Questa settimana Fatti di nuoto Weekly si occupa di una recente novità di regolamento che forse non è stata molto notata ma che potrebbe definire una nuova era del nuoto, quella tecnologica

Nel suo ultimo Congresso Tecnico, la FINA ha approvato una serie di cambiamenti relativi a tutti gli sport acquatici, da vedere più che altro come aggiustamenti di alcune regole e norme che vanno nel tempo migliorate ed affinate. Ce n’è uno, però, che forse è passato in secondo piano, ma che rischia di essere un cambiamento determinante per la crescita del nuoto, sia inteso come gesto tecnico che come sport in generale. Ma andiamo per ordine.

Delle norme varate al Congresso dalla FINA, quella che ci interessa è la regola numero 10.8:

L’uso di tecnologie e dispositivi per la rilevazione automatica di dati è consentito per la sola raccolta di informazioni.

I dispositivi non possono essere utilizzati per trasmettere dati, suoni o segnali al nuotatore e non possono aumentarne la velocità.

Cosa vuol dire? Verosimilmente, che dal 1° gennaio 2023 potranno essere applicate agli atleti in gara delle tecnologie che ne rilevano dati fisici e biomeccanici – come pulsazioni, numero di bracciate o cicli ad esempio – a patto che questi device non comunichino direttamente con l’atleta in gara alterandone la prestazione. Niente occhialini con lo schermo/display né auricolari per ascoltare i suggerimenti del coach, quindi, ma sì a dispositivi che si applicheranno sul corpo dell’atleta (il dove, probabilmente, verrà stabilito in un secondo momento) e che ne seguiranno la prestazione.

È una scelta che, finalmente direi, introduce la tecnologia nel mondo delle gare di nuoto. Le applicazioni che fanno questo genere di servizio sono tantissime e molto conosciute agli addetti ai lavori: si va da un semplice smart-watch utilizzabile anche dal nuotatore amatore che vuole tenere traccia di quante vasche ha fatto, ai software più sofisticati e completi, che vengono già utilizzati dai professionisti in sede di allenamento, applicati a costume o cuffia.

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Va da sé che la possibilità di monitorare precisamente gli atleti anche in gara darà ai tecnici, ai preparatori ed ai nuotatori stessi una quantità rilevante di informazioni in più per analizzare le proprie prestazioni ed affinare gli allenamenti di conseguenza. Un modus operandi che si accoda a quello di numerosi altri sport, dove questa dinamica è già ampiamente consolidata. Già questa sarebbe una novità importante, ma i vantaggi della nuova norma potrebbero non essere circoscritti all’ambiente prettamente tecnico.

A cascata, questo genere di dati può essere riutilizzato da chi studia lo sport e le sue dinamiche, dai medici ai biomeccanici, con ampie possibilità che si vada verso un miglioramento non solo della prestazione agonistica secca, ma anche dell’educazione e dell’insegnamento del nuoto stesso. Pensate, ad esempio, quante comparazioni tra atleti si potranno fare, per vedere come i loro fisici reagiscono alla medesima distanza di gara, e capire meglio le varie interpretazioni personali del nuoto. Una volta formato un archivio, le possibilità diventano infinite e davvero interessanti.

E proprio di questo archivio, la FINA dovrà fare buon uso. Perché sarebbe molto poco intelligente non pensare a come poter riutilizzare questi dati per rendere il nuoto ancora più divertente ed accattivante. È chiaro che molto dipenderà da come verranno acquisiti i dati stessi, ma ad esempio, si può pensare ad una serie di numeri che vengono raccolti in presa diretta durante le gare e mostrati al pubblico? O a una serie di analisi post gara che vadano a toccare anche l’aspetto statistico delle prestazioni? O ancora a dei video per i social che mischino tecnica, numeri e prestazioni?

Sono tutte componenti da non sottovalutare per uno sport come il nuoto che a volte viene descritto come arroccato sulle sue posizioni e poco incline a qualsiasi vento di novità. Il fatto che, stavolta, l’apertura venga direttamente dalla FINA, ci fa ben sperare per un futuro migliore.

See you later!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4