Il notevole miglioramento della performance natatoria osservato un po’ in tutte le singole specialità negli ultimi anni, è senz’altro dovuto al contributo dell’area biomeccanica. Tale scienza ha dato il suo apporto sin dagli anni ‘60 con i primi studi sulle tecniche di nuotata ai tempi di James Counsilman, per arrivare fino al giorno d’oggi con le vere e proprie analisi delle gare.

Si è arrivati in questo modo a misurare in senso fisico la prestazione natatoria estrapolando le sue componenti biomeccaniche: velocità di nuotata, frequenza e ampiezza di bracciata. Mettendo in relazione queste grandezze con la distanza di gara, si è giunti a un maggior controllo dei parametri stessi e ciò spiega un cambiamento della filosofia di allenamento con un nuovo approccio che vede la gara come punto di partenza e non più come punto di arrivo.

Si è osservato questo effetto sicuramente per quanto riguarda le esercitazioni specifiche di costruzione dei ritmi gara, ma anche per tutte le tipologie di esercizi a carattere generale. In particolare l’ampiezza di bracciata è quel parametro che permette di differenziare il nuoto di alto livello dal resto, ma il punto chiave è capire da quali fattori è veramente influenzata.

Anche la frequenza di bracciata in realtà assume un reale significato solo se si tratta dell’analisi di competizioni dell’élite mondiale, pertanto un sistema simile può funzionare solo per la valutazione dei nuotatori evoluti, quindi per tutto ciò che costituisce il “prodotto finito”. In altri termini, il monitoraggio di questi parametri spazio-temporali non è sufficiente per ottenere un metodo mirato a valutare l’organizzazione motoria vera e propria.

Una particolare attenzione a questa problematica emerge nettamente per quanto riguarda le tecniche di nuotata a rana e a delfino: si tratta di nuotate, artistiche, simmetriche, ma soprattutto simultanee.

A differenza dello stile libero e del dorso, rana e delfino sono condizionate dal fatto di essere degli stili simultanei; infatti l’azione motoria degli arti superiori e degli arti inferiori avviene in contemporanea, almeno in alcune fasi specifiche della nuotata in esame. Per questo motivo le nuotate simultanee sono condizionate da un elevato grado di
coordinazione braccia-gambe, il che assicura la continuità propulsiva tra le due azioni in modo da indurre un minor numero di oscillazioni istantanee della velocità.

A dimostrazione di tutto ciò è stato verificato che, mentre stile libero e dorso sono caratterizzati da un minor numero di variazioni significative di velocità (circa 15-20%), per quanto riguarda gli stili simultanei si può arrivare fino al 45-50%.

A questo punto il concetto più importante è che tali fluttuazioni di velocità sono le principali responsabili del costo energetico superiore agli altri stili e le vere cause che generano l’affaticamento precoce, soprattutto nel delfino. Il che sottolinea la necessità di minimizzare questi “tempi morti” di non propulsione, e ciò è possibile solo attraverso un elevato grado di controllo dell’organizzazione motoria, che dipende dalla capacità di ridurre queste lacune temporali che intercorrono tra i vari punti chiave della bracciata e della gambata.

Prestando particolare attenzione ai tempi di in cui avviene la “planata” sull’acqua, la continuità propulsiva è favorita nettamente, e diminuiscono così le fluttuazioni velocità. La grande capacità che hanno i nuotatori di élite è proprio questa, e i nuotatori meno esperti devono concentrare le proprie attenzioni in tal senso se vogliono sperare di migliorare sensibilmente nella maniera più assoluta.

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Nella rana, la grande resistenza all’avanzamento deriva intrinsecamente dalla fase di recupero che avviene dentro l’acqua, e la soluzione migliore per minimizzare il drag elevato è quella di avere un accoppiamento elevato tra i movimenti delle braccia e delle gambe. Così, soprattutto a velocità di gara, i ranisti bravi riescono a determinare l’inizio e la fine dei punti chiave individuati nelle fasi di bracciata e gambata al fine di massimizzare la continuità propulsiva tra l’azione di braccia e l’azione di gambe.

Invece il delfino è caratterizzato da un altro genere di particolarità, ovvero dal recupero delle braccia fuori dall’acqua. Ciò comporta una vera e propria fase aerea, facilitata soprattutto dalla flessione delle gambe. Ma per risultare efficace ai fini propulsivi, il movimento di gambe deve essere conseguente all’ondulazione del corpo, che a sua volta deve essere sincronizzata con il movimento della testa. Questo aspetto comporta che l’azione ondulatoria deve essere tale da permettere il più possibile la conservazione dell’energia meccanica; quindi anche in questo stile risulta evidente l’esigenza di un’elevata coordinazione braccia-gambe, dal momento che, come per la rana, ancora una volta le numerose variazioni di velocità non favoriscono una continuità propulsiva.

La grossa novità degli ultimi anni nello studio della tecnica di nuotata riguarda la migliore comprensione dei fattori coordinativi, che si sono rivelati decisivi per il raggiungimento di una performance ottimale e competitiva. Fino a quel momento non si era mai riusciti a quantificare il grado di coordinazione braccia gambe, in modo da poter spiegare in maniera esaustiva le maggiori velocità in gara.

Per questo motivo, intorno all’anno 2007 sono stati introdotti nuovi concetti, che hanno condotto all’inserimento di nuovi parametri valutativi: prima è stato proposto un indice di coordinazione per il delfino, e dopo è stato esteso anche per la rana. Un grande lavoro è stato svolto da un gruppo di ricercatori francesi dell’Università di Rouen.

Sono stati definiti dei punti chiave ben precisi all’interno delle fasi dei cicli di bracciata e di gambata come è possibile osservare nella figura sottostante. Quattro intervalli di tempo sono stati identificati per quanto riguarda il delfino:

  1. T1 è la differenza di tempo tra l’inizio della fase di presa delle braccia e l’inizio della fase discendente del primo colpo di gambe.
  2. T2 è la differenza di tempo tra l’inizio della fase di trazione delle braccia e l’inizio del primo colpo di gambe verso l’alto.
  3. T3 è la differenza di tempo tra il inizio della fase di spinta e l’inizio della fase discendente del secondo colpo di gambe.
  4. T4 è la differenza di tempo tra l’inizio del recupero delle braccia e l’inizio del secondo colpo di gambe verso l’alto.

L’indice di coordinazione è l’intervallo di tempo totale (TTG), è stato definito come la somma dei valori assoluti di T1, T2, T3 e T4, ed è stato usato per valutare l’efficacia della coordinazione complessiva tra braccia e gambe.

In tutti gli studi, i singoli intervalli di tempo e TTG sono stati espressi come percentuale di un ciclo completo dell’intera nuotata.

Per quanto riguarda la rana invece gli slot temporali sono cinque, anch’essi illustrati in figura:

  1. T1a fa riferimento all’intervallo di tempo tra la fine della propulsione di gambe e l’inizio della propulsione di braccia.
  2. T1b si riferisce invece al gap tra la fine dell’apertura di gambe e l’inizio della propulsione di braccia.
  3. T2 è la differenza temporale tra l’inizio del recupero delle braccia e l’inizio del recupero delle gambe.
  4. T3 è invece la differenza temporale tra la fine del recupero delle braccia e la fine del recupero delle gambe.
  5. T4 infine è il tempo che intercorre tra la flessione delle braccia e la flessione di gambe.

In questo caso invece l’indice di coordinazione, indicato con la sigla IFBP, corrisponde alla durata totale della propulsione, ma tiene conto del valore del tempo T1a. Se quest’ultimo è positivo vuol dire che le propulsioni di gambe e di braccia sono sovrapposte, allora deve essere sottratto alla propulsione totale. In questo caso l’indice di coordinazione e i singoli intervalli vengono espressi come percentuale di un ciclo completo di gambata.

Tutte queste considerazioni, possono a prima vista, comportare una sofisticazione notevole allo studio delle nuotate, ma permettono di semplificare meglio la comprensione di quei parametri noti da tempo, proprio perché permettono di identificare al meglio tutti i fattori da cui sono caratterizzati.

Basta pensare al costo energetico: tutte le discontinuità propulsive rilevate all’interno dei cicli di bracciata a rana e delfino fanno si che queste forme di avanzamento hanno un grado di economicità inferiore, proprio perché il costo energetico stesso è correlato al grado di coordinazione, e non solo alle caratteristiche fisiche e antropometriche del nuotatore.

Riferimenti

1. H. Leblanc, L. Seifert, L. Baudry, D. Chollet – “Arm-Leg Coordination in Flat Breaststroke: A Comparative Study Between Elite andNon-Elite Swimmers”

2. D. Chollet, L. Seifert, L. Boulesteix, M. Carter – “Arm to Leg Coordination in Elite Butterfly Swimmers”

(Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4)

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