Un pò di chiarezza nel caso che ha sconvolto il nuoto.

Nel quale, spoiler, nessuno ci fa una bella figura.

Partiamo dai fatti

Un’inchiesta del New York Times e del network tedesco ARD rivela che ventitré nuotatori cinesi sono stati trovati positivi alla trimetazidina (sostanza dopante inserita nel 2014 nella categoria S4) durante una manifestazione nazionale tenutasi tra dicembre 2020 e gennaio 2021. Gli atleti coinvolti sono, in pratica, la Nazionale cinese al completo, tipo Zhang Yufei, Yang Junxuan, Wang Shun, tutti oro a Tokyo 2020, e anche Qin Haiyang, esploso nei risultati la scorsa estate.

Ai tempi dei fatti, non sono stati squalificati perché l’agenzia antidoping cinese (CHINADA) e quella mondiale (WADA) hanno concordato sul fatto che la positività fosse conseguenza di una contaminazione e non di un’assunzione volontaria. La FINA (World Aquatics) ha quindi preso atto della cosa e, non potendo fare altrimenti, ha accettato la decisione delle due agenzie.

Le agenzie antidoping che dicono? 

È evidente che la CHINADA non abbia trovato, dal suo punto di vista, irregolarità, e che quindi abbia deciso di non sospendere gli atleti e di non rendere pubblica la vicenda. Anche World Aquatics, di conseguenza, ha dovuto mantenere la riservatezza, agendo secondo le regole. La WADA, interrogata direttamente da ARD, ha detto che non c’erano le basi per contestare le dichiarazioni di contaminazione fornite dalla CHINADA, soprattutto viste le basse concentrazioni e i valori fluttuanti delle analisi. Anche loro hanno seguito pedissequamente le regole, tutti ligi al dovere.

Nell’estate successiva, ai Giochi di Tokyo, la Cina ha vinto sei medaglie di cui tre ori, e non è escluso che, a seguito di questa inchiesta, ci siano ripercussioni anche sui risultati del medagliere. Li vorrebbe soprattutto la USADA, ovvero l’agenzia antidoping americana, che per voce del suo direttore Travis Tygart fa sapere che il codice WADA non parla di contaminazione di massa e che il tutto sia in realtà una copertura. Gli americani, insomma, credono che ci sia stata una precisa volontà politica di insabbiare il caso, visto il peso della Cina nello sport (e in generale).

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Alcune stranezze

La trimetazidina è un farmaco stimolante cardiaco, lo stesso per cui venne squalificato Sun Yang nel 2014, utilizzato principalmente per il trattamento dell’angina pectoris e come anti ischemico. In pratica, aumenta il flusso coronarico e quindi migliora la resistenza aerobica. Varie fonti riportano che la sua assimilazione tramite alimenti sia impossibile, in quanto il principio attivo è contenuto solamente nel medicinale. Qui la prima stranezza, in quanto l’investigazione cinese (avvenuta due mesi dopo) ha riportato di aver trovato tracce della sostanza nella cucina dell’hotel in cui gli atleti alloggiavano durante il meeting, in particolare nei contenitori delle spezie e nelle padelle. La spiegazione più plausibile, sempre secondo l’investigazione ufficiale, è che gli atleti abbiano ingerito inconsapevolmente trimetazidina insieme agli alimenti. 

Perchè la WADA non ha condotto un’inchiesta indipendente per verificare quella cinese? Ufficialmente perché non riteneva ci fossero elementi da investigare, anche se proprio l’ex direttore generale David Howman parla di “possibile perdita di credibilità dell’agenzia stessa”. 

Dall’altra parte, c’è una seconda stranezza, che riguarda il timing con il quale esce questa notizia. Che NY Times e ARD decidano di pubblicare i risultati della propria ricerca investigativa proprio durante i trials cinesi non può essere un semplice caso. Molti degli atleti coinvolti sono in attività, e quindi impegnati nella ricerca della qualificazione per Parigi 2024, e una notizia come questa potrebbe essere destabilizzante, per i nuotatori singoli e per il sistema cinese in generale. Non è un mistero che i rapporti USA-Cina siano ai minimi della storia recente, e se si può fare uno sgarbo perché non farlo nel momento più delicato per l’avversario? 

Vista poi la non brillantissima storia di casi di doping in Cina (solo per il nuoto, oltre al già citato Sun Yang ci sarebbe anche la questione Roma 1994 e il sospetto di doping sistematico), l’opinione pubblica occidentale si è scatenata contro i cinesi. A far sentire la propria voce sono stati in molti, dai media generalisti a quelli di settore, oltre a diversi addetti ai lavori e atleti, su tutti Adam Peaty, da sempre in prima linea contro il doping (e casualmente grande rivale di Qin Haiyang nei 100 rana). Nel frattempo, arrivano grandi tempi dai trials di Shenzen, sui quali si allunga l’ombra del sospetto.

Come concludere?

I fatti raccontati dall’indagine non sembrano lasciare molto spazio all’immaginazione, e sono alimentati dal passato e dalla non sempre limpida divulgazione delle notizie da parte della Cina. È un mondo lontano dal nostro, dal quale ci arrivano poche e selezionate notizie, e quindi facciamo fatica a comprenderlo. Difficile pensare ad un’inchiesta del genere per un paese occidentale, difficile credere che la notizia non sarebbe venuta a galla prima causando un enorme scandalo. Se arriverà la squalifica, perché si verificherà l’illecito, si spera che possa essere l’inizio di una più precisa attuazione delle regole anche da quelle parti. 

Possiamo però dire di essere completamente dalla parte del giusto? Possiamo affermare di avere la certezza assoluta che queste cose succedano solo ed esclusivamente in Cina? 

Once a dope, always a dope” scrivono giustamente molti atleti sui social in questi giorni, chiedendo la radiazione a vita per chi ha infranto le regole anche solo una volta. D’accordo, lo sottoscrivo, ma dovrebbe valere sia per i cinesi che per gli atleti che, attualmente, gareggiano dopo aver scontato una squalifica per doping, o aver saltato controlli antidoping. Oppure Julia Efimova (meldonium), Shayna Jack (anabolizzanti) e Ruta Meilutyte (tre controlli saltati) sono diverse da Sun Yang e Zhang Yufei? 

Creare una cultura antidoping non significa solo puntare il dito contro chi ha sbagliato, significa anche valorizzare chi è nel giusto. Dobbiamo iniziare a farlo ognuno nel proprio piccolo, utilizzando lo stesso metro di misura per tutti, non solo per chi ci sta antipatico. Oppure l’opinionista di punta del mondo del nuoto attuale, Brett Hawke, può (giustamente) scagliarsi contro i cinesi la settimana dopo aver ospitato nel suo podcast l’amico James Magnussen, che ha accettato di doparsi per battere il record del mondo dei 50 stile?

Foto: Fabio Cetti | Corsia4