Giorno uno subito ricco di protagonisti, con tanti giovani ma anche parecchie stelle già discretamente affermate. Una di queste è senza dubbio l’ucraino Mykhailo Romanchuk, che dopo l’argento mondiale e il testa a testa con Paltrinieri va a prendersi gloria in solitaria con la cavalcata vincente dei 400 stile, vinti in 3’45’’96, nuovo record delle Universiadi.
Per i colori azzurri restano fuori dalla finale sia Filippo Megli undicesimo che Fabio Lombini tredicesimo, ma una stretta al cuore mi arriva quando leggo il nome di Andrea Mitchell D’Arrigo chiudere in ultima posizione la finale (nuotando quasi dieci secondi in più della qualifica dove aveva chiuso quarto in 3’49’’84!), non tanto per la prestazione ma per la bandierina USA a fianco del suo nome!
Faccio un salto in avanti per andare a vedere invece quanto di bello c’è stato per l’Italia. I sogni di medaglia di questa prima giornata erano affidati ai velocisti della 4×100 stile maschile e i ragazzoni della next generation non hanno steccato. Solo gli Stati Uniti sono più forti di Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi che strappano l’argento in 3’15’’24.
Tornando indietro troviamo la buona finale conquistata da Elena Di Liddo nei 50 farfalla. La pugliese, vista in ottima forma all’Energy for Swim, trova un piazzamento tra le migliori otto con 26’’74, mentre l’altra azzurra in semi, Aglaia Pezzato, rinuncia a scendere in acqua in vista della finale della 4×100 stile.
Altra semi è quella dei 100 dorso uomini, priva di azzurri in acqua, tutti eliminati in mattinata con Matteo Milli 17° e Matteo Restivo 22° entrambi appena sotto al 56’’. Il primo tempo d’accesso lo ottiene l’americano Justin Ress con 53’’34 mentre tra i big spicca la qualifica di Kosuke Hagino, quinto al momento con 54’’57.
Tocca alla finale dei 400 misti donne, dove Carlotta Toni lotta ma chiude in ottava posizione con 4’47’’35 dopo il buon 4’43’’91 della mattina. Stravince la giapponese Yui Ohashi con il nuovo record Universitario di 4’34’’40.
Si torna alle semifinali con i ragazzi dei 100 rana. Un campione olimpico al via, è il kazako Dmitriy Balandin che si prende il primo posto parziale in 1’00’’27 di due decimi più veloce dell’australiano Wilson. Poca Italia, con Andrea Toniato ultimo e fuori in 1’01’’92, mentre Federico Poggio è rimasto il primo degli esclusi dopo le batterie con 1’01’’83.
Fatti di nuoto Weekly: quindi, questi Enhanced Games
Si sono svolti il 24 maggio, a Las Vegas, i primi Enhanced Games, i cosiddetti “Giochi Potenziati”, nei quali sono ammessi atleti che si attengono a un protocollo speciale all’interno del quale è consentito, tra le varie cose, anche l’uso controllato di sostanze dopanti.
Il nuoto era lo sport protagonista, grazie soprattutto ai nomi pesanti che hanno scelto di sposare la controversa causa Enhanced, e i lauti premi che venivano messi in palio.
Cosa è successo nelle (quattro) corsie di Las Vegas?
Innanzitutto lo scenario
La vasca, costruita appositamente per l’evento, era di sole quattro corsie, quindi di base già non regolamentare, ma a quanto pare studiata per far meglio performare gli atleti. Che erano quattro per specialità (40 in totale), dove le gare ammesse erano le sole da 50 e 100 metri. Le tribune sono state riempite da circa 2500 spettatori, scelti ed invitati appositamente, mentre lo streaming su YouTube ha mantenuto un media di circa 30mila visitatori, con punte massime di 60mila views. Numeri dettati perlopiù dalla curiosità, ma non cosi eccezionali, per un evento che si autoproclama da mesi come “il futuro dello sport”.
Tutto il contorno, del resto, è sembrato costruito appositamente, e ha ricalcato in pieno la comunicazione applicata in questi mesi, sia dagli organizzatori che dagli atleti. Molti di questi ultimi hanno parlato di “life-changing moment”, di emozioni mai provate prima e di atmosfera incredibile. I motivi di tale entusiasmo sono spiegati, almeno in parte nel prossimo punto.
Prize Money
Per gli atleti i premi erano più che invitanti: 250mila dollari al vincitore di ogni gara, 125mila al secondo, 75mila al terzo e 50mila al quarto, ai qual aggiungere 250mila per ogni world record battuto. In più, un premio speciale di 1milione di dollari andava a chi avesse infranto il record del mondo dei 50 stile, la gara che in questo ambiente è vista come la più significativa (“The fastest athletes in the planet” era uno dei claim dell’evento).
Si tratta di cifre che difficilmente si vedono nel nuoto, nemmeno ai Campionati Mondiali. Forse solo la ISL ha proposto qualcosa di simile, con tutte le problematiche che poi si sono verificate in seguito (vedremo se qui i premi saranno pagati con regolarità, e questo farà molta della differenza).
Le gare
Ha senso parlare di Enhanced Games a livello tecnico? Questa è la domanda principale che tutti si stanno facendo da mesi, e che è lecito farsi anche oggi che, volendo, possiamo guardare le gare che si sono svolte a Las Vegas. Al netto di tutto ciò che non è consentito ufficialmente, costumoni, piscina e protocollo di integrazione, ecco i vincitori in ordine di gara:
50 dorso M: 24.21 di Hunter Armstrong (che compete come atleta “pulito”)
50 rana M: 26.55 di Cody Miller
100 stile libero M: 46.60 di Kristian Gkolomeev (molto vicino al 46.40 di Pan Zhanle)
50 stile libero F: 24,09 di Emily Barclay
50 farfalla M: 22.32 di Ben Proud (forse il più atteso, a 5 centesimi dal WR)
100 rana M: 59.47 di Cody Miller
100 stile libero F: 54.20 di Megan Romano
100 farfalla M: 51.28 di Marius Kusch
50 stile libero M: 20.81 di Kristian Gkolomeev (meglio del 20.88, WR di McEvoy)
Ovviamente, la prestazione di Gkolomeev salta all’occhio: oltre a essere la più attesa, era anche a più premiata (1milione di dollari), e dal punto di vista di chi organizza gli Enhanced Games rappresenta una “grande vittoria”.
Si può dire che il nuotatore greco sia stato il protagonista della serata, mentre l’altro risultato atteso (un possibile record di Proud a delfino) non è arrivato. Per il resto, si sono visti atleti di buon livello, alcuni ritirati ampiamente, che grazie al programma di Brett Hawke & Co si sono espressi, cronometricamente parlando, in maniera dignitosa, e che hanno raggiunto sicuramente il grande obiettivo della serata, quello di portarsi a casa il montepremi promesso.
Quindi, questi Enhanced Games?
Dopo che si è svolto, il giudizio sull’evento non è cambiato di molto. Si tratta, per ora, di una grande trovata pubblicitaria, alla quale è stata data una parvenza di movimento di rivolta degli atleti, ma con le premesse totalmente sbagliate, cioè quelle dell’illegalità.
È vero, nessuno ha fatto del male a nessuno, e gli atleti hanno scelto in modo spontaneo la causa, assumendosi rischi di vario tipo, da quelli fisici a quelli di immagine. Pensare che questo sia il futuro dello sport, però, mi sembra alquanto fantasioso.
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Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Mare Nostrum 2026 | 5 Nomi da Montecarlo
Il Mare Nostrum, quel meeting spalmato su tre tappe che in primavera raccoglie molti nuotatori d’élite sulle rive del Mediterraneo occidentale, fornisce spesso spunti interessanti, alle porte della stagione estiva.
Nel weekend si è svolta la prima tappa, quella di Montecarlo. Ecco 5 nomi dal Principato di Monaco.
Kristóf Milák
Se vi stavate chiedendo se il campione ungherese fosse o meno in attività, niente paura, siete in buona compagnia. Dopo un periodo decisamente grigio, Milák ha deciso di tornare a gareggiare ad alti livelli e, almeno per il momento, stupire in modo decisamente positivo.
A Montecarlo, per lui due vittorie convincenti: un 100 stile da 48.13 e un 100 farfalla da 50.66. Se teniamo conto che, ai recenti Nazionali, ha sparato il miglior crono dell’anno in 50.22, forse c’è da tenerne ancora conto per il futuro prossimo della distanza.
McKenzie Siroky
Nei vari turni dei 50 ad eliminazione, si sono visti parecchi buoni tempi. Dal 22.64 di Kharun nella farfalla al 21.43 di McCarty nello stile, dal 24.29 di Samusenko nel dorso al 24.27 di Steenbergen nello stile.
Tra tutti scegliamo il sorprendente 29.64 di McKenzie Siroky, nuotato nel turno di qualificazione dei 50 rana, che rappresenta la sesta prestazione di sempre. L’americana, già protagonista del nuoto NCAA, compiva proprio sabato 21 anni: tenere d’occhio.
Agostina Hein
Continua imperterrita la personale campagna di Agostina Hein, che ha deciso di spazzare via i record argentini praticamente ogni volta che nuota.
A Monaco, un ragguardevole 4.05.31 nei 400 stile, che rappresenta un bel progresso dal 4.06.25 che aveva in precedenza. È andata molto bene anche nei 400 misti, dove ha nuotato un 4.36.21 molto solido, che ne conferma crescita e livello internazionale raggiunto
Siobhan Haughey
Siobhan Haughey è forse l’esempio principe di tutte le atlete e atleti che non scendono mai di livello, garantendo quasi sempre prestazioni eccellenti.
A Montecarlo, la nuotatrice di Hong Kong ha sparato un 1.54.27 nei 200 stile che conferma il discorso, lasciando spazio alla discussione seguente: quanto del suo reale valore abbiamo visto, nei picchi di performance?
Alberto Razzetti
Per l’Italia, le note più positive arrivano dal “Razzo”, che nella prima giornata ha nuotato la sua classica accoppiata 200 farfalla (1.56.87, terzo) e 200 misti, vincendo questi ultimi in 1.59.76, mentre nella seconda giornata ha nuotato 4.17.18 nei 400 misti (secondo).
A una ormai raggiunta maturità personale, Razzetti aggiunge sempre una dose di agonismo eccezionale, doti che lo fanno ben figurare anche in contesti internazionali, nei quali è spesso ospite apprezzato.
Fatti di nuoto Weekly: nel frattempo…
Per chi avesse pensato che, nel post Assoluti 2026, Fatti di nuoto Weekly avesse mollato la presa, ecco una notizia: negativo.
Ci siamo solo presi una pausa di riflessione, ma il nuoto no. Eccoci quindi con le cose migliori di questo periodo, ragionate un pò a modo nostro. Go!
Gretchen Walsh
54.33 nei 100 delfino, record del mondo, e fino a qui ci siamo. Va però fatta una piccola analisi su quella che, di fatto, è l’atleta più dominante della storia di questa specialità. Più di quanto non lo fu Sarah Sjöström? A conti fatti, sì, perchè ora Walsh ha le 13 migliori prestazioni di sempre nei 100 farfalla, e il 55.48 della svedese, che sembrava un tempo alieno, non lo è più, perlomeno per lei.
Gretchen Walsh non ha solo migliorato il record dei 100 farfalla, ne ha anche cambiato la prospettiva, come gara singola e come prestazione. La sua è stata una ricerca del particolare costante, che è iniziata prima con i grandi risultati in yards, e poi in vasca da 25. Una volta “sbloccata” la vasca lunga, ha continuato il suo personale viaggio verso la perfezione, per esempio aumentando e diminuendo il numero di bracciate e respirazioni, o anche calibrando la lunghezza delle due apnee. Il suo sembra un percorso studiato nei dettagli: quasi come Duplantis (o Bubka) riesce a calibrare il record di salto con l’asta, centimetro dopo centimetro, Gretchen Walsh sembra potersi spingere ogni volta un pò più in là. E forse non ha ancora finito.
Leon Marchand
Come molti altri prima di lui, Marchand sta vivendo quella fase della carriera in cui l’opinione pubblica è divisa in due: da una parte sono tutti pronti ad osannarne le imprese, dall’altra tutti in attesa di commentarne i fallimenti. C’è chi si è pesantemente scottato, con questo sadico giochino che l’opinione pubblica, volta dopo volta, mette sul piatto. Phelps è andato in depressione, Dressel ne sta uscendo a fatica, Laure Manaudou, per citare una sua connazionale, si è addirittura ritirata. Attenzione, quindi.
Marchand sembra, almeno all’apparenza, avere la situazione sotto controllo. Siamo a metà del ciclo olimpico e, nell’ultima apparizione in vasca, ha riproposto quell’accoppiata 200misti+200rana che, a Parigi 2024, gli ha fatto meritare il premio ideale di “atleta delle Olimpiadi”. Il risultato di Fort Lauderdale, 2.09.04+1.57.28, è interessante, e sembra confermare la strada intrapresa verso LA28. Che sarà, a pensarci bene, un’altra Olimpiade di “casa” per lui e Bowman.
Ryan Lochte
L’ex campione olimpico è stato nominato nuovo assistente allenatore all’Università di Missouri: affiancherà Dave Collins in uno dei programmi natatori universitari più vincenti degli USA.
A proposito di chi si è “scottato” con la fama, Lochte ha deciso di riscendere in vasca, con un ruolo tecnico stavolta, compiendo un primo passo verso una possibile nuova carriera. Non è scontato che un ottimo atleta sia anche un buon allenatore, ma di certo Lochte potrà fare da mentore alle nuove generazioni, e portare così la sua esperienza al servizio del gruppo. Dopo un lungo e tortuoso peregrinare, ripartire da ciò che sai fare meglio potrebbe essere una buona idea.
In Italia
Si è nuotato a Napoli, in una delle prime uscite interessanti dopo gli Assoluti.
Qualche tempo interessante:
⇒ Deplano, 22.06 nei 50 stile
⇒ Capretta, 24.95 nei 50 stile
⇒ D’Ambrosio, 52.36 nei 100 farfalla (personale), 23.66 nei 50 farfalla
⇒ Pilato, 1.06.65 nei 100 rana, 30.00 nei 50 rana
⇒ Scotto di Carlo, 59.37 nei 100 farfalla
⇒ Cerasuolo, 26.82 nei 50 rana
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Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Nuoto, un accessorio fondamentale: gli occhialini, hai trovato i tuoi?
Ho iniziato a frequentare la piscina nel 1985, a tre anni, e devo dire che non è stato amore a prima vista. Oltre alla confusione, al freddo e alla fatica, la cosa che più mi ricordo, dei miei primissimi anni come nuotatore, è il bruciore degli occhi.
Ricordi …
Mi ricordo che facevo fatica a capire quello che mi veniva detto, e mi ricordo che spesso ero anche ripreso dall’insegnate per questo. Mi ricordo che mi chiedevano di aprire gli occhi sott’acqua, e io lo facevo, con grande fatica e fastidio. Mi ricordo perfettamente che ritornavo a casa, dopo la lezione di nuoto, e per qualche ora avevo la vista offuscata e gli occhi gonfi. Spesso era una condizione che durava fino al giorno successivo, che passava solo dopo una dormita e, a volte, nemmeno dopo quella.
Mi ricordo che i miei genitori, preoccupati, mi portarono dal dottore, che di tutta risposta disse loro: “Perchè non gli mettete gli occhialini?”. Bella domanda, Doc.
Ora, vi sembrerà “l’uovo di Colombo”, ma in realtà non è così. Gli occhialini, nella piscina che frequentavo, erano consentiti solo ai nuotatori esperti, a quelli che già avevano affinato la tecnica, ai grandi insomma. “Prima bisogna imparare a nuotare”, disse il mio insegnante ai miei genitori, che così continuarono a non comprarmi gli occhialini, ma a mettermi il collirio la sera. Altri tempi, penserete; altri tempi, confermo.
Ho raccontato questa breve storia per dire che, un bel giorno di qualche anno dopo, il mio allenatore arrivò in piscina con una manciata di occhialini per tutti noi. Facevamo già le gare, probabilmente eravamo Esordienti, ma quel pomeriggio me lo ricordo come una svolta. Finalmente ci vedevo!
Nel tempo, gli occhialini sono diventati un accessorio fondamentale, per me e per tutti quelli che nuotano. Oggigiorno, fin dai primi corsi di nuoto i bambini li indossano, e io so bene quali e quanti benefici ci siano nel loro utilizzo in acqua. Proprio per questo, tuttavia, so ancora meglio che è fondamentale trovare gli occhialini giusti per te.
Phyton Mirror Junior
Quando mio figlio Umberto, 10 anni, ha saputo che Arena Italia gli avrebbe dato la possibilità di provare il modello Phyton Mirror Junior, il suo volto si è illuminato. In questa stagione, la prima tra gli agonisti, ha usato un paio di occhialini “ereditati” dalla mamma, che gli avevamo dato per confortarlo nei primi allenamenti con i grandi. Siccome l’effetto magico di quel cimelio sta svanendo, l’opportunità è capitata a fagiuolo, visto anche che nel prossimo weekend affronterà una delle ultime gare della stagione.
La sua specialità sono i 50 rana, ma dovrà fare anche i 50 dorso, all’aperto, e per lui è quindi utile l’effetto a specchio delle lenti dei Phyton Mitrror Junior, alle quali, parole sue, “mi sono abituato subito”.
Chiunque abbia mai guardato un bambino alle prese con degli occhialini, può confermare che una buona parte della lezione, o dell’allenamento, sta proprio nel sistemarli, nel trovare la giusta posizione. La vestibilità dei Phyton Mirror Junior è eccezionale, e sono due i dati che me lo confermano, dopo aver osservato attentamente Umberto: ci ha messo un attimo a metterli, e ci ha messo un attimo ogni volta che, durante l’allenamento, se li è tolti e poi rimessi (per la gioia del suo coach, oltre che sua).
All’uscita, Umberto era talmente fiero che ha mostrato gli occhialini al suo amico, che in questo periodo è anche il suo più grande rivale sportivo, che ha strabuzzato gli occhi e se li è provati a sua volta. Scommessa: un modello di occhiali Arena comparirà sul suo volto molto più presto di quanto non possa immaginare.
Cobra Edge Mirror Swipe
Mentre Umberto si allenava col suo gruppo, da bravo “vecchietto” che ancora ci crede ho preso la palla al balzo, e mi sono tuffato nella corsia accanto. Ho potuto così testare il modello di Arena Cobra Edge Mirror Swipe, ed ora posso dire che si tratta di un prodotto fenomenale. Per uno come me, restio al cambiamento, che per anni ha usato solo modelli “svedesi” di vecchia generazione, indossare un prodotto così calzante è stato qualcosa di sorprendente. Ho provato la stessa sensazione di protezione che provavo con i modelli a cui ero abituato, ma senza il fastidio che quei modelli, alla lunga, mi procuravano.
Devo dire che lo avevo capito fin dal primo momento. Dopo aver scelto, tra le diverse dotazioni presenti nella confezione, la misura del naso più adatta al mio viso, ho provato a mettermi gli occhialini, e non ho dovuto nemmeno sistemarli, perché già si erano adattati perfettamente. Il loro design, oltre che essere esteticamente accattivante, permette una perfetta idro-dinamicità, e si adatta in modo naturale e per nulla forzato al volto.
Ho nuotato per circa un’ora, e per quasi 3 mila metri, senza mai doverli togliere o sistemare. Non si sono appannati, e per la prima volta da diverso tempo non ho dovuto trovare nessun metodo artigianale per poter vedere e controllare il contasecondi. Merito questo della tecnologia anti-fog, la più avanzata in circolazione, che ha una durata di 10 volte maggiore rispetto allo standard.
Al termine dell’allenamento, come sempre, mi facevano male le braccia e le gambe, ma non le orbite oculari, e il segno intorno ad esse (che spesso mi faceva sembrare una specie di panda arrossato), era impercettibile. Ho addirittura provato un 50 da fuori: vi risparmio il tempo (sul quale sto lavorando…), ma vi assicuro che non è entrata una goccia d’acqua.
Quindi, in conclusione?
Siamo soddisfatti? Moltissimo.
Useremo il prodotto anche in gara? Certo, e presto faremo anche la prima traversata in acque libere insieme.
Consiglieremmo gli occhialini Arena ad amici e compagni di squadra? Già fatto.
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Fatti di nuoto Weekly: 10 Nomi da Riccione 2026
Non solo i soliti… dai che lo sapete!
Jacopo Barbotti
Il netto miglioramento dell’atleta dell’Aniene, classe 2006, è una delle note migliori dell’intera edizione degli Assoluti. Qualcosa si era intravisto già agli Assoluti invernali, in vasca corta, ma il salto di qualità di questa settimana di gare è una notizia davvero positiva. Barbotti ha saputo da un lato approfittare del passaggio a vuoto di Alberto Razzetti (battuto di 1 centesimo nei 200 e assente nei 400 misti), e dall’altro scendere a 1.57.75 e 4.16.01, portandosi a casa due pass per Parigi. Nei 200 misti, in particolare, stiamo parlando della seconda prestazione all-time italiana: se questo è il primo passo, non si può che essere felici.
Bianca Nannucci
Quando un’atleta esordisce in nazionale, si tende sempre a dare per scontato che sia la prima di molte partecipazioni, e di una crescita che vorremmo infinita. Niente di più pericoloso, in realtà, perchè soprattutto in giovane età le variabili sono tantissime, e prevederle è molto complicato, anche per chi si informa e commenta nuoto da tempo. Proprio per questi motivi, la felicità nel vedere che Bianca Nannucci non solo non si è fermata ad una qualificazione, ma anzi ha rilanciato pesantemente, è ancora maggiore. La ragazza italo-toscana, che questa stagione sta seguendo gli allenamenti di Fred Vergnoux in Francia, è scesa nei 200 a 1.57.82, quinta all-time in Italia, e a Parigi nuoterà gara e staffetta, per la quale l’hype inizia a salire vertiginosamente. Molto, molto bene.
Francesco Cecconi
24.45 (RIR) nei 50 e 54.86 nei 100 farfalla; 26.03 nei 50 e 56.64 nei 100 dorso. Per il classe 2010, in forza all’Aurelia, un Assoluto che sa di iniziazione al mondo dei grandi. A questo punto, Cecconi non è più solo un cognome che ne ricorda un altro (anche nelle specialità nuotate), ma un prospetto da tenere d’occhio per le prossime annate.
Francesco Ceolin
A proposito di prospetti da tenere d’occhio, il nome di Ceolin circola già da qualche stagione, e a questi Assoluti abbiamo avuto una bella conferma del suo potenziale. Il veneto del 2008 ha sfiorato il pass diretto per Parigi, arrivando secondo nei 100 farfalla (dietro solamente a Razzetti) con un 52.00 che sa di grande potenziale. Forse è presto per pensare di avere un frazionista per il futuro, ma intanto mettiamo in saccoccia.
Daniele Del Signore
L’ex capitano della squadra nazionale junior, ha convinto in maniera netta non solo nei 200 dorso, vinti con pass europeo in 1.56.89, ma anche nei 100, conclusi dietro solo a Lamberti, in 54.06. Dopo anni di mediocrità, il dorso azzurro sta cavalcando l’effetto Ceccon, e sforna talenti a ruota (c’è anche Venini, altro 2007, a 1.57.00), per la gioia dei nostri occhi.
Paola Borrelli
Forse è passata in secondo piano, ma Paola Borrelli ha fatto un’impresa nei 200 farfalla, vinti con un incredibile 2.07.47, seconda prestazione italiana all-time e prima in tessuto. La ventunenne lombarda sta confermando quanto di buono visto negli anni giovanili, e aggiustando il bilanciamento della gara (passaggio fulminante a 59.77), ci potrà essere un ulteriore passo avanti. See you in Paris.
Agata Maria Ambler
Dopo aver esordito in nazionale a Lublino 2025, la velocista del Team Veneto ha scelto di volare in Australia per provare l’esperienza dell’allenamento down-under. Sembra che la scelta abbia fruttato: 26.50 nei 50 farfalla e, soprattutto, 24.85 nei 50 stile, quarto crono di sempre in Italia. Se dovesse riuscire ad allungare la fatica ai 100, potrebbe essere anche una buona pedina per la staffetta veloce.
Francesco Volpe
Non è un mistero che, dopo anni di grandi successi, il mezzofondo maschile italiano stia attraversano una fase di stanca. Oltre alla buona prova di Luca Di Tullio, che sembra essere sulla buona strada per un ritorno ai suoi livelli, l’altra vera nota positiva viene da Francesco Volpe, classe 2008 che ha nuotato 3.51.49 nei 400, 7.59.60 negli 800 e 15.18.02 nei 1500. Guardando al futuro, sembra il nome più spendibile.
Cristian Tassan-Caser
Altro 2008, il velocista di Nibionno si è prodotto in 22.41. nei 50, 49.35 in 100 stile, oltre a 28.39 nei 50 e 1.01.53 nei 100 rana. Scorrendo i risultati, e cercando tra le righe, sembra un prospetto da non tralasciare.
Andrea Camozzi
In una delle finali più belle dell’intero Assoluto, il ventunenne delfinista dei Carabinieri ha chiuso a mezzo secondo di distanza da Razzetti (e mezzo davanti al 2006 Palmisani), mettendo a segno con 1.55.54 la quarta prestazione italiana. Era da un pò che si attendeva il suo exploit, ed è avvenuto nel posto giusto al momento giusto: ora avrà una chance europea da sfruttare.
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Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Riccione… End of Beginning
Da qualche giorno, sono assolutamente in fissa con questa canzone…
Intanto ammetto il colpevole ritardo del mio interesse, sia rispetto alla sua reale pubblicazione, quattro anni fa, ma anche rispetto al suo ritorno in circolazione virale sui social, dovuto al fatto che il cantante Djo, è in realtà Joe Keery, uno dei protagonisti di Stranger Things. La musica è così, se ti colpisce, ti colpisce.
Il fatto è che, ormai da tempo, ho smesso di pensare che le cose mi colpiscano in maniera casuale, del tutto arbitraria. Ho invece iniziato a collegare i puntini della quotidianità, per capire se davvero l’Universo (o chiamatelo come volete) mi comunica qualcosa. Se poi quel “qualcosa” sia significativo o meno, questo è un altro discorso. Non importa.
Intanto, End of beginning mi è entrata in testa e non solo. La canticchio mente vado a correre, la sento quando entro in un bar, la metto in macchina nella mia playlist. All’inizio, però, il testo non mi diceva molto. Djo, canta di una condizione particolare, dell’andare via da una grande città (Chicago, nello specifico), e poi di tornarci e sentirsi a casa, e anche di portarsi un pò di quella città nel mondo, ovunque, come una condizione sociale, affettiva, umana. Questa sensazione mi è completamente sconosciuta.
Non solo non vivo in una grande città, ma in un paese di provincia, ma oltretutto ci vivo da tutta la vita; e poi, non sono andato via e ritornato se non per periodi relativamente brevi, vacanzieri o lavorativi. Non provo quindi niente di quello che Djo ha provato, e che canta nel suo pezzo.
Forse, però, ho provato qualcosa al contrario. Ho sentito, cioè, un pezzo di me in diversi posti del mondo che ho visitato, in cui sono stato per svariati motivi. Dove abbia trovato questo pezzettino di me non mi è molto chiaro, perchè non è stato sempre nello stesso posto. A volte è in un bar, altre in un parco, altre ancora in una persona. Spesso, però, è in una piscina.
Tutto ciò mi riporta a End of beginning, che letteralmente vuol dire “Fine dell’inizio”. E al fatto che, a Riccione, mi sento un pò a casa, come a casa si sentono anche tutti i ragazzi che, nella settimana santa del nuoto italiano, si ritrovano come se fossero una piccola comunità. Ci sono i sorrisi e i pianti, gli abbracci e le occhiatacce, gli amici e i nemici. C’è tutto quello che serve per avere un bellissimo spettacolo, da un lato, e una grande tragedia, dall’altro.
Ci sono le medaglie, che in questa settimana hanno pesato moltissimo: gli ori valevano il pass, gli argenti, spesso, lasciavano l’amaro in bocca, i bronzi sorridenti e a volte un pò deludenti. Ci sono i tempi, che hanno significato un sorriso e spesso un pianto. Ci sono i giudizi di chi, come noi, guarda e valuta, a volte sapendo poco, e spesso senza tener conto della difficoltà del tutto.
Quanto della vita c’è nello sport? E quanto a Riccione?
Se ci penso ancora, forse quest’anno a Riccione c’è stata davvero la “fine dell’inizio”. In un quadriennio Olimpico, quanto tempo hai per prepararti veramente all’evento principale? Quanto di questa preparazione quadriennale passa dall’estate di mezzo, quella che all’apparenza sembra meno importante ma che, invece, è cruciale? Quanto conterà, per chi vuole emergere, farsi notare nel 2026? E quanto, al contrario, dovranno stare attenti quelli che invece non vogliono farsi superare?
Alla fine, ha ragione Djo…
“And when I’m back in Riccione I feel it”
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Notizie migliori arrivano dai 200 dorso donne, dove Margherita Panziera spalleggia con le migliori ed entra in finale con il terzo tempo. 2’10’’50 è un buon crono, ma per la medaglia servirà almeno quanto nuotato a Budapest (2’09’’43) perché la concorrenza è alta.
L’ultima semifinale di giornata sono i 50 farfalla uomini, con il dominio del bronzo di mondiale Andrii Govorov, primo senza affanni in 23’’17. A spessore internazionale solo Konrad Czerniak può infastidirlo, ma il polacco non sembra al meglio ed è dentro solo con l’ottavo crono in 23’’76. Per l’Italia out Carini in batteria, fuori anche Andrea Vergani, che trova la semi chiusa al 14° posto in 24’’20.
Chiudono le ragazze della 4×100 stile: il Canada con Katerine Savard in apertura vince in 3’39’’21, due decimi meno della Russia e poco meno di un secondo più veloce degli USA. L’Italia con Aglaia Pezzato, Paola Biagioli, Rachele Ceracchi e capitan Laura Letrari chiude settimana in 3’42’’71.
Oggi la seconda giornata con le finali a partire dalle 13.02 italiane!!
(foto copertina: Federnuoto.it)
