la Polizia di Stato:

Si, ne vado molto fiero e sono molto grato alla Polizia. Lavoro al Terzo Reparto Mobile e ne gestisco la palestra. Lo sport è rimasto nella mia vita, lo faccio con passione e con molta dedizione.

Lo segui ancora il tuo sport, il nuoto in acque libere?

Le gare degli ultimi anni sono molto cambiate, si sono evolute in una certa direzione. Il nuoto nei bacini chiusi è molto diverso da quello in acque aperte, è più più veloce e televisivo e favorisce i grandi interpreti che provengono dalla vasca, come Gregorio Paltrinieri e Domenico Acerenza. Mi appassiono soprattutto quando in acqua c’è qualche mio ex compagno di allenamenti, per il quale ovviamente faccio sempre il tifo. Dopo un periodo di negazione totale, ora ho ricominciato a seguire il nuoto di fondo con la coda dell’occhio.

Siamo nei giorni dei Giochi di Milano-Cortina. Tu che hai vissuto l’emozione Olimpica da protagonista a Rio 2016, cosa si prova?

I Giochi Olimpici sono il sogno di ogni atleta, forse anche di chi lo nega. Anche solo partecipando, scrivi il tuo nome nella storia dello sport in maniera indelebile. È stato incredibile, emozionante e sfidante. La gara di fondo a Rio è stata una delle più emozionanti di sempre, con dieci atleti che si sono giocati il podio fino alla fine, in uno scenario bellissimo e imprevedibile come l’Oceano. Esserne stato protagonista mi rende ancora orgoglioso.

Federico Vanelli (Lodi, 1991) è un ex nuotatore di fondo, specialista delle gare in acque libere. Ha rappresentato l’Italia ai Giochi Olimpici di Rio 2016 e ha conquistato un oro a squadre e un argento nella 5 km ai Campionati Europei di Hoorn 2016, oltre a un bronzo mondiale nella staffetta mista a Budapest 2017. Nel 2019 è stato costretto al ritiro agonistico a causa di una cardiomiopatia di origine genetica. Oggi è Assistente Capo della Polizia di Stato. Nel 2025 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per aver salvato la vita a un bambino in pericolo nel fiume Adda.

SINOSSI LIBRO
Un cuore che fatica a contrarsi interrompe improvvisamente il ritmo delle giornate, dei programmi, dei sogni: della vita. È quello che accade a Federico Vanelli, nuotatore di fondo professionista all’apice della carriera, costretto ad abbandonare l’attività agonistica a causa di una diagnosi che spegne i riflettori su ogni futuro nello sport: cardiomiopatia. C’è un prima e un dopo in questa storia di caduta e rinascita, di depressione e passioni capaci di salvare. C’è Bucky, un pitbull nero che è un concentrato di potenza ed energia, c’è l’arte, e c’è l’amore, al quale Federico si affida, con il rischio di bruciarsi. Ma soprattutto c’è la terapia, l’autoconsapevolezza, la messa a nudo, la capacità di parlare con sé stessi. Grazie agli allenamenti che lo hanno plasmato, fatti di sacrifici, di lavoro sul corpo e disciplina, Federico sa che ciò che conta davvero è frutto di costanza e determinazione, di ascolto e capacità di affrontare il dolore. E allora bisogna risalire e, se serve, calarsi nuovamente in quell’acqua amica dalla quale si è stati lontani per troppo tempo. È così che un campione torna a essere tale, stringendo al petto non una medaglia, bensì un’altra vita.

Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4

Speciale Master, ai Regionali Emilia Romagna 2026 vince la Coopernuoto

Archiviati i Campionati Regionali Emilia Romagna che si sono svolti sabato 21 e domenica 22 febbraio 2026 presso lo Stadio del Nuoto di Riccione che si conferma uno dei migliori impianti natatori a livello di ospitalità e logistica per le manifestazioni natatorie.

Sei i record stabiliti durante la manifestazione: un mondiale nuotato da Franca Bosisio nei 200 farfalla M55 e sfiorato nei 200 stile, un europeo per Giuseppe Bilotta nei 1500 stile libero M90 a cui aggiunge il primato nazionale negli 800 stile libero, un altro europeo ottenuto da Silvia Parocchi nei 100 dorso M60. Altri due record arrivano nelle staffette della Olympia Bibbiano nella 4×50 stile M100 sia maschile che mista.

Iniziamo dal record mondiale di Franca Bosisio (Team Trezzo) nei 200 farfalla M55 che con 2.32.70 totalizza 1019.51 punti, obiettivo sfiorato nei 200 stile chiusi in 2.17.50 (991.27 p). Doppio centro nel mezzofondo per il veterano Giuseppe Bilotta (Pol. garden Rimini) che nei 1500 stile libero M90 chiude con il crono europeo di 35.04.81 (1017.31), mentre negli 800 stile libero silga il primato nazionale in 18.57.13 (987.21 p).

Nei 100 dorso M60 cade un altro record europeo grazie a Silvia Parocchi (Molinella nuoto) che chiude la prova in 1.12.26 (1031.82 p), secondo oro per lei nei 100 farfalla vinti in 1.11.31 (1026.92 p).

Altri due record nazionali arrivano nelle staffette della Olympia Bibbiano nella 4×50 stile M100 maschile – Alberto Delmonte, Riccardo Curti, Fabio Coppola, Alessandro Ibatici – con 1.33.26 valgono 1001.17 punti, mentre nella mista – Alberto Delmonte, Riccardo Curti, Mariavittoria Ferraro, Francesca Mariani – chiudono in 1.41.27 (1007.30 p).

Segnaliamo inoltre le prestazioni over-mille degli M60 Gian Luca Sondali (CC Aniene) nei 400 misti con 5.10.94 e nei 400 stile (1014.27 e 1006.67 punti) e di Daniela Deponti (Acqua1village) nei 100 misti con 1.14.15 (1014.29 p) che sfiora le quattro cifre anche nei 100 farfalla chiusi con l’argento in 1.13.48 (996.59 p).

Classifica di Società

La classifica per Società – stilata sommando il punteggio dei primi 8 atleti classificati per ogni gara femminile e maschile comprese le staffette – ha registrato la vittoria della Coopernuoto per distacco su So.Ge.Se e San Marino Master:

  1. Coopernuoto
  2. So.Ge.Se
  3. San Marino Master
  4. Villa Bonelli
  5. Aquatic Team Ravenna
  6. Olympia Bibbiano

Foto: CR Emilia Romagna

Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4

Notizie migliori arrivano dai 200 dorso donne, dove Margherita Panziera spalleggia con le migliori ed entra in finale con il terzo tempo. 2’10’’50 è un buon crono, ma per la medaglia servirà almeno quanto nuotato a Budapest (2’09’’43) perché la concorrenza è alta.

L’ultima semifinale di giornata sono i 50 farfalla uomini, con il dominio del bronzo di mondiale Andrii Govorov, primo senza affanni in 23’’17. A spessore internazionale solo Konrad Czerniak può infastidirlo, ma il polacco non sembra al meglio ed è dentro solo con l’ottavo crono in 23’’76. Per l’Italia out Carini in batteria, fuori anche Andrea Vergani, che trova la semi chiusa al 14° posto in 24’’20.

Chiudono le ragazze della 4×100 stile: il Canada con Katerine Savard in apertura vince in 3’39’’21, due decimi meno della Russia e poco meno di un secondo più veloce degli USA. L’Italia con Aglaia Pezzato, Paola Biagioli, Rachele Ceracchi e capitan Laura Letrari chiude settimana in 3’42’’71.

Oggi la seconda giornata con le finali a partire dalle 13.02 italiane!!

(foto copertina: Federnuoto.it)