Avere un posto in più, anzi due, è sempre un bene?
Fatti di nuoto Weekly prova a ragionare sulle scelte di World Aquatics.
Finali a 10: siamo sicuri che sia un bene?
La notizia è di qualche giorno fa, ma va commentata: World Aquatics ha deciso di apportare alcune modifiche al regolamento, la più importante delle quali prevede l’aumento del numero dei finalisti, nelle gare da 50 a 400 metri, da 8 attuali a 10.
La sperimentazione avverrà all’inizio della prossima stagione, prima in World Cup e poi ai Mondiali in vacca corta di Pechino. Secondo quanto riportato, con questa manovra si vorrebbe dare più spazio e più possibilità agli atleti, e anche alle nazionali, che a Pechino avranno la possibilità di iscrivere un terzo atleta per gara grazie a un sistema premiante di wild card che si otterranno proprio nella coppa del mondo.
Verso questa decisione provo sentimenti contrastanti. Da una parte mi sembra una buona chance da fornire agli atleti, che avranno più posti nelle finali che contano e più possibilità di giocarsi le medaglie, e gli eventuali premi. Dall’altro, questa decisione potrebbe togliere un pò di qualità ai turni precedenti, alle semifinali soprattutto, rendendo più semplici i passaggi per gli atleti di élite. E mi sembra anche poco chiara la scelta di escludere, da questo ampliamento, 800 e 1500, gare che sono in crescita tecnica e di partecipazione già da qualche anno, e che con più atleti in vasca potrebbero anche risultare più divertenti (molto più divertenti di, per esempio, un 50 stile, nel quale la comprensione di ciò che accade è spesso già difficile a 8 corsie).
La scelta sembra andare incontro alle esigenze dei nuotatori, che cercano da tempo di avere più chance di guadagno dal loro sport, ma rimarrà pressoché inutile se, a corollario, non si aumenteranno anche, e in maniera consistente, i premi corrispondenti. Per riassumere, ci vorrebbe una sterzata più decisa: un passo alla volta, forse, rischia di essere troppo poco.
Nel frattempo, si liberano due posti
Si ritira la più giovane delle sorelle Campbell, Bronte, che è stata colonna fondamentale di tutte le staffette veloci australiane dell’ultimo decennio. Per lei, tre ori olimpici consecutivi come frazionista della 4×100 stile, e 11 medaglie mondiali, tra le quali spicca la doppietta individuale nei 50 e 100 stile a Kazan 2015.
Verrà ricordata anche per il suo impegno fuori dall’acqua, per esempio come presidente dell’associazione nuotatori, per la quale ha raggiunto traguardi storici come la partecipazione degli atleti australiani ai ricavi commerciali della federazione. Lascia una nazionale in forma, ma che ha aiutato in maniera determinante a consolidarsi.
Si ritira anche Evgenij Rylov, per il quale le sensazioni sono assai diverse. A 29 anni, il dorsista russo lascia con 2 ori Olimpici, a Tokyo nei 100 e 200, e 2 mondiali, a Budapest 2017 e Gwangju 2019, entrambi nei 200. Ma ci lascia anche con la sensazione di aver raccolto qualcosa meno di quanto avrebbe potuto, soprattutto a causa dell’esclusione sportiva della Russia per il conflitto in Ucraina.
Rylov, che della causa politica russa è stato uno dei più convinti sostenitori, ha detto di aver un solo rimpianto, cioè di non essere riuscito a battere un record del mondo. Forse, se nel mondo regnasse la pace, lo avremmo visto farlo, e saremmo stati più felici anche noi.
See you later!
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Foto: Fabio Cetti | Corsia4
