Giorno uno subito ricco di protagonisti, con tanti giovani ma anche parecchie stelle già discretamente affermate. Una di queste è senza dubbio l’ucraino Mykhailo Romanchuk, che dopo l’argento mondiale e il testa a testa con Paltrinieri va a prendersi gloria in solitaria con la cavalcata vincente dei 400 stile, vinti in 3’45’’96, nuovo record delle Universiadi.
Per i colori azzurri restano fuori dalla finale sia Filippo Megli undicesimo che Fabio Lombini tredicesimo, ma una stretta al cuore mi arriva quando leggo il nome di Andrea Mitchell D’Arrigo chiudere in ultima posizione la finale (nuotando quasi dieci secondi in più della qualifica dove aveva chiuso quarto in 3’49’’84!), non tanto per la prestazione ma per la bandierina USA a fianco del suo nome!
Faccio un salto in avanti per andare a vedere invece quanto di bello c’è stato per l’Italia. I sogni di medaglia di questa prima giornata erano affidati ai velocisti della 4×100 stile maschile e i ragazzoni della next generation non hanno steccato. Solo gli Stati Uniti sono più forti di Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi che strappano l’argento in 3’15’’24.
Tornando indietro troviamo la buona finale conquistata da Elena Di Liddo nei 50 farfalla. La pugliese, vista in ottima forma all’Energy for Swim, trova un piazzamento tra le migliori otto con 26’’74, mentre l’altra azzurra in semi, Aglaia Pezzato, rinuncia a scendere in acqua in vista della finale della 4×100 stile.
Altra semi è quella dei 100 dorso uomini, priva di azzurri in acqua, tutti eliminati in mattinata con Matteo Milli 17° e Matteo Restivo 22° entrambi appena sotto al 56’’. Il primo tempo d’accesso lo ottiene l’americano Justin Ress con 53’’34 mentre tra i big spicca la qualifica di Kosuke Hagino, quinto al momento con 54’’57.
Tocca alla finale dei 400 misti donne, dove Carlotta Toni lotta ma chiude in ottava posizione con 4’47’’35 dopo il buon 4’43’’91 della mattina. Stravince la giapponese Yui Ohashi con il nuovo record Universitario di 4’34’’40.
Si torna alle semifinali con i ragazzi dei 100 rana. Un campione olimpico al via, è il kazako Dmitriy Balandin che si prende il primo posto parziale in 1’00’’27 di due decimi più veloce dell’australiano Wilson. Poca Italia, con Andrea Toniato ultimo e fuori in 1’01’’92, mentre Federico Poggio è rimasto il primo degli esclusi dopo le batterie con 1’01’’83.
52° Nico Sapio, a Genova si apre la stagione del nuoto azzurro
Con la 52ª edizione del Trofeo Nico Sapio di Genova prende il via ufficialmente la stagione del nuoto azzurra 2026-2027!
Anche se abbiam avuto modo di vedere già diversi rappresentanti del Tricolore impegnati in Coppa del Mondo, è il prestigioso trofeo ligure ad aprire le danze in terra nostra, con l’obbiettivo ravvicinato dei Mondiali di Pechino.
Nonostante l’assenza di molti big, non sono mancate le emozioni, con anche cinque record della manifestazione a coronare la due giorni genovese!
Nella vasca dei Campioni
È la lista dei primati del Nico Sapio e tra i tanti nomi storici che spiccano c’era già quello di Alberto Razzetti, che da Sestri Levante ha per forza un legame non da poco con la Sciorba. Il mistista azzurro era detentore del record dei 400 misti con 4’05’’89 nuotato lo scorso anno, crono che in occasione della 52ª edizione ha letteralmente spazzato via vincendo in 4’02’’91! Quella del Razzo non è stata l’unica apparizione, dato che ha gareggiato e vinto anche nei 200 misti in 1’53’’38.
Altri record arrivano dal settore femminile: salto di qualità importante per Noemi Cesarano, protagonista di due pass per i mondiali: nei 1500 timbra 15’41’’90, terza prestazione italiana all-time e nuovo primato del Sapio (che già le apparteneva in 16’06’’50) nettamente abbattuto. Stato di forma strepitoso per Noemi, che vince anche gli 800 in 8’13’’54 a un secondo abbondante dal primato di Simona Quadarella e soprattutto al personal best che la colloca al quarto crono azzurro all-time. Sale all’ottavo invece sua sorella Antonietta, qui seconda con un ottimo 8’19’’30 e oro nei 400 con il personale di 4’03’’96.
Copione simile per Anita Gastaldi, anche lei già primatista in questo caso dei 200 farfalla, vinti con nuovo record di 2’05’’65, quattro centesimi meglio del precedente. Per la piemontese arriva anche la vittoria nei 100, chiusi in 57’’66.
Settore femminile
Detto delle prestazioni da record, resta ancora molto da raccontare: nella velocità Agata Ambler vince 50 e 100 stile in 24’’27 e 53’’53 mentre Anna Chiara Mascolo vince i 200 in 1’55’’27.
Nel dorso i 50 vanno a Costanza Cocconcelli in 26’’84 (oro anche nei 100 misti con 59’’11) e i 100 a Martina Biasioli con il personale di 58’’25 (oltre all’oro nei 50 farfalla con 26’’62), mentre la rana vede Irene Burato e Irene Mati scambiarsi le posizioni nei 50 e 100 vinti rispettivamente in 30’’85 e 1’07’’38, con Lucrezia Mancini oro nei 200 in 2’23’’61.
Stelle d’Oltrape… e non solo
Al Nico Sapio da sempre anche i big stranieri sono stati protagonisti. Anche quest’anno allora ecco un paio di nomi che han lasciato il segno.
Il quarto record della manifestazione abbattuto è del brasiliano Guilherme Caribè Oliveira Santos, che si prende quello dei 50 stile in 21’’20 strappandolo per due centesimi allo squalo Federico Bocchia.
Altro big in vasca è Noè Ponti, protagonista con la doppietta 50-100 farfalla vinta in 22’’21 e 49’’02 in entrambe le occasioni davanti ad un combattente Simone Stefanì.
Settore maschile
Continuando a parlare di doppiette ecco quella di Davide Marchello con i 400 stile vinti in 3’44’’04 e gli 800 in 7’41’’05, mentre nella gara regina Lorenzo Zazzeri si impone in 46’’68 un cnetesimo meglio del suo record del 2023.
Nel dorso Francesco Lazzari vince i 50 in 23’’22 mentre Lorenzo Mora fa doppietta con i 100 (50’’94) e i 200 (1’53’’14). I 100 rana li vince Gabriele Mancini in 57’’36 mentre i 200 Christian Mantegazza in 2’07’’64.
Fatti di nuoto Weekly: i Rivali di Thomas Ceccon
Siamo giunti a fine ottobre, tra due settimane ci sono gli Assoluti e a Riccione si parlerà di tempi e qualificazioni mondiali per Pechino 2026. Tuttavia, c’è chi è già qualificato grazie ai risultati ottenuti questa estate, e può già pensare alla prima grande competizione di questa stagione.
Oggi, Fatti di nuoto Weekly si porta avanti e fa una panoramica su Thomas Ceccon e i suoi avversari, vicini e lontani.
Thomas Ceccon, per quanto ha influito e condizionato la crescita e la percezione del nuoto in Italia, è uno sportivo che definiremmo generazionale. Si tratta di un caso raro, per il nostro Paese, che pur nelle ultime stagioni ha avuto un’abbondanza inedita di campioni negli sport acquatici e nel nuoto nello specifico. Il suo caso, tuttavia, è particolare: fin da quando era giovanissimo, il discorso intorno alle sue prestazioni (anche quelle potenziali) è sempre stato molto acceso, così come l’attesa per le sue gare, paragonabile solo a quella che provavamo per Federica Pellegrini o Gregorio Paltrinieri.
Cosa ce lo fa percepire come così speciale? Difficile dare una risposta unica, più semplice fare una lista. Ci sono innanzitutto motivazioni tecniche, su tutte il fatto che sia stato capace di vincere tutto il possibile in carriera, e che all’età di 25 anni sia già campione del mondo, Olimpico e detentore del record del mondo nei 100 dorso. La sua poliedricità, inoltre, ci fa pensare che le sue potenzialità siano, se non infinite, molto estese, e che sia capace di stupirci ancor più di quanto non abbia già fatto finora. Ogni sua discesa in acqua è un evento imperdibile.
Ad influire sul suo status c’è anche un discorso di attitudine e visibilità, di capacità personale di spiccare tra tanti atleti molto forti, rimanendo fedele a se stesso. Ceccon è Ceccon sempre, no matter what, e questo gli va riconosciuto se non come pregio, quantomeno come coerenza personale. In carriera, è riuscito a vincere tutto non cambiando quasi mai il suo approccio alle gare, a volte rischioso e incomprensibile, ma quasi sempre perfetto nei risultati. Fuori dall’acqua, è riuscito a raccontarsi in modo inusuale ma raro, sicuramente particolare, creando intorno a sé una speciale meta-narrazione, un piccolo mondo di opinioni e pensieri che vivono ormai di vita propria.
Grazie alla costanza ed alla qualità dei risultati, è riuscito a farci appassionare alle sue gare a tal punto da conoscere a memoria anche i suoi rivali, che ormai seguiamo durante l’anno quasi come seguiamo lui, con la curiosità di sapere come stanno e come si stanno preparando al possibile confronto diretto. È da qui che nasce questa lista, l’elenco dei rivali di Ceccon, in ordine sparso, analizzati in vista dei Mondiali di Pechino ma non solo.
Pieter Coetze
Per i risultati ottenuti negli ultimi tempi, diciamo dal 2025 in poi, è il più temibile e temuto di questa lista. Sudafricano, classe 2004, Coetze è in crescita costante: a Singapore ha vinto su Ceccon nei 100 dorso (di 5 centesimi), infliggendogli una sconfitta abbastanza pesante e sentita, ed è stato argento sia nei 50 che nei 200. Questo autunno, impegnato in vasca corta, ha prima fatto registrare il record del mondo nei 50 dorso e poi conquistato la classifica generale della World Cup, vincendo 100 e 200 in ognuna delle tre tappe. A Pechino sarà l’uomo da battere nel dorso.
Xu Jiayu
Nato il 19 agosto 1995, è di sicuro il più esperto tra i dorsisti in circolazione, e anche quello con la carriera più strana. Dopo una prima parte che lasciava intravedere sprazzi di dominio (argento a Rio nei 100 dorso, e poi due ori mondiali consecutivi, 2017 e 2019), i suoi risultati si sono appiattiti dal 2020 in poi. Di recente, però, è quasi rinato, e tra gli Asian Games e la prima parte di stagione in corta ha dato segnali importanti, culminati con il record del mondo in corta nei 50, ottenuto ai campionati cinesi. Ha detto di voler ancora gareggiare e divertirsi finché ci riesce, e ad occhio sembra riuscirci ancora bene.
Hubert Kos
Se in forma, nei 200 è imbattibile, e anche nei 100 ha dimostrato di avere chance per competere coi migliori. Come per Ceccon, tuttavia, anche per l’ungherese una delle variabili più pesanti è il programma gare, che passa anche per i 200 misti e per il delfino. Il fatto di essere allenato da Bowman, ci suggerisce che potrà puntare a una partecipazione ampia e impegnativa, e non è escluso che possa presentarsi per vincere in praticamente tutte le occasioni.
Kliment Kolesnikov
A volte è sembrato svogliato e impreciso, altre fuori forma e altre invece dominante come un tempo. Anche se può sembrare che il suo “treno” sia già passato, e che magari definitivamente andato insieme agli anni delle restrizioni russe per le competizioni, l’ultima parola non è detta. Stiamo comunque parlando di un atleta di 26 anni, che rimane insidioso come pochi nei 50 (ricordiamolo, gara olimpica) e pericoloso anche nei 100.
Apostolos Christou
Nonostante sia forse il meno talentuoso di questa lista di atleti, Christou riesce a sopperire con altre qualità eccezionali, come la grinta o la capacità di essere al posto giusto nel momento giusto. L’esempio più clamoroso, almeno dal punto di vista “cecconiano”, è il centesimo che questa estate gli ha consegnato l’oro europeo nei 100 proprio davanti al (deluso e arrabbiato) veneto. E non era nemmeno la prima volta, visto che a Roma 2022 furono 4 i centesimi che li separarono, quella volta nei 50, con Ceccon già parecchio infastidito. “Il greco proprio non lo sopporto”, ha detto recentemente Ceccon con la sua classica sincerità mettendo in scena un siparietto strano e simpatico, fatto di botta e risposta con il suo rivale. Per tutti questi motivi, non lo metterei mai fuori dalla lista.
Egor Kornev
In corta ha fatto fuoco e fiamme, e da lui ci si aspetta un Mondiale da probabile grande protagonista assoluto, in diverse gare e diverse distanze. Proprio questa dispersione di energie, e la possibilità di essere impegnato in molti turni ravvicinati, potrebbe essere anche il suo tallone d’Achille, ipotesi che rimane più una speranza da tifoso italiano che da vero analizzatore del nuoto.
Pavel Samusenko
Tra tutti, è quello che meno incontra i miei gusti personali ed è quello che meno mi spaventa, da tifoso di Ceccon. Ma è anche vero che spesso è nelle posizioni che contano, spesso è molto veloce e duttile, e spesso ha battuto i connazionali magari più quotati. Infatti, da questa lista ne escludo altri ma tengo lui.
Thomas Ceccon
Se analizziamo la lista, per quanto piena di nomi e personalità importanti, resta comunque incompleta. Per quanto abbiamo visto in questi anni, e per quanto ci aspettiamo di vedere ancora, il primo vero rivale di Ceccon è Ceccon stesso. Dissipati i dubbi sul programma gare, che avrà sicuramente affinato dopo la prova generale di questa estate a Parigi, e sulla preparazione, che seguirà le scelte prese su stili e distanze, Ceccon resta l’uomo da battere, perlomeno sui 100 dorso in lunga. Senza dare nulla per scontato, ciò che vedremo a Pechino, ma soprattutto questa estate a Budapest, ci darà ulteriori indizi per l’obiettivo finale, che resta sempre LA2028.
See you later!
Iscriviti alla newsletter
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Fatti di nuoto Weekly: inizia la Storia dei 50 alle Olimpiadi
Terminata l’edizione 2026, World Aquatics ha già ufficializzato date e modalità di svolgimento della World Cup 2027, che sarà molto più interessante per diversi motivi.
Oggi, in Fatti di nuoto Weekly, trovate le notizie confermate e le opinioni che ne alimentano l’interesse.
Save the date
Il mese di ottobre del 2027 sarà, per il nuoto, insolitamente molto importante. A margine dell’edizione 2026 della World Cup, che si è svolta ad est, lungo la “via della seta”, World Aquatics ha già comunicato le date della manifestazione del prossimo anno. Si tornerà in Europa, e più precisamente: dal 15 al 17 ottobre a Berlino, dal 22 al 24 ottobre a Parigi e dal 29 al 31 ottobre a Londra.
Nella sua presentazione, World Aquatics l’ha definito un tour di città olimpiche, un primo grande cambiamento rispetto all’edizione 2026. Gareggiando nel pieno centro dell’Europa, luogo più accessibile per il mondo del nuoto “occidentale”, si richiameranno molti atleti che quest’anno non si sono impegnati, per motivi di costi e di preparazione, nella partecipazione alla Coppa del Mondo. Le piscine che ospiteranno gli eventi, inoltre, sono tra le più belle d’Europa: la SSE Swimming Hall di Berlino, una delle vasche più grandi del continente, e poi il Centre Aquatique Olympique di Parigi e il London Aquatics Centre, impianti utilizzati durante i Giochi del 2024 e 2012, e che possono richiamare pubblico e curiosi a numeri importanti.
Pass per LA2028
Ma la novità più interessante, intorno alla quale ruota tutta l’organizzazione della manifestazione, riguarda la formula di qualificazione Olimpica per le gare dei 50 farfalla, dorso e rana, che esordiranno ai Giochi proprio nel 2028. Durante la World Cup 2027, infatti, verranno distribuiti 36 pass diretti per le tre nuove distanze, quindi 6 ognuna, che consentiranno ai velocisti di assicurarsi lo slot olimpico senza passare dalle altre distanze.
Il nuovo regolamento introdotto dal CIO ha infatti questo piccolo paradosso: ci sono 6 nuove gare nel programma, che sale così a 41 eventi, ma il numero di atleti totali che possono partecipare ai Giochi si è ridotto da 852 a 830. Chi non si qualificherà, in queste nuove gare, tramite la World Cup, potrà gareggiare a LA2028 solo se in possesso della qualificazione in un’altra gara “classica” (e di un tempo limite tabellare già stabilito).
Per questo motivo, ma anche per avere quasi un anno di tempo per preparare l’evento in serenità, i velocisti puri hanno già nel mirino le date di cui sopra, e più precisamente: Berlino 50 dorso uomini e 50 farfalla donne, Parigi 50 farfalla uomini e 50 rana donne, Londra 50 rana uomini e 50 dorso donne. Se volete, con la fantasia potete già metterci i nomi di chi occuperà le corsie di ogni evento, alla caccia della vittoria, del jackpot e del pass.
Questione che, tuttavia, non sarà così semplice, nemmeno per gli specialisti puri delle distanze veloci. Si passerà infatti attraverso quattro turni, spalmati in tre giorni di competizione. Il primo giorno avverranno le batterie al mattino e (novità) i quarti di finale al pomeriggio, il secondo giorno le semifinale e il terzo la finale a 8 corsie. I primi 6 avranno infine l’agognato pass.
Quindi bello, no?
Sì, alla fine mi sto quasi convincendo. L’argomento 50 metri è stato tra i più caldi e chiacchierati nel mondo nel nuoto recente, e il motivo non è solo nell’introduzione delle tre nuove distanze alle Olimpiadi.
Se ne è parlato, per esempio, quando viene citata la spettacolarizzazione del nuoto, la sua appetibilità online e nei nuovi media digitali, dove i secondi di visualizzazione si contano sulle dita di una mano e dove funzionano le clip brevi e non le lunghe sessioni di diretta. Non è necessariamente un bene – anzi è una tendenza che non gradisco affatto – ma comprendo che ci sia una richiesta in quel senso, e che vada in qualche modo accontentata, anche solo per preservare ile quote di mercato. Il fatto che si vada in questa direzione, tra l’altro, non deve necessariamente escludere tutto il resto, fra cui la valorizzazione delle distanze classiche.
Se ne è parlato per la longevità dei nuotatori, che non è un tema da relegare al semplice (e legittimo) desiderio dei singoli di continuare a fare il lavoro nel quale riescono meglio, il più a lungo possibile. È un tema anche, e forse soprattutto, per chi il nuoto lo dirige e lo propone, che fatica in maniera enorme a valorizzare un talento e a renderlo riconoscibile a livello globale, per poi spesso perderlo tra una competizione (quadriennale) e l’altra. Aggiungere i 50 alle Olimpiadi non risolverà il problema, che forse è di base irrisolvibile per natura stessa del nuoto, ma fornisce un’occasione in più per allungare carriere importanti e dare obiettivi tangibili e raggiungibili a tutti.
Se ne è parlato anche per questioni di gusto, perchè spesso il mondo si divide in fazioni, in pro e contro. In questo caso ci sono i puristi da una parte (cioè quelli che non reputano i 50 “vero nuoto”) e gli innovatori dall’altra (che invece apprezzano la velocità e ciò che si porta in dote). Sono vere entrambe le posizioni? Forse.
Credo sia molto difficile definire “il vero nuoto” cercando di stare lontani da una percezione personale dello sport, di gusto o di filosofia. Possiamo però apprezzare contemporaneamente sia l’espressione rapida e spesso irrazionale di un 50 dorso che lo svolgimento tattico e costruito di un 1500, scoprendo che in entrambi gli eventi c’è una preparazione specifica tutt’altro che superficiale, e per questo sempre interessante.
Se ne è parlato e se ne continuerà a parlare, e anche questa è una bella notizia.
See you later!
Iscriviti alla newsletter
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
5 nomi dalla World Cup di Nuoto di Astana
Il terzo step della World Cup 2026 si è svolto ad Astana, in Kazakistan, tappa che ha concluso la “via della seta” di World Aquatics, il tour autunnale che ha fatto sia da apertura di stagione che da preambolo per i Mondiali di Pechino.
Al termine delle prove, i vincitori della classifica generale 2026 sono stati Marrit Steenbergen tra le donne (seguita da Yu Yiting e Roos Vanotterdijk) e Pieter Coetze tra gli uomini (davanti a Egor Kornev e Lucas Henveaux). Lungo le nove giornate totali non sono mancati record e prestazioni di livello: nonostante il periodo non sia il preferito dai nuotatori per gareggiare (e performare), lo spettacolo è stato molto godibile, con picchi altissimi (gli scontri Kornev-McEvoy su tutto, oltre ai diversi primati migliorati), e qualche finale qua e là un pò scarica di nomi e contenuti. In generale, si è trattato di un ottimo inizio di stagione, che ci ha detto molto sulla possibilità che, ai Mondiali di Pechino, diversi record del mondo cadano ancora.
Concludiamo la nostra analisi con 5 nomi da Astana, magari non gli stessi delle altre tappe.
Evgeniia Chikunova
La Russia ha partecipato in massa a questa World Cup, e le ragioni sono molteplici. Una ritrovata voglia di gareggiare, finalmente sotto la propria bandiera, deve essere stata sicuramente una di quelle, e i risultati di molti atleti ne sono dimostrazione.
La ranista è stata tra le vincitrici della “corona” da 10mila dollari, avendo portato a casa i 200 rana in tutte e tre le tappe di gara. Ad Astana, per lei il miglior crono del trittico, 2’16”57, e la sensazione che voglia gareggiare ad alti livelli, e vincere ancora.
Katarzyna Wąsik
Anche la velocista polacca porta a casa la corona della tripletta, ottenuta con tre 50 stile di livello, nuotati con la solidità che la contraddistingue da tempo (in World Cup, è imbattuta nei 50 stile da tre stagioni). 23”40, 23”63 e 23”30 sono i crono messi a segno nelle tre finali; forse sbiadiscono un pò, se messi a confronto con quanto nuotato da Gretchen Walsh, ma comunque fanno la loro figura.
Luke Barr
La gara della vasca corta per eccellenza, i 100 misti, non è mai stata tra le mie preferite. Ma devo dire che se in acqua ci sono gli specialisti, a volte lo spettacolo vale “il prezzo del biglietto”. In questa World Cup, Luke Barr è stato dominatore della specialità, vincendo le tre finali in 51”57, 51”05 e 51”91. Splendide le sue virate, con le quali fa spesso la differenza, e ottima la sua attitudine agonistica, grazie alla quale non si è tirato indietro nemmeno nelle final di altre distanze, 200 misti su tutte.
Chen Juner
Il cinese è un altro degli atleti che non si è risparmiato: ha nuotato con convinzione sia i 200 farfalla che i 100, vincendo le tre prove della gara più veloce in 49”70, 49”75 e 49”59. Crono interessanti, per un atleta che sembra in crescita costante verso l’appuntamento di Pechino.
Lucas Henveaux
Il meritato terzo posto nella classifica generale, ottenuto con una buona media di prove in tutto il mezzofondo, ci restituisce un nuotatore ancora voglioso di confronto e agonismo. Il belga è stato, in questa World Cup, una bella costante, ed ha messo a segno anche un paio di prove dai crono interessanti (ad Astana 7’30”76 egli 800, a Tashkent 1’41”44 nei 200 stile).
Lo Schema frontale nelle nuotate simmetriche: il delfino
In questo articolo poniamo l’attenzione sullo schema frontale che caratterizza le nuotate simmetriche, quindi lo schema che viene utilizzato nel delfino, nella rana e in tutte le fasi di subacquea.
Nella farfalla, l’azione degli arti inferiori è legata alle azioni verticali delle diverse parti del corpo [Sanders 2011].
Quando si guarda un buon nuotatore impegnato nel delfino, l’ondulazione delle parti del corpo è simile ad un onda che viaggia dalla testa ai piedi [Sanders, Cappert e Devlin 1995] e il movimento della gambata assicura fluidità, continuità e potenza all’azione. Al contrario, una nuotata a delfino di un nuotatore meno esperto produrrà una perdita di ritmo ed un andamento quasi a scatti con conseguente perdita di propulsività.
Perciò, come il rollio del corpo stabilisce il ritmo della nuotata a stile e dorso, l’onda che si muove lungo il corpo controlla il ritmo del delfino e influenza il timing del tempo di azione delle braccia e delle gambe. La bracciata e la gambata sono impostati dal ritmo dell’ondulazione corporea che a sua volta è influenzata dal tempo dell’azione delle braccia e delle gambe [Sanders 2011].
Insegnare questo ritmo fin dalle prime fasi di apprendimento della tecnica di nuotata è fondamentale per costruire una corretta coordinazione e consentirà di agevolare il processo di apprendimento motorio. Nel delfino il ritmo è strettamente legato all’azione delle gambe, in questa tecnica di nuotata la gambata è altamente propulsiva, ma la bracciata risulterà inefficiente senza una gambata che sia prodotta nella fase culminante dell’azione ondulatoria del corpo [Sanders, Cappert e Devlin 1995 / Sanders 2011].
Durante la fase di respirazione la parte superiore del corpo immagazzina energia potenziale gravitazionale, così chiamata perché la parte superiore può muoversi verso il basso sotto l’influenza della gravità ed ottenere quindi energia cinetica che viene trasmessa alla parte inferiore del corpo fino ai piedi per permettere l’avanzamento del corpo [Alves, Cunha, Gomes-Pereira 1999].
Poiché parte dell’energia usata per la gambata viene dal movimento della parte superiore del corpo, l’intera nuotata risulterà meno faticosa rispetto a quando il nuotatore non ha una sequenzialità corretta e ondulata delle parti del corpo.
Le catene muscolari, anteriore e posteriore
Vorremmo ora porre l’attenzione sull’analisi delle catene muscolari e dei muscoli nello specifico che fanno parte di questo “Schema frontale” e poi analizzare come, se potenziate, si possa ottenere un miglioramento della performance sportiva e una prevenire gli infortuni.
Partiamo innanzitutto dall’analisi del fatto che esiste una “catena” frontale anteriore e una posteriore, queste catene oltre ad essere funzionali, e quindi chiamate in gioco durante specifici movimenti, sono catene complementari e opposte che, come i muscoli agonisti e antagonisti, lavorano in maniera complementare controbilanciandosi continuamente.
Il contro bilanciamento della catena anteriore con quella posteriore è fondamentale per ottenere un gesto che sia più performante possibile.
Partiamo ad analizzare nello specifico tutti i muscoli che compongono queste catene muscolari.
Partendo dal basso, la catena muscolare frontale anteriore, è composta dal tibiale anteriore, che regola la mobilità della caviglia, dal quadricipite, che crea movimento a livello del ginocchio, dal retto dell’addome, che muove in flessione il tronco, per proseguire fino al muscolo sternale e sternocleidomastoideo che con i rispettivi muscoli controlaterali permettono la flessione del capo.
Facendo riferimenti alla posizione di assetto in fase di massimo allungamento in acqua – streamline – dove le braccia sono in posizione di “freccia” sopra il capo, possiamo considerare all’interno di questa catena il muscolo grande pettorale.
La catena posteriore invece, parte con i muscoli soleo e gastrocnemio continua con flessori del ginocchio (bicipite femorale, semimembranoso, semitendinoso), comprende tutti i muscoli estensori della colonna, compresi gli stabilizzatori scapolari, romboidi e trapezio inferiore, per finire con gli estensori del capo.
Durante l’esecuzione di un gesto motorio che coinvolge più articolazioni, l’interconnessione tra questi muscoli causa l’attivazione coordinata dei vari “anelli” della stessa catena e parallelamente avviene un controllo nervoso anche sui muscoli antagonisti della catena muscolare opposta. Quindi le due catene lavorano in maniera complementare sia nella loro totalità che analizzando ogni singolo muscolo. Eventuali disequilibri tra muscoli all’interno della catena o tra agonista e antagonista potrebbe sviluppare, col tempo un problema.
I muscoli del tronco e parte bassa della schiena sono continuamente attivi per mantenere la postura corretta in acqua durante le fasi di nuotata. I muscoli intorno alla parte posteriore della colonna vertebrale svolgono ruolo critico nel fornire stabilità spinale. Il cattivo condizionamento e l’affaticamento precoce di questi muscoli possono portare allo sviluppo di mal di schiena.
La spondilolisi e la discopatia lombare sono cause frequenti di mal di schiena nei nuotatori [Nyska M, Constantini N, Calé-Benzoor M et al 2000 / Koji Kaneoka, et al 2007], soprattutto per coloro che praticano maggiormente gli stili rana e farlalla [Nyska et al. 2000].
Anche durante la fase propulsiva della gambata a delfino durante le fasi della gambata subacquea, dove flessori ed estensori degli arti inferiori producono il movimento è dunque fondamentale mantenere una corretta sincronia di movimento tra agonisti ed antagonisti.
Quali strategie di allenamento si possono attuare in acqua e fuori dall’acqua per migliorare nello specifico il controllo neuromuscolare delle catene in questione?
Allenamento a secco
Per l’allenamento della catena frontale e dorsale vi proponiamo questa serie di esercizi.
Tali esercizi devono servire da spunto per costruire un programma di preparazione atletica adeguato al livello tecnico dell’atleta e alle capacità motorie che egli possiede.
- Hollow position in tenuta dinamica con spinta del compagno sugli arti inferiori (CF)
- Lanci in basso con palla medica o fluiball (CF)
- Estensione dinamica controllata su superficie instabile (CD)
- Streamline position con elevazione del bacino (CD)
- Simulazione fase subacquea con elastico (CF e CD)
- Gambe a delfino con elastici in posizione di plank (CF e CD)
CF: Catena Frontale, CD: Catena Dorsale
Il lavoro in acqua
In acqua possiamo proporre le seguenti esercitazioni con l’obiettivo di migliorare il controllo sull’attivazione neuromuscolare delle due diverse catene.
Beccheggio con tubo frontale
Subacquea in retromarcia posizione prona
Subacquea in retromarcia posizione supina
Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4
Bibliografia - clicca per aprire
- Alves,F., Cunha,P., and Gomes-Pereira,J.(1999). Kinematic changes with inspiratory actions in butterfly swimming. In Swimming science VIII, ed. K.L.Keskinen, P.V.Komi, and A.P.Holander, 9-14. Jyväskylä.
- Maglischo, E.W. (2003). Swimming fastest. Champagn, IL: Human Kinetics.
- Myers Thomas ,Anatomy Trains, Elsevier 2009
- Nyska M, Constantini N, Calé-Benzoor M et al (2000) Spondylolysis as a cause of low back pain in swimmers. Int J Sports Med 21(5):375–379
- Koji Kaneoka, MD, PhD, Ken Shimizu, MD, Mika Hangai, MD, Toru Okuwaki, MD, Naotaka Mamizuka, MD, Masataka Sakane, MD, PhD, Naoyuki Ochiai, MD, PhD (2007) Lumbar Intervertebral Disk Degeneration in Elite Competitive Swimmers. The American Journal of Sports Medicine The American Journal of Sports Medicine, Vol 35 (2007)
- Sanders, R.H. 2011. Rhythms in butterfly swimming. In World book of swimming: From science to performance, ed. Seifert, D.Chollet, and I.Mujika, 191-202. Hauppauge, NY: Nove Science.
- Sanders, R.H., J.M.Cappaert, and R.K.Devlin. (1995),Wave characteristics of butterfly swimming. Journal of Biomechanics 28 (1): 9-16.
Fatti di nuoto Weekly: Sport o Agonismo
Siamo a metà ottobre, un momento in cui le competizioni veramente importanti, nel nuoto, sono o troppo indietro o troppo avanti nel tempo.
Quale spazio migliore, quindi, per farsi delle domande più serie del solito? Oggi Fatti di nuoto Weekly si interroga sul vero senso dello sport e della competizione.
Un nuovo modello di competizioni
Partiamo da una notizia: la Federazione svedese ha recentemente ufficializzato un nuovo modello competitivo per i giovani e giovanissimi nuotatori, fino all’età di 12 anni, che è ispirato dai principi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Come spiegato bene in questo articolo di nuoto.com, il nuovo concept è stato presentato da European Aquatics, in occasione di una conferenza a Baku, e propone diversi punti molto interessanti e significativi, sicuramente molto distanti dalla concezione di nuoto, e sport agonistico in generale, alla quale siamo abituati.
In particolare, nella nuova proposta svedese la competizione classica è sostituita da due modalità: avviamento, che prevede la possibilità di nuotare senza rischio di squalifica, e progressione, dove invece, man mano che gli atleti crescono, vengono gradualmente inserite regole tecniche e cronometro. Gli errori commessi dai nuotatori non causano immediatamente la squalifica, ma vengono valutati da una giuria appositamente costituita, che in seguito comunica all’allenatore i risultati delle osservazioni. In questo modo si fornisce un importante feedback da riutilizzare per migliorare l’apprendimento e si evitano, nella fase giovanile, selezioni troppo dure che comportano spesso l’abbandono dello sport.
Il cronometro è sempre presente, ma le classifiche, ed è questa una delle novità che ha fatto più discutere, sono fornite in ordine alfabetico e non di tempo. Una scelta che aveva già adottato la Federazione olandese, e che in Norvegia è estesa a tutti gli sport, dal calcio allo sci di fondo, con risultati tra l’altro spesso sorprendenti, se paragonati a popolazione e numero di praticanti.
Perché eliminare le classifiche?
L’opinione popolare, spesso, si spezza proprio sui questa domanda. Siamo abituati, da decenni, a un mondo in cui la competizione è tutto, dove le frasi che circolano sono “il secondo è il primo degli ultimi”, o “andarci vicino conta solo a bocce”, e così via. Un mondo in cui anche i campioni olimpici, se non si riconfermano, vengono aspramente criticati, in cui il sacrificio per raggiungere l’obiettivo è venerato quasi come un gesto divino.
Ma è lo stesso mondo, e va detto, in cui per un campione olimpico ci sono migliaia di altri atleti che si consumano nel sogno, nella speranza di qualcosa che non avverrà mai. Ed è lo stesso mondo in cui, anche i campioni olimpici stessi, attraversano momenti di profonda crisi personale, di depressione, dalla quella faticano a uscire nonostante i risultati. Un mondo che lascia strascichi nella vita quotidiana, che impaurisce per il vuoto che crea quando tutto si conclude, per raggiunti limiti psico-fisici o di età.
Eliminare le classifiche nello sport giovanile non risolverà certo tutti questi problemi, e non li risolverà nemmeno eliminare drasticamente il cronometro e le premiazioni. Però da qualche parte bisogna iniziare, e questo mi sembra un primo passo per cambiare qualcosa a livello culturale, di pensiero dello sport stesso. Perché il punto focale, in questo discorso, deve essere proprio spostare l‘attenzione dalla prestazione assoluta alla crescita personale. E quindi la domanda deve essere: che cosa vogliamo dallo sport?
Il mondo cambia
Non si tratta di una frase fatta, ma di un processo che è sempre stato riconosciuto, da ogni generazione per quella successiva, e che vale a maggior ragione anche per lo sport. Il mondo cambia talmente velocemente che il limite per l’utilizzo dei social network, per esempio, viene costantemente spostato più in là in molti paesi del mondo, e presto si arriverà alla consapevolezza istituzionale che si tratta di strumenti dannosi e tossici, con conseguenze serie derivate dal loro abuso (al pari di droghe e alcool). Dobbiamo trattare lo sport allo stesso modo, se vogliamo che resti quell’isola felice che spesso dipingiamo negli intenti, dove i giovani possono crescere in sicurezza e salute, fisica e mentale.
Per fare ciò, forse dobbiamo adattare lo sport al cambiamento. Combattere l’abbandono giovanile non significa solo trattenere, ad ogni costo, i giovani in piscina, ma significa creare l’ambiente idoneo per cui quei giovani, in piscina, ci restino di loro volontà. Dobbiamo guardare i giovani (più che noi stessi) e osservare che hanno molta più consapevolezza di ciò che provano rispetto a quanta ne avessero loro coetanei di qualche decennio fa, quando il sistema che ancora oggi utilizziamo è stato concepito. Quello che un tempo sembrava un percorso obbligato (si è sempre fatto così..) oggi forse va messo in discussione.
Per dare un parere personale, supportato però dal pensiero di diversi esperti, non credo che l’eliminazione totale degli ostacoli, nella vita e nello sport, sia la soluzione a tutti questi problemi. Penso però, riducendo il campo allo sport, che ci sia un tempo per il cronometro e le classifiche e un tempo per l’apprendimento, e forse 12-13 anni è proprio il limite corretto.
Per questo mi ha colpito il discorso che Federica Pellegrini ha fatto ai nuotatori che hanno partecipato al suo camp sportivo. Il suo punto di vista, prezioso come può essere solo quello di una campionessa olimpica, è adatto a dei ragazzi di quell’età? Da quando (e fino a che punto) è giusto dedicarsi totalmente allo sport, mettendo di mezzo anche scelte complicate, di vita? A prescindere dal risultato, ne sarà sempre valsa la pena?
Prima di quell’età, lasciamo a insegnanti e allenatori la visione generale di come e quando stimolare i ragazzi in vasca, magari tarando l’input anche personalmente. Già andare in piscina, mettersi in acqua, imparare a nuotare nel modo corretto, e aggiungere tutte quelle capacità che servono nel percorso verso l’agonismo, sono sfide molto impegnative.
Il che non significa smettere di allenare, o smettere di fare agonistica, ma farlo con tempi e modi giusti, più rispettosi delle età e della crescita di ognuno. Lo sport rimarrà sempre quel mondo in cui confrontarsi con gli altri, e con sé stessi, in cui crescere imparando a superare i propri limiti, in cui affrontare da soli le prime difficoltà. Ma solo se chi lo regola si accorgerà che limiti e difficoltà sono cambiati.
See you later!
Iscriviti alla newsletter
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Notizie migliori arrivano dai 200 dorso donne, dove Margherita Panziera spalleggia con le migliori ed entra in finale con il terzo tempo. 2’10’’50 è un buon crono, ma per la medaglia servirà almeno quanto nuotato a Budapest (2’09’’43) perché la concorrenza è alta.
L’ultima semifinale di giornata sono i 50 farfalla uomini, con il dominio del bronzo di mondiale Andrii Govorov, primo senza affanni in 23’’17. A spessore internazionale solo Konrad Czerniak può infastidirlo, ma il polacco non sembra al meglio ed è dentro solo con l’ottavo crono in 23’’76. Per l’Italia out Carini in batteria, fuori anche Andrea Vergani, che trova la semi chiusa al 14° posto in 24’’20.
Chiudono le ragazze della 4×100 stile: il Canada con Katerine Savard in apertura vince in 3’39’’21, due decimi meno della Russia e poco meno di un secondo più veloce degli USA. L’Italia con Aglaia Pezzato, Paola Biagioli, Rachele Ceracchi e capitan Laura Letrari chiude settimana in 3’42’’71.
Oggi la seconda giornata con le finali a partire dalle 13.02 italiane!!
(foto copertina: Federnuoto.it)