E finalmente si inizia! Dopo una prima parte di Mondiali caratterizzata dal nuoto di fondo, dalla pallanuoto, dai tuffi e dal sincronizzato, intermezzati da un rovente (inesistente) congresso che ha sancito la rielezione di Maglione a scapito di Barelli come guida della FINA, si comincia anche tra le corsie.

Una prima mattinata di batterie con qualche sussulto, poche sorprese e tante conferme in attesa delle prime medaglie del pomeriggio.

Ma procediamo con ordine.

Si comincia dai 100 delfino donne. Ilaria Bianchi molto consistente, in semi senza patemi con il 9 tempo, un ottimo 57”98. Le migliori non si nascondono, con la Sjöström prevedibilmente a guidare il lotto con 55”96, mezzo secondo meno di Worrell e McKeon. Difficile ipotizzare sorprese per la svedese, che proprio su questa gara vinse il suo primo titolo nel 2009 a Roma. Ikee e Oleksiak, due tra le migliori sorprese al femminile di Rio, dietro a seguire.

Nuoterà invece in corsia 1 la finale Gabriele Detti. Il bronzo olimpico fatica nella sua batteria, chiusa al quarto posto. Il tempo tutto sommato è positivo, così come la distribuzione degli split che lascia presagire ci sia del margine per la finale. Sorprende vedere un giovane austriaco a guidare la finale, con 3’44”19, che si prende il lusso di mettere la mano davanti a Sun Yang. Finale molto compatta, con Park, Mckeon, Horton, Detti e Guy tutti racchiusi in un fazzoletto.

200 misti donne senza italiane e senza nessuna alternativa alla Lady di ferro. Per nulla intimorita dalla bolgia di casa e dalle noie giudiziarie del marito, chiude la sua prima fatica con un 2’07”49 che lascia poco spazio alle speranze altrui, maturato con una chiusura in 29”98 a stile. Fa paura Katinka, ma questa non è una novità. Dietro di lei, poco o nulla di interessante, a parte un parco partenti estremamente compatto.

Codia si regala la semifinale, nuotando 23”50. Tutto come da copione, con Cseh più legnoso del solito e un bel duello in alto con Govorov, Dressel, Schooling e Proud davanti a tutti. Questo pomeriggio ci vorrà una gara perfetta per essere negli 8: ipotizziamo che il RI possa non essere sufficiente, dato il livello medio mostrato in mattinata.

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Anche i 400 stile donne vedono una padrona scritta, non accettata più dai bookmakers (se non alla voce: record del mondo?). Katie si regala subito un 3’59” con il quale tiene a debita distanza Smith e il resto della combriccola, tra cui segnaliamo la cinese Li (classe 2002) e la Kesely (2001), protagonista quest’ultima in lungo e in largo ai recenti eurojunior. Nessuna italiana ai blocchetti, nonostante sia Mizzau che Quadarella facessero parte della Entry List. Ma del resto lo si sapeva in partenza.

Arriviamo a quella che per noi è forse la gara più attesa. 100 rana uomini, Nicolò Martinenghi. Livello clamoroso, sub 60” per essere in semifinale è davvero il segno di un livello che in questa disciplina è cresciuto in maniera esponenziale, trainata da quel batrace di Sua Maestà la regina. Peaty nuota 58”21, inarrivabile per tutti. Dietro, la bagarre, con 15 atleti in 8 decimi. Mai visto. In mezzo a questa massa, in quinta posizione Martinenghi, che stampa un 59”33 che vale il nuovo WRJ. Bellissimo, il talento di Brebbia. Nulla è ancora stato fatto se non rompere il ghiaccio tra i big e farlo subito in maniera imperiosa, senza farsi intimorire. Davvero una bella sensazione quella che lascia in vasca l’allievo di Pedoja.

Si chiude con le staffette veloci. Purtroppo non ce la fanno le donne a centrare la finale. Peccato, oggettivamente era alla nostra portata, ma sarebbe stato difficile comunque. Segnaliamo 52”19 della Sjöström, che da un chiaro segnale del valore della scandinava.

Tra gli uomini siamo dentro, ci giochiamo persino una finale. Ma. Ma Luca Dotto da 49” e spicci in prima frazione ci fa tremare i polsi per la condizione del nostro vicecampione mondiale di qualche stagione fa. Stratosferici Vendrame e Miressi che si giocano con la spregiudicatezza della prima volta una prestazione maiuscola, entrambi sotto i 48”. Per puntare al podio ci serve Dotto, ma sognare si può e siamo a giocarcela con tutti gli altri.

(Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4)