Cosa aspettarsi dai Mondiali in vasca corta.

Niente, mi vien da dire, e sta volta forse non è per trollare.

Sette giorni fa abbiamo parlato delle Nazionali più attese di questo Mondiale in vasca corta, e di conseguenza dei nomi che in quelle nazionali mantengono alta l’attenzione del mondo del nuoto su un evento che, francamente, non sembra poi così atteso, nemmeno da chi il nuoto dovrebbe seguirlo con costanza e passione (presenti esclusi, si intende).

Nonostante la storia dei “Mondialini” sia ricca di grandi imprese e gare memorabili, alla vigilia di questa edizione siamo più intenti a parlare di chi non ci sarà invece che di chi a Budapest onorerà la Duna Aréna con la propria presenza. La lista degli assenti fa effettivamente paura: Marchand, Ceccon, Martinenghi, Ledecky, McKeown, Titmus, O’Callaghan, Huske, Milák, Sjöström, Popovici, Pan Zhanle. Tutti campioni Olimpici, tutti in altre faccende affaccendati, tutti uniti nel pensare che la vasca da 25, in questo frangente, si possa tranquillamente accantonare senza alcun tipo di rimpianto.

Eppure aggiungere un oro Mondiale alla bacheca dovrebbe essere un vanto, per uno che di mestiere fa il nuotatore e che un giorno, quando tutto sarà finito, i Mondiali in vasca corta li guarderà dal divano un pò come tutti noi (ma a differenza nostra, forse con qualche rimpianto in più). A quanto pare non è così: il paradosso dei nostri giorni è che le gare sono diventate un problema.

Facciamo un passo indietro. Ci ricordiamo tutti di quando il nuoto sembrava lanciato verso una svolta storica, quella del professionismo? Ne scrivevo cinque anni fa, e abbiamo continuato a parlarne su questa rubrica e non solo, vedendo col tempo prima scemare e poi (forse definitivamente) scomparire ogni velleità di cambiamento radicale, in uno sport che da troppo tempo si attorciglia su sé stesso per non trovare mai la via. Se non quella che già aveva intrapreso.

Europei di Nuoto, i convocati per Parigi 2026

La Direzione Tecnica delle squadre nazionali ha diramato l'elenco dei convocati per i prossimi Campionati Europei, in programma a Parigi dal 10 al 16 agosto. Convocati 48 atleti - 26 uomini e 22 donne - in linea con criteri e tempi limite.Uomini Lorenzo Ballarati...

5 Nomi dai Campionati Spagnoli

La Spagna andrà all’Europeo di Parigi senza Carles Coll Marti, uno dei suoi nuotatori più promettenti (già campione del mondo ed europeo nei 200 rana in corta), il quale non ha potuto partecipare ai Trials a causa di un problema burocratico con il visto. Oltre a...

Il climate change al Sette Colli

Fa caldo.  Stavolta si dovranno convincere un pò tutti, dai più scettici indecisi ai negazionisti totali: l’ondata di calore che ha investito l’Europa è davvero eccezionale. Talmente eccezionale da far prendere sempre più precauzioni ufficiali, diciamo molto più...

9 Giovani dal Sette Colli 2026

Parliamo ancora di Sette Colli e dei nomi giovani (e in questo caso, nella categoria comprendiamo sia i giovanissimi sia quelli che, ancora, non si sono completamente affermati) da portarci a casa, in chiave presente e futura, per la nazionale italiana. Alessandra Mao...

Chi è Marritt Steenbergen, la nuova regina della velocità mondiale

La finale dei 100 stile libero femminili, al Trofeo Settecolli di Roma, è stata incredibile, una delle più belle di sempre.  Per diversi motivi, a partire dai risultati. Sara Curtis ha stabilito il nuovo record italiano, 52.69, ed è così diventata la prima donna...

Sette Colli 2026 | day 3: Altro world record, stavolta è Gretchen Walsh! Curtis migliora ancora

Terza e ultima giornata giornata di finali al 62° Sette Colli di Roma: vediamo come sono andate nel nostro consueto recap!50SL F 🔥 WHAT. A. RACE. 🎆 Serviva un’apertura impressionante per l’ultima giornata del Settecolli 2026? Ci hanno pensato le ragazze dei 50 stile a...

Giuseppe Tomasi di Lampedusa scriveva così ne Il Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.” Si parlava della politica nella Sicilia Risorgimentale, ma nel nuoto sembra più o meno la stessa cosa. Quanti decenni sembrano passati dalla petizione di Katinka Hosszú & Co contro la FINA? Quanto tempo ci distanzia da quella conferenza stampa in cui Pellegrini, Peaty e molti altri si ergevano a volti della new wave dei nuotatori-pro? Quanto fa amaramente sorridere oggi la nascita del sindacato dei nuotatori di Matt Biondi nel 2021?

Il nuoto è uno sport di immensi sacrifici, e chi è arrivato in alto vuole giustamente godersi i privilegi di tale posizione. In questa ottica, la World Cup va benissimo, perché si guadagna bene e i risultati non sono necessariamente richiesti (poi se arrivano, tanto di guadagnato). Il Mondiale invece è pericoloso, perché si rischia che qualcuno con più fame, più allenamento, più focus e magari anche più attitudine in corta ti possa battere e, in qualche modo, sminuire l’impresa di vincere un’Olimpiade. Se a questo ci aggiungiamo i problemi di stress e salute mentale che accompagnano frequentemente la pratica agonistica, il risultato è proprio il semi-boicottaggio dei Mondiali di Budapest di cui sopra. Però, c’è un però.

Tenetevi forte perché nelle prossime righe sarò blasfemo.

Il nuoto non è l’unico sport in cui si fanno sacrifici.

Il calcio è nella posizione in cui è perché nel tempo è passato da sport della domenica pomeriggio ad azienda globale con partite praticamente ogni giorno e ad ogni ora. I calciatori (che, ricordiamocelo sempre, ogni nuotatore medio guarda dall’alto verso il basso perché non si allenano e non fanno uno sport “nobile”) passano la loro vita sportiva con la borsa in mano, tra ritiri, trasferte e allenamenti vari. Sono milionari perché i loro volti invadono il quotidiano, li vediamo sempre in tv e nei social, arrivano a giocare più di 60 partite l’anno finendo quasi sempre col compromettere (a volte anche in maniera irrimediabile) il proprio fisico.

Che ci piaccia o no, sport come il calcio (o il tennis, o il basket) dominano la scena soprattutto per questi motivi.

Il nuoto non è capace di far vedere i volti dei nuotatori più di due o tre volte l’anno, e anche quelle ad alcuni sembrano troppe.

Io i Mondiali di Budapest li guarderò con il solito entusiasmo, e sono sicuro che i temi di cui parlare non mancheranno.

Ma il retrogusto amaro delle potenzialità inespresse di questo sport mi rimarrà, forse, per sempre.

See you later!

Iscriviti alla newsletter

Foto: Fabio Cetti | Corsia4