Giorno uno subito ricco di protagonisti, con tanti giovani ma anche parecchie stelle già discretamente affermate. Una di queste è senza dubbio l’ucraino Mykhailo Romanchuk, che dopo l’argento mondiale e il testa a testa con Paltrinieri va a prendersi gloria in solitaria con la cavalcata vincente dei 400 stile, vinti in 3’45’’96, nuovo record delle Universiadi.
Per i colori azzurri restano fuori dalla finale sia Filippo Megli undicesimo che Fabio Lombini tredicesimo, ma una stretta al cuore mi arriva quando leggo il nome di Andrea Mitchell D’Arrigo chiudere in ultima posizione la finale (nuotando quasi dieci secondi in più della qualifica dove aveva chiuso quarto in 3’49’’84!), non tanto per la prestazione ma per la bandierina USA a fianco del suo nome!
Faccio un salto in avanti per andare a vedere invece quanto di bello c’è stato per l’Italia. I sogni di medaglia di questa prima giornata erano affidati ai velocisti della 4×100 stile maschile e i ragazzoni della next generation non hanno steccato. Solo gli Stati Uniti sono più forti di Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi che strappano l’argento in 3’15’’24.
Tornando indietro troviamo la buona finale conquistata da Elena Di Liddo nei 50 farfalla. La pugliese, vista in ottima forma all’Energy for Swim, trova un piazzamento tra le migliori otto con 26’’74, mentre l’altra azzurra in semi, Aglaia Pezzato, rinuncia a scendere in acqua in vista della finale della 4×100 stile.
Altra semi è quella dei 100 dorso uomini, priva di azzurri in acqua, tutti eliminati in mattinata con Matteo Milli 17° e Matteo Restivo 22° entrambi appena sotto al 56’’. Il primo tempo d’accesso lo ottiene l’americano Justin Ress con 53’’34 mentre tra i big spicca la qualifica di Kosuke Hagino, quinto al momento con 54’’57.
Tocca alla finale dei 400 misti donne, dove Carlotta Toni lotta ma chiude in ottava posizione con 4’47’’35 dopo il buon 4’43’’91 della mattina. Stravince la giapponese Yui Ohashi con il nuovo record Universitario di 4’34’’40.
Si torna alle semifinali con i ragazzi dei 100 rana. Un campione olimpico al via, è il kazako Dmitriy Balandin che si prende il primo posto parziale in 1’00’’27 di due decimi più veloce dell’australiano Wilson. Poca Italia, con Andrea Toniato ultimo e fuori in 1’01’’92, mentre Federico Poggio è rimasto il primo degli esclusi dopo le batterie con 1’01’’83.
Nuoto, un accessorio fondamentale: gli occhialini, hai trovato i tuoi?
Ho iniziato a frequentare la piscina nel 1985, a tre anni, e devo dire che non è stato amore a prima vista. Oltre alla confusione, al freddo e alla fatica, la cosa che più mi ricordo, dei miei primissimi anni come nuotatore, è il bruciore degli occhi.
Ricordi …
Mi ricordo che facevo fatica a capire quello che mi veniva detto, e mi ricordo che spesso ero anche ripreso dall’insegnate per questo. Mi ricordo che mi chiedevano di aprire gli occhi sott’acqua, e io lo facevo, con grande fatica e fastidio. Mi ricordo perfettamente che ritornavo a casa, dopo la lezione di nuoto, e per qualche ora avevo la vista offuscata e gli occhi gonfi. Spesso era una condizione che durava fino al giorno successivo, che passava solo dopo una dormita e, a volte, nemmeno dopo quella.
Mi ricordo che i miei genitori, preoccupati, mi portarono dal dottore, che di tutta risposta disse loro: “Perchè non gli mettete gli occhialini?”. Bella domanda, Doc.
Ora, vi sembrerà “l’uovo di Colombo”, ma in realtà non è così. Gli occhialini, nella piscina che frequentavo, erano consentiti solo ai nuotatori esperti, a quelli che già avevano affinato la tecnica, ai grandi insomma. “Prima bisogna imparare a nuotare”, disse il mio insegnante ai miei genitori, che così continuarono a non comprarmi gli occhialini, ma a mettermi il collirio la sera. Altri tempi, penserete; altri tempi, confermo.
Ho raccontato questa breve storia per dire che, un bel giorno di qualche anno dopo, il mio allenatore arrivò in piscina con una manciata di occhialini per tutti noi. Facevamo già le gare, probabilmente eravamo Esordienti, ma quel pomeriggio me lo ricordo come una svolta. Finalmente ci vedevo!
Nel tempo, gli occhialini sono diventati un accessorio fondamentale, per me e per tutti quelli che nuotano. Oggigiorno, fin dai primi corsi di nuoto i bambini li indossano, e io so bene quali e quanti benefici ci siano nel loro utilizzo in acqua. Proprio per questo, tuttavia, so ancora meglio che è fondamentale trovare gli occhialini giusti per te.
Phyton Mirror Junior
Quando mio figlio Umberto, 10 anni, ha saputo che Arena Italia gli avrebbe dato la possibilità di provare il modello Phyton Mirror Junior, il suo volto si è illuminato. In questa stagione, la prima tra gli agonisti, ha usato un paio di occhialini “ereditati” dalla mamma, che gli avevamo dato per confortarlo nei primi allenamenti con i grandi. Siccome l’effetto magico di quel cimelio sta svanendo, l’opportunità è capitata a fagiuolo, visto anche che nel prossimo weekend affronterà una delle ultime gare della stagione.
La sua specialità sono i 50 rana, ma dovrà fare anche i 50 dorso, all’aperto, e per lui è quindi utile l’effetto a specchio delle lenti dei Phyton Mitrror Junior, alle quali, parole sue, “mi sono abituato subito”.
Chiunque abbia mai guardato un bambino alle prese con degli occhialini, può confermare che una buona parte della lezione, o dell’allenamento, sta proprio nel sistemarli, nel trovare la giusta posizione. La vestibilità dei Phyton Mirror Junior è eccezionale, e sono due i dati che me lo confermano, dopo aver osservato attentamente Umberto: ci ha messo un attimo a metterli, e ci ha messo un attimo ogni volta che, durante l’allenamento, se li è tolti e poi rimessi (per la gioia del suo coach, oltre che sua).
All’uscita, Umberto era talmente fiero che ha mostrato gli occhialini al suo amico, che in questo periodo è anche il suo più grande rivale sportivo, che ha strabuzzato gli occhi e se li è provati a sua volta. Scommessa: un modello di occhiali Arena comparirà sul suo volto molto più presto di quanto non possa immaginare.
Cobra Edge Mirror Swipe
Mentre Umberto si allenava col suo gruppo, da bravo “vecchietto” che ancora ci crede ho preso la palla al balzo, e mi sono tuffato nella corsia accanto. Ho potuto così testare il modello di Arena Cobra Edge Mirror Swipe, ed ora posso dire che si tratta di un prodotto fenomenale. Per uno come me, restio al cambiamento, che per anni ha usato solo modelli “svedesi” di vecchia generazione, indossare un prodotto così calzante è stato qualcosa di sorprendente. Ho provato la stessa sensazione di protezione che provavo con i modelli a cui ero abituato, ma senza il fastidio che quei modelli, alla lunga, mi procuravano.
Devo dire che lo avevo capito fin dal primo momento. Dopo aver scelto, tra le diverse dotazioni presenti nella confezione, la misura del naso più adatta al mio viso, ho provato a mettermi gli occhialini, e non ho dovuto nemmeno sistemarli, perché già si erano adattati perfettamente. Il loro design, oltre che essere esteticamente accattivante, permette una perfetta idro-dinamicità, e si adatta in modo naturale e per nulla forzato al volto.
Ho nuotato per circa un’ora, e per quasi 3 mila metri, senza mai doverli togliere o sistemare. Non si sono appannati, e per la prima volta da diverso tempo non ho dovuto trovare nessun metodo artigianale per poter vedere e controllare il contasecondi. Merito questo della tecnologia anti-fog, la più avanzata in circolazione, che ha una durata di 10 volte maggiore rispetto allo standard.
Al termine dell’allenamento, come sempre, mi facevano male le braccia e le gambe, ma non le orbite oculari, e il segno intorno ad esse (che spesso mi faceva sembrare una specie di panda arrossato), era impercettibile. Ho addirittura provato un 50 da fuori: vi risparmio il tempo (sul quale sto lavorando…), ma vi assicuro che non è entrata una goccia d’acqua.
Quindi, in conclusione?
Siamo soddisfatti? Moltissimo.
Useremo il prodotto anche in gara? Certo, e presto faremo anche la prima traversata in acque libere insieme.
Consiglieremmo gli occhialini Arena ad amici e compagni di squadra? Già fatto.
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Fatti di nuoto Weekly: 10 Nomi da Riccione 2026
Non solo i soliti… dai che lo sapete!
Jacopo Barbotti
Il netto miglioramento dell’atleta dell’Aniene, classe 2006, è una delle note migliori dell’intera edizione degli Assoluti. Qualcosa si era intravisto già agli Assoluti invernali, in vasca corta, ma il salto di qualità di questa settimana di gare è una notizia davvero positiva. Barbotti ha saputo da un lato approfittare del passaggio a vuoto di Alberto Razzetti (battuto di 1 centesimo nei 200 e assente nei 400 misti), e dall’altro scendere a 1.57.75 e 4.16.01, portandosi a casa due pass per Parigi. Nei 200 misti, in particolare, stiamo parlando della seconda prestazione all-time italiana: se questo è il primo passo, non si può che essere felici.
Bianca Nannucci
Quando un’atleta esordisce in nazionale, si tende sempre a dare per scontato che sia la prima di molte partecipazioni, e di una crescita che vorremmo infinita. Niente di più pericoloso, in realtà, perchè soprattutto in giovane età le variabili sono tantissime, e prevederle è molto complicato, anche per chi si informa e commenta nuoto da tempo. Proprio per questi motivi, la felicità nel vedere che Bianca Nannucci non solo non si è fermata ad una qualificazione, ma anzi ha rilanciato pesantemente, è ancora maggiore. La ragazza italo-toscana, che questa stagione sta seguendo gli allenamenti di Fred Vergnoux in Francia, è scesa nei 200 a 1.57.82, quinta all-time in Italia, e a Parigi nuoterà gara e staffetta, per la quale l’hype inizia a salire vertiginosamente. Molto, molto bene.
Francesco Cecconi
24.45 (RIR) nei 50 e 54.86 nei 100 farfalla; 26.03 nei 50 e 56.64 nei 100 dorso. Per il classe 2010, in forza all’Aurelia, un Assoluto che sa di iniziazione al mondo dei grandi. A questo punto, Cecconi non è più solo un cognome che ne ricorda un altro (anche nelle specialità nuotate), ma un prospetto da tenere d’occhio per le prossime annate.
Francesco Ceolin
A proposito di prospetti da tenere d’occhio, il nome di Ceolin circola già da qualche stagione, e a questi Assoluti abbiamo avuto una bella conferma del suo potenziale. Il veneto del 2008 ha sfiorato il pass diretto per Parigi, arrivando secondo nei 100 farfalla (dietro solamente a Razzetti) con un 52.00 che sa di grande potenziale. Forse è presto per pensare di avere un frazionista per il futuro, ma intanto mettiamo in saccoccia.
Daniele Del Signore
L’ex capitano della squadra nazionale junior, ha convinto in maniera netta non solo nei 200 dorso, vinti con pass europeo in 1.56.89, ma anche nei 100, conclusi dietro solo a Lamberti, in 54.06. Dopo anni di mediocrità, il dorso azzurro sta cavalcando l’effetto Ceccon, e sforna talenti a ruota (c’è anche Venini, altro 2007, a 1.57.00), per la gioia dei nostri occhi.
Paola Borrelli
Forse è passata in secondo piano, ma Paola Borrelli ha fatto un’impresa nei 200 farfalla, vinti con un incredibile 2.07.47, seconda prestazione italiana all-time e prima in tessuto. La ventunenne lombarda sta confermando quanto di buono visto negli anni giovanili, e aggiustando il bilanciamento della gara (passaggio fulminante a 59.77), ci potrà essere un ulteriore passo avanti. See you in Paris.
Agata Maria Ambler
Dopo aver esordito in nazionale a Lublino 2025, la velocista del Team Veneto ha scelto di volare in Australia per provare l’esperienza dell’allenamento down-under. Sembra che la scelta abbia fruttato: 26.50 nei 50 farfalla e, soprattutto, 24.85 nei 50 stile, quarto crono di sempre in Italia. Se dovesse riuscire ad allungare la fatica ai 100, potrebbe essere anche una buona pedina per la staffetta veloce.
Francesco Volpe
Non è un mistero che, dopo anni di grandi successi, il mezzofondo maschile italiano stia attraversano una fase di stanca. Oltre alla buona prova di Luca Di Tullio, che sembra essere sulla buona strada per un ritorno ai suoi livelli, l’altra vera nota positiva viene da Francesco Volpe, classe 2008 che ha nuotato 3.51.49 nei 400, 7.59.60 negli 800 e 15.18.02 nei 1500. Guardando al futuro, sembra il nome più spendibile.
Cristian Tassan-Caser
Altro 2008, il velocista di Nibionno si è prodotto in 22.41. nei 50, 49.35 in 100 stile, oltre a 28.39 nei 50 e 1.01.53 nei 100 rana. Scorrendo i risultati, e cercando tra le righe, sembra un prospetto da non tralasciare.
Andrea Camozzi
In una delle finali più belle dell’intero Assoluto, il ventunenne delfinista dei Carabinieri ha chiuso a mezzo secondo di distanza da Razzetti (e mezzo davanti al 2006 Palmisani), mettendo a segno con 1.55.54 la quarta prestazione italiana. Era da un pò che si attendeva il suo exploit, ed è avvenuto nel posto giusto al momento giusto: ora avrà una chance europea da sfruttare.
See you later!
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Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Riccione… End of Beginning
Da qualche giorno, sono assolutamente in fissa con questa canzone…
Intanto ammetto il colpevole ritardo del mio interesse, sia rispetto alla sua reale pubblicazione, quattro anni fa, ma anche rispetto al suo ritorno in circolazione virale sui social, dovuto al fatto che il cantante Djo, è in realtà Joe Keery, uno dei protagonisti di Stranger Things. La musica è così, se ti colpisce, ti colpisce.
Il fatto è che, ormai da tempo, ho smesso di pensare che le cose mi colpiscano in maniera casuale, del tutto arbitraria. Ho invece iniziato a collegare i puntini della quotidianità, per capire se davvero l’Universo (o chiamatelo come volete) mi comunica qualcosa. Se poi quel “qualcosa” sia significativo o meno, questo è un altro discorso. Non importa.
Intanto, End of beginning mi è entrata in testa e non solo. La canticchio mente vado a correre, la sento quando entro in un bar, la metto in macchina nella mia playlist. All’inizio, però, il testo non mi diceva molto. Djo, canta di una condizione particolare, dell’andare via da una grande città (Chicago, nello specifico), e poi di tornarci e sentirsi a casa, e anche di portarsi un pò di quella città nel mondo, ovunque, come una condizione sociale, affettiva, umana. Questa sensazione mi è completamente sconosciuta.
Non solo non vivo in una grande città, ma in un paese di provincia, ma oltretutto ci vivo da tutta la vita; e poi, non sono andato via e ritornato se non per periodi relativamente brevi, vacanzieri o lavorativi. Non provo quindi niente di quello che Djo ha provato, e che canta nel suo pezzo.
Forse, però, ho provato qualcosa al contrario. Ho sentito, cioè, un pezzo di me in diversi posti del mondo che ho visitato, in cui sono stato per svariati motivi. Dove abbia trovato questo pezzettino di me non mi è molto chiaro, perchè non è stato sempre nello stesso posto. A volte è in un bar, altre in un parco, altre ancora in una persona. Spesso, però, è in una piscina.
Tutto ciò mi riporta a End of beginning, che letteralmente vuol dire “Fine dell’inizio”. E al fatto che, a Riccione, mi sento un pò a casa, come a casa si sentono anche tutti i ragazzi che, nella settimana santa del nuoto italiano, si ritrovano come se fossero una piccola comunità. Ci sono i sorrisi e i pianti, gli abbracci e le occhiatacce, gli amici e i nemici. C’è tutto quello che serve per avere un bellissimo spettacolo, da un lato, e una grande tragedia, dall’altro.
Ci sono le medaglie, che in questa settimana hanno pesato moltissimo: gli ori valevano il pass, gli argenti, spesso, lasciavano l’amaro in bocca, i bronzi sorridenti e a volte un pò deludenti. Ci sono i tempi, che hanno significato un sorriso e spesso un pianto. Ci sono i giudizi di chi, come noi, guarda e valuta, a volte sapendo poco, e spesso senza tener conto della difficoltà del tutto.
Quanto della vita c’è nello sport? E quanto a Riccione?
Se ci penso ancora, forse quest’anno a Riccione c’è stata davvero la “fine dell’inizio”. In un quadriennio Olimpico, quanto tempo hai per prepararti veramente all’evento principale? Quanto di questa preparazione quadriennale passa dall’estate di mezzo, quella che all’apparenza sembra meno importante ma che, invece, è cruciale? Quanto conterà, per chi vuole emergere, farsi notare nel 2026? E quanto, al contrario, dovranno stare attenti quelli che invece non vogliono farsi superare?
Alla fine, ha ragione Djo…
“And when I’m back in Riccione I feel it”
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Grandi ritorni e sorprese ai Campionati Britannici 2026
Mentre in Italia andavano in scena gl Italiani Assoluti, in Gran Bretagna, direttamente dall’Acquatics Centre di Londra si son visti i Campionati Britannici validi per le qualificazioni agli Europei di Parigi.
Positive le risposte dai sudditi della casa reale, con diversi nomi nuovi alla ribalta e un roster che promette bene in vista dell’appuntamento parigino.
Peaty & Co.
Adam Peaty torna pesantemente a dire la sua. Il classe 94’ non lascia spazio alla nuova generazione e stampa ancora crono degni del suo nome. Vince infatti sia i 50 che i 100 rana in 26’’64 (2° crono mondiale stagionale) e 58’’97 (5° crono mondiale stagionale), segnando la strada per il giovane Filip Nowacki (classe 2007) secondo nei 100 in 59’’39 e oro con tempo limite nei 200 in 2’08’’52.
Tra gli altri veterani della nazionale britannica bene Duncan Scott, che spazia dai 200 farfalla vinti in 1’54’’97 ai 200 misti, chiusi in 1’56’’08 con il quarto tempo mondiale in stagione. Nuota il tempo limite in entrambe le occasioni, così come Max Lichfield nei 400 misti (4’11’’69) e James Guy, che vince i 400 stile in 3’44’’04, al quinto posto nel ranking stagionale.
Tra i nati nel nuovo millennio brilla Matthew Richards primo nella gara regina in 47’’53 (5° mondiale stagionale) una posizione in meno di quella ottenuta nei 200, vinti in 1’44’’77, crono che guida un quartetto formidabile in vista 4×200: Guy, Scott e McMillan lo seguono tutti sotto all’1’46’’.
Buone notizie dal dorso in arrivo da Oliver Morgan, che nuota un bel 52’’41 nei 100 che gli vale la terza piazza mondiale stagionale, e bene fa anche nei 200 con 1’55’’86.
Donne da record!
Prestazioni solide in campo maschile, ma squilli pesanti in quello femminile.
Su tutte la ranista Angharad Evans! Già protagonista in patria con il record nazionale dei 100 rana, qui si migliora ancora, prendendosi il tempo più veloce in stagione e nuovo primato britannico di 1’04’’96 che lima di quattro decimi il suo vecchio record.
Super anche nei 200, dove chiude in 2’19’’70, nuovo primato cancellando il 2’20’’89 di Molly Renshaw del 2021 a anche qui primo tempo mondiale stagionale! Che bomba!
Migliora il suo best e anche il record nazionale anche Freya Colbert, oro nei 200 stile in 1’54’’34, sei decimi meglio di quanto nuotato solo un mese fa.
Bene anche Abbie Wood, terza al mondo in stagione nei 200 misti con 2’08’’17 mentre è da segnalare il 4’35’’46 nei 400 misti di Amalie Smith, classe 2009.
Swim Stats, tutti i numeri degli Assoluti 2026
Che edizione è stata, quella degli Assoluti 2026 appena conclusa a Riccione?
Sulla strada della qualificazione per gli Europei di Parigi, e per le altre manifestazioni estive del 2026, la cinque giorni di Riccione doveva dare le indicazioni necessarie al DT Butini per una stagione che, perlomeno per l’élite del nuoto italiano, poteva definirsi transitoria.
In alcuni casi è stato così, se pensiamo ad atleti di punta ma assenti perchè infortunati, come Martinenghi, Viberti e Cocconcelli (e anche Mao), o ad altri che a Riccione non erano in condizione, Ceccon su tutti. Per loro ci sarà la prova d’appello del Settecolli o l’eventuale valutazione di Butini, che ha già fatto ampiamente intendere che la squadra sarà ragionata, allargata ai giovani e, ovviamente, aperta ai big irrinunciabili.
Riccione, però, di sentenze ne ha fornite parecchie, e se in alcune gare si è registrato qualche passaggio a vuoto (pensiamo, ad esempio ai 100 e 200 dorso donne), in altre il movimento ha risposto molto bene. Parlo ovviamente dei quattro record italiani assoluti – Lamberti nei 50 dorso, Angiolini nei 200 rana, Curtis nei 50 dorso e 50 stile – ma anche della pioggia di migliori prestazioni personali uscite dalle corsie romagnole.
Se i numeri di partenza confermano, praticamente, quelli dell’anno scorso, vediamo invece cosa ci dicono i dati finali di Riccione 2026.
Campioni a confronto ® (The Original)
Eccoci a uno dei piatti forti della nostra analisi, che ci da l’idea di quante migliori prestazioni degli ultimi 10 anni si sono ottenute a Riccione 2026.
Tra i maschi, sono due i migliori: Michele Lamberti, col suo record italiano nei 50 dorso in 24.38, e Carlos D’Ambrosio, che nei 200 stile ha vinto in 1.45.77.
Ben sei, invece, le migliori prestazioni tra le donne, conferma di un movimento che in alcune specialità è davvero pimpante. C’è naturalmente il record italiano di Lisa Angiolini, che nei 200 rana ha nuotato 2.22.28 facendo fare un bel balzo in avanti a una specialità che ne aveva bisogno. Ci sono le due botte di una Sara Curtis sempre più dominate, nei 50 farfalla in 25.89, nei 50 dorso col record italiano in 27.33 (alle quali aggiungiamo i 50 stile del mattino, 24.29). C’è una Simona Quadarella forse mai così in forma agli assoluti, e mai così veloce a Riccione nei 400 e negli 800. E infine c’è Paola Borrelli, che ha nuotato la miglior prestazione di sempre in tessuto nei 200 farfalla, 2.07.47
Tempi di accesso alle finali A
Riproporre questa analisi, a metà del quadriennio olimpico, potrebbe darci qualche idea su come il nuoto italiano si sta evolvendo nel livello medio.
Da notare, per esempio, il confronto tra 2026 e 2025: in 13 gare su 17 tra i maschi, e in 10 su 17 tra le femmine, l’accesso alla finale di questa edizione era più basso rispetto a quello dell’anno scorso.
L’Età media dei finalisti
Chiudiamo con un grande classico, che forse andrebbe guardato un pò di più anche da chi, a volte a sproposito, cita numeri e statistiche senza cognizione di causa.
L’età media dei finalisti del 2026 è leggermente maggiore rispetto a quella dello scorso anno: 23,6 contro 23,5 tra i maschi, 22,7 contro 21,1 tra le donne. Cosa può significare?
Al netto dell’assenza, ad esempio, di Alessandra Mao, che da sola abbasserebbe notevolmente la media finalisti delle sue gare, invece che a un calo del dato dovremmo penare ad un assestamento. Chi è andato in finale l’anno scorso si è tendenzialmente confermato, causando un assestamento della statistica, ma anche un consolidamento dei valori in vasca.
La gara più giovane sono i 400 misti maschi, 19,9 anni di età media finalisti, mentre la più vecchia i 50 stile sempre maschi, 25,3 anni.
Ci lasciamo con la tabella dei qualificati per Parigi 2026: per le caselle vuote ci si sente dal Settecolli.
Foto: Fabio Cetti | Corsia4
Nuoto, Assoluti 2026: tris Quadarella, volano Curtis e Cerasuolo. Paltrinieri, una garanzia
L’ultima giornata di batterie degli Assoluti 2026 è una sintesi perfetta di quello che è stata la settimana di gare a Riccione e anche di quello che il nuoto italiano ha dimostrato.
Da una parte gare di alto livello, con ottime prestazioni dei big già il mattino, e dall’altra diversi altri atleti in ottima forma pronti a tentare il colpaccio.
Batterie day 5
Nei 50 rana maschi guida Simone Cerasuolo (27.00) ma in meno di un secondo ci sono tutti i finalisti, tutti sotto i 28, capeggiati da Mangiamele. Tra le donne c’è davanti Bottazzo (30.41), con Pilato a seguire e altre due (Mati e Angiolini) sotto i 31.
Nei i 50 farfalla c’è Di Pietro (26.33), ma anche Curtis, Capretta e Scotto Di Carlo sono sotto i 27.
Nei 400 stile Quadarella (4.11.39) è davanti, ma per le medaglie sarà lotta tra Nannucci, Giannelli e Cesarano. Nei 400 misti Potenza (4.19.24), Barbotti, Altini e Spediacci si giocano tre gradini del podio.
Avremo tempo, da domani, per chiederci che Campionato è stato. Prima, però, le ultime finali!
Finali day 5
50 rana femmine
Sia Pilato (30.13) che Bottazzo (30.20) staccano il pass europeo ma forse, viste le premesse del mattino, ci si aspettava qualcosa di meno nei crono.
Podio: Benedetta Pilato 30.13, Anita Bottazzo 30.20, Lisa Angiolini 30.61
50 rana maschi
Altra badilata di Simone Cerasuolo, che con 26.51 mette in chiaro le gerarchie azzurre completando la doppietta della rana veloce. Mangiamele e Mancini completo il podio, sopra i 27.
Podio: Simone Cerasuolo 26.51, Flavio Mangiamele 27.11, Gabriele Mancini 27.21
400 stile libero femmine
Simona Quadarella è incredibile! La campionessa romana ci regala un’altra super prestazione e vince in 4.03.59, sfiorando il personale. Bene anche le giovani Nannucci (4.08.24) e Giannelli (4.09.42).
Podio: Simona Quadarella 4.03.59, Bianca Nannucci 4.08.24, Emma Vittoria Giannelli 4.09.42
400 misti maschi
Doppietta anche per Jacopo Barbotti, che con una chiusura a stile in 57.54 sbaraglia la concorrenza e si prende anche il pass per la gara doppia dei misti, in 4.16.01.
Podio: Jacopo Barbotti 4.16.01, Emanuele Potenza 4.17.20, Simone Spediacci 4.17.33
200 dorso femmine
In un distanza che soffre di un livello medio non eccelso, Alessia Bianchi sfrutta l’occasione e si prende il pass in 2.11.27.
1500 stile libero maschi
Grandissima fatica per Greg Paltrinieri, che combatte fino all’ultimo con Guidi e Giovannoni e, al suo ritorno in vasca dopo diverso tempo, porta a casa il titolo in 14.58.03.
Podio: Gregorio Paltrinieri 14.58.03, Marcello Guidi 14.58.30, Ivan Giovannoni 14.59.21
50 farfalla femmine
Sara Curtis si aggiudica il quarto titolo a questi Assoluti, unica a scendere sotto i 26 (25.89). La velocista piemontese ha vinto i 50 farfalla, dorso e stile.
Podio: Sara Curtis 25.89, Silvia Di Pietro 26.09, Elena Capretta 26.35
4×100 stile libero maschi
Si chiude con le Fiamme Oro di Frigo 48.49, Miressi 48.38, Carraro 48.79 e Ceccon 47.76, che vincono con il record italiano di società 3.13.42.
Podio: Fiamme Oro 3.13.42 #RIS, Fiamme Gialle 3.14.89, Carabinieri 3.16.11
Notizie migliori arrivano dai 200 dorso donne, dove Margherita Panziera spalleggia con le migliori ed entra in finale con il terzo tempo. 2’10’’50 è un buon crono, ma per la medaglia servirà almeno quanto nuotato a Budapest (2’09’’43) perché la concorrenza è alta.
L’ultima semifinale di giornata sono i 50 farfalla uomini, con il dominio del bronzo di mondiale Andrii Govorov, primo senza affanni in 23’’17. A spessore internazionale solo Konrad Czerniak può infastidirlo, ma il polacco non sembra al meglio ed è dentro solo con l’ottavo crono in 23’’76. Per l’Italia out Carini in batteria, fuori anche Andrea Vergani, che trova la semi chiusa al 14° posto in 24’’20.
Chiudono le ragazze della 4×100 stile: il Canada con Katerine Savard in apertura vince in 3’39’’21, due decimi meno della Russia e poco meno di un secondo più veloce degli USA. L’Italia con Aglaia Pezzato, Paola Biagioli, Rachele Ceracchi e capitan Laura Letrari chiude settimana in 3’42’’71.
Oggi la seconda giornata con le finali a partire dalle 13.02 italiane!!
(foto copertina: Federnuoto.it)
