Direttamente dagli Europei di Parigi, abbiamo intervistato il campione svizzero Noè Ponti.

Il livello dell’Europeo in generale, e delle tue gare a delfino, è altissimo. Te lo aspettavi? Pensi che l’anno prossimo ci voglia il record del mondo per vincere Mondiali nei 100 farfalla? 

Mi aspettavo questo livello, soprattutto nelle mie gare. Già l’anno scorso, ai Mondiali di Singapore, in finale c’erano sei europei sia nei 50 che nei 100 delfino. È il primo europeo dal 2021 dove tutte le nazionali partecipano. Soprattutto negli uomini il livello è altissimo, ma anche nelle donne ci sono dei picchi pazzeschi, come ad esempio Sara Curtis. Per me è bello misurarsi in un contesto così. 

Mi ha colpito una frase che hai detto dopo la semifinale dei 100. “Io faccio attenzione a quello che posso controllare, cioè me stesso. Di quello che fanno gli altri mi interessa molto meno”. È questa la filosofia che ti ha portato ai successi sportivi?

È esattamente questo quello che penso e come mi approccio allo sport. Io mi alleno ogni giorno, so perfettamente quello che faccio in acqua e quello che mi ci vuole per arrivare al risultato. Su questo ho un controllo diretto, sugli altri non posso averlo, e quindi non mi devo preoccupare che di me stesso. Io credo che se lo fai, se stai troppo a guardare quello che hai intorno, hai già perso la gara prima di tuffarti in acqua. 

È una filosofia facile da dire, forse non sempre da fare. Ad esempio, nei 50 mi sono caduti gli occhialini, e non era una cosa prevedibile. Ho reagito a quello che mi è successo nel modo in cui potevo, senza pensaci troppo.

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Hai sempre dichiarato che, nel tuo caso, staccare dal nuoto nei periodi di pausa è necessario quasi come allenarsi, per ricaricare energie fisiche e mentali. Lo farai anche dopo questi europei? E come curi invece l’aspetto mentale durante la stagione?

Sono seguito da uno psicologo sportivo dal 2018, e con lui c’è un costante confronto, ma anche con il mio team c’è confronto e dialogo. Cerco sempre di trovare le motivazioni e focalizzarmi sulle cose che mi rendono felice.

Staccare è fondamentale per me, sia d’estate che durante la stagione. Per esempio, questa primavera ho attraversato un periodo difficile, dalle motivazioni scarse, e non avevo voglia di gareggiare, anche se dovevo farlo per forza. Un passo alla volta sono riuscito a superarlo, e dopo i campionati nazionali ho preso un piccolo break, che mi ha dato la spinta necessaria per arrivare qui al top della condizione. Mentalmente è stato determinante.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4