Terminata l’edizione 2026, World Aquatics ha già ufficializzato date e modalità di svolgimento della World Cup 2027, che sarà molto più interessante per diversi motivi.

Oggi, in Fatti di nuoto Weekly, trovate le notizie confermate e le opinioni che ne alimentano l’interesse.

Save the date

Il mese di ottobre del 2027 sarà, per il nuoto, insolitamente molto importante. A margine dell’edizione 2026 della World Cup, che si è svolta ad est, lungo la “via della seta”, World Aquatics ha già comunicato le date della manifestazione del prossimo anno. Si tornerà in Europa, e più precisamente: dal 15 al 17 ottobre a Berlino, dal 22 al 24 ottobre a Parigi e dal 29 al 31 ottobre a Londra.

Nella sua presentazione, World Aquatics l’ha definito un tour di città olimpiche, un primo grande cambiamento rispetto all’edizione 2026. Gareggiando nel pieno centro dell’Europa, luogo più accessibile per il mondo del nuoto “occidentale”, si richiameranno molti atleti che quest’anno non si sono impegnati, per motivi di costi e di preparazione, nella partecipazione alla Coppa del Mondo. Le piscine che ospiteranno gli eventi, inoltre, sono tra le più belle d’Europa: la SSE Swimming Hall di Berlino, una delle vasche più grandi del continente, e poi il Centre Aquatique Olympique di Parigi e il London Aquatics Centre, impianti utilizzati durante i Giochi del 2024 e 2012, e che possono richiamare pubblico e curiosi a numeri importanti.

Pass per LA2028

Ma la novità più interessante, intorno alla quale ruota tutta l’organizzazione della manifestazione, riguarda la formula di qualificazione Olimpica per le gare dei 50 farfalla, dorso e rana, che esordiranno ai Giochi proprio nel 2028. Durante la World Cup 2027, infatti, verranno distribuiti 36 pass diretti per le tre nuove distanze, quindi 6 ognuna, che consentiranno ai velocisti di assicurarsi lo slot olimpico senza passare dalle altre distanze.

Il nuovo regolamento introdotto dal CIO ha infatti questo piccolo paradosso: ci sono 6 nuove gare nel programma, che sale così a 41 eventi, ma il numero di atleti totali che possono partecipare ai Giochi si è ridotto da 852 a 830. Chi non si qualificherà, in queste nuove gare, tramite la World Cup, potrà gareggiare a LA2028 solo se in possesso della qualificazione in un’altra gara “classica” (e di un tempo limite tabellare già stabilito).

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Per questo motivo, ma anche per avere quasi un anno di tempo per preparare l’evento in serenità, i velocisti puri hanno già nel mirino le date di cui sopra, e più precisamente: Berlino 50 dorso uomini e 50 farfalla donne, Parigi 50 farfalla uomini e 50 rana donne, Londra 50 rana uomini e 50 dorso donne. Se volete, con la fantasia potete già metterci i nomi di chi occuperà le corsie di ogni evento, alla caccia della vittoria, del jackpot e del pass.

Questione che, tuttavia, non sarà così semplice, nemmeno per gli specialisti puri delle distanze veloci. Si passerà infatti attraverso quattro turni, spalmati in tre giorni di competizione. Il primo giorno avverranno le batterie al mattino e (novità) i quarti di finale al pomeriggio, il secondo giorno le semifinale e il terzo la finale a 8 corsie. I primi 6 avranno infine l’agognato pass.

Quindi bello, no?

Sì, alla fine mi sto quasi convincendo. L’argomento 50 metri è stato tra i più caldi e chiacchierati nel mondo nel nuoto recente, e il motivo non è solo nell’introduzione delle tre nuove distanze alle Olimpiadi.

Se ne è parlato, per esempio, quando viene citata la spettacolarizzazione del nuoto, la sua appetibilità online e nei nuovi media digitali, dove i secondi di visualizzazione si contano sulle dita di una mano e dove funzionano le clip brevi e non le lunghe sessioni di diretta. Non è necessariamente un bene – anzi è una tendenza che non gradisco affatto – ma comprendo che ci sia una richiesta in quel senso, e che vada in qualche modo accontentata, anche solo per preservare ile quote di mercato. Il fatto che si vada in questa direzione, tra l’altro, non deve necessariamente escludere tutto il resto, fra cui la valorizzazione delle distanze classiche.

Se ne è parlato per la longevità dei nuotatori, che non è un tema da relegare al semplice (e legittimo) desiderio dei singoli di continuare a fare il lavoro nel quale riescono meglio, il più a lungo possibile. È un tema anche, e forse soprattutto, per chi il nuoto lo dirige e lo propone, che fatica in maniera enorme a valorizzare un talento e a renderlo riconoscibile a livello globale, per poi spesso perderlo tra una competizione (quadriennale) e l’altra. Aggiungere i 50 alle Olimpiadi non risolverà il problema, che forse è di base irrisolvibile per natura stessa del nuoto, ma fornisce un’occasione in più per allungare carriere importanti e dare obiettivi tangibili e raggiungibili a tutti.

Se ne è parlato anche per questioni di gusto, perchè spesso il mondo si divide in fazioni, in pro e contro. In questo caso ci sono i puristi da una parte (cioè quelli che non reputano i 50 “vero nuoto”) e gli innovatori dall’altra (che invece apprezzano la velocità e ciò che si porta in dote). Sono vere entrambe le posizioni? Forse.

Credo sia molto difficile definire “il vero nuoto” cercando di stare lontani da una percezione personale dello sport, di gusto o di filosofia. Possiamo però apprezzare contemporaneamente sia l’espressione rapida e spesso irrazionale di un 50 dorso che lo svolgimento tattico e costruito di un 1500, scoprendo che in entrambi gli eventi c’è una preparazione specifica tutt’altro che superficiale, e per questo sempre interessante.

Se ne è parlato e se ne continuerà a parlare, e anche questa è una bella notizia.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4