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Mondiali Budapest 2017, il fondo apre con l’argento di Sanzullo nella 5 km

Vi dovrei raccontare questi Mondiali in acque libere in maniera imparziale.

Però come si fa quando in acqua scende qualcuno a cui vuoi bene? Oggi era la giornata della 5 km maschile, la prima gara di questi Mondiali in acque libere sul Lago Balaton. In acqua scendevano Andrea Manzi e Mario Sanzullo, il primo è la matricola, il secondo un veterano che aspettava solo il momento di emergere a livello internazionale.

Entrambi napoletani, del Circolo Canottieri Napoli e Fiamme Oro, anche se poi Mario si allena a Roma con Emanuele Sacchi. Però prima di tutto sono due amici che ho imparato a conoscere sul lavoro e anche a livello personale. E quindi immaginatevi stamattina come poteva stare una come me che empatizza tutto ciò che le si piazza davanti (e credetemi alle volte non è un pregio).

Vi rende assolutamente l’idea se vi dico che questa mattina al bar sono uscita senza pagare il caffè? Per fortuna che conosco il barista e quando sono tornata indietro si è messo a ridere riconoscendo un profondo stato alterato da ansia… Non c’è che dire, come inizio di mattinata si poteva fare meglio. Ma come inizio di questi campionati mondiali per le acque libere italiane non poteva invece esserci esito migliore…

Le acque del Balaton regalano già nel primo giorno una stupenda medaglia d’argento. Sanzullo meritava questo ed altro.

Fin da subito, fin dall’inizio di questa strana ma bellissima 5 km, fatta di continui cambi nel gruppo di testa, ha nuotato con grinta come se sapesse benissimo cosa fare, dove stare, su che traiettoria spingersi. È stata una gara quasi perfetta. Ed è stato bravo Marc-Antoine Olivier a riuscire a tenerlo dietro nel rush finale, perché quando Sanzullo, negli ultimi 100 metri ha “messo le gambe” la solida prima posizione del francese rischiava di vacillare. La piastra, al tocco della mano di Mario, 7 decimi dopo il francese, ha sussultato con forza tanta è stata la grinta messa in acqua. Dietro a lui, staccato di altri 10 secondi l’inglese Timothy Shuttleworth. Sesto Andrea Manzi, che alla sua prima esperienza mondiale assoluta, a soli 19 anni, regala due cose bellissime: la speranza e la certezza che il nuoto di fondo italiano ha un altro fantastico protagonista.

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Ai microfoni Rai, Sanzullo, sempre così riservato e parco nel mostrare le proprie emozioni, si è commosso. Come non comprenderlo: è un mondiale, è una medaglia d’argento; a parte uno (il francese Olivier) lui è il migliore tra oltre 60 nuotatori al mondo. Una crescita esponenziale in questi ultimi due anni, dall’ottavo posto di Kazan al secondo qui sul Balaton.

Una scelta di vita non facile che lo ha visto trasferirsi da Napoli, lontano da mamma Paola e papà Lello e dai fratelli Pasquale (anche lui nuotatore di fondo nella Nazionale juniores) e Chiara, a Roma dove si allena con Emanuele Sacchi, insieme agli altri azzurri Ruffini, Vanelli e Grimaldi. Tanti sacrifici in cui ha saputo stringere i denti e andare avanti con impegno.

È stato un anno difficile, pieno di sofferenza e di duro lavoro. È stato ripagato in tutto. È stata una gara dura ma ci ho creduto

ha commentato Marione, oramai così soprannominato da tutti, anche se per me rimane sempre Sanz.

Il Commissario tecnico Massimo Giuliani, ai Campionati italiani assoluti di Bracciano dello scorso mese dove Sanzullo aveva vinto la 5 e la 25 km e persino una 10 km d’argento (anche se il trasponder dava lui e Manzi arrivati contemporaneamente), aveva dichiarato che si aspettava di vedere “Marione emergere anche a livello internazionale”. Eccolo accontentato!

È contentissimo anche Andrea Manzi.

Se le acque libere per i colori azzurri iniziano così, chissà cos’altro ci riserveranno. Nel frattempo vado a fare scorta di cleenex perché li ho già finiti al primo giorno.

(Foto copertina: E. Sacchi | Facebook)

(Foto Sanzullo: L. Binda)

(Foto Manzi: U. Girelli | Facebook)

About The Author

laurabinda

Il mio primo "bordo vasca" è stato nel dicembre 2004: europei in vasca corta a Vienna. Lì conobbi Giorgio Scala che nel 2009 divenne il "mio capo": in realtà più che datore di lavoro è stato per me un insegnante, di fotografia sportiva nello specifico. Prima di diventare una delle sue assistenti/photo editor istruite sul campo, ho lavorato "qua e là" come giornalista. Da allora ho visto decine di Campionati italiani, svariati meeting, qualche Europeo, e un paio di Mondiali. Ho conosciuto centinaia di atleti. Ho lavorato migliaia di foto e scritto ancor più "battute".

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