È un piacere riascoltare Sandro Fioravanti ripercorrere la sua prima vita – quella di telecronista sportivo – dagli inizi a Tmc (scoperto da Giacomo Mazzocchi, padre di Marco), al suo approdo in Rai nel 1991.

E la sua umanissima confessione: “non avrei mai smesso di fare le telecronache nel 2009, anche perché – dopo 20 anni – cominciavo a capirci qualcosa e le emozioni che si provano a bordo-vasca sono uniche”, dà la cifra umana della persona Sandro Fioravanti, prima che del professionista.

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Oggi, anzi dal 2009, Sandro Fioravanti è parte importante nella gestione dei maggiori eventi sportivi trasmessi dalla Rai.

È appena rientrato da Rio, dopo l’impegno che definisce totalizzante delle Olimpiadi (46 discipline declinate al maschile e femminile) e Paralimpiadi, e proprio queste ultime sono il suo maggiore motivo di orgoglio, con la copertura record assicurata dalla Rai anche in presenza di molte deficienze del broadcasting ufficiale.

Gli si chiede, in avvio di intervista, di qualche problema logistico sofferto da inviati e personale Rai in loco, e lui è adamantino nel rispondere: “mi rifiuto di considerare un problema l’attesa di un’ora della navetta, ma io sono un inviato di altri tempi …”.

Quale l’atleta dell’Olimpiade?

Gabriele Detti, secondo lui, per la sua capacità di andare forte dai 200 stile in su.

È orgoglioso, Sandro, del successo avuto, dopo qualche zoppia iniziale, dal sito multicanale sul web (a proposito del quale ricorda come sia stata la Rai a inaugurare la trasmissione contemporanea di più eventi a Pechino 2008), ma – come detto – ancor di più della copertura Rai delle Paralimpiadi, di quell’unica telecamera aziendale che ha permesso di riprendere tante medaglie azzurre, ad esempio quella di Assunta Legnante nel peso.

Dopo avere ripercorso la storia dei diritti delle manifestazioni di nuoto, compresa la World Cup, in passato trasmessa dalla Rai (oggi non più, domani forse), si passa al ricordo di quegli anni di telecronache, a partire dalla prima Olimpiade in Rai a Barcellona ’92 (la prima assoluta di Sandro è stata Seul ’88 su Tmc) fino all’ultima di Pechino 2008, passando per l’edizione trionfale di Sydney 2000, ricordo indelebile e momento ineguagliato anche per il Fioravanti telecronista.

 

È quella prima medaglia d’oro olimpica del nuoto italiano, con Domenico Fioravanti che nella seconda vasca rimontò tutti, compreso il favorito Ed Moses, a commuovere ancora oggi Sandro, il cui grido rotto dalla commozione, a celebrare la vittoria dell’omonimo Domenico, fu variamente commentato.

Nessun dubbio sull’assenza di forzature, perché il telecronista coincide con l’uomo, ed entrambi sono stati sempre affascinati dalle esperienze umane che lo sport riesce a trasmettere. Nel villaggio olimpico, ad esempio, unico villaggio globale moderno, in cui per alcune settimane persone di diverse etnie, religioni, colori riescono a convivere.

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A Sydney si celebrarono i successi di atleti che Sandro Fioravanti aveva visto crescere dai Categoria: i Rosolino, Fioravanti, lo stesso Rummolo su cui Sandro fu l’unico a scommettere come possibile finalista (alla medaglia non credeva nemmeno lui …).

Successi inattesi? No, sostiene Sandro, e ricorda le grandi speranze che, dai Campionati italiani disputatisi a Monfalcone, tracimarono fino a Sydney.

Poi ci furono altre due Olimpiadi per il Fioravanti telecronista (ahimè, non per il bicampione olimpico), sempre vissute con la visuale di chi è appassionato di epistemologia (la sociologia della conoscenza) e cerca l’elemento umano dietro alle imprese sportive.

Oggi il commentatore del nuoto italiano è Tommaso Mecarozzi e per lui Sandro Fioravanti ha solo elogi – “è più simpatico e talentuoso di me” – con quel fare schivo che caratterizza ogni sua frase e si disvela appieno quando si mostra quasi sorpreso per la patente di innovatore che gli viene giustamente data (“ma no, sono state cose di poco conto …”) per quanto fatto nel ciclismo e, soprattutto, nella vela, con le indimenticate telecronache dell’epopea di Luna Rossa, quando il vento entrò davvero nelle case degli italiani e quelle parole di Cino Ricci: “domani è un altro giorno” sembrarono un remake riuscitissimo di “Via col vento”.

Questo podcast, insomma, è il racconto di un uomo oltre che di un telecronista, che si continua a definire al servizio dell’azienda, mai tifoso ma sempre alla ricerca dell’elemento umano che lo sport riesce a trasmettere.

63 - Ultima bracciata - Telecronache di successi

Foto: CONI