Direttamente dagli Europei di Parigi 2026, abbiamo intervistato Matteo Giunta, coach di Nicolò Martinenghi.
Innanzitutto, ti chiedo un commento sulla gara di ieri, l’oro di Nicolò Martinenghi.
Io vivo per queste emozioni, e faccio il lavoro più bello del mondo, a mio parere. Il percorso è pieno di ostacoli, ma quando trovi lo spiraglio e metti le cose a posto, poi raccogliere il bottino pieno è incredibile. L’oro di ieri e il tempo pazzesco sono una dimostrazione di questo, di come sia valsa la pena faticare per momenti come questo.
Martinenghi è migliorato esponenzialmente dal 7colli ad oggi, gara dopo gara. Te lo aspettavi un recupero così dall’infortunio?
Ci speravo. Quello che ho visto in allenamento nell’ultimo mese era lampante, e anche con un minimo di dubbio sulla preparazione un pò affrettata a causa dell’infortunio, io ci credevo. I dubbi sono spariti nel momento in cui ha nuotato la batteria: lì mi sono convinto che eravamo venuti per qualcosa di importante, non solo per il compitino. Poi, turno dopo turno, la convinzione è aumentata, e il tempo della finale va oltre ogni più rosea aspettativa della vigilia.
Quale caratteristica ti ha impressionato di Nicolò in allenamento e in gara?
Ha delle qualità atletiche impressionanti, che sono innate in lui. È nato per fare sport, probabilmente sarebbe emerso in qualsiasi disciplina avesse scelto, non solo nel nuoto. Inoltre, ha una mentalità da vincente, e questo fa tutta la differenza del mondo. Siamo riusciti a creare un legame di fiducia tra noi che è stato il fulcro del nostro rapporto professionale. Nella situazione difficile dell’infortunio, grazie a questa fiducia reciproca siamo riusciti a mettere alle spalle la negatività e a concentrarci sul presente e sul futuro.
Cosa accomuna i grandi campioni che hai allenato nell’aspetto quotidiano e in quello mentale ?
Gli atleti hanno bisogno di avere fiducia nel proprio gruppo, e di sentire che la fiducia è reciproca, altrimenti se ne accorgono subito. I grandi atleti hanno la sensibilità di capire quando stanno bene, e di tirare fuori il massimo al momento giusto. È la capacità di dare quel qualcosa in più
C’è qualcosa di importante che avete modificato, nella tecnica della sua rana?
Siamo ancora più concentrati sull’aspetto tecnico della nuotata che su quello metabolico, per una questione di tempo che mancava. Ma per fortuna, nella stagione invernale avevamo messo molto fieno in cascina, e questo ci ha permesso di fare nell’ultimo periodo una sorta di rifinitura, che era quello che serviva per arrivare qui a Parigi in condizione.
Ora continuiamo a lavorare senza modificare l’equilibrio che abbiamo trovato. A questi livello, il “rischio zero” non esiste, ma noi abbiamo fiducia nella strada e nel nostro lavoro, e siamo pronti per le sfide che arriveranno.
