Domanda delle domande: a qualcuno interessa davvero della mancata qualificazione dell’Italia maschile ai Mondiali di calcio?

Spoiler: a Fatti di nuoto Weeky no. Spieghiamo

In questi giorni si è parlato e scritto molto di “metodo Italia”, di fucina di talenti e medaglie, di circolo virtuoso del settore nuoto, di crescita di talenti e sviluppo di potenzialità.

Merito della FIN e delle società sportive, di una visione lungimirante e programmatica della politica sportiva, di un costante aggiornamento tecnico e metodologico degli allenatori, di un tutt’uno che ha permesso all’Italia del nuoto di essere il punto di riferimento internazionale che, già da qualche stagione, è.

Questa levata popolare di opinioni, alzata in gran parte dai pessimi risultati della nazionale maschile di calcio (e dalle parole forse anche peggiori dei suoi dirigenti), è stata cavalcata da molti sport “minori”, che hanno tirato fuori il giusto orgoglio per rivendicare quanto di buono (e in diversi casi, ottimo) fatto negli ultimi anni.

Tutto sacrosanto, anche se il parere di chi vi scrive rischia di essere, come al solito, impopolare: forse non ce n’era bisogno e vi spiego perchè.

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Perchè se oggi, nel 2026, centinaia di migliaia di ragazzi scelgono di mettersi in gioco giornalmente, sottoponendosi ad allenamenti estenuanti, sottraendo tempo ad amicizie e svago, spesso ottenendo risultati meno gloriosi di quanto ci si aspettasse, ma sempre pronti a rialzarsi per migliorare e allenarsi ancora, allora non dobbiamo spiegare loro niente.

Non dobbiamo dirgli quanto fosse bello giocare a pallone per le strade (ma quando, forse 50 anni fa), né quanto sia importante insegnare la tecnica o la tattica ai giovani, né quanto sia svilente essere eliminati dalla Bosnia o dalla Macedonia. Siamo meno forti, semplicemente, non facciamone un dramma. Capita, è capitato e ricapiterà (cit.).

Ma ai grandi opinionisti che parlano di pallone come se fosse una questione di vita o di morte, non è venuto in mente che, forse, ai ragazzi il calcio piace meno che una volta?

Che i modelli che propone (arroganza, zero dedizione, presunzione, violenza) sono, da decenni, la versione peggiore del mondo dello sport? Che non basterà mai una riforma tecnica per sanare una mentalità che è marcia forse in maniera irreparabile?

Dobbiamo veramente stupirci se ai giovani, sempre più intelligenti, più informati, con più strumenti per conoscere il mondo (e non il senso unico svilente dei media che per decenni hanno proposto solo calcio in tutte le salse) oggi piace di più Ceccon che un calciatore di serie A? È davvero un dramma se i bambini si appassionano alla pallavolo, al curling, al basket invece che al calcio?

Quindi, in definitiva, ci importa davvero se il calcio maschile che non partecipa ai mondiali?

Noi, intanto, ci vediamo a Riccione.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4