Un pò come succede con 100 metri piani nel programma dell’atletica leggera, i 100 stile libero sono considerati la specialità Regina del nuoto. La finale Olimpica dei 100 stile libero è il momento più atteso della settimana ai Giochi, e vincerla significa venire consacrati per sempre alla storia dello sport.

Questo avviene fin dagli albori della disciplina, che nel caso delle Olimpiadi significa Atene 1896 per gli uomini e Stoccolma 1912 per le donne. Ci sono quindi 25 titoli Olimpici al femminile e 28 al maschile, con gli USA a dominare in maniera netta il medagliere per nazioni.

Il dominio statunitense della distanza è soprattutto al maschile, 14 ori e ben 10 di vantaggio sull’Australia: per raggiungere i rivali, gli aussie dovrebbero vincere tutti i titoli da qui al 2060.

Tra le donne, l’Australia ha 5 titoli contro gli 8 delle americane, anche se alle dolphin andrebbe aggiunto anche il titolo del 1912, assegnato ufficialmente all’Australasia la squadra riunita delle nazioni oceaniche che partecipò a quei Giochi.

Nessun podio Olimpico per l’Italia, che si è fermata al quinto posto con Marcello Guarducci nel 1976 (51.70) e con Filippo Magnini nel 2004 (48.99), mentre Alessandro Miressi (qualificato per Parigi 2024 insieme a Leonardo Deplano) è arrivato sesto a Tokyo 2020ne, con il tempo di 47.86.

Il primo campione olimpico dei 100 stile fu il leggendario Alfréd Hajós, ungherese precursore del nuoto moderno, che vinse in 1’22”2, battendo altri nove temerari (di quattro di loro gli annali non riportano nemmeno il nome) nel porto di Atene, quando ancora i record del mondo non esistevano e si nuotava con degli spessi costumi interi di un tessuto talmente pesate da potersi considerare una specie di zavorra. I suoi successori sono tutti, in qualche modo, parte della storia del nuoto, ma solo in quattro sono riusciti a ripetere l’impresa di vincere l’oro Olimpico della Gara regina per due volte.

Il primo è stato Duke Kahanamoku, “The Big Khauna”, che vinse nel 1912 e nel 1920, ma avrebbe potuto vincere anche nel 1916, quando i Giochi furono sospesi a causa della Grande Guerra. Il fatto straordinario è che l’hawaiano sfiorò il titolo anche nel 1924, quando arrivò secondo dietro solo a Johnny Weissmuller, che ne raccolse l’eredità vincendo anche nel 1928. Kahanamoku rimase l’unico ad essere salito sul podio dei 100 stile Olimpici per tre volte fino all’arrivo di Alexander Popov, che vinse a Barcellona 1992 e ad Atlanta 1996, mentre a Sydney 2000 fu argento dietro a Pieter van den Hoogenband. Proprio l’olandese è l’ultimo, in ordine di tempo, bi-campione Olimpico della distanza, oro a Sydney e poi ad Atene 2004. Il campione in carica è Caeleb Dressel, ma è difficile immaginare un bis visto che il suo ritorno ad alti livelli è ancora un punto di domanda. Ripetersi sarà complicato anche perché la schiera di rivali che ambisce al trono di Parigi 2024 è molto folta, da Kyle Chalmers, già oro a Rio 2016, a David Popovici, fino all’attuale recordman del mondo, Pan Zhanle.

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La più grande di sempre in questa disciplina è l’australiana Dawn Fraser, unica capace di vincere i 100 stile per tre volte di fila, tra il 1956 e il 1964, con l’ultimo oro ottenuto scendendo, prima nella storia, sotto i 60 secondi.

Nessun’altra donna è mai riuscita a bissare il successo olimpico e sembra molto difficile che questo accada anche a Parigi 2024. La campionessa in carica, Emma McKeon, ha vinto a Tokyo con un tempo mai nuotato prima in una finale Olimpica, ma si troverà a dover fare i conti con la connazionale Mollie O’Callaghan, che sembra lanciata verso un’Olimpiade da protagonista assoluta. In ogni caso, sarà difficile che il titolo lasci l’Australia.

La Curiosità

Ci sono grandissimi interpreti dei 100 stile che, per un motivo o per l’altro, non appaiono in queste graduatorie. Tra loro, Michael Klim è sicuramente uno degli esempi più eclatanti.

Il 16 settembre del 2000, nella prima frazione della finale Olimpica della 4×100 stile, il velocista australiano riuscì a battere lo storico record del mondo di Alexander Popov, fermando il cronometro a 48”18. I Giochi di Sydney erano appena iniziati ma Klim diventò inevitabilmente il favorito d’obbligo per la finale della gara individuale. Il suo record durò solo tre giorni: Pieter van Den Hoogenband lo migliorò nella semifinale della gara individuale, scendendo addirittura (primo nella storia) sotto i 48 secondi, 47”84. Per Klim, tuttavia, la beffa più grande arrivò in finale: VDH vinse in 48”30, Popov fu argento in 48”69 e Gary Hall Jr bronzo in 48”73. Klim chiuse quarto in 48”80: con il suo tempo sarebbe stato campione olimpico.

Parigi 2024 - Approfondimenti gara per gara
Foto: Fabio Cetti | Corsia4