Giorno uno subito ricco di protagonisti, con tanti giovani ma anche parecchie stelle già discretamente affermate. Una di queste è senza dubbio l’ucraino Mykhailo Romanchuk, che dopo l’argento mondiale e il testa a testa con Paltrinieri va a prendersi gloria in solitaria con la cavalcata vincente dei 400 stile, vinti in 3’45’’96, nuovo record delle Universiadi.

Per i colori azzurri restano fuori dalla finale sia Filippo Megli undicesimo che Fabio Lombini tredicesimo, ma una stretta al cuore mi arriva quando leggo il nome di Andrea Mitchell D’Arrigo chiudere in ultima posizione la finale (nuotando quasi dieci secondi in più della qualifica dove aveva chiuso quarto in 3’49’’84!), non tanto per la prestazione ma per la bandierina USA a fianco del suo nome!

Faccio un salto in avanti per andare a vedere invece quanto di bello c’è stato per l’Italia. I sogni di medaglia di questa prima giornata erano affidati ai velocisti della 4×100 stile maschile e i ragazzoni della next generation non hanno steccato. Solo gli Stati Uniti sono più forti di Lorenzo Zazzeri, Ivano Vendrame, Alex Di Giorgio e Alessandro Miressi che strappano l’argento in 3’15’’24.

Tornando indietro troviamo la buona finale conquistata da Elena Di Liddo nei 50 farfalla. La pugliese, vista in ottima forma all’Energy for Swim, trova un piazzamento tra le migliori otto con 26’’74, mentre l’altra azzurra in semi, Aglaia Pezzato, rinuncia a scendere in acqua in vista della finale della 4×100 stile.

Altra semi è quella dei 100 dorso uomini, priva di azzurri in acqua, tutti eliminati in mattinata con Matteo Milli 17° e Matteo Restivo 22° entrambi appena sotto al 56’’. Il primo tempo d’accesso lo ottiene l’americano Justin Ress con 53’’34 mentre tra i big spicca la qualifica di Kosuke Hagino, quinto al momento con 54’’57.

Tocca alla finale dei 400 misti donne, dove Carlotta Toni lotta ma chiude in ottava posizione con 4’47’’35 dopo il buon 4’43’’91 della mattina. Stravince la giapponese Yui Ohashi con il nuovo record Universitario di 4’34’’40.

Si torna alle semifinali con i ragazzi dei 100 rana. Un campione olimpico al via, è il kazako Dmitriy Balandin che si prende il primo posto parziale in 1’00’’27 di due decimi più veloce dell’australiano Wilson. Poca Italia, con Andrea Toniato ultimo e fuori in 1’01’’92, mentre Federico Poggio è rimasto il primo degli esclusi dopo le batterie con 1’01’’83.

A proposito di International Swimmers Alliance, intervista a Matt Biondi

Matt Biondi non ha bisogno di presentazioni ma, nel caso qualcuno di molto giovane volesse un ripasso, basti pensare che si tratta di uno dei nuotatori più forti della storia.

Ha vinto undici medaglie alle Olimpiadi– di cui otto ori – ed altrettante ai Mondiali (sei ori), ed è stato la colonna portante della Nazionale USA negli anni ’80, oltre ad essere il primo uomo a scendere sotto i 49” nei 100 stile.

Credo che la parola giusta sia “mito”.

Lo abbiamo contattato per farci raccontare la sua nuova avventura a capo della ISA, International Swimmers Alliance, l’organizzazione mondiale dei nuotatori professionisti.

Nata solo pochi mesi fa, la ISA risponde ad una richiesta chiara e forte dei nuotatori moderni: avere più voce in capitolo nelle decisioni riguardanti il loro sport. I membri fondatori, Katinka Hosszú, Ranomi Kromowidjojo e Chad Le Clos, sono tra i nuotatori più attivi – e spesso anche polemici – nei confronti dell’attuale dirigenza del nuoto mondiale. Il loro obiettivo dichiarato è un vero rinnovamento del mondo del nuoto, a partire proprio dalle relazioni degli atleti, i veri protagonisti, con le organizzazioni che dal nuoto traggono il maggior profitto.

Con le loro azioni negli ultimi tempi, molti nuotatori hanno dimostrato di essere pronti al cambiamento. La FINA e le Federazioni sono ugualmente pronte ad accoglierli come parte integrante del processo decisionale?

Gli atleti sono sicuramente pronti al cambiamento e questa necessità è per la prima volta avvertita anche dall’alto. La FINA lavora nello stesso modo da decenni e i cambiamenti sono lenti nel processo, non ci aspettiamo che avvenga una rivoluzione da un giorno all’altro. Tuttavia, i primi piccoli passi si stanno già vedendo: sono stato invitato ai mondiali in vasca corta di Dubai direttamente dalla Fina per parlare di ciò che vogliamo. Spero che questo tavolo si faccia davvero, sarebbe un ottimo inizio.

Qual’è la prima cosa che volete cambiare nel mondo del nuoto?

Ce ne sono tante, ma penso che l’esempio lampante venga dal Comitato per le riforme che la FINA ha recentemente indetto, nel quale ci sono sei persone ed un solo atleta. I nuotatori hanno bisogno di essere meglio e più rappresentati nei luoghi dove si prendono le decisioni.

Cosa ne pensa delle ISL?

La FINA organizza i suoi eventi da sempre, ma al nuoto manca una copertura mediatica costante, soprattutto nei lunghi periodi tra un mondiale e l’altro. La ISL è una realtà totalmente nuova, gli atleti sono felicissimi, è un prodotto che li motiva molto. E in più vengono pagati, cosa che non fa mai male.

Tra i temi a noi di Corsia4 più cari, c’è sicuramente quello della salute mentale degli atleti. Fa parte del vostro piano di azione?

Abbiamo identificato alcune aree di interesse dove concentrare il nostro lavoro, e una di quelle è la salute mentale degli atleti. Vogliamo arrivare a stanziare dei fondi e delle risorse che possano aiutare i membri della nostra organizzazione, per stargli accanto e fornirgli gli strumenti per affrontare e superare le difficoltà.

Quali sono gli altri obiettivi?

Un altro obiettivo è aiutare i nuotatori nella cosiddetta transition, ovvero il passaggio da atleta a ex atleta. È ridicolo che si parli di retirement (pensionamento) per dei ragazzi che, quando smettono di nuotare, hanno a malapena 30 anni e tutta la vita davanti. Si tratta di saper vedere e cogliere le opportunità che la vita propone loro, e noi vogliamo aiutarli in questo.

Siamo appena nati come associazione, e mi rendo conto che certe cose hanno bisogno di tempo, ma la salute mentale è una delle nostre priorità assolute.

Ci sono anche atleti italiani che hanno aderito alla ISA?

Abbiamo già raggiunto sette atleti italiani, ma non chiedetemi i nomi per ora… chiedete a loro!

C’è posto anche per i coach nel vostro progetto?

Penso che gli allenatori siano molto meglio rappresentati degli atleti nel processo decisionale del mondo del nuoto, e in più hanno già la loro associazione. Alla data attuale, per iscriversi alla ISA bisogna essere nuotatori professionisti con un tempo nella top 20 del ranking mondiale. Abbiamo avuto già richieste da tuffatori, pallanuotisti e nuotatori di acque libere, ma per ora ci concentriamo sulla vasca.

Quanto tempo ci vorrà per mettere tutti (o la maggioranza) dei nuotatori d’accordo?

I nuotatori non saranno mai d’accordo, ma questo è anche giusto, fa parte della natura delle cose. Ho letto che ci sono voluti 10 anni prima che i proprietari ed i capi della NFL riconoscessero un ruolo attivo e decisionale ai giocatori nella lega, e parliamo di una cosa che è iniziata negli anni ‘50. Abbiamo molto da fare, ci vorrà del tempo ma il processo e iniziato.

Foto archivio ISHOF.org

A Tokyo i Campionati in corta per i Mondiali di Abu Dhabi

In attesa di World Cup – 21/23 ottobre terza tappa a Doha in Qatar – e International Swimming League – playoff a Eindhoven a partire dall’11 novembre, il nuoto di alto livello va in scena a Tokyo, dove si sono svolti i Campionati Nazionali in vasca corta, validi per la qualificazione ai Mondiali di Abu Dhabi di metà dicembre (dal 16 al 21).

Tanti big in acqua, con diverse prestazioni di livello assoluto specialmente in campo maschile: è il caso infatti della rana nipponica, che vede un nuovo protagonista irrompere nella scena mondiale.

Yuya Hinomoto infatti stampa il nuovo record giapponese ed asiatico nei 100, nuotando in 55’’77 e soffiandolo a Yasuhiro Koseki che deteneva entrambi i record in 56’’11, oltre a siglare la quinta prestazione al mondo all-time. Se Hinomoto sfonda nei 100, Koseki vince e ritocca il record nazionale e continentale nei 50, infrangendo la barriera dei 26’’ con 25’’91 migliorando il suo personale nuotato in ISL.

Vicini al primato nazionale anche Ryosuke Irie, fuoriclasse senza tempo che nei 100 dorso arriva a un centesimo dal 49’’65 di Masaki Kaneko del 2017, mentre nei 200 vince in 1’49’’82. Un centesimo divide anche Naoki Mizunuma dal record giapponese dei 100 farfalla, in mano a Takeshi Kawamoto con 49’’55 dal 2020, ma si consola vincendo anche i 50 in 22’’40.

Chi stampa il record è invece Takeda Wataru nei 1500, nuotando in14’30’’88, meglio 14’31’’64 di Ayatsugu Hirai del 2015.

​Altro big in acqua è senza dubbio Daiya Seto, che domina i misti vincendo 100-200 e 400 rispettivamente in 51’’96, 1’52’’93 e 4’00’’49, mentre doppietta per Katshuiro Matsumoto che si impone nei 200 e 400 stile (1’42’’33 e 3’39’’54). La gara regina va invece a Katsumi Nakamura in 46’’49!

In campo femminile occhio alle prove delle raniste, con Kanako Watanabe due volte oro nei 100 e 200 in 1’04’’53 e 2’19’’51 (e anche nei 100 misti in 58’’44), mentre Reona Aoki vince i 50 in 29’’92.

Rikako Ikee è argento nei 100 stile in 53’’08 alle spalle di Chihiro Igarashi prima in 52’’84, mentre nei 400 misti Mio Narita sigla il nuovo Japanese Junior High School record con 4’30’’83.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Fatti di nuoto weekly: danzando e polemizzando

Fatti di nuoto weekly torna alla sua versione old school, le notizie del nuoto una volta alla settimana, con calma, il mercoledì.

E quale miglior argomento per riprendere se non il protagonista del primissimo numero di questa newsletter?

Klete Keller

Il pluri medagliato Olimpico Klete Keller si è dichiarato colpevole di ostruzione ad un procedimento ufficiale nell’ambito dell’inchiesta riguardante i fatti accaduti a Washington nel gennaio scorso. Keller si era unito agli aggressori di Capitol Hill per protestare contro l’insediamento del nuovo Presidente USA Biden, ed era stato filmato tra la folla con addosso la tuta della nazionale di nuoto.

Ora sta patteggiando, si sta mostrando dispiaciuto e collaborativo, nella speranza che gli vengano riconosciute delle attenuanti per una pena che potrebbe essere anche abbastanza severa. Basterà?

Canada rules

Passando a cose meno pesanti, se mi dovessero chiedere qual è la Nazionale che alla data attuale mi gasa di più come insieme (escludendo l’Italia), tenderei a rispondere il Canada. Il percorso di miglioramento dei canadesi, già iniziato a Rio 2016, si è ulteriormente strutturato nell’ultimo lustro ed ha avuto un altro passaggio positivo a Tokyo 2020, con un bottino totale di sei medaglie. Come analizzato da SwimmingWorld, il bello è che si tratta di una Nazionale ancora relativamente giovane e con grandi prospettive, realizzabili già nel prossimo triennio che porterà a Parigi 2024.

Le “veterane” sono Kylie Masse (1996) e Penny Oleksiak (2000), che a Tokyo è diventata l’atleta canadese con più medaglie Olimpiche della storia, ma ci sono anche Maggie McNeil (2000), Sydney Pickrem (1997), Taylor Ruck (2000), Kayla Sanchez (2001) e Summer McIntosh (2006), per un team femminile che fa davvero paura. Tra i maschi, la staffetta 4×100 stile è arrivata quarta a sei decimi dal podio, ed ha nel giovane Joshua Liendo (2002) il prospetto più interessante, accompagnato da Yuri Kisil, Markus Thormeyer e la leggenda Brent Hayden, che ai nostri microfoni non è sembrato così certo di un ritiro in vista di Parigi 2004. Bella storia.

Jeanette Ottesen, bullismo e molestie

Tra qualche giorno uscirà la biografia della leggenda danese Jeanette Ottesen e, come succede in questi casi, i pezzi più interessanti del libro iniziano a circolare. C’è un passaggio che in Danimarca è stato già ripreso dai media, nel quale l’ex campionessa rivela gli episodi di bullismo a quali veniva sottoposta una sua compagna di squadra, Lotte Friis, che era a quanto pare presa di mira, in particolare, dai compagni maschi. Ottesen dice di essere stata in qualche modo coinvolta in questo brutto gioco (“ero tra quelli che ridevano e non facevano niente per fermare tutto ciò”) e di pentirsene, chiedendo scusa alla compagna a distanza di anni.

Sempre nello stesso capitolo Ottesen racconta di alcuni rapporti abbastanza sconvenienti tra allenatori ed atleti, in un periodo (2003-2013) che è sotto la lente di ingrandimento in Danimarca proprio per il discorso sulle molestie. In particolare ci sarebbe stato un allenatore che, durante un colloquio privato nel suo ufficio, avrebbe cercato di baciarla, una pratica a quanto pare abbastanza usuale ai tempi. Così come era consuetudine lasciarsi andare alle feste dei nuotatori dopo le grandi manifestazioni, come Europei e Mondiali, che servivano come valvola di sfogo al termine di un periodo intenso di allenamenti. In particolare, secondo la campionessa danese, gli Europei del sud (spagnoli, francesi ed italiani) sarebbero molto più scatenati dei colleghi del nord, danesi, finlandesi e norvegesi.

Qualora dovesse uscire in inglese, mi riprometto di leggere il libro per approfondire le storie raccontate. In particolare vorrei capire quanto ci sia effettivamente di denuncia (e non ho dubbi che qualcosa ci sia) e quanto, invece, non sia un tentativo di aggiungere piccole polemiche per aumentare l’hype dell’uscita editoriale. Non sarebbe la prima volta.

Dancing with the stars

Chiudiamo con una nota di costume, come la chiamerebbero quelli davvero bravi. Se non l’avete già fatto, andatevi a vedere i video di Adam Peaty e Pernille Blume che stanno partecipando ai “Ballando con le stelle” dei rispettivi Paesi.

Io di danza non ci capisco niente e uno dei miei peggiori incubi è aspettare in mezzo al palco che “Guglielmo Mariotto” o “Ivan Zazzaroni” alzino la paletta con il voto, il tutto mentre cerco di contenere il fiatone ed il sudore.

Però quei due lì, Peaty e Blume, a me sembrano davvero bravi. Sarà quindi vero che il nuoto è uno sport completo?

See you later!

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Coppa Comen 2021 | l’Italia vince classifica e medagliere a Belgrado

​La Coppa Comen è tornata!

Dopo l’annullamento dell’edizione del 2020 e il rinvio nell’estate di quest’anno, a Belgrado il meglio del nuoto giovanile europeo si è riunito per iniziare alla grande la nuova stagione.

Competizione riservata alla categoria Ragazzi, dove l’Italia di Walter Bolognani è stata assoluta protagonista, dominando il medagliere con 39 podi di cui 20 ori, 14 argenti e 5 bronzi, migliorando il bottino del 2019 (31 medaglie con 13 ori) e conquistando anche la classifica a punti (985 p) davanti a Turchia e Spagna (813 e 734 p).

​Non solo medaglie per gli azzurrini della nuova generazione, ma anche prestazioni ragguardevoli, rappresentati da ben quattro record dei campionati.

Due di questi arrivano dal settore maschile, decisamente più dominante rispetto a quello delle ragazze: non c’è gara infatti in cui non si veda un azzurro sul podio, spesso con doppiette al primo al secondo posto. I primati li portano a casa Lorenzo Galossi nei 200 stile, vinti in 1’50’’88, crono che cancella un certo David Popovic (1’51’’10) e Andrea Camozzi nei 200 farfalla, grazie al tempo di 2’00’’61 con il quale abbassa il primato di Antani Ivanov (2’01’’78).

Galossi e Camozzi che non si fermano qui: lo stileliberista vince anche i 100 in 51’’80 sette centesimi meglio di Davide Passafaro e i 400 in 3’55’’02, diciannove centesimi più veloce di Filippo Bertoni che a sua volta si aggiudica i 1500 in 15’32’’21 (e chiude terzo nei 200 stile in 1’52’’00). Per Camozzi invece oltre allo squillo nei 200 farfalla anche l’accoppiata 200 misti (2’05’’80) e 400 misti (4’26’’91) in entrambe le occasione davanti a Christian Mantegazza (2’06’’25 – 4’29’’88).

​Nella vasca secca a stile libero doppietta con Davide Passafaro in 23’’48 e Cristiano Boggia in 23’’65, mentre gli ultimi ori individuali al maschile li portano a casa Christian Bacico nei 100 dorso vinti in 57’’29 e Christian Mantegazza nei 200 rana in 2’20’’22 con Tommaso Gradini terzo in 2’22’’55, argento poi nei 100 alle spalle di Urus Zivanovic che scippa il record della competizione a Federico Poggio nuotando in 1’02’’77.

Podi anche per Daniele De Matteis bronzo nei 200 dorso in 2’06″13 e Alfonso Della Morte nei 100 farfalla in 56″06.

Capitolo staffette: gli azzurri sbancano vincendole tutte e tre, avvicinando anche il record dei campionati nella 4×100 stile!

E le ragazze?

Meno roboanti ma sempre ai massimi vertici: l’oro lo vincono Gaia Neidiger nei 100 rana in 1’13’’22, con Giorgia Crepaldi bronzo in 1’14’’29 (argento invece nei 200 rana) ed Eleonora Chemello nei 100 farfalla con 1’02’’90, in questo caso davanti ad Alice Bonini, argento in 1’03’’25. L’atleta del Team Trezzo Sport fa incetta di secondi posti, conquistando la piazza d’onore anche nei 200 farfalla (2’17’’87) e 200 misti (2’23’’01).

Nel mezzo fondo protagonista Sofia Dandrea, argento nei 400 stile in 4’23’’10 e bronzo negli 800 con 9’01’’74 davanti a Emma Virginia Giannelli con 9’06’’89.

​Azzurrine davanti a tutte anche nella 4×100 mista e 4×200 stile, e protagoniste infine nelle mistaffette: l’Italia porta a casa infatti oro nella 4×50 mista ex-aequo con la Serbia e nelle due a stile, la 4×50 e la 4×100 dove oltre alla vittoria sigla in entrambe le occasioni il record dei campionati!

Un’edizione da favola per l’ennesimo grande risultato a tinte bianco, rosso e verdi in questo 2021!

Foto: Federnuoto 

Storie di Nuoto: László Cseh, working class hero

Immaginate per un momento di avere un dono eccezionale, una dote naturale che vi rende incredibilmente bravi a nuotare.

Immaginate che questa capacità sia scoperta da un allenatore estremamente lungimirante e capace, che affina la vostra tecnica in modo perfetto, insegnandovi tutti i segreti della disciplina. Immaginate di avere una tempra pazzesca, una capacità di andare oltre i vostri limiti in allenamento con costanza e dedizione, e di saper tradurre questa grinta in vasca durante le gare.

Immaginate di avere tutto questo in una posto in cui il nuoto è considerato lo sport nazionale ed i nuotatori sono delle celebrità acclamate e venerate.

Ma come ogni scenario che sembra apparentemente perfetto, c’è nascosto un piccolo compromesso: potete avere tutte queste doti, che fanno di voi potenzialmente il miglior mistista della storia, ma dovete condividerle non con una ma con altre due persone. Che fate, accettate?

Un confronto storico

Difficile dire che cosa uno dei tre abbia avuto di più, o di meno, dell’altro, ma che Michael Phelps, Ryan Lochte e László Cseh abbiano vissuto e nuotato nello stesso periodo storico è un fatto abbastanza incredibile, paragonabile forse – con le dovute proporzioni e differenze – alla contemporaneità delle carriere tennistiche di Federer, Nadal e Djokovic.

Le coincidenze sono molte: sono praticamente coetanei, Lochte è il più vecchio (3 agosto 1984), mentre Phelps (30 giugno) e Cseh (3 dicembre) sono entrambi del 1985. Ognuno di loro ha una peculiarità personale, ma sono tutti e tre mististi eccezionali, che si ritrovano in particolare nella gara dei 200. Hanno caratterizzato un’epoca del nuoto, ognuno a modo suo, ognuno – possiamo dirlo – con il proprio pubblico ed ognuno con i propri risultati.

Il loro scontrarsi nelle grandi occasioni è stato logicamente anche motivo di sprone, di voglia di migliorarsi e di riuscire a primeggiare sugli altri. Interrogato sulla cosa, László Cseh ha detto di non avere rimpianti:

Michael e Ryan ci sono sempre stati, non saprei immaginare un mondo senza loro. Ho sempre cercato di concentrarmi su quello che potevo modificare con le mie azioni, i miglioramenti in allenamento soprattutto.

Va detto però che le differenze sono tante almeno quanto le somiglianze. Innanzitutto il palmarès: Phelps è l’atleta olimpico più vincente della storia e la sua evoluzione è talmente incredibile da non essere paragonabile a niente e nessun altro. Lochte ha provato in tutti i modi a metterne in discussione il dominio e in certi momenti ci è anche riuscito, portandosi a casa una quantità di titoli a sua volta pazzesca.

Cseh è quello dei tre con meno allori in bacheca: se escludiamo il titolo mondiale dei 400 misti (nel 2011 di pausa di Phelps) e quello straordinario nei 200 farfalla nel 2015 (con Phelps sempre ai box) per lui ci sono “solo” piazzamenti. Per la precisione sei Olimpici (quattro argenti e due bronzi) e undici mondiali (sei argenti e cinque bronzi), che se contrapposti alle trentatré medaglie d’oro europee (tutte individuali) sembrano un bottino meno pregiato. Particolarmente emblematica la sua statistica olimpica: su ogni singolo podio da lui conquistato c’era almeno uno tra Phelps e Lochte a fargli compagnia.

Proprio in questa agguerrita concorrenza è da ricercarsi il motivo principale per cui il nuotatore europeo più vincente della storia (come lui nessuno a livello di titoli individuali) non sia riuscito a raccogliere altrettanto in campo mondiale.

Ma ci sono altre differenze che rendono Cseh molto diverso dagli altri, delle sfumature meno evidenti che però ci restituiscono un’immagine più romantica, quasi d’altri tempi, di un nuotatore del quale, se ci fermassimo solo agli ori, non apprezzeremmo appieno la grandezza.

Working class hero

Se volete farvi una prima idea di László Cseh, vi consiglio il suo profilo Instagram. Mi rendo perfettamente conto che, così come qualsiasi social network, non è lo specchio della realtà, ma la differenza che si trova tra i suoi post palesemente autoprodotti e pubblicati spontaneamente, e quelli di Phelps, Lochte e molti altri nuotatori professionisti, certamente curati da un social media manager, è lampante.

Tra i migliori vi cito:

  • 4 aprile 2020: László , in crocs, che taglia il prato del giardino con una macchinetta che in mano a lui sembra un simpatico attrezzo uscito da Toy Story.
  • 5 aprile 2020: László che trapana il muro di casa con un’espressione da appena sveglio (ed un altro paio di crocs)
  • 28 giugno 2020: László, sempre con le crocs, ed il costumino che lava la macchina in cortile con una spugnetta (ed un pò di pancetta)
 

 
 
 
 
 
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Le sue scene di vita quotidiana, tra il tentativo di fare un dolce e l’improbabile carrello della spesa, ce lo dipingono come un personaggio semplice, un qualsiasi vicino di casa, uno di noi. È questa una delle grandi differenze con Phelps, che in un certo periodo della sua vita è stato in qualche modo un alieno, e con Lochte, troppo strano e sopra le righe da sembrare a volte un personaggio costruito. László Cseh ha sempre avuto qualcosa di popolare, di rustico, quell’atteggiamento rilassato che lo faceva sembrare nella corsia del nuoto libero anche mentre si apprestava a nuotare la finale Olimpica.

Proprio per questo, negli anni è diventato una sorta di feticcio, un volto amico da cercare in televisione in mezzo a una miriade di facce tese e corrucciate. A chi non è capitato di scrutare i partenti di una batteria dei 200 misti per cercare l’unico atleta senza cuffia e tirare un sospiro di sollievo? Con questa cosa lui ci ha nel tempo anche giocato, ritraendosi nel rituale di rasatura dei capelli pre gara che era diventato ormai l’avviso ufficiale di una sua presenza agguerrita all’imminente manifestazione, il momento in cui tutti noi potevamo finalmente esclamare: “László c’è anche stavolta!”

La carriera

Con un talento come il suo, emerso già dalle categorie giovanili, le attese per il suo cammino tra i “grandi” erano elevatissime. All’esordio internazionale, a soli 17 anni, è arrivato terzo agli Europei in vasca corta del 2002, dietro ad Alessio Boggiatto e Jacob Cartensen, ma è stato a Barcellona 2003 che il mondo si è accorto di lui. Dietro un già dominante Michael Phelps, record del mondo in 4’09”09, solamente László Cseh è riuscito a tenere botta, giungendosi secondo in 4’10”79.

In patria si parlava già di nuovo Tamás  Darnyi. “Credo che il confronto non mi abbia fatto né bene né male” ha dichiarato Cseh in una recente intervista, “non ho mai pensato di essere a quei livelli, ho sempre pensato alle gare una alla volta.” Anche nelle sue dichiarazioni, mai sopra le righe o fuori luogo, traspare un certo senso di serenità, come se lui sapesse di aver dato tutto e di poter essere in pace con sé stesso.

D’altronde la sua carriera, anche se meno costellata di vittorie di quella altrui, è ugualmente memorabile. Ad Atene 2004 sale sul podio dei 400 misti, bronzo dietro a Phelps e Vendt, mentre a Pechino è argento sia nei 200 che nei 400, in entrambi i casi dietro a Phelps ma davanti a Lochte. Sempre loro tre sono sul podio sia a Montreal 2005 che a Melbourne 2007, con Lochte e Cseh che si scambiano i gradini più bassi, ed anche a Shanghai 2011, quando Lochte batte Phelps e Cseh è terzo.

Il primo dei suoi due ori Mondiali arriva nel 2005, quando si aggiudica i 400 misti battendo Luca Marin: “Lo ricordo come uno dei giorni più belli della mia vita, in quel momento pensavo di essere finalmente arrivato.” Ci vorranno dieci anni, e la decisione di cambiare gara di riferimento, per ripetere l’impresa.

A Kazan 2015 László Cseh ha quasi 30 anni ed in molti lo danno per finito. A Londra 2012 ha portato a casa il bronzo nei 200 misti (Phelps e Lochte davanti a lui), ma è rimasto fuori dalla finale dei 400, con una prestazione molto sottotono. Ai successivi Mondiali di Barcellona ha raccolto un sorprendente argento nei 100 farfalla, nuotando 51”45 e sfiorando addirittura l’oro in una bella sfida con Chad Le Clos. I 200 farfalla, tuttavia, li aveva abbandonati dopo l’argento di Pechino 2008, nuotandoli (e vincendoli) in campo europeo ma non portandoli più alle manifestazioni mondiali. Per questi motivi non è tanto la sua forma smagliante ai Mondiali del 2015 a sorprendere, quanto la scelta dei 200 farfalla come gara forte del suo programma.

La vittoria, però, arriva in un modo che è molto “László Cseh”, ovvero con i tre turni nuotati tutti forte, senza nascondersi dietro a strategie di gara: 1’53”71 in batteria, 1’53”53 in semifinale, 1’53”48 in finale, dove batte di due decimi il campione Olimpico in carica Chad Le Clos.

Volevo dimostrare che ne ho ancora questa è una vittoria che vale tutto per me.

Ha detto intervistato dopo la gara. Potrebbero sembrare delle parole dette in reazione a qualche polemica, ma nelle immagini si nota un László Cseh sempre sorridente, quasi costretto a parlare perché incalzato dalle domande del giornalista, ma di sicuro né arrabbiato né stizzito. In quello stesso mondiale è bronzo nei 50 (!) e argento nei 100 farfalla, sempre dietro a Le Clos, con un tempo (50”87) che lascia intravedere una buona speranza per le Olimpiadi di Rio 2016.

Alle Olimpiadi brasiliane, Cseh si presenta nei 100 e nei 200 farfalla, abbandonando completamente i misti per cavalcare l’onda della sua seconda giovinezza nel delfino.  Nei 200, però, stecca clamorosamente la finale, arrivando solo sesto e con un tempo ben lontano dalle sue potenzialità dimostrate appena un anno prima.

I 100 sono la prova del nove, e anche se non è la fine della sua carriera rappresentano la simbolica chiusura del cerchio di una carriera prestigiosa ma strana. A vincere è Joseph Schooling, che imbocca la giornata giusta per l’oro che vale una carriera, ma è l’incredibile secondo gradino del podio a rimanere nella storia.

Phelps, Le Clos e Cseh si tengono per mano e non riescono a trattenere le risate quando ricevono l’argento a pari merito che sembra scritto da uno sceneggiatore di Netflix. Difficile dire chi dei tre sia il più contento, di sicuro Schooling ha l’espressione di uno che si è imbucato a un matrimonio facendo finta di essere un cugino dello sposo.

Legacy

A Tokyo 2020 László Cseh è arrivato settimo nei 200 misti, nuotando la sua quarta finale nella gara in cinque Olimpiadi. L’oro è andato a Wang Shun (classe 1994), mentre Lochte non è riuscito a qualificarsi e Phelps è ormai ritirato già da cinque anni.

La coda della sua carriera è stata meno scintillante di come forse aveva immaginato, ma non sembra averci dato molto peso: “Ho sentito Michael, era a casa coi bambini e mi ha fatto i complimenti” ha detto dopo aver nuotato tre turni al massimo della sue possibilità (come suo classico), per tre volte 1’57” a quasi trentasei anni di età. Un pò come accaduto per Federica Pellegrini, abbiamo dovuto immaginare lo stadio pieno di gente in piedi ad applaudirlo, in segno di rispetto per uno dei grandi del nuoto contemporaneo.

Quello che lascia László Cseh è un vuoto forse incolmabile nel cuore degli appassionati di nuoto duri e puri: una figura nostalgica e rassicurante, un uomo che ha saputo trarre il meglio da ciò che aveva, migliorarsi e reinventarsi al momento giusto, non mollare alle prime difficoltà. Un talento acquatico raro, un mix puro di tecnica e tenacia, capace alzare il livello di qualsiasi gara solamente con la sua presenza.

Uno che anche se ti batteva, o batteva il tuo nuotatore preferito, non potevi che volergli bene.

Foto: Fabio Cetti

Training Lab, La prestazione nel Nuoto in funzione del recupero attivo e passivo di varie durate

All’interno di una competizione natatoria così come di un allenamento intenso fatto di prove di sforzo massimali, l’andamento delle stesse può essere fortemente influenzato da diversi fattori. Primo fra tutti di sicuro è lo stato di forma o di affaticamento pregresso dell’atleta il giorno stesso, ma preso atto di questo punto di partenza, la collocazione delle prove nel tempo e l’attività svolta tra le stesse può essere fortemente condizionante.

Un’oggetto di studio interessante verte quindi sulle differenti tipologie di recupero e la loro durata negli intervalli di tempo che intercorrono tra le prove di sforzo intenso. A tale scopo ho deciso di condividere uno studio pubblicato alcuni anni fa sulla rivista International Journal of Sports Physiology and Performance: Swimming Performance After Passive and Active Recovery of Various Durations

Durante l’allenamento o la competizione, ai nuotatori viene chiesto di partecipare a più eventi o ripetizioni di massimo sforzo. L’omeostasi dell’organismo può cambiare notevolmente in queste condizioni.

Quando il tempo di recupero è breve, lo sforzo successivo non può essere efficacemente applicato a meno che si verifichi un adeguato ripristino dell’omeostati iniziale. Apparentemente, qualsiasi allenamento che migliora il recupero aiuterà nuotatori a essere performanti nell’evento successivo, dal momento che il ripristino inadeguato dell’omeostasi deteriora le prestazioni. Il recupero attivo (nuoto lento tra gli eventi agonistici o gli allenamenti intensi) che mira a migliorare tale rispristino, è comunemente suggerito dagli allenatori. Questa pratica riduce la concentrazione di lattato nel sangue più velocemente di quella relativa a un recupero passivo e influisce sulle prestazioni successive sia positivamente che negativamente, dipende da come viene modulato!

Il tempo totale di recupero, la durata del recupero attivo rispetto al tempo di sforzo in gara (intensità e durata) sembrano essere importanti parametri per una vera valutazione relativamente all’efficacia del recupero attivo stesso. Ad esempio, 2,5 minuti di recupero passivo e 3,5 minuti di recupero attivo (6 minuti di tempo di recupero totale) non ha avuto alcun effetto sulle prestazioni di sprint rispetto a 6 minuti di recupero passivo, come indicato in un altro studio dello stesso autore Influence of different rest intervals during active or passive recovery on repeated sprint swimming performance

Al contrario, altri studi hanno osservato che applicando un periodo di recupero totale più lungo di 14 minuti, inclusi 10 minuti di recupero attivo, si è verificato un miglioramento delle prestazioni in un test sulla distanza dei 200 yard. Di conseguenza, la durata del recupero attivo in combinazione con l’intervallo di tempo totale può essere importante per l’esito di una successiva prestazione.

Durante una gara di nuoto sui 100 metri (pari circa 1 minuto di durata), sono evidenti un aumento dell’attività enzimatica glicolitica, una diminuzione dei livelli di fosfocreatina (PCr) e un accumulo dei sottoprodotti metabolici (lattato e non solo). Durante un intervallo di tempo pari a 15 minuti tra due prestazioni sui 100 metri, è previsto un completo recupero della PCr, mentre restano ancora presenti gli agenti metabolici che interferiscono con le funzioni neuromuscolari quali acidosi (ioni H+) e alterazione del pH cellulare.

Per questi motivi è stato selezionato un tempo di recupero di 15 minuti nello studio attuale in modo da simulare condizioni agonistiche o di allenamento ed evitare il completo recupero metabolico. Il tempo di recupero esteso consente un ripristino completo dell’equilibrio cellulare acido-base e della fosfocreatina, mascherando così qualsiasi effetto di recupero attivo. Lo scopo del presente studio era confrontare gli effetti di 15 minuti di recupero passivo con 5 o 10 minuti di recupero attivo seguito da 10 e 5 minuti di recupero passivo tra sforzi massimali sui 100 metri. Sono stati oggetto di tale studio undici nuotatori agonisti di vario livello.

Ogni nuotatore ha eseguito due test massimali sui 100 metri a distanza di 15 minuti, applicando tre protocolli sperimentali di recupero: recupero passivo di 15 minuti (PAS); recupero attivo di 5 minuti combinato a un recupero passivo di 10 minuti (5ACT) e 10 minuti di recupero attivo combinato e 5 minuti di recupero passivo (10ACT). Le prove sono state eseguite da 4 a 6 giorni di distanza. Le condizioni sperimentali dello studio sono mostrate nella figura seguente.

Durante il recupero attivo, l’intensità proposta ai nuotatori era relativa a una velocità di nuotata pari al 63 ± 5% della velocità del primo test sui 100 metri. La rimozione del lattato durante il periodo di intervallo tra le due prove è stata più rapida dopo le modalità di recupero indicate in precedenza con 5ACT e 10ACT rispetto alla condizione PAS.

Cinque minuti dopo il secondo test di 100 m, non sono state osservate differenze sulla concentrazione di lattato pur partendo da condizioni di recupero diverse tra loro. La frequenza cardiaca dopo il primo test di 100 m non era diversa tra le tre condizioni sperimentali. Durante il quinto minuto di recupero dopo il primo test e era più alta per 5ACT e 10ACT rispetto alla condizione PAS e è rimasto più alto nel 10ACT rispetto a PAS e 5ACT condizioni dopo 10 minuti di recupero.

Il risultato principale dello studio è relativo al fatto che un recupero attivo di 5 minuti seguito da 10 minuti di recupero passivo (condizione 5ACT) è ritenuto più efficace e le prestazioni migliorano, rispetto a 15 minuti di recupero passivo (PAS) e/o a 10 minuti di recupero attivo seguiti da 5 minuti di recupero passivo (condizione 10ACT). La breve durata del recupero attivo (5 minuti, pari a circa 300 metri nuotati) è stata ugualmente utile con il recupero attivo di 10 minuti per la rimozione del lattato nel sangue. La combinazione di 10 minuti di riposo passivo, dopo 5 minuti di recupero attivo, probabilmente induce una risposta metabolica più favorevole.

Il tempo realizzato del secondo test sui 100 metri è stato più veloce nella condizione 5ACT, rispetto alle altre due modalità. È importante notare che tutti i nuotatori sono stati più veloci nel secondo test rispetto al primo. La parte nuotata prima del secondo test può creare una condizione ottimale per il riscaldamento.

Ad esempio, un’intensità media riscaldamento, come quello utilizzato nel presente studio, seguito da un massimo sforzo, 5 minuti di recupero attivo (~300 m) e 10 minuti di riposo, possono aiutare a mantenere la temperatura corporea elevata e consentono il ripristino dei fosfageni, ossia i substrati energetici di pronto impiego.

Il significato della durata del recupero attivo o passivo nelle prestazioni di nuoto potrebbe non essere la uguale per tutte le distanze (50/100/200 m) a causa delle differenze di fabbisogno energetico e del contributo dei differenti sistemi energetici su ogni distanza. Il contributo del sistema energetico di ciascuna distanza competitiva può dettare l’importanza della corretta scelta di durata del recupero attivo o passivo. Per un effetto positivo sulle prestazioni di brevi distanze (50–100 m), la durata del recupero passivo può essere sufficientemente lunga per consentire la risintesi della fosfocreatina, importante per l’approvvigionamento energetico relativo alle prestazioni di breve durata. Il periodo del recupero attivo può essere breve ma sufficiente per ripristinare il pH e rimuovere il lattato a livello muscolare per facilitare la glicolisi, che è importante per l’approvvigionamento energetico soprattutto durante le prove dei 100 e 200 metri. Il tasso di ripristino del pH muscolare viene potenziato proprio durante i primi 5 minuti di un recupero di 10 minuti dopo un esercizio intenso e presenta possibilmente effetti minimi dopo questo periodo.

Di conseguenza, con il periodo di recupero attivo più breve (protocollo 5ACT) potrebbe essere stata rimossa una porzione significativa di ioni H+ (causa dell’acidità) abbastanza tempo per la resintesi della PCr durante i 10 minuti di recupero passivo rimanenti. Secondo tale ipotesi, il secondo test di 100 m è stato eseguito in una situazione più favorevole, creata nel muscolo entro i primi 5 minuti di recupero attivo. In questo caso, la durata del recupero (attivo o passivo) è di importanza primaria, mentre un altro fattore significativo, come l’intensità dell’attività recupero, diventa una variabile secondaria.

L’intensità applicata durante il recupero attivo nello studio attuale (60% della velocità dei 100 m), è simile all’intensità applicata nel nuoto al di sotto del valore convenzionale dei 4 mmol/L che definiscono un range di lavoro prettamente aerobico. Oltre a una migliore funzione delle vie metaboliche, migliori prestazioni durante la condizione 5ACT potrebbero anche essere attribuite alla biomeccanica. Infatti, nel presente studio si è osservato un aumento dell’ampiezza di bracciata sempre nel caso dei cinque minuti di recupero attivo, e non nelle altre due modalità. Tale aspetto è sicuramente correlato con la produzione di forza che è il riflette lo stato della funzione muscolare e della disponibilità di energia a livello cellulare.

Una correlazione (maggiore nella condizione 5ACT rispetto alla condizione PAS e 10ACT) tra la concentrazione di lattato nel sangue alla fine del recupero di 15 minuti con il tempo di nuoto dei primi 50 m sul secondo test dei 100 m indica che l’aumento del lattato nel sangue non influisce sulla velocità di nuoto, ma può essere correlato alla ridotta velocità della mano (aspetto approfondito da un altro studio Effects of a high-intensity swim test on kinematic parameters in high-level athletes).

Differenze nelle prestazioni del secondo test possono essere attribuite anche ad un alterato contributo metabolico. Durante un test sui 100 metri, glicolisi anaerobica (dal 20 al 25%), metabolismo aerobico (~ 60%) e PCr (dal 15 al 20%) contribuiscono alla risintesi dell’ATP. Le procedure seguite prima della seconda prova possono rivelarsi importanti per la disponibilità di energia e le prestazioni realizzate durante questo test. Pertanto, qualsiasi cambiamento nella velocità di attivazione delle vie metaboliche può causare cambiamenti nelle prestazioni.

In un altro studio – Effects of Prior Exercise on Metabolic and Gas Exchange Responses to Exercise – è stato osservato un aumento della cinetica dell’ossigeno e del contributo aerobico, che può risparmiare la PCr per un utilizzo successivo dopo un esercizio ad alta intensità. L’attivazione più rapida del metabolismo aerobico può aumentare le prestazioni durante un esercizio intermittente. Quest’ultimo spunto è peraltro interessante per capire come modulare al meglio un qualsiasi allenamento per il miglioramento del VO2max, ma questo argomento merita ulteriori riflessioni.

La doppia durata del recupero attivo e il breve periodo di recupero passivo durante la condizione 10ACT potrebbe aver aumentato il costo energetico totale per il nuoto e il metabolismo del lattato e hanno probabilmente ridotto l’ossigeno disponibile per la cellula muscolare. La disponibilità di ossigeno è infatti un fattore cruciale per la risintesi della PCr. Infatti, durante la modalità di recupero 10ACT, la frequenza cardiaca è aumentata di due terzi del periodo di intervallo di 15 minuti, indicando un aumento del tasso metabolico. Inoltre, i 10 minuti di recupero attivo possono avere anche ridurre la risintesi del glicogeno, principalmente sulle fibre muscolari di tipo I.

Nonostante la diversa durata del recupero attivo, la concentrazione di lattato nel sangue 10 minuti dopo il test dei 100 metri era simile nelle due condizioni 5ACT e 10ACT. Una rimozione più rapida del lattato nel sangue probabilmente si verifica durante i primi minuti di recupero, a causa di un aumento del gradiente tra il muscolo e il sangue. Tuttavia, lo scambio ionico tra muscolo e sangue è una procedura complicata che dipende da diversi fattori (vale a dire, gradiente sangue-muscolo, flusso sanguigno, capacità tampone). Una concentrazione di lattato simile dopo 5 o 10 minuti del recupero attivo non è facile da spiegare basandosi solo sui valori di lattato nel sangue.

In conclusione, l’applicazione del recupero attivo per 5 minuti (il primo terzo dell’intervallo di tempo totale) risulta adeguato a ridurre la concentrazione di lattato nel sangue e influenzare positivamente le successive prestazioni di un test sui 100 metri in nuotatori agonisti. Il miglioramento delle prestazioni è forse attribuito all’effettivo ripristino del pH muscolare e della PCr, entrambi legati ad un ottimale combinazione di durata del recupero attivo e passivo; e sono i principali fattori metabolici più limitanti a livello biomeccanico. Un ulteriore aumento della durata di recupero attivo (ai due terzi del tempo totale dell’intervallo) non offre ulteriori benefici sulla rimozione del lattato e sulle prestazioni.

Ritengo giusto concludere dicendo che quanto presentato in questo articolo non vuole essere una ricetta, ma una riflessione che possa portare a capire meglio cosa accade ogni volta si effettuano delle manipolazioni su delle variabili come quelle appena presentate. Uno spunto del genere come accennato in precedenza può servire anche per la modulazione di una serie di allenamento, dove in base allo stimolo che si vuole ottenere occorre accorciare piuttosto che allungare il recupero, sia attivo che passivo.

L’importante è agire sempre con consapevolezza e (si spera) mai per consuetudine.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

Notizie migliori arrivano dai 200 dorso donne, dove Margherita Panziera spalleggia con le migliori ed entra in finale con il terzo tempo. 2’10’’50 è un buon crono, ma per la medaglia servirà almeno quanto nuotato a Budapest (2’09’’43) perché la concorrenza è alta.

L’ultima semifinale di giornata sono i 50 farfalla uomini, con il dominio del bronzo di mondiale Andrii Govorov, primo senza affanni in 23’’17. A spessore internazionale solo Konrad Czerniak può infastidirlo, ma il polacco non sembra al meglio ed è dentro solo con l’ottavo crono in 23’’76. Per l’Italia out Carini in batteria, fuori anche Andrea Vergani, che trova la semi chiusa al 14° posto in 24’’20.

Chiudono le ragazze della 4×100 stile: il Canada con Katerine Savard in apertura vince in 3’39’’21, due decimi meno della Russia e poco meno di un secondo più veloce degli USA. L’Italia con Aglaia Pezzato, Paola Biagioli, Rachele Ceracchi e capitan Laura Letrari chiude settimana in 3’42’’71.

Oggi la seconda giornata con le finali a partire dalle 13.02 italiane!!

(foto copertina: Federnuoto.it)

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