Non c’è mercoledì che si rispetti senza Fatti di Nuoto weekly, la newsletter sul nuoto che vi arriva direttamente nella mail – vedi link a fondo articolo – molto prima che scatti il coprifuoco.

Questa settimana parliamo di atleti ed istituzioni, ma anche di poesia.

Ah! -86 a Tokyo…

MORE THAN AN ATHLETE

Per rispettare l’adagio che vuole che “ognuno faccia il suo mestiere”, c’è stato un tempo in cui gli sportivi erano confinati alla loro stretta sfera di competenza ed era raro che qualcuno si spingesse oltre per esprimere un parere su argomenti diversi rispetto, appunto, a quello prettamente sportivo. Capitava solo ai grandi campioni ed ogni qual volta che uno di loro si esponeva veniva puntualmente criticato, a volte addirittura censurato. Le frasi più gettonate, che trovano diversi consensi anche ai giorni nostri, erano “pensa a correre” o “vai a lavorare”, ed era sentore comune che uno sportivo non potesse e non dovesse avere un’idea sul proprio mondo, o sul mondo in generale.

Ma in tempo di tuttologi e leoni da tastiera, dove in qualunque campo sembrano esserci opinioni autorevoli sostentate da fonti ancor più autorevoli, suona davvero strano che ci siano ancora dei dubbi sul fatto che gli sportivi, intesi sia come grandi campioni che come movimento, non siano già in realtà dei politici. Lo sono per i numeri che muovono e per la capacità che hanno di diffondere messaggi e, spesso, movimentare opinioni.

CONTRADDIZIONI

Negli USA ha fatto scuola il caso Colin Kaepernick, definito da Wikipedia “attivista” prima ancora che giocatore di football, che è tuttora sostenuto dalla grande maggioranza della comunità di atleti professionisti americani, Lebron James in testa, ma che non trova più lavoro da anni a causa proprio delle sue idee politiche. Lo sport è tra i più grandi veicoli divulgatori del movimento per i diritti femminili, per l’inclusività, per la comunità LGBT+ in generale, ma è anche uno dei posti nei quali regna l’omofobia, dove il gender gap è elevatissimo, dove istituzioni ed atleti spesso sono in disaccordo su diversi fronti.

Ora che il CIO sembra voler proibire azioni di protesta sui podi olimpici (come l’inginocchiarsi, appunto), gli atleti non hanno tardato a rispondere. Athleten Deutschland, ad esempio, ha fatto sapere di essere “per la libertà di espressione degli atleti“, così come la World Player Union, e all’orizzonte si intravede la possibilità che a Tokyo si possa verificare un effetto domino da non trascurare.

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E IL NUOTO COSA FA?

Citando in qualche modo proprio l’ex quarterback dei 49ers, Anthony Ervin prosegue con la sua lotta contro le discriminazioni.

Il due volte campione olimpico dei 50 stile ha più volte parlato della sua esperienza personale, dicendo di non aver sperimentato la discriminazione fino a quando un giornalista gli chiese, dopo la vittoria di Sydney 2000, come si sentisse ad essere il primo afro-americano oro olimpico.

Sul tema della libertà di espressione Ervin ha scritto una poesia, destinata a tutti gli atleti ed indirettamente dedicata proprio al CIO (unanime il consenso tra gli atleti e non solo).

Lead Us The Way You Will – By Anthony Ervin

Well, you need not worry so much about that
‘cos for you to be atop that podium
for those moments, for those few moments
You will lead your country
You wanna take a knee,
lead us taking a knee
You wanna raise a fist
lead us by raising a fist
You wanna cry tears of joy
lead us with your tears
You wanna sing
lead us with your song
Nobody gets to tell you how to lead
You must decide

I nuotatori continuano anche la battaglia per aver più voce in capitolo nelle decisioni che riguardano il proprio sport, come dimostra la lettera aperta alla propria Federazione degli atleti d’élite danesi, che chiedono un cambiamento delle dinamiche gestionali, scagliandosi in particolare contro il consiglio d’amministrazione e Pia Holmen, ex direttore del sindacato di nuoto. Una lettera che ricorda quella di Katinka Hosszú alla FINA di ormai quattro anni fa, dalla quale sono poi partite diverse cause legali che hanno coinvolto alcuni tra i più importanti nuotatori professionisti, e che si può annoverare tra le azioni che hanno contribuito alla nascita della ISL.

In generale, siamo di fronte ad una crescente voglia degli atleti di far sentire la loro voce, di raccontarsi più di prima, sia tramite il veicolo social, sia in maniera più profonda, attraverso documentari, libri o articoli. Ne sono un esempio i prodotti di Michael Phelps e Ryan Lochte, ma anche questo bel contributo di Ryan Murphy su The Players Tribune, un portale fondato dal campione di baseball Derek Jeter proprio per dare voce agli sportivi.

In arrivo c’è anche il documentario di Federica Pellegrini sulla via verso Tokyo, un prodotto che sarà prettamente sportivo ma che viene da un’atleta che non ha mai avuto particolari problemi a esternare la propria opinione e per la quale si era già parlato di un ruolo nella Commissione atleti del CIO. E per chiudere questo 2021 a dicembre è annunciata l’uscita di Katinka the Movie il film dell’Iron Lady non poteva mancare!

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