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Dieci domande a….Simone Procaccia

Simone Procaccia src=Abbiamo oggi, dopo un lungo inseguimento, il piacere di avere con noi uno dei grandi protagonisti della Nazionale di salvamento: oro ai World Games nel 2009 e ai Mondiali nel 2012, sempre nella specialità da lui prediletta fin dagli esordi, il manichino con pinne, dove ancora Cadetti stupì tutti con il primo under 50.00 della storia nel 2007.
E allora oggi abbiamo con noi per le nostre dieci domande, Simone Procaccia.

1)Intanto ciao e grazie per la disponibilità di tempo che dai a Corsia 4. Ci racconti per che squadra gareggi e in che squadra invece sei cresciuto?
Sono Simone Procaccia nato a Teramo e proprio li in quella cittadina grazie al mio ex allenatore nonché grande amico Stefano Bachetti è iniziato il viaggio in questo “strano” sport. Non ho mai nuotato veramente, sono sempre stato attaccato alle pinne e a quel coso arancione. Sono cresciuto nell’ Interamnia Fitness fino ad approdare nel 2010 alle Fiamme Oro Roma dove tutt’oggi continuo ad allenarmi assieme al mio allenatore Massimiliano Tramontana.

2)Parlaci un po’ di te, dei tuoi interessi, di quello che riesci a fare quando non sei impegnato negli allenamenti.
Faccio il papà e il marito a tempo pieno, ho una moglie meravigliosa (Benedetta Re) campionessa di sincro e dal 25 aprile scorso abbiamo una splendida peste di nome Elena che ci da da fare proprio tanto ma è il passatempo più meraviglioso che la vita possa concederti. Per il resto del tempo che rimane faccio il domatore di cani visto che ho un jack russel che paragonato al diavolo lo fa sembrare uno scolaretto, e ogni tanto una scappata a pesca e un’ altra in moto.

3) Hai un ricordo molto bello di questo sport che porterai sempre con te? Chiaramente non posso non dire il mondiale vinto con il record del mondo ad Adelaide nel 2012 dedicato alla mia figlioletta in arrivo, ma più che ricordi di eventi nel salvamento il ricordo più bello me lo hanno lasciato e me lo lasciano tutt‘ora le persone a me care che girano intorno a questo mondo.

4) C’è invece un momento buio, invece, in cui hai pensato di mollare veramente tutto?
Sinceramente no, non ho mai pensato di lasciare, ci sono stati alti e bassi come succede nella vita di tutti gli atleti, ma io sono felice così e continuerò fin quando avrò voglia e forze

5) Di solito chiedono sempre chi vuoi ringraziare: ecco c’è una persona che non puoi fare a meno di citare nell’ambito del salvamento a cui sei particolarmente grato/a?
In primis Stefano Bachetti e Massimiliano Tramontana che in qualità di allenatori hanno creduto in me e mi hanno portato in alto sopportando le mie lamentele da “atleta difficile”, ma chi devo ringraziare veramente sono Federico Pinotti e Nicola Ferrua che in qualità di atleti (quindi come compagni di fatiche e imprecazioni) e persone straordinarie rendono qualunque allenamento o gara o cena che sia un’ occasione per crescere ma soprattutto divertirsi (NDR se con Nicola volete una cena con il redattore qui presente si può sempre fare eh)

6)Per tantissimi atleti (i più giovani tutti) oltre allo sport c’è ovviamente da affrontare lo studio. Tu come sei riuscito/a a conciliare i due aspetti? Te la senti di dare qualche consiglio ai nostri lettori?
Fortunatamente non ho mai avuto problemi a conciliare il tutto, basta sapersi organizzare e concentrarsi su quello che si sta facendo.

7)A questo proposito si dice che la scuola italiana non aiuti gli sportivi, e molti dei ragazzi che ci seguono non fanno neanche sapere di esser atleti agonisti.
Come era la tua situazione?
Quando ero a scuola tutti a partire dai compagni fino ai professori sapevano quello che facevo, che ero innamorato di quello per cui mi allenavo e degli sforzi che portavo avanti. (anche se ero preso in giro perché facevo lo sport dei “bagnini”). La scuola italiana, più che aiutare gli atleti con cose concrete, dovrebbe capire semplicemente cosa significa fare l’atleta a certi livelli e cosa comporta nella crescita e nell’educazione oltre ai sacrifici che porta avanti un agonista rispetto a dei ragazzi “sedentari”.

8)Diciamo che la famiglia gioca un ruolo fondamentale nella crescita dell’atleta…la tua come era (o è se ti segue tutt’ora): ti incitava ti osteggiava, indifferente…
La mia famiglia ha sempre appoggiato (anche con sforzi economici) la mia voglia di andare avanti nello sport e per questo devo ringraziarla all’infinito. Quando possono mi hanno seguito e si sono divertiti senza però mai esser stati esagerati o soffocanti come fanno tanti genitori.

9)Hai già dei progetti per la tua vita dopo il salvamento? Conti di restare nell’ambiente o pensi che ne uscirai definitivamente?
Progetti concreti non ne ho, posso dire che mi diverto ancora a fare quello che faccio e per il momento è una cosa che mi fa stare bene, un domani si vedrà.

10) Un consiglio ai ragazzi del forum: perché fare nuoto per salvamento?
E’ uno sport completo, divertente, complicato, se fatto in maniera seria ti impone di saper nuotare, pinneggiare, correre, surfare, pagaiare. Se qualche media riuscisse a pubblicizzarlo e sponsorizzarlo nella maniera giusta senza interessi politici ed economici la domanda sarebbe diversa…..PERCHÉ NON FARLO????

Grazie mille, e a presto!

About The Author

Mauro Romanenghi

Ricercatore per professione, scrittore per passione, allenatore per caso, ma tutto con la massima professionalita'. Nato in Brianza nel 1973, Mauro Romanenghi come il whisky invecchiando migliora ma va preso a piccole dosi. Allenatore dal 1994, dopo la laurea in Scienze Biologiche lavora allo IEO di Milano nel campo della ricerca contro le leucemie e i tumori, e allena nella sua terra di origine quando e come puo' nuoto e salvamento. Collabora col forum di Corsia4 dal 2007, ed e' coautore e pseudoconduttore delle trasmissioni in podcast. Vive ad Arcore (ma non se ne vanta) con la moglie e un cane labrador, i veri angeli ispiratori delle sue cronache.

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