Giorno uno subito ricco di protagonisti, con tanti giovani ma anche parecchie stelle già discretamente affermate. Una di queste è senza dubbio l’ucraino Mykhailo Romanchuk, che dopo l’argento mondiale e il testa a testa con Paltrinieri va a prendersi gloria in solitaria con la cavalcata vincente dei 400 stile, vinti in 3’45’’96, nuovo record delle Universiadi.

Per i colori azzurri restano fuori dalla finale sia Filippo Megli undicesimo che Fabio Lombini tredicesimo, ma una stretta al cuore mi arriva quando leggo il nome di Andrea Mitchell D’Arrigo chiudere in ultima posizione la finale (nuotando quasi dieci secondi in più della qualifica dove aveva chiuso quarto in 3’49’’84!), non tanto per la prestazione ma per la bandierina USA a fianco del suo nome!

Faccio un salto in avanti per andare a vedere invece quanto di bello c’è stato per l’Italia. I sogni di medaglia di questa prima giornata erano affidati ai velocisti della 4×100 stile maschile e i ragazzoni della next generation non hanno steccato. Solo gli Stati Uniti sono più forti di Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi che strappano l’argento in 3’15’’24.

Tornando indietro troviamo la buona finale conquistata da Elena Di Liddo nei 50 farfalla. La pugliese, vista in ottima forma all’Energy for Swim, trova un piazzamento tra le migliori otto con 26’’74, mentre l’altra azzurra in semi, Aglaia Pezzato, rinuncia a scendere in acqua in vista della finale della 4×100 stile.

Altra semi è quella dei 100 dorso uomini, priva di azzurri in acqua, tutti eliminati in mattinata con Matteo Milli 17° e Matteo Restivo 22° entrambi appena sotto al 56’’. Il primo tempo d’accesso lo ottiene l’americano Justin Ress con 53’’34 mentre tra i big spicca la qualifica di Kosuke Hagino, quinto al momento con 54’’57.

Tocca alla finale dei 400 misti donne, dove Carlotta Toni lotta ma chiude in ottava posizione con 4’47’’35 dopo il buon 4’43’’91 della mattina. Stravince la giapponese Yui Ohashi con il nuovo record Universitario di 4’34’’40.

Si torna alle semifinali con i ragazzi dei 100 rana. Un campione olimpico al via, è il kazako Dmitriy Balandin che si prende il primo posto parziale in 1’00’’27 di due decimi più veloce dell’australiano Wilson. Poca Italia, con Andrea Toniato ultimo e fuori in 1’01’’92, mentre Federico Poggio è rimasto il primo degli esclusi dopo le batterie con 1’01’’83.

Europei di Nuoto, i convocati per Parigi 2026

La Direzione Tecnica delle squadre nazionali ha diramato l’elenco dei convocati per i prossimi Campionati Europei, in programma a Parigi dal 10 al 16 agosto.

Convocati 48 atleti – 26 uomini e 22 donne – in linea con criteri e tempi limite.

Uomini

Lorenzo Ballarati (Carabinieri – CC Aniene), Jacopo Barbotti (CC Aniene), Federico Burdisso (Training Value Network), Michele Busa (Fiamme Oro – Imolanuoto), Andrea Camozzi (Carabinieri – CC Aniene), Thomas Ceccon (Fiamme Oro – Leosport Nice Footwear), Simone Cerasuolo (Fiamme Oro – Imolanuoto), Carlos D’Ambrosio (Fiamme Gialle – Fondazione Bentegodi), Luca De Tullio (Fiamme Oro – CC Aniene), Marco De Tullio (CC Aniene), Daniele Del Signore (Fiamme Gialle – CC Aniene), Leonardo Deplano (Carabinieri – CC Aniene), Matteo Diodato (Fiamme Oro – Livorno Aquatics), Manuel Frigo (Fiamme Oro – Team Veneto), Lorenzo Gargani (RN Florentia), Giovanni Guatti (RN Florentia), Michele Lamberti (Fiamme Gialle – GAM Brescia), Francesco Lazzari (Fiamme Oro – Sport Club 12 Ispra), Christian Mantegazza (Fiamme Gialle – Team Trezzo Sport), Davide Marchello (Esercito – Aurelia Nuoto), Nicolò Martinenghi (CC Aniene), Filippo Megli (Carabinieri – RN Florentia), Alessandro Miressi (Fiamme Oro – CN Torino), Alessandro Ragaini (Carabinieri – Team Marche), Alberto Razzetti (Fiamme Gialle – My Sport), Ludovico Blu Art Viberti (Fiamme Oro – CN Torino).

Donne

Giada Alzetta (Leosport), Lisa Angiolini (Carabinieri – Virtus Buonconvento), Matilde Biagiotti (Fiamme Oro – RN Florentia), Alessia Bianchi (IN Sport Rane Rosse), Paola Borrelli (Fiamme Gialle – IN Sport Rane Rosse), Anita Bottazzo (Fiamme Gialle – Imolanuoto), Elena Capretta (Fiamme Oro – CC Aniene), Costanza Cocconcelli (Fiamme Gialle – Azzurra 91), Sara Curtis (Esercito – Roero), Chiara Della Corte (Fiamme Oro – Campania Nuoto), Silvia Di Pietro (Carabinieri – CC Aniene), Anita Gastaldi (Carabinieri – VO2 Nuoto Torino), Alessandra Mao (Team Veneto), Anna Chiara Mascolo (Carabinieri – H. Sport), Emma Virginia Menicucci (Esercito – CC Aniene), Sofia Morini (Fiamme Oro – Azzurra 91), Bianca Nannucci (Fiamme Oro – RN Florentia), Benedetta Pilato (CC Aniene), Anna Pirovano (Fiamme Azzurre – In Sport), Simona Quadarella (CC Aniene), Chiara Tarantino (Fiamme Gialle – In Sport Rane Rosse), Federica Toma (Carabinieri – In Sport).

Sarà la rappresentativa più numerosa di sempre per un’edizione fuori dall’Italia (record a Roma 2022 – 56 atleti, ndr); una giusta sinergia tra quantità e soprattutto qualità

– sottolinea il direttore tecnico Cesare Butini

Questa nazionale è l’espressione di un movimento in buona salute.

Ringrazio le società per il grande impegno e i tecnici per la loro professionalità. Ora ci aspetta un banco di prova importante per confermarci tra i protagonisti in campo internazionale.

Saranno schierati 4 atleti e atlete solo nelle gare individuali dei 100 e 200 stile libero.

La direzione tecnica si riserva la possibilità di schierare nei 1500 stile libero Ginevra Taddeucci (batterie il 13 agosto) e Gregorio Paltrinieri (batterie il 14 agosto), punte di riferimento della nazionale di nuoto in acque libere (fiume Senna, 4-8 agosto).

5 Nomi dai Campionati Spagnoli

La Spagna andrà all’Europeo di Parigi senza Carles Coll Marti, uno dei suoi nuotatori più promettenti (già campione del mondo ed europeo nei 200 rana in corta), il quale non ha potuto partecipare ai Trials a causa di un problema burocratico con il visto.

Oltre a questo inconveniente, la Spagna è una nazione in netta crescita natatoria, quindi ecco 5 nomi direttamente dai trials che si sono volti a Palma de Maiorca.

Luca Hoek le Guenedal

Si tratta di un nome che è nel nostro radar già da tempo, soprattutto per la giovane età (2008), e che a questi trials ha dato una vera dimostrazione di forza. Nonostante in estate debba affrontare prima gli EuroJunior e poi gli Europei maggiori, lo stileliberista spagnolo si è presentato con una buona condizione, e nei 100 ha vinto con il nuovo record spagnolo, 47.72.

Essendo andato forte anche il secondo classificato, Cesar Castro Valle (47.98), e il terzo, Miguel Perez-Bodoy (48.38), la staffetta a stile della Spagna va tenuta d’occhio in prospettiva europea. Per Luca, bene anche i 200 stile, vinti con un miglioramento cronometrico di più di un secondo, in 1.46.10, e in generale la sensazione che sia veramente in rampa di lancio. 

Maria Daza Garcia

Tra le donne, salta all’occhio il livello dei 200 stile: Maria Daza Garcia ha vinto la finale B in 1.57.43, mentre la finale A è stata vinta da Ainhoa Campabadal Amezcua con 1.57.86. Sono entrambe qualificate, ma la prima (classe 2007) è di sicuro la più sorprendente, e fa il paio con alcune ottime prestazioni delle (più giovani) iberiche alla Comen, per una Spagna che punta forte al futuro. A ulteriore prova della crescita di data Garcia, c’è anche l’oro e il pass nei 100 stile, in 54.20.

Ivan Martinez Sota

Un bel 53.26 nei 100 dorso ci fa notare il 2005 di Barcellona, che a questi trials si è parecchio migliorato e che ha vinto anche i 50 in 24.76. Se nei 200 dorso, in Spagna, continua a dominare Hugo Gonzalez de Oliveira (1.55.95), per la velocità il nuoto iberico ha un nome nuovo.

Irene Ciercoles Galve

Si tratta di una ragazza del 2010, che è andata bene sia nei 100 dorso, vinti in 1.00.10, che nei 100 stile, dove è arrivata seconda in 54.76. Sono due pass europei per lei, una polivalente che in prospettiva può davvero fare ottime cose.

Alba Vazquez Ruiz

Nei 200 misti, Alba Vazquez Ruiz mette a segno la miglior prestazione tabellare di tutto il computo femminile, nuotando 2.11.39. Per lei, che a Lublino è stata sul podio dei 400 misti insieme alla compagna Emma Carrasco (che invece, per Parigi non si è qualificata), la possibilità di confermare le buone sensazioni di questo inverno anche in lunga. 

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Il climate change al Sette Colli

Fa caldo. 

Stavolta si dovranno convincere un pò tutti, dai più scettici indecisi ai negazionisti totali: l’ondata di calore che ha investito l’Europa è davvero eccezionale. Talmente eccezionale da far prendere sempre più precauzioni ufficiali, diciamo molto più ufficiali di Studio Aperto che consiglia idratazione e riposo nelle ore più calde (che comunque aiuta, quindi fatelo). 

Ma allora cosa c’è di meglio se non tre giorni di gare all’aperto al Foro Italico?

(Ovviamente, senza fare le gare in acqua eh, ma solamente guardandole sotto il sole cocente della mattina e tardo pomeriggio romano).

Quello che sto per scrivere, quindi, potrebbe essere dettato dalla calura, oppure dagli incubi notturni nel tentativo, vano, di sentire un filo d’aria. O forse no.

Eccezionale

Forse non è stato solo il caldo a farmi sembrare eccezionale questa edizione del Settecolli. Potrebbe essere stata la quantità di fenomeni d’acqua, quelli che chiamiamo “stelle internazionali” presenti a Roma. Una quantità effettivamente pazzesca, una delle più alte concentrazioni degli ultimi anni, qualcosa che inorgoglisce l’Italia del nuoto e il Trofeo in sé, che è sempre di più una perfetta tappa di passaggio verso l’estate dei grandi eventi.

Quest’anno ci sono state le sorelle Walsh, Marrit Steenbergen, Sarah Sjoestroem, Adam Peaty, Apostolos Christou, Daniel Wiffen, Siobhan Haughey, Kristof Milak, Noè Ponti, Tessa Schouten, Caspar Corbeau, David Popovici e molti altri. 

E poi, ovviamente, la presenza in toto della squadra italiana, che ormai da sola fa già di un evento una grande manifestazione. Ceccon a mezzo servizio, Martinenghi al rientro e Paltrinieri appannato dai chilometri? Non fa niente, ci pensano gli altri., da Cerasuolo a Quadarella, da Pilato a Razzetti, fino a Sara Curtis, stella incontrastata di questa stagione del nostro nuoto.

Eppure è sembrato normale, ed è questo, forse, il vero grande segreto del Settecolli.

Normale

Diciamo che, quando una cosa eccezionale viene percepita come normale, ci sono due possibilità: o non è effettivamente eccezionale, oppure non ci abbiamo capito niente. E possono essere vere anche entrambe le cose.

Se, per esempio, percepiamo come normale un record italiano, solo perchè facendolo si arriva terzi, allora non abbiamo capito niente dell’eccezionalità della cosa. Ma allo stesso tempo stiamo percependo come normale quel record, tanto è il potenziale dell’atleta in questione (Sara Curtis, per chi non l’avesse capito).

Se, al contrario, percepiamo come normale vedere un campione olimpico e recordman del mondo fuori condizione, con barba lunga e voglia di nuotare corta, probabilmente non abbiamo capito fino in fondo le sue motivazioni, fisiche e psicologiche. Ma allo stesso tempo stiamo percependo come normale una cosa che è già successa in passato, per la quale ci siamo preoccupati molto ma dalla quale, comunque, l’atleta in questione (Ceccon, per i meno smart) è uscito alla grande, spesso più forte di prima. 

E allora, questo cambiamento climatico?

Climate change

Secondo la definizione più comune, il climate change è l’indice  della “variazione a lungo termine delle condizioni meteorologiche medie e della variabilità del clima terrestre”. Si tratta quindi di un processo lento ma inesorabile, del quale vanno studiate con attenzione le cause se si vogliono, almeno in parte, prevedere gli effetti. 

Un processo, quindi, che per avverarsi ha bisogno di mesi, anni, forse anche decenni. E che non è mai finito. Proprio come il climate change nel nuoto italiano, che ieri aveva quasi solo Paltrinieri a tenerne alta la bandiera, poi ha avuto Ceccon e Martineghi e oggi, incredibilmente, sembra quasi poterne fare (momentaneamente) a meno. 

Mentre sto scrivendo, sta arrivando il temporale. 

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

9 Giovani dal Sette Colli 2026

Parliamo ancora di Sette Colli e dei nomi giovani (e in questo caso, nella categoria comprendiamo sia i giovanissimi sia quelli che, ancora, non si sono completamente affermati) da portarci a casa, in chiave presente e futura, per la nazionale italiana. 

Alessandra Mao (2011)

Era sicuramente una delle giovani più attese, sia per il grande hype che c’è intorno ad ogni sua gara da un anno a questa parte, sia perchè viene da un periodo dove i suoi impegni sono stati, giustamente, centellinati. A Roma ha nuotato solamente i 200 stile, ha acciuffato la finale A con l’ottavo tempo (1.59.60) e poi ha dato gas nel pomeriggio, arrivando al secondo posto con un incoraggiante 1.57.24. Teniamo presente due cose: il suo personal best è 1.57.00, il suo anno di nascita il 2011. Questa estate vuole, parole sue, far bene gli EuroJunior, ai qual l’anno scorso non era andata come voleva.


Lorenzo Ballarati (2006)

Nei 100 stile, 48.64 in batteria, 48.64 in finale: tra gli italiani a Roma, è andato meglio di Ballarati solo D’Ambrosio. Con Miressi e Frigo qualificati, e Zazzeri che sembra leggermente appannato, i due squilli al Sette Colli potrebbero valergli il posto in staffetta e la prima chiamata in nazionale maggiore. 

Francesco Lazzari (2004)

Nella finale dei 50 dorso, Francesco Lazzari ha dato pensieri perfino ad Apostolos Christou, che si è dovuto impegnare per toccare davanti di soli 29 centesimi. Con il suo 24.69, il varesino si è conquistato il pass europeo per Parigi, consolidato poi con il 53.91 nuotato nella finale dei 100 dorso. In questo momento, ha più consistenza e affidabilità di Michele Lamberti.


Giovanni Guatti (2003)

Se nei 100 non è ancora brillantissimo, il 50 stile di Giovanni Guatti è molto positivo. Al Sette Colli, primo sub 22 per il toscano, che con 21.97 centra la qualificazione per Parigi e da continuità a quanto di buono fatto lo scorso anno.


Martina Biasioli (2003)

Continua la disperata ricerca di una dorsista con risultati convincenti, e soprattutto costanti, che possa dare un’apertura fiduciosa alla staffetta mista italiana. Al Sette Colli è stato evidente il miglioramento di Martina Biasioli, che già a Torino era scesa sotto i 61 secondi, e che poi a Roma ha vinto con 1.00.77. Dagli Assoluti, la qualificata era Federica Toma, che a Riccione aveva nuotato 1.00.59, mentre sempre al Sette Colli va registrato anche l’ottimo 50 di Chiara Lamanna (2008), scesa a 28.28. La ricerca continua. 

Sofia Napoli (2010)

La giovanissima di Arezzo ha nuotato 4.44.45 nei 400 misti, ultimo di una progressione interessante di risultati che, già da un anno, la pone al centro dell’attenzione dei talenti da segnalare. È del 2010 e, nella bella finale a Roma vinta da Alex Walsh su Ellen Walshe, è arrivata sesta, con un ultimo 100 chiuso in 1.04. Non male.


Giada Alzetta (2006)

Con la qualificazione europea nei 400 misti già in tasca, ottenuta grazie alla vittoria di Riccione, Giada Alzetta poteva nuotare un settecolli tranquillo, come hanno fatto, tra l’altro, in molto nella sua situazione. Invece la nuotatrice veneta si è presentata a Roma in condizione, e ha addirittura migliorato il suo personale, nuotando in finale 4.39.94. Molto bene, sperando tenga la forma fino a Parigi.

Matteo Diodato (2003)

In un momento di grande cambiamento generazionale del mezzofondo, il nome di Diodato era sicuramente tra quelli più attesi. Il livornese ha vinto la finale dei 1500, migliorandosi nettamente e portando il suo personale a 14.53.73. Se è ancora presto per gridare al miracolo, va anche detto che avere un ventitreenne che nuota vicino ai 14.50 non è niente male. Forse, essendo abituati molto bene, lo abbiamo dato per scontato.


Alessandro Ragaini (2006)

Dopo l’exploit nella stagione olimpica, abbiamo assistito a quella che viene spesso definita un’involuzione di Alessandro Ragaini e dei suoi risultati in vasca, fatto che ha ovviamente allarmato e acceso gli animi degli appassionati. La verità è che non tutti migliorano allo stesso modo e con la stessa velocità, e perfino chi sembra un fenomeno da giovane può trovare la sua strada con un lungo percorso di crescita e sviluppo (vedi Marrit Steenbergen, per esempio). Bisogna avere pazienza e non smettere di crederci: Ragaini al Sette Colli ha dato un bel segnale, giungendo secondo nei 400 stile con un buon 3.46.96, tempo molto vicino al suo personale del 2023. Nei 200, poi, si è fermato a 1.47.95, ma io vedo il bicchiere mezzo pieno.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Chi è Marritt Steenbergen, la nuova regina della velocità mondiale

La finale dei 100 stile libero femminili, al Trofeo Settecolli di Roma, è stata incredibile, una delle più belle di sempre. 

Per diversi motivi, a partire dai risultati. Sara Curtis ha stabilito il nuovo record italiano, 52.69, ed è così diventata la prima donna azzurra ad abbattere il muto dei 53 secondi. Siobhan Haughey, nella sua incredibile costanza di prestazioni e risultati, è arrivata seconda, in 52.52, dopo essere stata in vantaggio fino. Metà gara inoltrata. Gretchen Walsh, la fenomenale velocista americana, è rimasta giù dal podio, quarta in 52.91, tempo con cui avrebbe vinto in molte delle precedenti edizioni. 

La vittoria, invece, è andata a Marrit Steenbergen, olandese campionessa del mondo in carica, che ha sublimato il successo migliorando anche il record del mondo, che ora le appartiene con 51.68. 

Questione di tempo

Per chi segue il nuoto con assiduità, il miglioramento del record del mondo nei 100 stile da parte di Marrit Steenbergen era solo questione di tempo. Si poteva puntare sull’evento clou dell’anno, l’Europeo di Parigi, momento perfetto per un’atleta di alto livello, per finalizzare la preparazione della stagione, aggiungere la medaglia d’oro al palmarès e migliorarsi cronometricamente. 

Si poteva ipotizzare anche attraverso le date. La finale dei 100 stile a Parigi sarà nel pomeriggio di martedì 11 agosto, quindi tra più di un mese, e Steenbergen ha inanellato, nel mese di maggio, una serie di risultati incredibili, proprio nei 100 stile. Nel circuito di gare Mare Nostrum, ha nuotato tre volte la gara nell’arco di pochi giorni, passando dal 52.13 di Montecarlo, al 51.86 del 27 a Barcellona, per poi chiudere a Canet in 51.97. In mezzo, avrebbe avuto due mesi abbondanti di tempo per riprendere la preparazione e avvicinarsi al record, cioè il 51.71 di Sarah Sjoestroem del 2016, distante a quel punto solo 15 centesimi. 

Ipotizzare che Steenbergen arrivasse in condizione eccelsa al Trofeo Settecolli, era forse un azzardo. La collocazione del Trofeo, che si svolge a fine giugno, a circa un mese dalle grandi manifestazioni estive, ed è spesso individuato dalla Federazione Italiana Nuoto come l’ultima chance per centrare la qualificazione per gli atleti della nazionale maggiore. Il Settecolli, tuttavia, è molto amato anche dagli atleti stranieri, che possono unire l’utile, cioè confrontarsi in un contesto di alto livello e in una vasca ritenuta “veloce”, al dilettevole, vivere una settimana della Roma di giugno. Tuttavia, da qui a fare il record del mondo, nella gara principale del programma del nuoto, ce ne passa.

Chi è Marrit Steenbergen?

Non si tratta di una comparsa, nel mondo del nuoto, ma la sua storia è molto peculiare, ha cioè una parabola temporale insolita. Prima di diventare due volte campionessa del mondo nei 100 stile, a Doha 2024 e Singapore 2025, aveva vinto due ori individuali europei, proprio a Roma, nel 2022, in un exploit . Ma prima di quella doppietta continentale, in realtà, i suoi risultati individuali erano stati tutt’altro che convincenti. In particolare, meno convincenti di quanto non ci si aspetti da un’atleta del 2000, che a soli 15 anni dominava il nuoto giovanile continentale, vincendo sia gli EuroJunior 2017 che gli EYOF nel 2015, questi con un incredibile, per l’età, crono di 53.97 proprio nei 100 stile. 

Poi, per una decina di anni, i suoi risultati si sono normalizzati. Una serie di problematiche fisiche, aggiunte a una maturazione che sembrava non arrivare mai, la aveva relegata al ruolo, per quanto importante, di completamento delle staffette olandesi, con le quali ha calcato diverse volte i più importanti podi internazionali. Le doti fisiche e tecniche continuavano ad apparire lampanti, ma sembrava sempre mancare qualcosa per farle fare il salto di qualità. Durante quel periodo di stallo, a un certo punto, esplora in modo più convinto le distanze dei misti, specialità che sembrava adattarsi di più alla sua evoluzione, soprattutto in vasca corta. Rimaneva però qualcosa di incompiuto nel suo percorso, e il timore che diventasse una delle tante meteore giovanili sembrava più che un futuro possibile. 

La gara

La prestazione del Settecolli, nonostante i risultati dell’ultimo biennio, forse in pochi l’avevano veramente “vista arrivare”. Lo si nota da tanti piccoli particolari, in primis quelli televisivi. Le immagini Rai, prima della gara, si soffermano quasi esclusivamente su Sara Curtis, la padrona di casa, reduce dal record europeo nei 50 dorso e dal bagno di folla e notorietà che le ha conferito l’incontro con la Primo Ministro Meloni. Poi staccano velocemente sulle altre internazionali, l’americana Gretchen Walsh e Sioban Haughey, da Hong Kong, tralasciando incredibilmente proprio Steenbergen. 

Al via, le quattro atlete delle corsie centrali nuotano appaiate, e fino alla virata della prima vasca i distacchi non sono così ampi. Ai 50 metri, prima è Haughey, con Steenbergen e Curtis a pochi centesimi di distacco, mentre Walsh, che nei 100 stile non ha la sua gara migliore, segue da vicino. Poi, all’inizio della seconda vasca, inizia l’incredibile progressione dell’olandese: sembra una cavalcata inesorabile, una specie di grande trionfo, che però ha l’apparenza calma di certe onde dell’oceano. La sua nuotata è piuttosto piatta, priva cioè di quei saltelli che contraddistinguono certe velociste, che nella spinta alternata delle braccia sembrano alzarsi e abbassarsi in un beccheggio continuo. Steenbergen respira ogni quattro bracciate, e le sue mani prendono una traiettoria esterna molto larga, per poi entrare davanti alla testa a caricare. Proprio la spinta subacquea sembra il segreto della sua forza attuale, un continuo “mulinellare” sordo, che le permette a Roma di tornare in 26.70, cioè almeno mezzo secondo meglio di ognuna delle sue avversarie. 

Anche se il boato più grande è stato, probabilmente, per Sara Curtis e il suo record italiano (che va detto e ripetuto, è incredibile), la meraviglia del record del mondo di Marrit Steenbergen è l’ennesima gemma che arricchisce il Settecolli e lo Stadio del Foro Italico, come luogo in cui si scrive la storia del nuoto.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Sette Colli 2026 | day 3: Altro world record, stavolta è Gretchen Walsh! Curtis migliora ancora

Terza e ultima giornata giornata di finali al 62° Sette Colli di Roma: vediamo come sono andate nel nostro consueto recap!

50SL F

🔥 WHAT. A. RACE.

🎆 Serviva un’apertura impressionante per l’ultima giornata del Settecolli 2026? Ci hanno pensato le ragazze dei 50 stile a smuovere l’atmosfera al Foro Italico! Gretchen Walsh ha deciso di lasciare un segno indelebile in Italia e ha nuotato un pazzesco 23.55, rubando così il world record alla compagna Kate Douglass, che lo aveva fatto giusto una settimana fa. Dietro lei, una encomiabile Sjoestroem (23.86) e Sara Curtis, per la quale abbiamo finito le parole, che porta il record italiano a 24.09.

200DO M

🌍 In un podio tutto internazionale, vince lo svizzero Roman Mityukov, 1.57.32, davanti all’irlandese Shortt e all’ungherese Kovaks

200DO F

🇮🇹 Vittoria prestigiosa per Aurora Velati, che si impone con il tempo di 2.12.57

50FA M

🥊 Noè ponti si prende la rivincita su Kristof Milak, e tocca per primo in 22.73 contro i 22.86 dell’ungherese

200FA F

🐬 Sul podio vanno tutto sotto i 2.09, ma a spuntarla è Ellen Walshe, 2.08.02, davanti a Bach e Borrelli (2.08.63) 

200RA M

🐸 Il favorito Caspar Corbeau fa gara di testa e si impone in 2.09.02, precedendo un buon Mantegazza (2.10.00)

200RA F

👏 Bellissima sfida tra Mona McSharry e Tess Schouten, con l’olandese che si fa recuperare e infine battere dalla irlandese per soli 18 centesimi (2.22.71)

200SL M

🎶 David Popovici incanta il Setetcolli un’ultima volta, vincendo i 200 stile in 1.44.48 (nuovo record della manifestazione), mentre Carlos D’Ambrosio è secondo con 1.46.41 

400SL F

🏆 Simona Quadarella onora di nuovo Roma con una vittoria in 4.05.10, davanti a una sorprendente Elisa Pignotti (2006) pb in 4.10.39

200MI M

✔ Vittoria classica per Alberto Razzetti, che con 1.57.83 precede Simone Spediacci (1.59.32)

200MI F

🇺🇸 Alex Walsh firma la doppietta nei misti e si impone in 2.09.05, davanti a Walshe e Franceschi 

1500SL M

✈️ Chiusura col botto per Matteo Diodato, che vince la gara finale con un ottimo 14.53.73, sesto crono italiano all-time e tempo per Parigi 2026

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Notizie migliori arrivano dai 200 dorso donne, dove Margherita Panziera spalleggia con le migliori ed entra in finale con il terzo tempo. 2’10’’50 è un buon crono, ma per la medaglia servirà almeno quanto nuotato a Budapest (2’09’’43) perché la concorrenza è alta.

L’ultima semifinale di giornata sono i 50 farfalla uomini, con il dominio del bronzo di mondiale Andrii Govorov, primo senza affanni in 23’’17. A spessore internazionale solo Konrad Czerniak può infastidirlo, ma il polacco non sembra al meglio ed è dentro solo con l’ottavo crono in 23’’76. Per l’Italia out Carini in batteria, fuori anche Andrea Vergani, che trova la semi chiusa al 14° posto in 24’’20.

Chiudono le ragazze della 4×100 stile: il Canada con Katerine Savard in apertura vince in 3’39’’21, due decimi meno della Russia e poco meno di un secondo più veloce degli USA. L’Italia con Aglaia Pezzato, Paola Biagioli, Rachele Ceracchi e capitan Laura Letrari chiude settimana in 3’42’’71.

Oggi la seconda giornata con le finali a partire dalle 13.02 italiane!!

(foto copertina: Federnuoto.it)