Bentornati a Fatti di nuoto Weekly, l’appuntamento settimanale con il nuoto più preciso dello start nella finale dei 100 dorso femminili a Budapest (Kira, hai tutto il nostro supporto). Oggi parliamo di GGGiovani.

Se avete seguito Corsia4 e Fattidinuoto, sui Campionati Europei di Budapest avete già letto molto, dai puntuali report giornalieri all’analisi statistica finale.

Per certi versi è stata un’edizione storica, forse soprattutto per il segnale di ritorno alla competizione – non purtroppo alla normalità – che da tempo mancava a questi livelli.

Tra gli Europei pre olimpici, è sicuramente una delle edizioni più ricche di spunti, ed oggi mi voglio soffermare sui giovani.

Il NUOVO che AVANZA – Uomini

Parlare di Kliment Kolesnikov (2000) come di un nome nuovo è una bestemmia, ma dire che a questi Europei abbiamo visto il suo salto di qualità no. Se fino a un anno fa ci sembrava un talento enorme, forse un po’ naif, dalle qualità ancora non totalmente espresse, a Budapest ci siamo imbattuti nella sua versione 2.0, quella di chi fa maledettamente sul serio. Oltre al record del mondo nei 50 dorso, il segnale che spaventa di più è la consistenza ormai consolidata nello stile libero, e quella vittoria nei 100 che sa tanto di caccia al podio Olimpico.

Proprio nei 100 stile – causa anche l’assenza di alcuni big – è evidente la presenza di una nuova generazione di nuotatori che sta prendendo sempre più piede in piscina, perlomeno in Europa. Nella finale della gara regina maschile c’era l’età media più bassa, 20.75, di tutto il Campionato, con cinque atleti nati dopo il 2000, due del 1999 ed il più vecchio, Alessandro Miressi, nato nel 1998. Tra di loro, il più giovane è David Popovici, romeno del 2004, che sta già facendo parlare di sé da diverso tempo (in questa finale, 48″08), ma è impressionante anche la consistenza di Minakov, classe 2002, che ha nuotato 47.74 ed ha già un personale di 47.57.

Proprio la Russia ha fatto vedere il Campione più giovane tra i maschi, quel Ilya Borodin vincitore dei 400 misti con il record del mondo junior, 4’10″02, autore di una prova sontuosa per consistenza e interessante per quanto ancora migliorabile in alcuni aspetti.

La sua prestazione va a braccetto con quella di un altro 2003, l’ungherese Hubert Kos, che nelle semifinali dei 200 misti ha nuotato 1’56″99, migliorando il record del mondo junior. Kos ha decisamente peggiorato in finale, finendo di poco alle spalle del suo ideale predecessore Laszlo Cseh, ma direi che la strada è segnata. Un altro 2003 da tenere d’occhio è il bulgaro Josif Miladinov, argento nei 100 farfalla con 50″93.

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Il NUOVO che AVANZA – Donne

Inevitabile e corretto partire da Benedetta Pilato, autrice di tre prestazioni nei 50 rana francamente impressionanti anche per chi, come noi italiani, era a conoscenza del potenziale della tarantina. 29″50, 29″30 e 29″35, dalle batterie alla finale, per dichiarare la sua superiorità e lanciare un segnale al mondo, anche in chiave 100. Se sarà Parigi o già Tokyo non lo sappiamo, ma per vivere un’Olimpiade da protagonisti probabilmente è solo questione di tempo.

L’altra 2005 in finale è la turca Merve Tuncel, settima nei 400 stile con il tempo di 4’10″97, ma che a dicembre ha già nuotato un ben più interessante 4’06″83. Nella stesa finale, la wave turca ci porta anche Beril Boeckler, classe 2004, che ha un personale di 4’06″68, che a Budapest è finita poco dietro ad Ajna Kesely, anno 2001, autrice di una prova sottotono (ha nuotato 4’07″42 ma ha un personale di 4’01″31).

Abbiamo visto altre 2004 nella finale dei 200 dorso, l’inglese Katie Shanahan sesta con il personale di 2’09″90, e dei 200 rana, dove la già nota russa Chikunova ha nuotato un po’ sopra ai suoi standard (ha un personale di 2’21″07, qui ha fatto 2’22″17), posticipando il sorpasso alla Efimova che la ha battuta di 1 centesimo, negandole il podio.

Passando al 2003, mi aspettavo di più da Anastasiya Shkurdai, che a dicembre ha nuotato 56″95 e qui è apparsa decisamente sottotono (58″10 in finale, 57″92 in semi): sarà sicuramente proiettata verso le Olimpiadi, ma nonostante questo avrei preferito vederla un po’ più pimpante. Altre due nate nel 2003 si sono scontrate nella finale dei 400 misti, e a lasciare l’impressione migliore è Viktoria Mihalyvari, nuova mistista dell’infinita scuola magiara, che ha chiuso al secondo posto dietro a Katinka Hosszú, stabilendo anche il personale in 4’36″81. Nella stessa finale, fa capolino la Germania, che ha lasciato tutti i big a casa ma che piazza al settimo posto Zoe Vogelmann (personale in batteria, 4’43″51).

Chiude il computo delle 2003 in finale, Anastasia Gorbenko, che porta alla Grecia il primo storico oro europeo femminile nel 200 misti, in 2’09″99, detronizzando tra l’altro la Iron Lady (che vinceva ininterrottamente dal 2010) e battendo anche una Abbie Wood in buona forma.

Il NUOVO che AVANZA – Italia

Ho già detto di Benny Pilato, che però è la punta di un iceberg, quello dei giovani, che sta emergendo anche in Italia. Di sicuro la composizione allargata della selezione Nazionale ha aiutato a portare a Budapest alcuni giovani emergenti – Gailli (2001), Cocconcelli (2002), Tarantino e Crispino (2003) – in cerca più di esperienze che di prestazioni, e il Campionato Europeo è il terreno perfetto per questo scopo.

Se riduciamo il discorso ai nomi, è una delle prime nazionali senza Dotto, Orsi e Magnini, colonne portanti delle staffette degli ultimi 15 anni di nuoto. È anche una delle prime Nazionali che sta cercando di superare l’egemonia femminile di Federica Pellegrini, grande protagonista delle staffette (senza di lei almeno due medaglie in meno), ma non volto di copertina del settore, ruolo che in questo caso va di diritto a Simona Quadarella.

Si tratta della prima manifestazione in cui Nicolò Martinenghi va a medaglia individuale, ma per lui non possiamo parlare di giovane emergente visto e considerato che, da diversi anni, è ormai stabilmente al top della rana mondiale.

Anche i nomi di Ceccon e Burdisso, entrambi 2001, sono ormai talmente radicati nella squadra da poterli considerare colonne portanti. In questa lista ci metterei anche Alberto Razzetti, classe 1999 come Martinenghi, autore di un salto di qualità che ci fa pensare ad un suo futuro stabile su questi livelli, ma anche Alessandro Miressi. È vero che è già stato campione nel 2018, ma è anche vero che il salto di qualità espresso è netto, sia in termini di crono che di approccio e mentalità. Può diventare un leader del movimento italiano.

Qual è il giovane che vi ha impressionato di più? Fatemelo sapere.

See you later!

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