Si sono svolti il 24 maggio, a Las Vegas, i primi Enhanced Games, i cosiddetti “Giochi Potenziati”, nei quali sono ammessi atleti che si attengono a un protocollo speciale all’interno del quale è consentito, tra le varie cose, anche l’uso controllato di sostanze dopanti.

Il nuoto era lo sport protagonista, grazie soprattutto ai nomi pesanti che hanno scelto di sposare la controversa causa Enhanced, e i lauti premi che venivano messi in palio.

Cosa è successo nelle (quattro) corsie di Las Vegas?

Innanzitutto lo scenario

La vasca, costruita appositamente per l’evento, era di sole quattro corsie, quindi di base già non regolamentare, ma a quanto pare studiata per far meglio performare gli atleti. Che erano quattro per specialità (40 in totale), dove le gare ammesse erano le sole da 50 e 100 metri. Le tribune sono state riempite da circa 2500 spettatori, scelti ed invitati appositamente, mentre lo streaming su YouTube ha mantenuto un media di circa 30mila visitatori, con punte massime di 60mila views. Numeri dettati perlopiù dalla curiosità, ma non cosi eccezionali, per un evento che si autoproclama da mesi come “il futuro dello sport”.

Tutto il contorno, del resto, è sembrato costruito appositamente, e ha ricalcato in pieno la comunicazione applicata in questi mesi, sia dagli organizzatori che dagli atleti. Molti di questi ultimi hanno parlato di “life-changing moment”, di emozioni mai provate prima e di atmosfera incredibile. I motivi di tale entusiasmo sono spiegati, almeno in parte nel prossimo punto.

Prize Money

Per gli atleti i premi erano più che invitanti: 250mila dollari al vincitore di ogni gara, 125mila al secondo, 75mila al terzo e 50mila al quarto, ai qual aggiungere 250mila per ogni world record battuto. In più, un premio speciale di 1milione di dollari andava a chi avesse infranto il record del mondo dei 50 stile, la gara che in questo ambiente è vista come la più significativa (“The fastest athletes in the planet” era uno dei claim dell’evento).

Si tratta di cifre che difficilmente si vedono nel nuoto, nemmeno ai Campionati Mondiali. Forse solo la ISL ha proposto qualcosa di simile, con tutte le problematiche che poi si sono verificate in seguito (vedremo se qui i premi saranno pagati con regolarità, e questo farà molta della differenza).

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Le gare

Ha senso parlare di Enhanced Games a livello tecnico? Questa è la domanda principale che tutti si stanno facendo da mesi, e che è lecito farsi anche oggi che, volendo, possiamo guardare le gare che si sono svolte a Las Vegas. Al netto di tutto ciò che non è consentito ufficialmente, costumoni, piscina e protocollo di integrazione, ecco i vincitori in ordine di gara:

50 dorso M: 24.21 di Hunter Armstrong (che compete come atleta “pulito”)
50 rana M: 26.55 di Cody Miller
100 stile libero M: 46.60 di Kristian Gkolomeev (molto vicino al 46.40 di Pan Zhanle)
50 stile libero F: 24,09 di Emily Barclay
50 farfalla M: 22.32 di Ben Proud (forse il più atteso, a 5 centesimi dal WR)
100 rana M: 59.47 di Cody Miller
100 stile libero F: 54.20 di Megan Romano
100 farfalla M: 51.28 di Marius Kusch
50 stile libero M: 20.81 di Kristian Gkolomeev (meglio del 20.88, WR di McEvoy)

Ovviamente, la prestazione di Gkolomeev salta all’occhio: oltre a essere la più attesa, era anche a più premiata (1milione di dollari), e dal punto di vista di chi organizza gli Enhanced Games rappresenta una “grande vittoria”.

Si può dire che il nuotatore greco sia stato il protagonista della serata, mentre l’altro risultato atteso (un possibile record di Proud a delfino) non è arrivato. Per il resto, si sono visti atleti di buon livello, alcuni ritirati ampiamente, che grazie al programma di Brett Hawke & Co si sono espressi, cronometricamente parlando, in maniera dignitosa, e che hanno raggiunto sicuramente il grande obiettivo della serata, quello di portarsi a casa il montepremi promesso.

Quindi, questi Enhanced Games?

Dopo che si è svolto, il giudizio sull’evento non è cambiato di molto. Si tratta, per ora, di una grande trovata pubblicitaria, alla quale è stata data una parvenza di movimento di rivolta degli atleti, ma con le premesse totalmente sbagliate, cioè quelle dell’illegalità.

È vero, nessuno ha fatto del male a nessuno, e gli atleti hanno scelto in modo spontaneo la causa, assumendosi rischi di vario tipo, da quelli fisici a quelli di immagine. Pensare che questo sia il futuro dello sport, però, mi sembra alquanto fantasioso.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4