Anche se le gare delle primissime edizioni venivano svolte in bacini d’acque libere – la prima piscina “olimpica” venne utilizzata nel 1908 una vasca da 100 metri costruita appositamente a Londra – il nuoto di fondo moderno esordisce ai Giochi Olimpici nel 2008, a Pechino, con la 10 km maschile e femminile.

L’Italia vanta una grande tradizione nella disciplina ed è stata spesso protagonista fin dagli anni ’90, con atleti come Viola Valli e Luca Baldini, più volte campioni europei e mondiali.

A Pechino, la nostra punta di diamante è Valerio Cleri, che sarà campione del mondo della 25 km a Roma 2009, e che in Cina finisce quarto, decisamente staccato dal terzetto che si gioca la vittoria finale, composto da Maarten van der Weijden (oro), David Davies e Thomas Lurz.

Tra le donne, a rappresentarci è una giovanissima Martina Grimaldi, 20 anni, che forte dell’argento europeo conquistato a marzo nuota la sua prima Olimpiade posizionandosi al decimo posto.

Quattro anni più tardi, toccherà a lei salvare la spedizione azzurra del nuoto a Londra.

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LONDRA 2012

Lo zero nella casella medaglie pesa come un macigno sul nuoto italiano in vasca, che è uscito dalla piscina di Londra con le ossa rotte e la necessità di cambiare rotta per il quadriennio successivo.

La “maratona” in acque libere, che si svolge a Hyde Park, resta l’ultima speranza per l’Italia e Martina Grimaldi è diventata, negli ultimi quattro anni, una delle più costanti e vincenti atlete di tutto il circuito. Nella gara olimpica, se la deve vedere con Éva Risztov, ungherese dal brillante passato in vasca che cerca e trova il colpo della vita con una gara di testa molto aggressiva. Dietro di lei, l’americana Haley Anderson lotta a lungo con Grimaldi ma la stacca nel finale, involandosi in uno sprint che, per soli 0.4 secondi, non le regala la medaglia d’oro.

Il bronzo è un affare tra l’italiana e Keri-Anne Payne, alla quale però non basta il tifo di casa per raggiungere il podio. Oltre a salvare l’Italia da un imbarazzante medagliere vuoto, il bronzo di Martina Grimaldi è un premio per tutto il settore fondo.

RIO 2016

Quattro anni più tardi è Rachele Bruni a ricoprire il ruolo della punta italiana nella gara di fondo.

Negli ultimi anni, si è imposta più volte a livello europeo, anche se è nella 5 km che trova il campo gara più aderente alle sue caratteristiche. Nella 10 km di Rio de Janeiro, le favorite sono Sharon van Rowendaal, olandese che si alterna tra vasca e fondo, Aurelie Muller, francese campionessa del mondo in carica e Ana Marcela Cunha, idolo di casa che sogna la vittoria davanti al suo pubblico.

Le acque di Rio però non sono favorevoli alla brasiliana, che ha nella 25 km la sua specialità, e che rimane sempre nelle retrovie, lontana dai giochi medaglia e battuta dalla connazionale Poliana Okimoto (terza).

Chi sembra averne più di tutte è van Rowendaal, che alla fine vince con un ampio margine in una gara per lei quasi mai in discussione. Lo sprint per l’argento, a 17 secondi di distacco, vede Aurelie Muller e Rachele Bruni lottare aspramente, in una volata spettacolare e dura, con la francese che tocca per prima ma che viene poi squalificata per un’azione irregolare proprio ai danni dell’italiana.

Rachele Bruni è così splendido argento in una cornice fantastica come la baia di Copacabana.