La giornata dei russi. Tre volte è risuonato il loro inno oggi alla Duna Aréna, con prestazioni di assoluto livello.

Bastasse questo, sarebbe già abbastanza. E invece no. Ci ha pensato Sarah Sjöström a rendere questa giornata difficile da dimenticare, soprattutto per lei. Perché la differenza tra un campione e un fenomeno sta nella capacità di mettere la mano davanti agli altri non quando si domina la gara ma quando si è spalla a spalla. Ed è qui che la scandinava mostra i suoi limiti. Come altri prima di lei e tanti altri dopo.

L’inizio è quelli da far tremare i polsi. ci si aspetta Sarah all’attacco del suo fresco WR e invece la spunta la Manuel. 52”27 contro il 52”31 della svedese: pagherà delle apnee non al livello, ma è inspiegabile come Sjöström aggiunga questa prestazione alla sua raccolta di sconfitte clamorose: se ne rende conto sul podio, dove si presenta con uno sguardo killer.

Passa ai 50 con un metro di vantaggio e decide di fornire la scia alla Manuel. L’arrivo spalla a spalla da un epilogo scontato per Sarah, che mai è riuscita in carriera a vincere in queste situazioni. Completa il podio Blume, relegando Kromowidjojo, Oleksiak e Campbell al ruolo di comprimarie.

I 200 dorso vedono uno show di Rylov, in testa dal primo all’ultimo metro con un passaggio suicida ai 100. Gara mai in discussione, dominata dalla tecnica e dalla classe del russo. Seguono i due americani, Murphy, che continua la sua striscia di sconfitte, e Pebley con 1’54”21 e 1’55”06.

Il futuro si chiama comunque Kolesnikov, russo, classe 2000, che continua a crescere e migliorare ulteriormente il suo WJR: uno sprint finale da vero fenomeno, impressiona davvero tanto.

 

Stessa gara al femminile, ma semifinale. Non ce la fa Panziera ad agguantare una finale comunque lontana (2’07”64 l’ottavo tempo). Guida Seebhom davanti a Masse e Baker. Tutte compattate le otto, bellissima impressione della canadase mentre Baker sembra nascondersi. Interessante la giovanissima Smith, quindici anni, anche lei al mondiale giovanile. Hosszú e Caldwell nuoteranno domani alle laterali.

Clamoroso il livello dei 50 stile uomini: 21”77 il limite per accedere alla finale di Cielo, che lascia fuori dai giochi McEvoy Adrian, Dotto, Govorov e Shoura tra gli altri.

Dressel guida le danze: imprendibile con un tuffo cosi, imprendibile. Anche Proud ha una partenza niente male e sembra il più accreditato per fare uno scherzetto in finale all’americano.

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Fuori King, nonostante un tentativo disperato di riprendere la medaglia nell’ultima vasca. 2’21”93 per il podio è comunque indice di un bel livello medio.

Riscende in acqua Dressel nei 100 farfalla: 50”07, WR in tessuto. Partenza e virata impressionanti, lascia qualcosa nell’arrivo ma è davvero una impressione di potenza e forza senza eguali. Impressiona altresì il giovanissimo Milak: terzo con 50”77, record juniores ma una nuotata davvero bella, ampia e avvolgente. Il futuro del delfino ungherese è lui. Dispiace per Codia, che sciupa una opportunità: il limite per entrare 51”31 non era impossibile, anche in virtù del tempo clamoroso del mattino. Seconda vasca da dimenticare che denota forse una tenuta mentale non sufficiente a scapito di una condizione molto buona.

Anche Le Clos guarderà dalle tribune la finale, magari facendo il tifo per un Cseh apparso comunque lontano parente di quello di due anni fa.

Nei 50 farfalla donne si rivedono in acqua praticamente le stesse atlete dei 100 stile. Sarah pare aver smaltito la rabbia dello stile e si troverà per l’ennesima volta in corsia 4 domani. Con lei Worrell su tutte, apparsa davvero in bella forma. Ultima del lotto la nostra Di Pietro, ancora alle prese con infiltrazioni e dolori vari. Che sfortuna per l’atleta Aniene, davvero peccato.

Spettacolare come al solito la finale dei 200 rana. Manca la sorpresa Baladin, ma è Chupkov a fare il numero da circo con un’ultima vasca da 31”99 per un totale di 2’06”96. Regola uno sprint a 5, chiudendo davanti ai due giapponesi Koseki (2’07”29) e Watanabe (2’07”47). Il recordman del mondo paga un ultimo cinquanta semplicemente normale in confronto a quello degli altri due.

Staffetta 4×200 uomini al cardiopalma. Guy decide di fare 1’43”80 in ultima, ribaltando il podio virtuale dopo la terza frazione. Vince la Gran Bretagna (7’01″70) davanti a Russia e Stati Uniti.

L’Italia vede una ottima prestazione in avvio di Megli, con Detti al limite dell’1’46”. Meno bene il capitano, sopra l’1’49”. Alla fine chiudiamo sesti, lontano dal podio ma davanti a Polonia e Olanda.