Ho bisogno di te, lo sento.

Sono fatto del tuo stesso fluido, cerco la tua direzione come uno stormo segue le correnti d’aria, respiro il tuo profumo come un segugio in cerca della sua zona. È un bisogno ancestrale, impossibile da ignorare, vitale. Forse non lo sentivo prima, o forse non lo avevo ancora scoperto, ma in me era forte il richiamo di scovare la tua scia, come se ci fosse sempre qualcosa che mi attrae, in maniera innata, che mi spinge alla tua presenza, che mi calamita al tuo cospetto.

Nella vita, in qualsiasi momento e a qualsiasi età, si possono scoprire molte cose.

Alcune sono vere rivelazioni e altre sono semplici constatazioni. Il limite tra le due è sottile, talmente lieve che a volte non esiste proprio. A me è successo proprio questo. Non so se il mio bisogno di te è uscito dal nulla o se ne ho semplicemente constatato l’esistenza, come se fosse naturalmente scritto nel mio DNA, stampato sui cromosomi come un tratto che mi definisce fin dalla nascita.

Eppure, il tuo richiamo non era mai stato così forte, mai in vita mia mi sembrava di aver bisogno così tanto, così come ho bisogno di bere l’acqua e di respirare l’aria.

Il tutto è partito da una foto, una semplice immagine che ho visto qualche tempo fa. Mi ritraeva da bambino, seduto proprio davanti a te, sorridente, nel pieno della mia forza vitale rivolta tutta verso un futuro che era ancora solo un sogno.

Guardandola, ho avuto un improvviso senso di pace interiore, di rilassamento e completezza d’animo, di assoluta serenità. È stato un attimo, per qualche istante mi sono rivisto da fuori, proprio come succede nei sogni più nitidi. Da tempo non vedevo un sorriso come quello sul mio volto, da tempo non ripensavo alla vera felicità.

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Non è che per tornare così ho semplicemente bisogno di te? Non è forse nella semplicità di un’emozione che si può tornare ad essere felici? Non può essere tutto così semplice, ma sono sicuro che quell’emozione era sempre stata assopita nella mia mente, nascosta tra i risvolti del mio cuore come un foglietto piegato in un libro di mille pagine. Il libro cade per terra e il foglietto esce, magicamente, come dalla lampada di Aladino, e si riapre, scoperchiando un mondo nascosto che sembrava non poter più riemergere.

E invece è qui, forte come non mai, solido come un’isola che esce dal mare e punta dritta, altissima, verso il cielo. Un cielo che ha un colore, mille colori, tutti diversi ma tutti uguali al tuo. I colori dell’emozione di riavvolgermi in te, di sentirmi nuovamente parte di un qualcosa di più grande, infinitamente ed eternamente calmo, pacifico.

Nasciamo, viviamo, moriamo. Ma non è finita lì. Cambiamo forma, sostanza e forse dimensione, torniamo alle origini del circolo infinito della natura.

In me risuona forte questa sensazione, mentre sono da solo sdraiato su di te, e guardo in alto, mentre sotto tutto si muove secondo le tue leggi, che sono tanto giuste quanto inesorabili. E io mi sento inesorabilmente piccolo. La mia esile figura non è niente ma, infine, è tutto. Può essere che anche tu sentissi la mia mancanza? Ci siamo ritrovati, ora non ci lasciamo più.

Mare.