Un piccolo ragionamento, medaglia per medaglia – in rigoroso ordine cronologico – su ogni podio italiano a Doha 2024.

Che valore ha? Dove può portare?

Argento 4×100 stile libero uomini

Se alla vigilia avessimo dovuto mettere qualche medaglia già in cassaforte, la 4×100 stile sarebbe stata certamente in questa ipotetica lista. L’assenza conclamata di Thomas Ceccon toglieva qualcosa a livello cronometrico, ma l’Italia ha sviluppato una buona solidità nelle seconde linee, con Manuel Frigo, Leonardo Deplano, Lorenzo Zazzeri e il ritrovato Paolo Conte Bonin in grado di garantire sempre quei crono a cavallo tra il 47 e il 48 che servono per ben figurare nelle finali Mondiali.

Le assenze ben più pesanti delle altre Nazioni (alcune delle quali non pervenute e altre presenti con quartetti a dir poco rimaneggiati) erano in questo senso confortanti, tanto che la medaglia d’oro sembrava davvero alla portata dei nostri. Il tempo della batteria, con Miressi che rompe il ghiaccio in 47.88 in chiusura e gli altri tra il 48.1 e il 48.5, erano la conferma definitiva che l’Italia avrebbe nuotato per la vittoria contro i non irresistibili USA. Ma in finale la sorpresa della prima giornata del Mondiale: Pan Zhanle nuota 46.80 in apertura, batte il record del mondo e lancia i suoi alla conquista della medaglia d’oro. A nulla servono le ottime prime tre frazioni degli italiani (Miressi 47.90, Zazzeri 47.99, Conte Bonin 47.83), perché l’aggancio avvenuto ai 300 metri viene vanificato nell’ultima frazione: Manuel Frigo chiude in 48.36, Wang Haoyu in 47.47. l’Italia è argento per 1 secondo.

La Cina va quindi messa tra le pretendenti al podio di Parigi, con USA, Australia, Gran Bretagna e Italia. Per gli azzurri servirà un salto di livello da parte di tutti: Miressi deve nuotare 47.5, le due frazioni centrali devono essere il più vicino possibile ai 47.5 lanciato e Ceccon, in chiusura, si deve avvicinare ai 47 secondi. Così si può sognare.

Argento 100 rana Nicolò Martinenghi

Tre podi Mondiali consecutivi, un oro e due argenti, che seguono un bronzo Olimpico e numerose medaglie continentali, il tutto escludendo le staffette di cui è parte fondamentale da più di un lustro. La carriera di Nicolò Martinenghi è già da incorniciare: se escludiamo Domenico Fioravanti, che ha avuto un picco irripetibile a Sydney 2000, è già adesso il ranista italiano più forte di sempre. Ma, oltre al talento e all’incredibile dedizione per il lavoro, ciò che lo sta rendendo davvero così grande è la sua fame di vittoria, la sua spinta agonistica, lo stesso motivo per il quale sembra proprio che i suoi successi non possano terminare qui.

Venire a Doha, per lui, aveva senso da tutti i punti di vista: serviva la certificazione del pass Olimpico (fatto), serviva un tempo da sotto 59 (fatto), servivano sensazioni positive del lavoro che sta svolgendo (fatto) e serviva assaporare ancora quell’adrenalina di cui i campioni sembrano nutrirsi, una sensazione che solo le grandi sfide possono dare. La medaglia non era certo un obbligo, ma l’occasione era ghiotta, con l’assenza di Qin Haiyang che dava speranze a tutti i piazzati del 2023 per la conquista del titolo. Mettere la mano davanti a Kamminga, a Peaty e giocarsela fino alla fine con Fink è l’ennesima certificazione che, quando serve, Martinenghi c’è. Per Parigi 2024 la sua gara è di diritto tra quelle imperdibili, una lotta che vedrà necessariamente dei vincitori e dei delusi ma che sicuramente avrà l’italiano tra i protagonisti.

Oro 1500 stile libero Simona Quadarella

Quello di Simona Quadarella è un oro che non può non essere tarato al netto dell’assenza di Katie Ledecky. Si tratta però del solito discorso su chi ha ragione tra gli assenti e i presenti, e credo che alla fine rimarrà solo la medaglia e la soddisfazione di aver colto un’occasione che, altrimenti, avrebbe colto qualcun’altra. Anche perché, va detto che i 1500 stile di Doha sono stati impreziositi dalla presenza di Simona Quadarella, che è di fatto la seconda star mondiale dopo l’inarrivabile americana: senza di lei sarebbe stata una gara con molto meno significato. Il suo tempo certifica in un certo senso questo discorso, e i 9 secondi rifilati alla seconda classificata ne rinforzano il senso. Inutile dire che l’obiettivo a Parigi rimane quello di lottare per il podio, ed esserci nel caso si presenti l’occasione della vita.

Non dobbiamo fare l’errore di dare per scontato Simona Quadarella, che ha avuto forse la sfortuna di trovarsi a cavallo tra l’era Pellegrini, quella Paltrinieri e quella Ceccon, e quindi di vedersi a volte ridimensionata visti gli enormi risultati dei connazionali. Ma, a conti fatti e carriera finita, credo che parleremo della seconda più forte nuotatrice italiana di sempre.

Bronzo 800 stile libero Gregorio Paltrinieri

Non mi piacciono le frasi fatti e i giri di parole, ma “Le mille vite di Gregorio Paltrinieri” è un libro che mi leggerei volentieri. Quando sembra finito, quando gli altri sembrano nettamente più forti, quando anche i particolari ti dicono che non è il suo anno, ecco che lui ti stupisce ancora, rimettendosi al centro del discorso con l’ennesima gara pazzesca. E pazzesco anche il suo commento: “Non contano le medaglie, conta provare ancora le sensazioni che mi danno la carica per continuare a nuotare”. Incredibile.

A Parigi sarà durissima, perché Short, Hafnaoui, Wiffen, Wellbrock e compagnia saranno al top ma, ormai lo abbiamo capito, vietato dare Gregorio Paltrineiri per morto.

Argento 200 farfalla Alberto Razzetti

Chi rappresenta al meglio il nuoto italiano in questo Mondiale? Domanda difficile, dalle risposte svariate, ma forse Alberto Razzetti è l’incarnazione perfetta del momento che stiamo vivendo, che ci ha dato ormai una florida e continua presenza nelle finali che contano e una sempre maggior densità sui podi. Anche nei 200 delfino gli assenti erano tanti, ma quanto conta un argento mondiale?

Nel suo caso moltissimo, anche se le speranze per Parigi in questa gara sembrano ridursi alla partecipazione alla finale. Intanto Razzetti si è portato a casa la medaglia e la soddisfazione ulteriore di sancire nuovamente la sua supremazia nazionale sulla gara.

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Argento 50 rana Nicolò Martinenghi

Qui purtroppo c’è dell’amaro in bocca. Perché se è vero che i 50 sono una gara pazza dal risultato sempre incerto e variabile, è anche vero che sembra altrettanto certo che Nicolò Martinenghi abbia un problema con i dettagli. Non vorrei chiamarla sfortuna, perché un campione come lui non lascia che niente venga deciso dal caso, ma qualche piccola imprecisione qua e la gli è costata un oro che sarebbe stato bellissimo.

Vincere una gara non olimpica al Mondiale avrebbe dato un premio alla tenacia di Martinenghi e al suo indubbio talento, sarebbe stato un pò come la vittoria di Ceccon nei 50 farfalla a Fukuoka. Peccato.

Argento 100 stile libero Alessandro Miressi

Arriva la medaglia che mancava ad Alessandro Miressi, che è stato campione d’Europa individuale, pluri medaglia Mondiale in staffetta e anche podio Olimpico, ma non aveva ancora calcato il podio iridato a livello individuale. Vista la forma di Pan Zhanle, autore qui di un 46.80 stratosferico in staffetta, sembrava difficile sperare a qualcosa in più dell’argento, quindi Miressi ha ottenuto il massimo da questa gara. O forse no?

L’impressione è che, con un pò di convinzione in più, forse si poteva anche fare il colpaccio. Nella finale dei 100 stile, il cinese non ha ripetuto l’exploit della staffetta, e sappiamo tutti quanto sia diversa la prova individuale da quella di squadra, soprattutto a livello mentale. Nello specifico, il ritorno di Miressi è stato di 8 centesimi più veloce di quello di Pan, che invece era passato 27 centesimi più forte al 50 e che ha anche 7 centesimi di vantaggio sul tempo di reazione (Miressi nettamente il peggiore di tutta la finale in questo particolare). Per questi motivi il piccolo rammarico di un argento che è comunque storico: era dai tempi di Filippo Magnini che non avevamo uno specialista di questo livello. A Parigi sarà molto più dura anche solo entrare in finale.

Bronzo 200 misti Alberto Razzetti

Dopo l’argento nei 200 farfalla, Razzetti sale ancora sul podio Mondiale nella gara in cui trovava forse la concorrenza meno semplice nel suo programma. Un inizio non brillantissimo, e un dorso deficitario, lo avevano messo nella condizione di dover tirare fuori un secondo 100 di livello nettamente superiore al primo. I parziali di 33.62 a rana e 28.03 a stile lo portano dalla settima alla terza posizione, lontano ma non lontanissimo dalla seconda.

Per lui bicchiere mezzo pieno: i 200 misti hanno un parterre complicato e si piazzano nel programma sempre insieme ai 200 farfalla, rendendo meno semplice incastrare le fatiche. Ai Giochi rientreranno in tanti e il livello salirà, ma il Razzetti visto nell’ultimo anno sembra essere pronto per la sfida.

Oro 800 stile libero Simona Quadarella

Un primo dato: due ori Mondiali in un’edizione li aveva vinti solo Federica Pellegrini. Un altro: l’oro negli 800 lo aveva vinto solo Novella Calligaris. Un terzo: la sua prima medaglia internazionale risale ormai al 2017.

Doha 2024 è il Mondiale di Simona Quadarella, la prova definitiva di una campionessa che, ripeto, forse tendiamo a sottovalutare, capace di tenere un profilo basso ma di dare risultati che nessun’altra (esclusa Pellegrini) nel nuoto ci ha dato. Ha nuotato un 800 storico, al contrario rispetto ai suoi standard, con un sprint finale che ci ricorda una volta per tutte perché la soprannominavano veleno. Se tiene questo piglio, a Parigi si sorriderà (e si piangerà) ancora.

Bronzo 50 rana Benedetta Pilato

Non è la Benedetta Pilato che vorremmo e nemmeno quella che vorrebbe lei: troppo poco fluida, troppo nervosa nella nuotata, troppo distante dalle prime e dai suoi migliori.

Porta a casa comunque un bronzo Mondiale, la quarta medaglia consecutiva in questa gara, e le sensazioni agonistiche di un Mondiale, condizioni non ricreabili così facilmente. Ora bisogna guardare a Parigi 2024 e lavorare sul 100, perché c’è bisogno di riprendere la strada che sembrava intrapresa questo autunno: solo così si può sognare in grande.

Bronzo 400 misti Sara Franceschi

Sara Franceschi era malandata, demoralizzata, sottotono, anche delusa, e poi la contingenza le ha dato un’opportunità. Dopo un Mondiale decisamente non brillante, era arrivata sesta nella sua batteria dei 400 misti e sembrava improbabile al limite dell’impossibile che si qualificasse per la finale. Era già sulla via di casa. Le altre sono andate pianissimo, e lei è entrata con l’ottavo tempo.

Finale che ha affrontato probabilmente scarica di aspettative, con la mente libera della serie “faccio quello che riesco, mi diverto”, condizione. Che solitamente apre a tutte le possibilità, dal disastro all’impresa. Il bronzo conquistato è quindi un’impresa, che oltre alla gioia per la medaglia Mondiale regala alla livornese anche il pass Olimpico. Il livello di Doha non era irresistibile e alle Olimpiadi sarà dura qualificarsi nelle prime otto: ci vorrà un’altra impresa.

Bronzo 4×100 mista Maschi

Bellissima gara per la staffetta mista, che chiude un mondiale da dodici podi per l’Italia. Bene per Lamberti e Sansone, alla prima partecipazione Mondiale e già capaci di portarsi a casa una medaglia, e bene per i veterani Martinenghi e Miressi, che rispondono presente alla chiamata di squadra nonostante un Mondiale lungo e faticoso. Se oggi fosse la prova generale per le Olimpiadi direi che ci sono notizie buone e altre meno buone.

Buone notizie: Martinenghi che fa 57.95, una frazione a rana devastante, è il perno della nostra staffetta. Buone notizie 2: Alessandro Miressi si conferma e nuota 47.2, chiudendo in maniera perfetta, da leader. Notizia meno buona: manca il delfinista da 51 lanciato. Gianmarco Sansone è sembrato in crescita, ma serve che la sua crescita sia veloce, oppure serve ritrovare il Burdisso del 2021-22, altrimenti potrebbe essere un problema. Però a Parigi rientra Ceccon.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4