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Nuoto, Cesare Butini: “Il nuoto italiano gode di buona salute”

di Elisa Bellardi

Alla vigilia dei Campionati Italiani Assoluti di nuoto, in programma a Riccione dal 14 al 18 aprile, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il direttore tecnico della Nazionale Cesare Butini.

  • Che cosa si aspetta da questa manifestazione?

Gli Assoluti sono l’appuntamento clou delle fasi invernale e primaverile della stagione, in cui ci si giocano le chiamate in Nazionale per i Mondiali di Kazan, gli EuroJunior e le Universiadi, in cui mi aspetto e spero che ci sia un consolidamento del trend positivo degli ultimi due anni, con qualche miglioramento. Contiamo su un buon numero di qualificazioni ai Campionati del Mondo, che saranno il trampolino di lancio per le Olimpiadi di Rio. Le ultime manifestazioni internazionali, gli Europei di Berlino e i Mondiali in vasca corta di Doha, hanno mostrato che il nuoto italiano gode di buona salute, con i risultati di Marco Orsi, il recupero di Fabio Scozzoli e il record del mondo in vasca corta di Gregorio Paltrinieri. La velocità femminile sta crescendo e buoni segnali arrivano anche dalla 4 X 200 stile libero maschile e dalle parole dei tecnici.

  • Come sempre, a questi Assoluti saranno presenti numerosi giovani. Quali sono i segnali che arrivano dalle categorie inferiori?

In Italia viene data una particolare attenzione ai giovani- Il livello piuttosto alto soprattutto in campo maschile, mentre tra le donne mancano le punte. In ogni caso abbiamo di certo qualcosa su cui lavorare dopo Rio. Intanto è già avvenuto l’inserimento in Nazionale, per alcune occasioni, di promesse come Alessandro Bori, Giovanni Izzo, Simona Quadarella e Nicolangelo Di Fabio e Simone Sabbioni.

Un commento sul progetto Swim Your Best, con cui avete reclutato giovani talenti in collaborazione con il vostro sponsor tecnico Arena: sta portando i frutti desiderati?

Sì, perché è un modo di far capire agli otto giovani selezionati che abbiamo fatto una scommessa su di loro, con le giuste attenzioni ma senza pressioni eccessive, accompagnando atleti e tecnici in un progetto di crescita. Alla fine, grazie al supporto di Arena, ci sarà un allenamento nella vasca di Eindhoven, dove c’è un vero e proprio culto della tecnica. Il vincitore del concorso sarà chi sarà riuscito a coniugare i risultati sportivi con quelli scolastici: un’impresa non semplice.

  • Questi Assoluti, a differenza di quelli di dicembre in vasca corta, non solo “open”, aperti agli atleti stranieri. Come mai questa scelta?

È stata una decisione combattuta. A dicembre abbiamo deciso di aprire agli stranieri per dare una maggiore qualità alla manifestazione, ad aprile abbiamo scelto di non limitare i posti in finale per i nostri atleti, lasciando a loro tutte le possibilità di giocarsi le diverse qualificazioni.

  • Quali obiettivi si è posto per gli Azzurri ai Mondiali di Kazan?

Ci aspettiamo una presenza significativa in finale per atleti e staffetta e, realisticamente qualche medaglia, due o tre. L’anno scorso agli Europei di Berlino il percorso era un po’ più facile, adesso i nostri atleti non possono più permettersi errori nemmeno in batteria. Quello verso Rio è un percorso lento.

  • L’anno scorso la Fin ha introdotto il premio per l’allenatore dell’anno, vinto da Stefano Morini, tecnico di Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti. Uno stimolo in più?

Si tratta di riconoscimento per una categoria che non è molto considerata, nemmeno dal Coni, basti pensare che alle Olimpiadi c’è un premio al miglior atleta e non al migliore allenatore.

Lei è stato tanti anni allenatore prima di diventare direttore tecnico della Nazionale. Non le manca il contatto quotidiano con i ragazzi durante l’allenamento?

Il mio è stato un passaggio graduale, con una lenta disintossicazione, ma in ogni caso sì, allenare mi manca. Il cronometro è una malattia che si riprende con una facilità notevole. Quello di direttore tecnico è un mestiere che gratifica molto, con un impatto verticale verso tutto il mondo del nuoto.

Lei è laureato in giurisprudenza, che cosa l’ha portata a diventare allenatore?

Io sono stato un atleta. Durante l’università ho insegnato nuoto, poi assieme a Paolo e Luigi Barelli abbiamo fondato una squadra agonistica, la Lazio Nuoto. Nel frattempo ho seguiti tutti i corsi di formazione per diventare allenatore e, quando ho avuto la possibilità ho scelto di dedicarmi a tempo pieno a questa carriera, decisione di cui non mi pento assolutamente. La laurea è rimasta appesa alla parete, anche se un po’ di cultura aiuta a rapportarsi con gli altri, ne sono convinto.

  • Se non avesse fatto l’allenatore sarebbe stato?

Forse un avvocato.

  • Quanto conta il morale della squadra in uno sport individuale come il nuoto?

È importantissimo, infatti stiamo cercando di tenere l’aspetto emotivo sotto controllo. Le prestazioni dei compagni possono influenzare chi gareggia e persino un risultato troppo positivo può far abbassare la concentrazione. Gli allenatori non devono trasmettere ansia ma solo sensazioni positive.

È già possibile fare qualche previsione per Rio?

I Mondiali di Kazan ci diranno molto.

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