Giorno uno subito ricco di protagonisti, con tanti giovani ma anche parecchie stelle già discretamente affermate. Una di queste è senza dubbio l’ucraino Mykhailo Romanchuk, che dopo l’argento mondiale e il testa a testa con Paltrinieri va a prendersi gloria in solitaria con la cavalcata vincente dei 400 stile, vinti in 3’45’’96, nuovo record delle Universiadi.

Per i colori azzurri restano fuori dalla finale sia Filippo Megli undicesimo che Fabio Lombini tredicesimo, ma una stretta al cuore mi arriva quando leggo il nome di Andrea Mitchell D’Arrigo chiudere in ultima posizione la finale (nuotando quasi dieci secondi in più della qualifica dove aveva chiuso quarto in 3’49’’84!), non tanto per la prestazione ma per la bandierina USA a fianco del suo nome!

Faccio un salto in avanti per andare a vedere invece quanto di bello c’è stato per l’Italia. I sogni di medaglia di questa prima giornata erano affidati ai velocisti della 4×100 stile maschile e i ragazzoni della next generation non hanno steccato. Solo gli Stati Uniti sono più forti di Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi che strappano l’argento in 3’15’’24.

Tornando indietro troviamo la buona finale conquistata da Elena Di Liddo nei 50 farfalla. La pugliese, vista in ottima forma all’Energy for Swim, trova un piazzamento tra le migliori otto con 26’’74, mentre l’altra azzurra in semi, Aglaia Pezzato, rinuncia a scendere in acqua in vista della finale della 4×100 stile.

Altra semi è quella dei 100 dorso uomini, priva di azzurri in acqua, tutti eliminati in mattinata con Matteo Milli 17° e Matteo Restivo 22° entrambi appena sotto al 56’’. Il primo tempo d’accesso lo ottiene l’americano Justin Ress con 53’’34 mentre tra i big spicca la qualifica di Kosuke Hagino, quinto al momento con 54’’57.

Tocca alla finale dei 400 misti donne, dove Carlotta Toni lotta ma chiude in ottava posizione con 4’47’’35 dopo il buon 4’43’’91 della mattina. Stravince la giapponese Yui Ohashi con il nuovo record Universitario di 4’34’’40.

Si torna alle semifinali con i ragazzi dei 100 rana. Un campione olimpico al via, è il kazako Dmitriy Balandin che si prende il primo posto parziale in 1’00’’27 di due decimi più veloce dell’australiano Wilson. Poca Italia, con Andrea Toniato ultimo e fuori in 1’01’’92, mentre Federico Poggio è rimasto il primo degli esclusi dopo le batterie con 1’01’’83.

Sara Curtis: il record del mondo che cambia lo sguardo

Il record mondiale di Sara Curtis nei 50 dorso non ha bisogno di essere spiegato soltanto attraverso il cronometro. Quel 26″63, con cui la diciannovenne piemontese ha cancellato il precedente primato di Kaylee McKeown, è innanzitutto una straordinaria impresa sportiva [record ritoccato poi in finale in 26″56 NdR]

Ma proprio perché arriva dopo una storia nella quale la sua appartenenza all’Italia è stata messa in discussione, può essere letto anche come un episodio significativo dal punto di vista psicologico e sociale.

di Yuleisy Cruz Lezcano

La questione, però, va posta con attenzione. Non è il record a rendere Sara Curtis italiana, né la sua eccellenza sportiva dovrebbe diventare una sorta di lasciapassare per l’accettazione. Sara era italiana prima di diventare campionessa e continuerà a esserlo indipendentemente da qualsiasi risultato. Il significato sociale della sua vittoria sta semmai nella contraddizione che mette davanti agli occhi di tutti: una ragazza cresciuta in Italia, figlia di padre italiano e madre nata in Nigeria, che ha rappresentato il Paese alle Olimpiadi, ha dovuto comunque ascoltare persone mettere in discussione la sua italianità.

In un’intervista del 2025 aveva raccontato che alcuni utenti erano arrivati a definire «nigeriano» il suo record italiano e aveva spiegato quanto trovasse ripugnante sentirsi dire di non essere italiana a causa del colore della pelle. È proprio questo il punto psicologico più interessante.

L’identità non è costruita soltanto da ciò che una persona pensa di essere, ma anche dal riconoscimento che riceve dagli altri. Per un atleta, poi, la dimensione del riconoscimento è particolarmente intensa: il risultato viene osservato, misurato, classificato, celebrato. La prestazione diventa una forma pubblica di identità. Un atleta non è soltanto qualcuno che sa di essere bravo; diventa qualcuno che una comunità riconosce come bravo. Quando però quella stessa comunità mette in discussione un’appartenenza primaria, può prodursi una frattura. È come se alla persona venisse detto: puoi rappresentarci, puoi vincere per noi, puoi portare il nostro nome nel mondo, ma il tuo aspetto ci induce ancora a chiederti se sei davvero una di noi.

Nel caso di Sara, questa contraddizione è particolarmente evidente perché riguarda una giovane che non ha scelto una nuova nazionalità in età adulta e non è arrivata in Italia per costruire la propria carriera sportiva. È nata a Savigliano, è cresciuta in Piemonte e ha costruito qui la propria formazione sportiva. La sua identità, tuttavia, non è monocromatica: comprende la storia italiana del padre e le origini nigeriane della madre. Lei stessa ha definito questa pluralità un arricchimento. Ed è proprio qui che il caso Curtis supera la vicenda individuale.

La psicologia sociale ci insegna che gli esseri umani utilizzano categorie per orientarsi nel mondo. Nazionalità, genere, etnia e appartenenza culturale diventano scorciatoie attraverso cui interpretiamo gli altri. Il problema nasce quando una categoria viene trasformata in un criterio rigido per decidere chi può appartenere a un gruppo. Il colore della pelle, in questo caso, diventa per alcuni un’indicazione più forte della nascita, della biografia, della lingua, della cultura, della cittadinanza e del sentimento di appartenenza della persona. È una forma di pregiudizio particolarmente insidiosa perché non mette necessariamente in discussione le capacità dell’individuo ma mette in discussione il suo diritto a essere considerato «uno di noi».

Per questo il record di Sara produce un effetto simbolico potente. Non perché dimostri qualcosa che prima non era vero, ma perché rende ancora più evidente la contraddizione. La stessa ragazza che qualcuno aveva cercato di collocare fuori dal perimetro dell’italianità diventa una delle persone che più fortemente rappresentano l’Italia nel panorama internazionale del nuoto. Ma sarebbe sbagliato trasformare questo in una favola nella quale il successo sportivo cancella il pregiudizio. Infatti, il razzismo non viene sconfitto da un record.

E soprattutto una persona appartenente a una minoranza non dovrebbe essere costretta a diventare eccezionale per ottenere ciò che agli altri viene riconosciuto come normale: il diritto di appartenere.

Questo è forse il punto più delicato della vicenda Curtis. Se dicessimo che Sara è finalmente «accettata» perché è diventata una campionessa, finiremmo per confermare, inconsapevolmente, la stessa logica che vogliamo criticare. Vorrebbe dire che l’appartenenza è concessa in cambio dell’eccellenza: sei dei nostri perché sei abbastanza brava, abbastanza vincente, abbastanza utile a rappresentarci.

L’appartenenza però, non dovrebbe essere una ricompensa.

Sara non è italiana perché ha nuotato in 26″63. È una campionessa italiana che ha nuotato in 26″63. La differenza non è semantica, è una differenza psicologica profonda. Nel primo caso il risultato diventa la condizione dell’identità. Nel secondo il risultato diventa espressione di un’identità che esisteva già.

C’è poi un altro aspetto. Quando una persona viene continuamente definita attraverso la propria appartenenza razziale o nazionale, può svilupparsi una forma di pressione identitaria: la necessità di dimostrare continuamente agli altri che la propria definizione di sé è legittima. Per un atleta questo rischio può essere particolarmente forte, perché la prestazione offre un terreno apparentemente perfetto per rispondere al giudizio. Vincere può diventare allora una risposta, un record può diventare una risposta e una medaglia può diventare una risposta. Ma se ogni risultato viene vissuto come una risposta a qualcuno, l’avversario continua ad avere un posto nella mente dell’atleta anche quando non è presente.

Da questo punto di vista, le parole e l’atteggiamento mostrati da Sara negli anni sono interessanti. Di fronte agli insulti ha raccontato di riuscire spesso a lasciarseli scivolare addosso e persino di usare l’ironia. Non significa che il pregiudizio non esista o che non possa ferire; significa piuttosto che lei sembra non voler permettere a quelle persone di stabilire il significato della propria identità.
È una forma di resilienza, ma sarebbe riduttivo descriverla soltanto come «forza di carattere». C’è qualcosa di più profondo: la capacità di mantenere il controllo sulla propria narrazione.

Gli altri possono dire che cosa vedono ma non possono necessariamente decidere chi sei.

Ed è significativo che Sara abbia parlato della propria origine familiare non come di una frattura, ma come di un arricchimento. In questa prospettiva, l’identità multipla non è una condizione da risolvere. Non bisogna scegliere tra due mondi per essere autentici. Si può appartenere a più storie contemporaneamente.

E forse proprio per questo sarebbe un errore raccontarla come «la nuova Italia» prima ancora di raccontarla come atleta. Un simbolo può essere importante, ma rischia di diventare una nuova gabbia. Se una giovane donna viene trasformata in rappresentante di un’intera comunità, ogni sua vittoria diventa una vittoria collettiva e ogni sua difficoltà rischia di diventare una metafora sociale. Sara ha invece il diritto di essere semplicemente una ragazza che ha raggiunto un risultato straordinario e il significato sociale può essere riconosciuto senza essere imposto.

Il 26″63, allora, non è una patente di italianità. È qualcosa di molto più interessante: un risultato che obbliga lo sguardo collettivo a fare i conti con una realtà già esistente. L’Italia che Sara Curtis rappresenta non è necessariamente quella che verrà, è quella che c’è già. Una ragazza nata a Savigliano, figlia di due storie familiari differenti, cresciuta in Piemonte, atleta della nazionale, studentessa e ora primatista mondiale.

Il record non le ha dato il diritto di appartenere. Ha soltanto reso impossibile non vedere quanto fosse sempre stato suo.

Yuleisy Cruz Lezcano è poetessa, scrittrice, traduttrice, giornalista culturale, attivista e professionista della salute.

Nata a Cuba e residente a Marzabotto, in provincia di Bologna, è cittadina italiana e rappresenta una delle voci più riconoscibili della letteratura interculturale contemporanea. La sua attività si sviluppa all’incrocio tra scrittura, ricerca sociale, educazione, promozione dei diritti umani e divulgazione culturale, dando vita a un percorso originale in cui la letteratura diventa strumento di trasformazione sociale, prevenzione della violenza, educazione emotiva e costruzione della cittadinanza consapevole.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Parigi 2026 | Europei di Nuoto, intervista a Noè Ponti

Direttamente dagli Europei di Parigi, abbiamo intervistato il campione svizzero Noè Ponti.

Il livello dell’Europeo in generale, e delle tue gare a delfino, è altissimo. Te lo aspettavi? Pensi che l’anno prossimo ci voglia il record del mondo per vincere Mondiali nei 100 farfalla? 

Mi aspettavo questo livello, soprattutto nelle mie gare. Già l’anno scorso, ai Mondiali di Singapore, in finale c’erano sei europei sia nei 50 che nei 100 delfino. È il primo europeo dal 2021 dove tutte le nazionali partecipano. Soprattutto negli uomini il livello è altissimo, ma anche nelle donne ci sono dei picchi pazzeschi, come ad esempio Sara Curtis. Per me è bello misurarsi in un contesto così. 

Mi ha colpito una frase che hai detto dopo la semifinale dei 100. “Io faccio attenzione a quello che posso controllare, cioè me stesso. Di quello che fanno gli altri mi interessa molto meno”. È questa la filosofia che ti ha portato ai successi sportivi?

È esattamente questo quello che penso e come mi approccio allo sport. Io mi alleno ogni giorno, so perfettamente quello che faccio in acqua e quello che mi ci vuole per arrivare al risultato. Su questo ho un controllo diretto, sugli altri non posso averlo, e quindi non mi devo preoccupare che di me stesso. Io credo che se lo fai, se stai troppo a guardare quello che hai intorno, hai già perso la gara prima di tuffarti in acqua. 

È una filosofia facile da dire, forse non sempre da fare. Ad esempio, nei 50 mi sono caduti gli occhialini, e non era una cosa prevedibile. Ho reagito a quello che mi è successo nel modo in cui potevo, senza pensaci troppo.

Hai sempre dichiarato che, nel tuo caso, staccare dal nuoto nei periodi di pausa è necessario quasi come allenarsi, per ricaricare energie fisiche e mentali. Lo farai anche dopo questi europei? E come curi invece l’aspetto mentale durante la stagione?

Sono seguito da uno psicologo sportivo dal 2018, e con lui c’è un costante confronto, ma anche con il mio team c’è confronto e dialogo. Cerco sempre di trovare le motivazioni e focalizzarmi sulle cose che mi rendono felice.

Staccare è fondamentale per me, sia d’estate che durante la stagione. Per esempio, questa primavera ho attraversato un periodo difficile, dalle motivazioni scarse, e non avevo voglia di gareggiare, anche se dovevo farlo per forza. Un passo alla volta sono riuscito a superarlo, e dopo i campionati nazionali ho preso un piccolo break, che mi ha dato la spinta necessaria per arrivare qui al top della condizione. Mentalmente è stato determinante.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Parigi 2026 | Europei di Nuoto, D5-batterie: record italiano per Cerasuolo. De Tullio e 4x100sl mix in finale

Cosa si può sperare, per il nuoto italiano, dopo due giorni di fila con un record del mondo?

Scopriamolo nel report della quinta giornata di batterie dei Campionati Europei di Parigi 2026.

Si cerca, innanzitutto, un segnale dalla staffetta 4×100 stile libero mista, che è puntualmente arrivato ✔

Dopo la squalifica della mista-mista e l’esclusione della veloce maschi, D’Ambrosio (48.01), Frigo (tornato ai suoi livelli, 48.07), Menicucci (53.86) e Mao (54.02) hanno portato a casa egregiamente il compito, qualificando l’Italia per la finale di oggi ⏱️

Nel pomeriggio avremo una Curtis in più, e forse anche un Ceccon, ma anche un Carlos D’Ambrosio reduce dalla finale dei 200: provarci è comunque d’obbligo  💪

È stata anche la mattinata delle battaglie interne alla nazionale italiana: ne passano due su tre 📸

Nei 50 stile libero, dato per scontato il passaggio di Sara Curtis (terzo crono, 24.33), Silvia Di Pietro (24,94) ha escluso Elena Capretta (25.08) 🔥

Nei 200 farfalla, Razzetti ha messo al sicuro la qualifica nuotando 1.54.64, mentre Camozzi (1.55.95) ha escluso Burdisso (1.56.08) per pochi centesimi 🐬

Nei 50 rana, si è andati anche oltre: per superare lo scoglio della concorrenza interna, Martinenghi ha nuotato subito 26.65, spingendo Cerasuolo a superarsi, e fare il record italiano in 26.20. Viberti ha dovuto arrendersi, sesto ma escluso con 26.90 😳

Per il resto, passaggio di Gastaldi (2.12.57) e Della Corte (2.13.85) nei 200 misti, di Toma nei 100 dorso (1.00.56) e di Luca De Tullio, in finale nei 1500 con l’ultimo tempo  utile (14.59.49) 👏

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Parigi 2026 | Europei di Nuoto, D4-finali: Oro e record del mondo per Sara Curtis nei 50 dorso

L’attesa per la quarta giornata di finali ai campionati Europei 2026 è terminata: vediamo come sono andati i nostri a Parigi nel consueto recap di Corsia4!

100 farfalla M

Gara pazzesca, con tre atleti a giocarsela a sportellate fino alla fine. Parte fortissimo Grousset, e passa addirittura in 22.97, mentre Ponti e Milak beccano una virata non perfetta. Nella seconda vasca, prima rientra Ponti e poi parte la progressione di Milak, che alla fine tocca con un pazzesco 49.48, record europeo a 3 centesimi dal record del mondo. Temponi anche per Grousset, argento 49.70, e Ponti, bronzo 49.93 🔥 

50 dorso F

Cosa c’è di più difficile dopo aver fatto un world record? Migliorarlo! Sara Curtis si ripete e si migliora ancora, abbassando il suo tempo fino a 26.56 e scrivendo una pagina incredibile della storia del nuoto 🥇 Gara perfetta, tecnicamente e mentalmente: gara della consacrazione definitiva dell’azzurra: per le rivali, Moluh 27.06  e Cox 27.15, restano le briciole 🌎

200 stile libero M semi

D’Ambrosio si butta in acqua e la sensazione e che sia decisamente più centrato di stamattina. La sua semi è la più difficile, perchè ci sono Popovici (1.44.56), Martens (1.44.79) e Guy (1,45,14), cioè i pretendenti al podio. Carlos è quarto con un bel 1.45.38, 11 centesimi meglio dell’austriaco Giefing vincitore della seconda semi: domani si giocherà le chance in finale 💪

100 farfalla F semi

Roos Vanotterdijk vola a 55.89 (recor dei campionati) e spaventa tutte, mentre Anita Gastaldi si migliora nuotando un bel 57.92. Purtroppo però è la prima delle escluse, per soli 5 centesimi 😔

50 dorso M semi

Samusenko vince la prima semi in 24.03, e nella stessa gara Kos è settimo in 24.73 Nella seconda c’è Kolesnikov (24.14) e i due italiani: Thomas Ceccon agguanta la finale con l’ottavo tempo, 24.45, mentre è decimo Michele Lamberti, 24.57 🇮🇹

200 rana F semi

Niente da fare per le azzurre: nona Lisa Angiolini 2.24.68, quindicesima Anna Pirovano 2.29.07. Davanti è sfida tra Evans e Chikunova, entrambe a 2.20 🇪🇺

200 rana M 

Filip Nowacki chiude in maniera impressionante (32.86) e vince  il primo oro della storia europea per l’isola di Jersey (UK) in 2.07.70. Segue di 7 centesimi Corbeau, beffato all’arrivo, mentre il bronzo è per Mladenovic (2.08.91). Bel sesto posto per Christian Mantegazza, 2.09.83 👏

200 stile libero F

Gara emozionante fino all’ultima bracciata, con Marrit Steenbergen che cerca di scappare nella prima parte, ma senza staccare definitivamente le rivali. Ne approfitta Barbora Seemanova, che infila così il quarto titolo europeo nella distanza con il record dei campionati, 1.54.38. Steenbergen si accontenta dell’argento, 1.54.65, mentre Freya Anderson è terza in 1.55.81 ⏱️

4×100 stile libero M

Luca Hoek lancia la Spagna in 47.47, ma Gran Bretagna, Croazia, Ungheria e Russia rientrano dopo la seconda frazione: a metà gara sono tutti insieme. Si staccano Russia e Ungheria, che si giocano la vittoria all’ultima frazione: Kornev fa 46.32 ma Milak si supera in 46.29 e regala l’oro ai magiari con record dei campionati. Bronzo alla Croazia, ma che tristezza non vedere l’Italia in finale 😳

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Parigi 2026 | Europei di Nuoto, D4-batterie: Quadarella in finale nei 1500, 4x100sl maschi eliminata

La quarta mattinata delle batterie di qualificazione degli Europei 2026, raccontata nel nostro recap.

Nel giorno di boa di questi Campionati Europei, le batterie ci lasciano l’amaro in bocca 😔

Il tema è la 4×100 stile maschi, eliminata dalle qualificazioni con l’undicesimo tempo. Un prova d’insieme negativa: Frigo 49.38, Miressi 49.13, Ballarati 48.64, Deplano 48.44 🇮🇹

Inutile nascondersi dietro un dito: per una staffetta che ha dato soddisfazioni fino alle medaglie Olimpiche, è un azzeramento totale delle ambizioni, ed è preoccupante 😳

Si salva Ballarati, che all’esordio ha nuotato vicino al suo limite, mentre gli altri sono tutti ampiamente in deficit. Peccato, i primi a essere dispiaciuti sono proprio quegli atleti che tanto hanno dato alla causa. Fa male dirlo, ma ora servono degli innesti per puntare a LA28 e anche più in là ⏱️

Nelle altre gare, passaggio del turno col brivido sia per D’Ambrosio nei 200 stile (1.47.16), sia per Anita Gastaldi nei 100 farfalla (58.58), entrambi dentro con l’ultimo crono 📸

Dentro anche Lamberti (24.56) e Ceccon (24.75) nei 50 dorso, e Angiolini (2.28.24) e Pirovano (2.29.49) nei 200 rana: per loro ambizioni diverse, per tutti l’obiettivo del pomeriggio è provare a entrare in finale 🔥

Chi non ha problemi è Simona Quadarella, che domani sarà in corsia4 per i suoi 1500: oggi un controllato 16.05.28 💪​

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Parigi 2026 | Europei di Nuoto, D3-finali: World Record Curtis, Italia a podio con Ceccon, Pilato e 4×100 stile donne

La terza giornata di finali, agli Europei di Parigi 2026, si preannuncia ricca di chance per l’Italia.

Vediamo com’è andata nel nostro recap.

200 stile libero F semi

Seemanova già sotto l’1.56, le altre inseguono. Per la finale ci voleva 1.57.5, le azzurre escono entrambe: 11ª Bianca Nannucci 1.58.04, 15ª Anna Chiara Mascolo 1.58.81 😔 

200 dorso M

Hubert Kos parte meno aggressivo di ieri (anche perchè più tardi ha i 100 farfalla), e visivamente si porta dietro sia Ceccon che il resto del centro vasca, perdendo anche un pò nel finale. La vittoria è comunque sua (1.53.08), ma dietro di lui ci sono Siskos (1.53.81) e un sorprendente Thomas Ceccon, che finalmente si esprime in un 200 dorso di livello mondiale. Per lui è bronzo in 1.53.96 (26.27-54.97-1.24.20) 🥉

50 farfalla F

Fatica ma vince, Sarah Sjöström, che con 25.05 batte la belga Vanotterdijk di 7 centesimi e prosegue la sua carriera infinita. Bronzo all’altra svedese Junevik, ottava Silvia Di Pietro in 25.97 🇸🇪

100 stile libero M

Kornev passa ai 50 con un folle 22.06, e poi resiste al rientro di Popovici, che deve spremersi fino all’ultima bracciata per avere la meglio del russo. Il rumeno va al terzo oro europeo nella gara regina col record dei campionati, 46.56, Kornev segue in 46.74 e Milak è terzo con un pazzesco 46.87. Bravo D’Ambrosio, settimo in una finale spaziale,  47.58 🔥

100ra F

Con una tattica arrembante, Benedetta Pilato si tuffa con convinzione e passa in 30.08, cercando di reggere il rientro delle rivali fino a una decina di metri dalla fine. Angharad Evans, però, è troppo in forma, e si produce in un ennesimo record dei campionati, vincendo in 1.04.87. Argento per McSharry (1.05.41), bronzo per Pilato, che con 1.05.87 trova il podio della serenità. Ottava Lisa Angiolini, 1.06.73 🥉

200ra M semi

Con una gara in rimonta, Christian Mantegazza agguanta la sua prima e meritata finale internazionale: è settimo in 2.09.87 👏

50 dorso F semi

Le francesi, nella prima semi, nuotano sul 27 basso, ma Sara Curtis entra in vasca e distrugge il world record, nuotando un incredibile 26.63 (prece. 26.86). Prima delle escluse Costanza Cocconcelli in 27.87 🌎

100 farfalla M semi

Un Noè Ponti parecchio arrabbiato per la delusione nei 50 nuota il primo crono, 50.21, e spaventa tutti. Peccato per gli azzurri: Razzetti è nono in 51.50, Busa tredicesimo in 51.72 💪

400 misti F

Finale avvincente, con Amalie Smith che domina fino all’ultimo 100, quando deve arrendersi al rientro di Ellen Walshe, vittoriosa in 4.34.42. Bene Giada Alzetta, sesta in 4.39.83, mai in gara Anna Pirovano, ottava in 4.48.25 🇪🇺

800 stile libero M

Liebmann era favorito, e si conferma mattatore della distanza, con un 7.37.59 che è anche record europeo. Argento sempre alla Germania, con Schwarz a 7.41.16, e bronzo a Sarkany in 7.41.75. Bene Luca De Tullio, tornato a nuotare un 7.44.24 che lo porta al sesto posto 📸

4×100 stile libero F

Cosa hanno fatto le azzurre! Dopo i Paesi Bassi imprendibili, c’è l’Italia, con le ragazze autrici di una prova eclatante, sia singolarmente che d’insieme (3.31.19, record italiano): Menicucci 53.85, Curtis 52.29, Tarantino 53.68, Mao 53.37 🥈 

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Notizie migliori arrivano dai 200 dorso donne, dove Margherita Panziera spalleggia con le migliori ed entra in finale con il terzo tempo. 2’10’’50 è un buon crono, ma per la medaglia servirà almeno quanto nuotato a Budapest (2’09’’43) perché la concorrenza è alta.

L’ultima semifinale di giornata sono i 50 farfalla uomini, con il dominio del bronzo di mondiale Andrii Govorov, primo senza affanni in 23’’17. A spessore internazionale solo Konrad Czerniak può infastidirlo, ma il polacco non sembra al meglio ed è dentro solo con l’ottavo crono in 23’’76. Per l’Italia out Carini in batteria, fuori anche Andrea Vergani, che trova la semi chiusa al 14° posto in 24’’20.

Chiudono le ragazze della 4×100 stile: il Canada con Katerine Savard in apertura vince in 3’39’’21, due decimi meno della Russia e poco meno di un secondo più veloce degli USA. L’Italia con Aglaia Pezzato, Paola Biagioli, Rachele Ceracchi e capitan Laura Letrari chiude settimana in 3’42’’71.

Oggi la seconda giornata con le finali a partire dalle 13.02 italiane!!

(foto copertina: Federnuoto.it)