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Giorno 1: e daje a papà

Giorno 1: e daje a papà

Mentre MecaTommaso e MecaSacchi discutono della nazionalità di Zevina e Ustinova e di tutti gli atleti del fondo, iniziano le gare della vasca.
E pensare che mi ero dato da fare per fotografare la vasca olimpica in cui si faranno, ahimè, solo i tuffi! Sì perché le gare si svolgono nel velodromo; qualche dubbio mi era venuto vedendo i pochi posti della vecchia vasca ma si sa che i tedeschi possono tutto. Infatti ne hanno fatta una nuova!
Stavolta mentre guardo le finali serali, un moto di invidia mi prende. Perché ho tanto brigato per sbarazzarmi di mia moglie mandandola in vacanza e vedere in pace le gare che non mi sono accorto dell’inganno perpetrato ai miei danni. Sarà infatti lei ad assistere alle competizioni dalla tribuna stampa grazie al pass da me procurato con certosino lavoro (grazie sig. Gergely) ma siccome non mi fido le ho messo alle calcagna un mio fidato collega, che si intende di nuoto.
Eh sì perché già me la vedo perdersi dietro al costume all’ultimo grido, o ai bicipiti di D’Arrigo. E diglielo a papà tuo che stai bene anche senza capelli, Andrea che poi mica sono così corti; anche senza capelli sei bellissimo e mia moglie ha detto che la capigliatura non conta e si vince lo stesso la medaglia.
Papà che sicuro castigherà la Ottesen e la Levisen, per la sciagurato cambio che costa la squalifica alla Danimarca.
Anche la Caporale entra in forma europea e dopo aver fatto piangere tutte le ragazze dell’atletica ce la mette tutta per far piangere la Pirozzi e alla fine ci riesce! Brava, medaglia d’oro alla Caporale per la specialità melodramma.
A Sacchi piace l’inno ungherese, così lui dice, ma secondo me si incanta come il sottoscritto a vedere Katinka sul podio a sfoggiare il mitico sorriso, che sfodera poi anche dalla Caporale che non ce la fa proprio a farla piangere: altra educazione la tempra dei papà ungheresi.
E daje a papà: e così Giada Galizi va al Settecolli, fa il tempo, poi fa lo spareggio perché inglesi e tedesche pensano bene di non fare le staffette e spara un 54.7 in finale lanciato.
E daje sta medaglia a papà, faccia de bronzo!

About The Author

Mauro Romanenghi

Ricercatore per professione, scrittore per passione, allenatore per caso, ma tutto con la massima professionalita'. Nato in Brianza nel 1973, Mauro Romanenghi come il whisky invecchiando migliora ma va preso a piccole dosi. Allenatore dal 1994, dopo la laurea in Scienze Biologiche lavora allo IEO di Milano nel campo della ricerca contro le leucemie e i tumori, e allena nella sua terra di origine quando e come puo' nuoto e salvamento. Collabora col forum di Corsia4 dal 2007, ed e' coautore e pseudoconduttore delle trasmissioni in podcast. Vive ad Arcore (ma non se ne vanta) con la moglie e un cane labrador, i veri angeli ispiratori delle sue cronache.

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