Uno degli argomenti di maggior interesse della ricerca scientifica legata al nuoto in vasca riguarda l’area relativa alla fisiologia delle prestazioni natatorie.

L’obiettivo di tali ricerche è da sempre riuscire a stimare dei parametri relativi alla bioenergetica partendo dalla biomeccanica. La sintesi di questi due aspetti confluisce in un parametro noto con il nome di costo energetico della nuotata, specifico per una distanza di gara, quindi associato alla relativa velocità di nuotata.

La chiusura vera e propria del cerchio si ha poi nel trovare una correlazione del costo energetico con i parametri metabolici quali il consumo di ossigeno e la produzione dilattato: molte ricerche parlano infatti di equivalente metabolico e lo declinano secondo i contributi delle fonti energetiche che sono differenti.

Parametri e Prestazioni

In letteratura sono presenti alcuni articoli che descrivono l’interazione tra parametri aerobici e anaerobici nelle prestazioni natatorie.

Il valore massimo di VO2 (ricordiamo che è il consumo di ossigeno nell’unità di tempo) è stato proposto come misura della capacità aerobica e ha ricevuto molta attenzione nella letteratura specializzata, in particolare per quanto riguarda la sua rilevanza per le prestazioni di resistenza e per valutare l’adattamento all’allenamento.

Alcuni ricercatori hanno trovato una correlazione tra la velocità di nuotata e i valori del VO2max, oppure sempre tra la velocità e la cinetica del VO2 stessa, intesa come tempo di salita rispetto ai valori a riposo. Diversi autori hanno concluso che proprio il VO2 sia il miglior predittore delle prestazioni del nuoto agonistico.Tuttavia, anche altre variabili sono importanti per le prestazioni natatorie, vale a dire il costo energetico del nuoto (CS), il debito di ossigeno accumulato e il picco di lattato ematico post-esercizio. Purtroppo, la letteratura scientifica non presenta un numero equilibrato di ricerche tra tutti gli stili di nuoto.

Sotto la lente: la Rana

Alcune tecniche di nuoto sono state studiate più di altre, in primis lo stile libero. Se vediamo invece la grande evoluzione di uno stile come, ad esempio, la rana negli ultimi anni, l’incremento delle prestazioni in termini cronometrici decisamente maggiori che nelle altre specialità sono sotto gli occhi di tutti. Ma allo stesso tempo, le relazioni tra parametri fisiologici e prestazioni natatorie nelle gare a rana non sembrano essere completamente comprese.

Uno studio pubblicato già nel 2010 – Physiological determinants of performance in breaststroke swimming events – si è posto proprio l’obiettivo di correlare da un punto di vista quantitativo i contributi fisiologici, in termini aerobici e anaerobici con le prestazioni per quanto riguarda le gare dei 100 e 200 metri rana. Infatti, la rana presenta alcune caratteristiche interessanti che possono portare a risultati altrettanto interessanti quando si analizzano i parametri fisiologici.Ad esempio, la rana presenta una maggiore variazione di velocità intraciclica rispetto ad allo stile libero. In altre parole, la velocità delle varie fasi in un ciclo di nuotata, dato dall’interazione tra i vari segmenti corporei (braccia, gambe, tronco), subisce delle variazioni molto più significative rispetto alle altre nuotate.

Anche solo in base a queste considerazioni molto semplici, è evidente che la natura intrinseca di questa forma di nuotata ci fa porre tante domande riguardo alla possibile applicazione o meno dei medesimi sistemi di valutazione fisiologica sinora utilizzati per gli altri stili.

Nello studio in oggetto, su una popolazione di 22 nuotatori di medio livello sono stati eseguiti due tipologie di test. Il primo con ripetizioni a velocità variabile, nel secondo caso invece un test massimale sia sulla distanza dei 100 che dei 200 metri rana.

Con gli opportuni strumenti sono stati misurati il VO2, la frazione di energia aerobica impiegata (dividendo l’assorbimento di Ossigeno accumulato per la domanda di Ossigeno accumulata) e il picco di lattato post-esercizio. Il costo energetico è stato determinato dalla pendenza della linea di regressione VO2/velocità. Infine, è stato ricavato anche il valore del debito di ossigeno accumulato (AOD).

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I risultati dicono che…

I principali risultati del presente studio sono stati che le migliori prestazioni stagionali sono state predette in modo più accurato dalla combinazione di frazione aerobica sul rilascio di energia (AER), picco di lattato nel sangue post-esercizio (BL) e VO2 associato alla velocità di nuoto corrispondente ad un basso accumulo di lattato (2 millimoli) per l’evento dei 200 m; mentre per l’evento di 100 m è stato meglio previsto dalla combinazione di grasso corporeo stimato, VO2 associato alla velocità di nuoto corrispondente ad una maggiore soglia di lattato (4 millimoli) e VO2 di picco.

Precedenti studi (effettuati specialmente sullo stile libero) hanno riportato che il VO2 di picco era il miglior predittore delle prestazioni nel nuoto agonistico.

I risultati di questo studio contraddicono tali affermazioni, almeno per l’evento dei 100 m rana, poiché il VO2 di picco era correlato negativamente con la migliore prestazione della stagione. Come riportato in un altro studio precedente, i ranisti di maggior successo sono probabilmente quelli che hanno una maggiore capacità anaerobica in grado di soddisfare le richieste della tecnica di nuotata specifica (specialmente la bracciata).

La velocità di nuoto associata al VO2max è stata studiata anche per la nuotata a rana. Questa entità può anche rappresentare una possibile limitazione alle prestazioni di nuoto, poiché riflette l’economia del gesto tecnico del soggetto quando ottiene il massimo consumo di ossigeno dall’esercizio muscolare. I valori medi di tale parametro osservati in questo presente studio sono nettamente superiori a quelli riportati da studi precedenti.

Le differenze nel protocollo di esercizio che questi autori hanno usato, hanno influito molto su tali risultati. Risultato molto interessante riguarda la velocità di nuoto associata alla soglia del lattato, così come il corrispondente VO2 relativo, sembrano avere un potere predittivo decisamente inferiore: questo studio non ha trovato alcun riferimento alla sua valutazione nel nuoto a rana. Il fatto che questo parametro sia correlato negativamente con i risultati sopra menzionati abbinati alle prestazioni per il VO2 di picco e suggerisce che nei 100 m rana una maggiore capacità aerobica può impedire prestazioni ottimali. Poiché i 100 m sono un evento ad alta intensità di breve durata, è probabile che l’influenza dell’abilità anaerobica possa prevalere sull’importanza di un livello molto alto di abilità aerobica.

Conclusioni

In sintesi, i risultati indicano che i test fisiologici con misurazione diretta del VO2 e valutazione del lattato nel sangue possono fornire alcune informazioni sulla capacità di prestazione dei nuotatori a rana, in particolare attraverso la valutazione del VO2 di picco e del lattato ematico sia sub-massimale che sovra-massimale. I risultati indicano che queste misure, combinate con il grasso corporeo e l’altezza dei soggetti, possono fornire una previsione accurata delle prestazioni nella rana.In effetti, la precisione dei modelli, soprattutto nei 100 metri, era molto alta. Pertanto, questi autori non raccomandano una generalizzazione dei loro risultati, ma indicano che la valutazione fisiologica, se applicata ripetutamente in un determinato gruppo di nuotatori, può essere uno strumento importante per comprendere lo stato di preparazione per eventi specifici.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

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